mercoledì, Luglio 17

Libia, Conferenza di Palermo: il Conte dimezzato Al via la Conferenza di Palermo sulla Libia, ma i presupposti non sono dei migliori

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Alla vigilia della Conferenza di Palermo sulla Libia che, tra il 12 e il 13 novembre, vedrà rappresentanti dei Paesi maggiormente interessati al futuro dell’area riunirsi attorno allo stesso tavolo, aumentano i dubbi sui possibili risultati del vertice.

Il vertice, fortemente voluto dal Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, per riportare Roma al centro delle dinamiche diplomatiche in Libia, vedrà la partecipazione, oltre che del Ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, e dello stesso Conte, dei rappresentanti di Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Unione Europea, Organizzazione delle Nazioni Unite, Turchia, Egitto, Tunisia, Algeria, Ciad, Niger, Stati Uniti, Russia, Cina e, ovviamente, dei principali protagonisti delle fazioni che si affrontano sul terreno.

Bisogna anche notare, però, che il vertice di Palermo, che nelle intenzioni del Governo avrebbe dovuto essere un gioiello della diplomazia italiana, ha già ricevuto molte importanti defezioni ed esiste, quindi, il rischio che la conferenza si risolva in un fallimento. Al momento sono arrivate le disdette del Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e del Presidente degli USA, Donald Trump; inoltre, dagli USA arriva la notizia che non sarà presente neanche il Segretario di Stato, Mike Pompeo.

Secondo Agostino Spataro, ex-membro delle Commissioni Affari Esteri e Difesa della Camera dei Deputati oltre che direttore di ‘Informazioni dal Mediterraneo’, l’estrema vaghezza delle informazioni disponibili sul vertice non promette nulla di buono e la conferenza potrebbe risultare inutile se non contro producente. Spataro afferma infatti, che “le ultime notizie, apparse su diversi quotidiani italiani e stranieri, sembrano confermare i timori espressi fin dall’annuncio della Conferenza di Palermo sulla Libia. Sarà un’altra passerella internazionale riservata agli addetti ai lavori. Infatti, salvo improbabili sorprese, nessuno fra i Capi di Stato di maggior peso, europeo e internazionale, sarà presente al tavolo di Villa Igiea”.

Secondo Claudio Bertolotti, analista strategico dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e direttore di START inSight, invece, le defezioni ci sono state ma sono stato solo sul piano formale. In contesti come questo la formalità ha certo la propria importanza, ma in ogni caso non bisogna dimenticare che “tra gli attori che più contano a livello globale ci saranno Washington e Mosca, la cui presenza evidenzia un rapporto di collaborazione da parte dell’Italia e degli Stati Uniti e del dialogo favorevole tra l’Italia e la Russia. La visita del generale Haftar al presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Roma il 28 ottobre, due giorni dopo la visita di Al-Sarraj, accompagnato dall’inviato dell’ONU per la Libia Ghassan Salamé, va letta come opportunità di dialogo tra le parti e potrebbe portare al ritorno in Libia dell’Ambasciatore italiano. Il che sarebbe già un primo importante passo”. Le defezioni, dunque, seppur importanti, non dovrebbero pregiudicare a priori il buon esito del vertice. Secondo Bertolotti, infatti, “non ci saranno né Merkel né Macron ma, se l’importanza della Germania in e per la Libia è marginale, la Francia invierà il suo Ministro degli Esteri; è prevista una rilevante rappresentanza africana: il Premier algerino, forse l’egiziano Al-Sisi, i Presidenti di Tunisia, Ciad e Niger, la Turchia, una rappresentanza di rilievo spagnola e una corposa delegazione libica. Non sarà probabilmente rappresentata la realtà politica di Misurata, e questo potrebbe aver provocato malumore da parte del vice-Presidente del Consiglio presidenziale Maetig, amico storico dell’Italia che dialoga con Il Cairo attraverso la mediazione di Salem Juha, capo del gruppo armato che ha liberato Sirte dal gruppo terroristico Stato islamico. Ma se non dalla porta, Maetig potrebbe entrare alla conferenza di Palermo dalla finestra: Al Sarraj si porterà i suoi due vice, tra questi appunto Maetig”. Uno dei motivi della partecipazioni degli attori libici va certamente ricercato “nella conferma del supporto economico da parte dell’ONU: un indizio di debolezza dell’iniziativa italiana ma che richiama ancora una volta a un necessario attivismo unitario”.

Di certo bisogna considerare che gli interessi contrastanti di alcuni dei protagonisti in questione potrebbero far partire in salita le trattative. In particolar modo, il rapporto tra Francia e Italia è molto peggiorato negli ultimi tempi, sia per questioni legate alla questione libica che per questioni di diversa natura. Fin dall’intervento anglo-francese contro il regime di Muhammar Gheddafi, nel 2011, è stato chiaro che gli interessi di Roma e di Parigi in Libia non erano affatto convergenti; da allora, i due Paesi hanno giocato una sorta di gara diplomatica per rafforzare la propria posizione in Libia, anche facendosi una serie di ‘sgambetti’ (non ultime le dichiarazioni contrastanti sulle date delle elezioni presidenziali libiche). In considerazione dei pessimi rapporti che negli ultimi tempi intercorrono tra Francia e Italia, è possibile che Parigi decida di tenere un atteggiamento volto a fare resistenza passiva (o addirittura attiva) durante lo svolgimento del vertice.

Secondo Bertolotti “i rapporti Italia-Francia sul dossier libico sono caratterizzati da una competizione ‘tossica’ che si muove prevalentemente sul piano degli interessi nazionali dei due Paesi; situazione comprensibile, sul piano della realpolitik, ma certamente non utile all’auspicata stabilità libica. L’Italia ha in parte recuperato la distanza lasciata dall’attivismo francese, ma gli ostacoli sono ancora molti. A metà settembre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha preso due importanti decisioni: la prima è la risoluzione che autorizza l’estensione al 2019 del mandato della missione UNSMIL, l’organismo ONU che gestisce i rapporti con Tripoli, guidata dal libanese Ghassan Salamé, che ha tra i suoi compiti quello di sostenere l’organizzazione delle elezioni; la seconda è la rinuncia alle elezioni presidenziali entro la fine dell’anno, fortemente volute dalla Francia. Dunque i libici non saranno chiamati alle urne prima del 15 settembre 2019, una scelta in linea con quanto chiesto da Italia e Stati Uniti”. Dunque, se da un lato si conferma il ruolo della UNSMIL (United Nations Support Mission in Libya), depotenziando al contempo i poteri del poco incisivo Salamé “al cui fianco viene posta la statunitense Stephanie Williams in qualità di vice-rappresentante per gli affari politici in Libia”, dall’altro resta la divergenza di vedute tra Roma e Parigi, come confermato “dagli incontri di Parigi dell’8 ottobre che hanno coinvolto altri attori libici, quelli di Misurata, che invece a Palermo potrebbero non esserci, almeno sul piano formale”.

Oltre alla Francia, anche la Germania ha deciso di mandare una delegazione priva delle più alte cariche dello Stato: Angela Merkel, la cui presenza al vertice era data per certa, ha affermato che non parteciperà. È possibile che il pessimo rapporto tra il nuovo Governo italiano e la UE abbia potuto influenzare la scelta del Governo tedesco di mandare una rappresentanza a livello più basso. In ogni caso, Spataro riflette sul fatto che “oltre a dare tono, la sua presenza avrebbe potuto conferire una certa credibilità politica all’iniziativa visto che rappresenta un Paese assai importante, l’unico fra le potenze NATO che rifiutò di partecipare all’aggressione contro la Libia di Gheddafi e/o, come scrivemmo, contro gli interessi italiani in Libia e nel Mediterraneo”. Proprio in virtù del ruolo marginale che Berlino ha nelle dinamiche politiche libiche, dunque, la presenza del Cancelliere tedesco avrebbe potuto essere garanzia di imparzialità. Spataro continua dicendo che “mentre tutti gli altri (Francia, GB, Italia, USA, Russia, Cina, ecc) intrigano perché interessati alla spartizione del dividendo di guerra, la Germania ha mantenuto un profilo politico più sobrio, distaccato e pertanto potrebbe costituire, dal versante europeo, un riferimento politico e diplomatico più attendibile”.

Che la storia politica recente di Paesi come Italia, Francia e GB in Libia non sia stata del tutto disinteressata è confermato dalla direzione che sta prendendo Londra sulla questione. Secondo Bertolotti, “la Gran Bretagna continuerà a giocare il proprio ruolo in Libia, ma in un quadro di maggiore coordinamento con l’Italia. Ruolo che però si sposta dal piano politico a quello energetico. All’opportunità rappresentata dalla conferenza sulla Libia, si somma il potenziale vantaggio economico degli accordi tra le aziende petrolifere italiana e britannica: l’8 ottobre a Londra, l’ENI, la British Petroleum (BP) e la statale Libya’s National Oil Corporation (NOC), hanno siglato un accordo che ha consentito all’azienda italiana di acquisire una partecipazione del 42,5% delle licenze di esplorazione ed estrazione detenute dalla BP; una percentuale pari alla metà di quanto sinora detenuto da BP, in base all’accordo con la Libia firmato nel 2007, ma che non ha mai portato a un’effettiva attività di estrazione”.

Bisogna poi prendere in considerazione le posizioni di Russia e USA, Paesi che formalmente hanno un buon rapporto con l’Italia ma che, nei fatti, non sembrano molto interessati alla buona riuscita del vertice siciliano.

Da un lato c’è la Russia. In un primo momento, Mosca aveva fatto sapere che il Presidente Putin era interessato a partecipare alla conferenza; in seguito è arrivata la notizia che non solo non ci sarà Putin, ma nella delegazione non dovrebbe esserci nemmeno il Ministro per gli Affari Esteri, Sergej Lavrov. In ogni caso, secondo Bertolotti, “la disponibilità del Presidente Vladimir Putin dimostrata nell’invio di una delegazione russa alla Conferenza di Palermo è un passo in avanti nel processo di dialogo tra Haftar e al-Sarraj. Rispetto alle aspettative iniziali, il livello e la portata dell’evento si sono fortemente ridimensionati, il che da il metro di misura del ruolo dell’Italia nel consesso internazionale. Più semplicemente, aggiungo, a fronte di un formale sostegno la stessa Russia, come gli Stati Uniti, sarà presente più in forma di rappresentanza che di sostanza. Va aggiunto, inoltre, che la Russia sta guardando con favore alla Libia, sostenendo la parte di Haftar, e dunque Tobruk, perché è interessata a metterci piede attraverso la concessione di una base navale. Uno scenario molto simile a quello siriano, ma senza un intervento diretto di Mosca”.

Dall’altro lato ci sono gli USA. Per gli USA, che sono i principali sostenitori della linea del nuovo Governo italiano nel Mediterraneo, non parteciperanno né il Presidente Donald Trump, né il Segretario di Stato Mike Pompeo. Non è chiaro se Washington, in linea con la retorica isolazionista dell’Amministrazione Trump, stia ulteriormente perdendo interesse per ciò che succede in Europa e in Medio Oriente, o la fiducia dell’Amministrazione Trump nel Governo italiano sia più che altro in chiave anti-UE e, quindi, non legata al buon esito di un vertice che riguarda altri frangenti. In quest’ottica, secondo Bertolotti “l’amministrazione Trump ritengo guardi al l’Italia più in un’ottica di opportunità che di condivisione delle scelte politiche del Governo italiano. L’Italia è debole, sta perdendo credito con i propri partner e può indebolire la stessa Unione Europea. E un’Europa divisa e fragile è un vantaggio per gli Stati Uniti sul piano delle relazioni internazionali e commerciali. Un’Europa forte non è desiderata né dagli Stati Uniti né dalla Russia”. Dal punto di vista degli USA, insomma, “Washington potrebbe tornare ad occuparsi direttamente della Libia, seppur con modesto entusiasmo e un limitato dispiegamento di forze ma potrebbe sostenere il riconoscimento per l’Italia di un ruolo, almeno nominale”.

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