lunedì, Novembre 18

Libia, Conferenza di Palermo: presenti (pochi, le seconde linee), assenti (tanti, pesanti) Ecco chi partecipa e chi sono gli uomini che oggi a Palermo discutono del futuro della Libia, Haftar alla fine dovrebbe arrivare per un ‘mini-summit’

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Alle 19 di oggi, con il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che accoglie nella splendida cornice di Villa Igiea i Capi Delegazione, inizia, ufficialmente, la ‘Conferenza Per la Libia’. Cena di lavoro e poi domani mattina, due ore di lavoro (dalle 11,00 alle 13,00) di sessione plenaria, e alle 13,00 conclusione con la sottoscrizione di un documento finale. Questo il programma ufficiale della Conferenza, diramato da Palazzo Chigi -dalla Farnesina nulla, elemento da non sottovalutare, per quanto fin dall’inizio fosse chiaro che l’operazione Conferenza sarebbe stata operazione di Palazzo Chigi. Dalla mattinata di oggi, fuori dal programma ufficiale, si sono tenuti gli incontri sui temi della sicurezza e dell’economia.

Il lavoroveroè già stato di fatto tutto realizzato nel corso di queste ultime settimane, dense di visite e incontri ufficiali (Conte il 24 ottobre è stato a Mosca per incontrare il Presidente Vladimir Putin e il Primo Ministro Dimitri Medvedev, il 26 ottobre ha incontrato a Roma il Presidente del Consiglio Presidenziale del Governo di Accordo Nazionale, Fayez al Serraj, e il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salamè, il 28 ottobre, sempre a Palazzo Chigi, ha incontrato il generale Khalifa Haftar, il 31 ottobre, ancora a Chigi, ha incontrato il Presidente della Camera dei Rappresentanti libica, Aghila Saleh, e il Presidente dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khaled Al Meshri, è stato in visita il 2 novembre a Tunisi, il 5 novembre ad Algeri), e di molto lavoro dietro le quinte condotto dalla diplomazia -qui il ruolo della Farnesina.

La dichiarazione finale della conferenza di Palermo è stata negoziata sulla base del piano delle Nazioni Unite, presentato in queste ore dall’inviato Ghassan Salamè, dichiarazione che quasi certamente non sarà firmata dalle parti, secondo fonti di agenzia.
Sul dossier politico il documento finale è in fase avanzata, con il rimando al piano Onu per la convocazione di una Conferenza nazionale delle componenti sociali e libiche nelle prime settimane del 2019, che dovrà stabilire il percorso elettorale e di riconciliazione. Sul tema della sicurezza si sono registrate difficoltà, ammesse dallo stesso premier.
L’appuntamento di Palermo è di fatto una passerella per suggellare quanto discusso e definito lontano dai riflettori -esattamente come per tutti gli appuntamenti internazionali di questo tipo. Ma le presenze alla passerella sono importanti e significative del valore dell’appuntamento e di quanto i risultati, sintetizzati nel documento finale, varranno o meno, quanto politicamente saranno significativi e impegnativi per tutte le parti in causa.

E qui sorgono i problemi.

Vladimir Putin, invitato da Conte nel corso della sua visita a Mosca a ottobre, resta a casa. Stessa cosa per il Presidente francese, Emmanuel Macron      e non poteva essere diversamente, basti vedere ‘Le Monde’ di oggi: ‘La rivalità tra Roma e Parigi complica ulteriormente la situazione in Libia’, è il titolo di un articolo che il quotidiano dedica alla conferenza di Palermo, nel quale sottolinea come sia «più che mai imperativa l’urgenza di una soluzione», «Per Roma la posta in gioco è grande. …. la Libia e l’Italia «sono legati da rapporti molto più profondi di quello che lascerebbe pensare la breve esperienza coloniale (1911-1943) in Tripolitania e Cirenaica», e dopo l’intervento della Nato nel 2011 che portò alla caduta del regime di Gheddafi, e sul quale «l’Italia venne appena consultata, Roma non ha mai smesso di cercare di farsi riconoscere, da tutti gli altri, una certa preminenza» nel Paese-,           e a casa anche per la Cancelliera Angela Merkel. Donald Trump, che pure era in Europa -a Parigi- per il fine settimana di celebrazioni della fine della Grande Guerra, non solo non parteciperà, ma anche il suo Segretario di Stato, Mike Pompeo, atteso da giorni alla fine ha dato forfait.
Per gli Stati Uniti sarà presente il Consigliere Speciale del Dipartimento di Stato per il Medioriente,
David Satterfield. La Francia, in occasione del Consiglio di Sicurezza ONU ha annunciato che partecipa con il Ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian. Berlino invia a Palermo il Sottosegretario agli Esteri, Niels Annen. La Russia, al Consiglio di sicurezza ha assicurato «una partecipazione attiva» alla Conferenza, e sarà presente con una delegazione guidata dal premier Dmitri Medvedev e il vice Ministro degli Esteri, Mikhail Bogdanov, noto come grande conoscitore del mondo arabo. La Gran Bretagna sarà rappresentata dal Sottosegretario agli Esteri, Alistair Burt.
Dalla regione, saranno presenti i capi di Stato o di Governo di
Tunisia, Algeria, Ciad e Niger. L’Egitto, attore decisivo sullo scenario libico, a fianco di Haftar, sarà rappresentato dal Ministri degli Esteri, e all’ultimo momento è stato confermato l’arrivo del Presidente Abdel Fattah al-Sisi. Il Marocco manda il Ministro degli Esteri.
Secondo Palazzo Chigi saranno oltre 30 le delegazioni presenti, anche rappresentanti dell’Onu, dell’Unione africana, della Lega Araba, del FMI e della Banca mondiale.  

La Conferenza, si sottolinea da alcune parti, non vede, però, il coinvolgimento degli esponenti della società civile, quale il Mabda, movimento guidato dal dottor Mohammed Al Falit e dal professore Abdussalam Mohamed Eshehumi. E’ quanto sottolineato in una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Antonino Germanà (FI). Da Palazzo Chigi, al contrario, si sostiene di aver invitato dignitari e rappresentanti tribali e della società civile. Il Movimento, come è stato da più fonti dichiarato, è nato, nonostante il clima di violenza e di scontro che vive la Libia, da un lavoro di programmazione per una riforma complessiva della Libia sui temi dell’economia, della società, della politica e della religione, lavoro svolto da oltre 40 accademici a cui si sono unite 14 associazioni a larga base popolare tra cui anche quella molto importante che riunisce i libici residenti all’estero. I risultati di questa operazione importante di mobilitazione della società libica, secondo Germanà, rappresentano un vero progetto politico per l’edificazione di uno Stato moderno dove il cittadino potrà ricevere tutele per la sua vita e per le sue attività e si potrà raggiungere una giustizia sociale generalizzata con il superamento dell’emarginazione e delle sacche di povertà, obiettivi indispensabili per il raggiungimento della pace e dell’unità del Paese.
Il disagio della società civile trova espressione anche nella conferenza stampa in programma per domani di ARCI, ASGI, AMNESTY ITALIA, dal titolo ‘Le verità scomode sugli accordi con la Libia e le sue milizie’ per discutere di cosa sta accadendo davvero in Libia dopo l’accordo stretto dall’Italia con il Governo con quel Paese in tema di flussi migratori. Alla Conferenza stampa interverrà Karim Salem, ricercatore presso il Cairo Institute for Human Rights Studies e rappresentante della LibyaPlatform, una coalizione di quindici associazioni libiche, che fornirà un quadro del complesso contesto politico del Paese, oltre che della disastrosa condizione dei diritti umani. Le navi delle Ong, sostengono gli organizzatori, non possono più svolgere l’attività di ricerca e soccorso. Chi scappa dall’inferno libico, viene catturato e riportato in Libia dalla cosiddettaguardia costiera libica’, rinchiuso in centri di detenzione finanziati dall’Italia e dall’UE, dove i migranti vengono sottoposti a trattamenti disumani e degradanti, come è ormai ampiamente stato documentato. ‘Le Monde’ nell’articolo di cui sopra, a questo proposito è più che esplicito: mentre la Francia è orientata sulla linea dell’antiterrorismo appoggiando il maresciallo Haftar, Roma ha investito sui gruppi armati in Tripolitania per mettere a sicuro i pozzi di petrolio e bloccare l’immigrazione. La parte di Libia guidata da Sarraj è quella storicamente più vicina all’Italia, dove si trovano anche le principali installazioni dell’ENI. «Gli italiani fanno degli accordi un pizzico mafiosi con delle milizie», ha affermato una fonte diplomatica francese rimasta anonima.

Dalla Libia, guidata oggi da due entità rivali, il Governo di unità nazionale (Gna) con sede a Tripoli, risultato di un processo gestito dall’Onu e riconosciuto dalla comunità internazionale, e un’autorità con sede nell’est del Paese, sostenuta da un Parlamento eletto nel 2014 e da una forza armata il cui leader è il maresciallo Haftar, i protagonisti della Conferenza sono 4, il così detto quadriumvirato libico’, sui quali l’Italia ha puntato per dare avvio al processo di stabilizzazione con la conferenza di Palermo sono: il Presidente della Camera dei Rappresentanti libica, Aghila Saleh, il Presidente dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khaled Al Meshri, il Presidente del Governo di Accordo nazionale, Fayez al Serraj, il generale Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico, annunciata la possibile sua defezione, il protagonista forse più importante, l’uomo -non è un caso- di Francia, Russia, Egitto.

 

Ecco chi sono i 4 interlocutori libici scelti da Palazzo Chigi

Fayez Serraj, Presidente del Consiglio presidenziale libico e premier del Governo di accordo nazionale, riconosciuto dalle Nazioni Unite, sulla base degli accordi di Skhirat del 17 dicembre del 2015.
Nato a Tripoli nel 1960 da una famiglia benestante proprietaria di attività commerciali e terre, laureato in architettura, durante gli anni del regime di Muammar Gheddafi ha lavorato al Ministero dell’Edilizia. Lo stesso ministero di cui diventa poi titolare nel
2014. Suo padre, Mostafa, era Ministro negli anni della monarchia sotto re Idris.
A Tripoli era arrivato via mare da Tunisi il 30 marzo del 2016, installandosi nella base navale di Abu Sittah, insieme ad altri membri del Governo di unità nazionale. Il capo dell’allora Governo di Tripoli non riconosciuto dalla comunità internazionale, Khalifa Gwell, aveva definito ‘illegale il suo ingresso’, lanciando un appello alle milizie perché si schierassero ‘contro questo gruppo di intrusi’. Forte della legittimità internazionale, Serraj -sopravvissuto a due tentativi di assassinio – è in realtà molto debole sul terreno, come hanno dimostrato i violenti scontri di agosto e settembre a Tripoli tra le varie milizie, di cui non ha il pieno controllo.

 

Khalifa al Haftar, nato in Cirenaica 75 anni fa, capo dell’Esercito nazionale libico e uomo forte del Governo di Tobruk, è il grande nemico del Governo di accordo nazionale, uomo della Francia, e di Egitto e Russia, molto vicino alla Francia. Già capo di Stato Maggiore dell’Esercito libico fino al 1987, a capo delle forze impegnate nella guerra contro il Ciad, venne fatto prigioniero insieme ad altri 6-700 uomini dopo la sconfitta nella battaglia di Ouadi Doum. Scaricato da Gheddafi, che temeva anche un suo possibile ritorno in Libia come eroe, durante la prigionia formò un contingente di circa 2.000 prigionieri libici, la ‘Forza Haftar’, equipaggiata dagli Stati Uniti, col compito di rovesciare il regime.
Fu rilasciato nel 1990, grazie ai buoni uffici statunitensi, e trascorse quasi 20 anni negli Stati Uniti, ottenendone anche la cittadinanza. Nel 1993, fu condannato in patria, in contumacia, alla pena capitale percrimini contro la Jamāhīriyya libica’. Considerato legato alla Cia, nel 2011 è tornato in patria per sostenere la rivolta contro il colonnello. Il 25 febbraio 2015, forte dell’esplicito sostegno politico e militare egiziano, espresso dal Presidente Abdel Fatah al-Sisi, viene nominato Ministro della Difesa e capo di Stato Maggiore dal Governo di Tobruk. La sua priorità in campo militare è la lotta contro il terrorismo. Suo grande sponsor, oltre all’Egitto, è la Francia, dove era stato ricoverato nei mesi scorsi, si dice in seguito ad un ictus. Dato per morto, o comunque in fin di vita e fuori gioco, a maggio 2018 è tornato in Libia.
La presenza di Khalifa Haftar è stata in forse fino all’ultimo, il generale pare avere dubbi sull’utilità dell’evento -dubbi che vengono anche da molti analisti indipendenti- senza contare che l’uomo forte del Governo di Tobruk, teme che la riunione finisca per rafforzare ulteriormente la legittimità internazionale di Fayez Serraj.
Nelle ultime 48 ore, dalle fonti vicine al capo dell’Esercito nazionale libico, sono state diffuse informazioni circa la sua non partecipazione di tutti i tipi, anche palesemente incongruenti, confuse, seguite da smentite, -da quella secondo la quale il generale addirittura avrebbe in programma un summit collaterale al quale sarebbero presenti anche i presidenti di Egitto, Tunisia, Ciad e Niger, e i primi ministri russo e italiano, nota smentita e corretta dalla successiva dichiarazione secondo la quale il generale non parteciperà ai lavori della Conferenza di Palermo, ma sarà presente a Palermo a un incontro a margine del summit, al via oggi nel capoluogo siciliano, in cui discuterà delle condizioni di sicurezza con Italia, Egitto, Russia, Ciad, Sudan e Niger, e sarebbe questo ‘il compromesso raggiunto ieri durante’ l’incontro tra Haftar e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Rajma, fuori Bengasi, incontro smentito da Palazzo Chigi. Tutto questo pare una strategia ben lucida messa in campo da Haftar, non nuovo a questo tipo di guerra dell’informazione e dei nervi, per mandare segnali di insofferenza e di sostanziale non riconoscimento della Conferenza, e proprio questa ridda di voci potrebbe preannunciare anche una sua partecipazione con arrivo per la cena ufficiale di questa sera, come anticipano alcune fonti di Chigi prima e ora dalle agenzie che parlano di un generale Haftar è atteso nel tardo pomeriggio a Palermo, per partecipare ad unmini-summit’ del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con i leader di Egitto, Russia, Ciad, Niger e Tunisia.

 

Khaled al Meshri, capo dell’Alto consiglio di Stato libico -l’organo legislativo nato dall’Accordo politico libico del 17 dicembre 2015, voluto dalle Nazioni Unite- dall’aprile scorso, 51 anni, con un background economico e finanziario, è espressione della Fratellanza musulmana e acerrimo nemico di Haftar, che lo considera alla stregua di un terrorista. 

 

Aguila Saleh, 74 anni, è, dal 5 agosto del 2014, Presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk., il Parlamento di Tobruk. Il 20 febbraio del 2015, la sua residenza fu obiettivo di un attentato dell’Is nella città di al Qubbah. I terroristi colpirono anche una stazione di servizio ed una stazione di Polizia, provocando in totale una quarantina di morti. Lo Stato islamico sostenne di aver condotto l’attacco in rappresaglia all’intervento egiziano in Libia. Il Cairo condusse una serie di raid all’indomani della decapitazione di 21 copti egiziani ostaggio dell’Is.

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