giovedì, Dicembre 12

Libia, controllo del confine sud: un progetto delle tribù?

0

La Libia negli ultimi anni, ha ricoperto un ruolo cruciale nella regione mediterranea, prima per la virulenza esplosione della rivoluzione araba nella capitale Tripoli, con il conseguente rovesciamento del potere della famiglia Gheddafi,  poi per la forte instabilità sociale ed economica in cui verte il Paese.

Per l’Italia, la Libia ha una forte valenza strategica sul fronte anti immigrazione. Dalle coste di Sirte ma non solo partono quotidianamente gommoni e piccole navi cariche di persone che hanno ormai assunto le connotazioni tipiche di una tratta di uomini in piena regola.

Parlando con una nostra fonte in Egitto di origine libica, la quale ha chiesto di rimanere anonima, è emersa l’esistenza di un documento, redatto da alcuni esperti legati di un think tank di cui non si è voluto dire il nome, che prospetterebbe un piano intra-libico per la messa in sicurezza dei confini meridionali.

Ad oggi, alla Redazione di ‘L’Indro‘ nessun documento è stato fornito per confutare quanto dichiarato, malgrado le insistenze nella richiesta. Le conferme che siamo riusciti ad avere sulla reale esistenza di questo progetto provengono esclusivamente da soggetti appartenenti al clan alla quale appartiene la nostra fonte.
Ci è sembrato un progetto interessante a livello teorico e quanto segue nell’articolo sono le considerazioni espresse dalla nostra fonte, maggiori analisi e previsioni di applicabilità saranno sviluppate dai nostri esperti in materia.

Come detto, dunque, un gruppo di esperti legali appartenente ad un think tank (non sappiamo se libico oppure europeo) avrebbe elaborato, per il Libyans Elder Council, uno studio di fattibilità che ha come obiettivo l’impiego delle tribù al confine meridionale della Libia per porre un freno all’immigrazione clandestina che giunge fino alle coste del Vecchio continente.

Lo studio coinvolge diverse componenti fondamentali di uno Stato partendo dalla sicurezza, passando per sviluppo economico, politica ed infine giustizia. Affinché questo programma venga realizzato, la fonte ci riferisce che le tribù sono pronte al dialogo con le Istituzioni europee, attraverso un percorso legale e legittimo mediato dalle Nazioni Unite, tuttavia su questo punto non sono state volutamente fornite ulteriori specifiche, assolutamente necessarie per capire come questo studio possa tramutarsi in un progetto applicabile al caso pratico.

Il Governo italiano per primo, grazie all’operato del Ministro degli Interni Marco Minniti che ha definito il sud libico «il vero confine meridionale d’Europa», ha fatto comprendere alle cancellerie del Vecchio Continente che per arginare i flussi migratori nel Mediterraneo, è necessario non solo il controllo delle coste libiche, ma soprattutto un pesante ed effettivo controllo dei confini meridionali libici. Questi confini, sono lunghi oltre 5 mila chilometri, e tracciano una linea veramente sottile che lambisce Ciad, Algeria e Nigeria. Ciad e Nigeria da soli coprono quasi il 90% del flusso migratori diretti verso l’Italia. Avere un controllo su questi confini porosi porta conseguentemente a controllare le rotte migratorie dalle sue origini.

Per l’Italia questo controllo permetterebbe una diminuzione considerevole dei flussi migratori sulle coste siciliane perché proprio dai Paesi confinanti con la Libia giungono il maggior numero di migranti sul fronte italiano.

In questo quadro così complesso, sono stati essenziali gli sforzi profusi dal Governo italiano nel cercare la collaborazione del Premier Al-Fayez Serraj. Il 2 febbraio scorso il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, aveva incontrato il premier libico, il quale aveva fatto intendere che dalle trattative di pace nel Fezzan, cuore pulsante del deserto libico, sarebbe dipesa la strategia per il controllo dei confini meriodionali. Alla fine di marzo, dopo due giorni di estenuanti trattative e con un gioco politico e diplomatico imponente, l’Italia si è fatta garante di una storica firma tra oltre 60 tribù libiche tra cui le più importanti ed influenti, Tebu, Suleyman e Tuareg. L’Assemblea Nazionale dei Toubou (NTA), una delle tribù della Libia meridionale, ha denunciato il trattato di pace firmato venerdì 31 marzo a Roma tra suoi esponenti e i capi degli awlad suleiman. L’accordo, firmato in presenza dei leader tuareg e del vicepresidente libico del Consiglio Presidenziale (CP), riconosciuto dall’ONU, Abdelsalam Kajman, è stato giudicato una palese interferenza del nostro Paese negli affari interni dell’ex Jamahiriya. Chi ha partecipato ai colloqui in Italia non poteva rappresentare la comunità dei toubou, in quanto residente a Qatrun, un villaggio nel sud della Libia e loro non hanno partecipato agli scontri tra i toubou e gli awlad suleiman tra il 2011 e il 2015, che hanno avuto luogo a Obari, Sebha and Murzuk.

Quale decisivo ruolo pensano di poter giocare le tribù in un contesto così articolato e con così tanti interessi contrapposti? Secondo la nostra fonte anonima, il ruolo giocato dalle tribù libiche potrebbe essere lo stesso già proposto con il Comitato per la crisi del carburante e gas. Questo comitato, indipendente ed apolitico, sempre secondo la fonte, ha permesso di interrompere i furti alla filiera petrolifera in Libia, attraverso l’impiego di personale autoctono appartenente a diverse tribù che si sono assunte la responsabilità di sorvegliare i confini per impedire i furti di greggio. Il Comitato sarebbe riuscito a difendere le pipe line senza dover ricorrere al pagamento di milizie mercenarie armate.

Sull’esempio di questo Comitato, il piano per arginare i flussi migratori propone di intervenire su due fronti: prima creando le condizioni di vita e di lavoro per i migranti all’interno del loro Paese, confermando la strategia europea presentata in questi giorni, in secondo luogo di presidiare con uomini delle tribù i confini problematici del sud del Paese.

Le tribù presenti nella zona sarebbero, secondo questo progetto, in grado di arginare i flussi impiegando i propri giovani e soprattutto ex militari sulla base di strategie coordinate con Ciad e Niger. L’UE, ci sottolinea la nostra fonte, sta versando, nel tentativo di arginare i flussi migratori, milioni di dollari nelle casse di tutti i Paesi nord africani, non alla Libia. Il Niger riceve, solamente dall’Italia, circa 50 milioni. Il costo di questo progetto, ci viene detto, sarebbe inferiore al prezzo pagato dall’Europa per l’operazione Sophia, che nel 2016 è stato di 11.820.000 euro.

Le tribù rappresentate dal Libyans Elder Council, riconosciuto dall’ONU, sarebbero pronte, dunque, ad impegnarsi nel controllo dei confini perché interessate alla tutela della propria etnia. Le continue ondate di migranti dal sud del continente rischiano di modificare la Libia da Paese mediterraneo ad un Paese africano, ci sottolinea la nostra fonte, pregiudicando l’identità.

L’ipotesi, inoltre, del rinvio nei campi di accoglienza libici degli immigrati giunti in suolo europeo troverebbe l’ostacolo di tutto il popolo libico. Il progetto delle tribù prevede anche l’impiego dei migranti nelle aree di sviluppo del Paese, permettendo loro di imparare un mestiere.

Minniti aveva dichiarato, al termine dell’incontro con i capi clan libici che «sigillare la frontiera a sud della Libia, significa sigillare la frontiera a sud dell’Europa» , resta da vedere se questo progetto è stato preso in considerazione e se ha gli elementi per poter essere validamente preso in considerazione, in un Paese dove milizie e mercenari sono alla base dei traffici di ogni sorta. Chi garantirà l’operato di queste forze di sicurezza di confine quanto meno anomale?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore