lunedì, Ottobre 21

Libia: dopo il report di Amnesty Conte farebbe bene a preparare una difesa per l’Italia Perchè una messa in stato di accusa dell’intero Governo italiano in quanto tale non è da escludere, anzi, visto che Amnesty ha ragione e basta che un migrante decida di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell'uomo

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Iniziamo questa breve analisi in punta di diritto del report di Amnesty International Tra il diavolo e il mare blu profondo. I fallimenti dell’Europa su rifugiati e migranti nel Mediterraneo centrale’, dicendo che Amnesty è tutto fuor che una organizzazione di politicanti; si tratta della più grande e prestigiosa organizzazione mondiale che si cura delle condizioni umane, e del trattamento delle persone, sia in tempo di pace che di guerra, e lo fa con grande efficacia, tanto da avere notevole ascolto sia dai governi che dalle organizzazioni internazionali, in particolare di carattere giudiziario. E, in conseguenza, il rapporto tratta la cosa principalmente da quel punto di vista, con un atteggiamento freddo e distaccato: oggettivo. Questa mattina mi sono limitato al commento a caldo della notizia come ripresa dalle poche agenzie italiane che, nella nottata, l’ avevano battuta.

Il tema principale del documento è quello per cui il ritardo negli sbarchi dovuto alla cosiddettachiusura dei portiitaliana provoca sofferenze inutili ed eccessive alle persone recuperate, con l’aggravamento dovuto alle diatribe, visibilmente speciose e destinate a perdere tempo, tra Italia e Malta sulla competenza ad accogliere. Come ho già detto in passato, se è, vero come è vero, che in certi casi la competenza di Malta, è talmente evidente che appare ovvio che sia Malta il ‘porto sicuro’ di approdo, è altrettanto evidente che un’isola di mezzo milione di abitanti può accogliere decine di migranti, non centinaia e meno che mai migliaia. Anche tacendo del fatto per cui già Malta accoglie, in percentuale, molti più migranti di quanti ne accolga l’Italia, che poi abbiamo visto ieri come li tratta!

L’altro aspetto importante è quello dell’inutile prolungamento della sosta in mare o del viaggio marittimo. A parte il fatto, gravissimo, per il quale anche una nave pubblica italiana è stata trattenuta in mare per giorni, cosa che già di per sé è un assurdo unico, sta in fatto che prolungare la permanenza in mare, in condizioni per di più disagiate, o, peggio, di persone già provate da un viaggio terribile e dalle angherie subite in Libia, è un atto di indicibile disumanità, del quale qualunque Governo civile, ma anche qualunque persona sedicente civile, dovrebbe vergognarsi.

Infine, il fatto di avere affidato alla Guardia costiera libica, da noi armata e finanziata (benché, pare, largamente collusa con i trafficanti di migranti) e il fatto conseguente per il quale quelle persone ‘salvatein mare sono poi condotte in veri e propri lager per essere maltrattate in ogni maniera aggiunge bruttura a bruttura.

Ne consegue, e va rilevato, che nella sostanza il Governo italiano rischia seriamente di essere accusato di collusione proprio con i trafficanti di esseri umani, che il Governo medesimo afferma (ipocritamente?) di volere combattere. Quest’ultima possibilità è di una gravità senza precedenti ed è quella, a mio parere, che potrebbe veramente portare, al di là dello sbeffeggiamento altezzoso e sprezzante di alcuni politicanti italiani, ad una messa in stato di accusa dell’intero Governo italiano in quanto tale.

Non comprendo molto bene la compunta critica da parte di esponenti del precedente Governo a quello attuale sul medesimo punto: l’idea dei lager in Libia è proprio del Governo precedente e non solo, e ciò aggraverebbe oltre misura la responsabilità internazionale dell’Italia, sia in termini di violazione dei diritti dell’uomo, che in termini di Statuto della Corte Penale internazionale.

Se a tutto ciò si aggiunge che molto spesso queste violazioni gravi dei diritti dell’uomo sono perpetrate verso persone a bordo di navi battenti bandiera italiana (l’episodio ultimo ne è un caso) le cose si aggravano ulteriormente. Se qualcuno di quei migranti così trattati ricorresse alla Corte europea dei diritti dell’uomo, non credo che l’Italia ne uscirebbe (figuraccia a parte) indenne.

Ciò che Amnesty non tratta è l’aspetto strettamente internazionalistico della questione, cui mi limito qui ad un telegrafico accenno. I migranti, tutti, non sono clandestini fin tanto che non vengano dichiarati tali da un tribunale italiano e, dunque, c’è addirittura una responsabilità penale in chi li definisca tali.

Ogni individuo al mondo, a norma delle convenzioni e delle norme consuetudinarie di diritto internazionale, tutte valide nel diritto interno italiano, ha il sacrosanto e ineliminabile diritto ad espatriare, ragione per la quale chi lo impedisca direttamente o indirettamente è responsabile di una violazione del diritto internazionale, perseguibile nei modi soliti dell’Ordinamento internazionale.

Rimandare un migrante là dove possa subire angherie e maltrattamenti, magari proprio perché ne è fuggito, è una violazione delle norme vigenti di diritto internazionale. Infliggere a delle persone, per il solo fatto di essere straniere non accettate, sofferenze inutili ed eccessive è un crimine internazionale di discriminazione razziale: non occorre dire ‘quello mi fa schifo perché negro’, basta comportarsi come ‘se’.

Ci sarebbe molto altro da dire e molti altri diranno molto altro, in modo più o meno sussiegoso o giustificatorio, ecc. Io mi limito a dire, in particolare al professore di dritto Giuseppe Conte ieri ‘uscito’ da Palazzo Chigi per andare a omaggiare i morti di Bologna e di Foggia di non sottovalutare quel documento, ma, visto che il Governo italiano pratica spesso questa attività, di chiedere all’Avvocatura dello Stato di predisporre qualche mezzo di difesa del Paese: i governanti, se del caso, si difenderanno da sé e a proprie spese, salvi gli eventuali (auspicabili) interventi della Corte dei Conti.

Per quanto riguarda i fatti di Foggia, una cosa disgustosa di cui l’Italia tutta dovrebbe vergognarsi, mi permetto solo di auspicare (meglio: di desiderare, perché non accadrà nulla del genere, temo) che invece di mettersi in favore di telecamera col viso compunto, quei politicanti facciano qualcosa, ora e subito, per evitare cose simili, anche mettendosi contro qualche agricoltore o potentato locale: perché, diciamola tutta .e me ne assumo tutta la responsabilità (tanto non ho il becco di un quattrino). la mafia, la solita mafia, c’entra perché organizza e guadagna su certe cose, ma quelle cose non ci sarebbero se gli agricoltori non le volessero per spendere di meno.  Si può dire almeno questo?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.