giovedì, Ottobre 29

Libia: Bengasi libera, Haftar sempre più ineludibile

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Il «97% delle persone arrivare in Italia e salvate vengono dalla Libia», parola del Ministro degli Interni, Marco Minniti, che ieri, alla Camera e al Senato, ha presentato quella che sarà la linea che oggi, al vertice informale dei Ministri degli Interni della UE a Tallin, l’Italia avanzerà. Una Libia che resta «fragile e instabile», mentre c’è ormai «un nesso evidente tra la stabilizzazione della Libia e la lotta ai trafficanti di esseri umani che hanno bisogno di situazioni fragili per poter operare», ha sottolineato Minniti. «Per noi resta cruciale e di interesse strategico che la Libia resti unita e sia stabilizzata». E su questo obiettivo l’Italia ha portato avanti il suo impegno in termini sia di politica estera che militare legata indissolubilmente agli interessi ed alla sicurezza nazionale della Repubblica Italiana. Una stabilizzazione che da ieri sembra ancora più difficile, dopo la liberazione di Bengasi dalle frange jihadiste per mano delle forze leali al Parlamento di Tobruk -che non ha mai riconosciuto il Governo di Fayez Al-Serraj sul quale l’Italia ha puntato tutto.

Le condizioni di sicurezza, infatti, sono quanto meno precarie, il Governo di Al-Serraj, sostenuto dall’ONU e dalla comunità internazionale, non ha il controllo del Paese, le Forze Armate libiche sono appena in fase di formazione -e non intendono avvalersi del supporto di missioni sotto egida ONU e NATO additando qualsiasi intromissione come ingerenza non gradita-, a Tripoli diverse milizie hanno tentato di riprendere il controllo della città tra l’ottobre del 2016 e l’aprile 2017, ma soprattutto cresce il potere antagonista del generale Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito Nazionale Libico (Lna), uomo forte del Parlamento di Tobruk che da tempo uomo che muove la politica libica, sempre più egemone nell’est del Paese con il controllo della Cirenaica.
Ieri Haftar ha annunciato laliberazione totaledi Bengasi dalle milizie jihadiste.

«Al termine di una lotta continua contro il terrorismo e i suoi agenti, durata oltre tre anni, annunciamo la liberazione di Bengasi dal terrorismo, una liberazione totale», ha dichiarato Haftar in un discorso televisivo.
In precedenza le forze libiche fedeli ad Haftar avevano annunciato una vittoria ‘imminente’ contro le milizie jihadiste di Bengasi; L’Esercito Nazionale Libico  aveva infatti reso noto di essere avanzato verso il quartiere centrale di al-Sabri, dove sarebbero asserragliate le forze jihadiste; non è stato reso noto alcun bilancio delle vittime delle operazioni. Le forze pro-Haftar hanno combattuto per oltre tre anni nella città contro le milizie del Consiglio della shura dei rivoluzionari di Bengasi, gruppo legato ad al-Qaeda.

L’annuncio di ieri modifica ulteriormente il quadro politico in Libia, aggravando la fragilità di Al-Serraj. Haftar, rafforza ulteriormente la sua immagine di interlocutore di cui in Libia non si può fare a meno malgrado la comunità internazionale concentri i suoi sforzi sul premier libico del Governo di unità nazionale (Gna) Al Serraj, che controlla a malapena parte di Tripoli.   Ex Generale dell’Esercito di Gheddafi poi divenuto importante oppositore a partire da fine anni Ottanta, Haftar ha radunato un’armata composta da combattenti a lui fedeli, gruppi miliziani e membri di un Esercito in progressivo disfacimento, con l’obiettivo dicombattere gli estremisti‘ e riportare il controllo delle istituzioni sul Paese. Fin dal 2014 si è ritagliato un ruolo centrale e controverso nel caos libico, crescendo gradualmente in capacità di attrazione di sostegno internazionale. Haftar, sostenuto dall’Egitto, in primis, e discontinuamente, dalla Francia, ampiamente appoggiato dalla Russia anche con forniture militari e da alcuni Paesi del Golfonon riconosce la leggittimità di Serraj. Finora ogni tentativo di trovare un’intesa tra i due è naufragato, a maggio l’accordo sembrava a portata di mano.

Poco prima dell’annuncio della liberazione di Bengasi, le forze di Haftar avevano lanciato un attacco nella città di Sirte. Secondo quanto riferito dal sito ‘Libya Observer’, i combattenti di Haftar hanno preso di sorpresa le forze di Misurata che stavano monitorando i movimenti dei jihadisti dello Stato islamico (Isis) in un quartiere a Sud della città. Le forze di Misurata, alleate del Governo libico di Fayez al-Sarraj, hanno cacciato l’Isis da Sirte lo scorso dicembre. Secondo fonti vicine al Governo di Sarraj citate dal sito ‘Akhbar Libya’, «una squadriglia di caccia è decollata dall’aeroporto militare di Misurata compiendo raid contro le forze che hanno attaccato oggi la zona di Abu Hadi, a Sud di Sirte». Le stesse fonti hanno riferito di «numerosi mezzi colpiti». Le forze di Misurata hanno quindi fatto sapere di aver respinto l’attacco ad Abu Hadi, ma che erano ancora in corso scontri con altre unità di combattenti di Haftar al checkpoint 17 nell’Est di Sirte. Il sito ‘Libya Observer’ ha ricordato che già il 2 giugno scorso le forze del generale avevano attaccato Sirte.

«Bengasi entrerà in una nuova era di stabilità, prosperità e pace. Gli sfollati torneranno a casa», ha detto il comandante generale dell’esercito nazionale libico.
Nella mattinata di ieri, prima dell’annuncio della liberazione di Bengasi, si era diffusa la notizia di una riunione «tra notabili di Misurata e di Bengasi» per «una riconciliazione tra l’est e l’ovest» della Libia che si svolgerà «tra due o tre settimane al Cairo, con il patrocinio della Commissione egiziana incaricata della Libia». L’annuncio era arrivato da ‘Aki-Adnkronos International’, l’agenzia riportava come fonte un deputato di Misurata nel Parlamento di Tobruk, Muhammad al-Raid. Raid fa parte di una delegazione di 14 personalità della città di Misurata che domenica scorsa si è recata al Cairo su invito del Governo egiziano per incontrare il presidente della Commissione nazionale egiziana per la Libia, ossia il capo di Stato maggiore dell’esercito egiziano Mahmoud Hegazy per parlare della crisi libica. «Durante il nostro incontro con Hegazy abbiamo chiesto che siano unificate le istituzioni militari e civili della Libia e che tutte le riconciliazioni avvengano sotto l’egida dell’accordo politico» siglato a Skhirat a dicembre 2015, anche se tale accordo «ha bisogno di alcuni emendamenti», aveva spiegato all’agenzia italiana il parlamentare.

A maggio dello scorso anno per Haftar si era aperto uno spiraglio da parte dell’Italia: l’allora Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni aveva sottolineato che il generale dovrebbe «avere un ruolo» nel Governo di accordo nazionale. Il 16 giugno, poi, intervendo alla Camera, aveva ribadito le condizioni: «un passaggio fondamentale è trovare l’intesa con il generale Haftar, il quale, se riconoscesse l’autorità politica del Governo sostenuto dall’Onu, potrebbe svolgere un ruolo importante insieme ad altri sul piano militare».
Si attendono ora le mosse del generale, interlocutore militare e politico a 360°.

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