giovedì, Novembre 14

Libia: civili e migranti intrappolati tra Haftar, al-Sarraj e gli eserciti stranieri 45.200 sfollati, 376 morti civili, 1.822 feriti, 3.340 migranti intrappolati in centri di detenzione nelle aree degli scontri; servizi segreti, forze speciali, eserciti di Italia, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Paesi del Golfo: uno dei volti della guerra per procura che si sta combattendo nel Paese

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Prosegue l’offensiva militare del generale Khalifa Haftar su Tripoli contro il Governo di Fayez al-Sarraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite. La battaglia per il controllo della capitale libica è un chiaro tentativo di Haftar di risolvere e chiudere la crisi libica con una azione di forza decisiva che possa unire manu militari il Paese. Una scelta logica per il Signore della Guerra libico, che esclude di fatto ogni negoziazione con al-Sarraj o qualsiasi intesa per la formazione di governo di unità nazionale in preparazione di libere elezioni.

Mentre i combattimenti si intensificano, essendosi creata una linea di fronte dove i rispettivi eserciti si fronteggiano anche tramite il pesante uso di bombardamenti aerei, il Governo di al-Sarraj ha accusato apertamente la Francia di sostenere il suo rivale. Accuse rifiutate da Parigi anche se le evidenze del sostegno militare sono ormai troppe per essere negate, a partire dall’intercettazione di due settimane fa da parte dell’esercito tunisino, presso il valico di Ras Jedir, di 13 soldati francesi diretti a Ben Guerdane, nel governatorato di Medenine.
Parigi ha ammesso la presenza in Libia ma non ha mai fornito cifre ufficiali (è assodato che 3.500 i soldati francesi sono sparsi tra Mauritania, Mali, Niger, Ciad e Burkina Faso). ‘France Press’ parla di 40 membri dei corpi speciali francesi nella periferia di Bengasi -20 militari si trovano in una base a Benina” e altri sono sparsi tra Tobruq e Misurata- ma il numero degli uomini dei corsi speciali e dei servizi potrebbe essere ben superiore.
La seconda intercettazione da parte dell’Esercito tunisino riguarda un gruppo di mercenari europei che stavano passando la frontiera provenienti dalla Libia, la cui nazionalità e i cui nomi non sono stati ancora resi noti.
Le due intercettazione sarebbero legate ad operazioni segrete di supporto militare francese alle truppe di Haftar. Il Governo di Tripoli accusa la missione ONU in Libia e il Consiglio di Sicurezza di lassismo e silenzio nei confronti di Haftar, accusato dal suo rivale di trucidare i civili con i bombardamenti aerei e di altri crimini di guerra.

Mentre tutti i riflettori sono puntati su chi vincerà la battaglia finale per il controllo della Libia  e il premier italiano da Pechino ha parzialmente ritirato il sostegno a al-Sarraj, affermando un generico supporto al popolo libico, la situazione dei rifugiati africani, già vittime di gravi violazioni dei diritti umani, si sta aggravando.
La loro situazione è stata evidenziata da un rapporto del Comitato Internazionale della Croce Rossa. I migranti subirebbero le violenze inflitte da entrambe le fazioni in lotta e un numero di migranti al momento difficile da stimare con precisione sarebbe caduto vittima dei combattimenti in corso sopratutto presso l’area di Qasr bin Ghashir, dove 700 migranti trattenuti nella locale prigione sono riusciti a fuggire e a raggiungere la Croce Rossa e UNHCR per ricevere immediata assistenza e protezione. Secondo le stime fatte dalle Ong, circa 3.300 tra rifugiati e migranti sono attualmente intrappolati nei centri di detenzione e le loro vite sono a rischio.

Alla allarmante situazione dei migranti detenuti nei centri di accoglienza (veri e propri lager) finanziati dalla Unione Europea, si aggiunge quella dei civili libici. Essendoci a Tripoli un classico conflitto urbano, le aree residenziali sono divenute campo di battaglia, seguendo la stessa logica di tutti gli scontri per conquistare una capitale. Il numero di sfollati dall’inizio degli scontri sarebbe salito a 45.200, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari – OCHA. La maggioranza di essi proviene dalle aree a sud di Tripoli: Ain Zara, Khala, Azizya, Qasr Bin Ghashir, Wadi Rabiya e Suani, inaccessibili agli operatori umanitari. Il numero di vittime civili dall’inizio dei combattimenti sarebbe salito a 376 persone. Oltre la metà di essi donne e bambini. I feriti sarebbero oltre 1.822. Diffuse le violenze sessuali contro le donne. I numeri sono di Ocha, ma evidentemente sono tutti da verificare e in aggiornamento quotidiano.

Le fazioni in conflitto rifiutano di aprire un corridoio umanitario per assistere rifugiati, migranti e civili libici per paura che il corridoio venga utilizzato per favorire la parte avversaria. Dal genocidio ruandese del 1994 in poi spesso i corridoi umanitari sono stati utilizzati come scusa da potenze straniere per proteggere governi ed eserciti loro alleati in difficoltà. Il Governo di Tripoli ha respinto ogni appello per il cessate il fuoco se le forze del Maresciallo Haftar non si ritirino ritornando all’est della Libia. Il cessate il fuoco potrebbe servire a Haftar per compiere una manovra di accerchiamento dell’Esercito tripolitano schierato al fronte.

La sorte dei civili sembra passare in secondo piano rispetto alla rischio che corrono le attività petrolifere e le infrastrutture energetiche. La compagnia petrolifera libica National Oil Corporation (NOC) chiede l’immediata cessazione delle ostilità e la demilitarizzazione di alcuni impianti e terminal sotto il controllo delle forze di Haftar. I terminali petroliferi di Es Sider e Ras Lanuf sono stati trasformati in basi militari navali, da qui Haftar riceve rifornimenti di armi e lancia le offensive sulla capitale libica.

https://www.youtube.com/watch?v=8XvhtPZX-6Q

Secondo ‘Al Jazeera una fregata della marina militare francese giovedì scorso sarebbe attraccata al molo del termina di Ras Lanuf piena di armi e munizioni destinate alle truppe di Haftar. Una settimana fa il Governo di Tripoli ha affermato di avere le prove del coinvolgimento di due Paesi arabi a favore del Maresciallo Haftar, che avrebbe messo a disposizione aerei da combattimento e piloti.

Il generale Haftar sembra aver ottenuto anche il supporto degli Stati Uniti, grazie alla sua offensiva su Tripoli, con grande imbarazzo dell’Italia, che ora sembra isolata a livello internazionale nel supporto a Sarraj. Reazioni logiche, affermano osservatori militari africani. Washington e Parigi avrebbero compreso l’insostenibilità per i loro interessi di una Libia divisa in due governi e starebbero ora puntando sulla fazione più forte nella speranza che riesca ad unificare il Paese sotto un unico comando.
E gli USA sono presenti con propri uomini e mezzi -l’aviazione americana compie raid aerei contro obiettivi dell’Isis da tempo, nell’ambito dell’operazione Africom. Secondo il Watson Institute della Brown University, i corpi speciali americani hanno una base e un centro di addestramento nel sud della Libia; e diverse operazioni Usa sarebbero partite da una base a Sirte. Uomini e mezzi che, in caso la Casa Bianca decidesse per un supporto a Haftar sarebbero abbastanza velocemente -e senza attrarre troppa attenzione- disponibili a supportare il generale.

A Francia, Italia, USA si aggiunge la presenza non dichiarata ma oramai assodata della Gran Bretagna  -confermata da alcune operazioni antiterrorismo compiute nel nord del Paese, in collaborazione anche con l’intelligence americana, come riportano le agenzie.
Sulla presenza russa c’è ancora molto da indagare, ma secondo gli osservatori regionali i russi sarebbero presenti sia con mercenari che con truppe speciali, ovviamente a fianco di Haftar.

Il divario tra Haftar e Roma sta aumentando. Il Signore della Guerra ha espressamente richiesto all’Italia di ritirare i suoi soldati dalla Libia, se vuole dimostrare un atteggiamento positivo per il futuro del popolo libico. In caso contrario l’Italia non sarà considerata un partner internazionale ma un nemico che sostiene la fazione ‘terroristica’ di Tripoli. Molta propaganda, tattica, ma unosfondodi messaggio politico molto pesante. L’Italia è presente ufficialmente con la missione Miasit di assistenza e supporto al Governo di accordo nazionale di al-Serraj, con 400 militari -impegnati anche nell’addestramento delle forze locali-, 130 mezzi terrestri e mezzi navali e aerei. Ovvio che sul terreno vi sono servizi e forze coperte.  
Il sostegno italiano a Fayez al-Sarraj è legato all’oscura politica di contenimento dei flussi migratori dall’Africa costellata da numerose ombre.
Le situazioni in Libia e Sudan rischiano di rivelare dossier segreti sulla gestione dei migranti che potrebbero seriamente danneggiare la reputazione di alcuni Paesi europei, in primis l’Italia. Si parla di complicità in crimini contro l’umanità.

Lo scorso marzo l’Unione Africana (UA) ha respinto il progetto dell’Unione Europea (caldeggiato dall’Italia, attraverso il Ministro degli Interni Matteo Salvini) per la creazione di ‘piattaforme regionali di sbarco’ in Africa (controllate da UE e ONU), dove i migranti raccolti nelle acque europee del Mediterraneo verrebbero stazionati in centri di accoglienza -in Paesi africani, appunto- in attesa che la loro domanda d’asilo venga esaminata nei Paesi europei. Progetto avanzato durante il Consiglio europeo del 28 giugno 2018, ma considerato dall’Unione Africana una grave violazione del diritto internazionale e un tentativo di creare un moderno mercato degli schiavi.

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