sabato, Dicembre 14

Libertà restaurata in S.Croce a Firenze Per iniziativa di Friends of Florence nuova vita alla statua di Pio Fedi, la stessa che avrebbe ispirato Bartholdi per quella di New York, dove una copia in 3 D parteciperà alla Mostra Sisters in Liberty

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«Rallegra e da speranza entrare in S.Croce,  il tempio che ospita “l’ urne de’ forti’ di foscoliana memoria e trovare  subito alla nostra destra la grande statua della Libertà appena restaurata: è un bel segnale  in un mondo ove la Libertà è calpestata, oppressa, negata insieme ai diritti fondamentali di tutti: in primis quello alla sopravvivenza di intere popolazioni» .  Il commento di fronte alla statua liberata dalle impalcature che la nascondevano alla folla dei visitatori, è  di un turista di Milano in visita a Firenze. La monumentale opera è dello scultore viterbese Pio Fedi, uno dei più importanti del tempo,  e si intitola ‘Libertà della Poesia’.  Si dice che proprio questa statua abbia ispirato lo scultore alsaziano Frédéric-Auguste Bartholdi, per la sua celebre ‘Statua della Libertà che illumina il mondo’ della Liberty Island di New York. La questione è ancora al vaglio della critica  d’arte e degli storici.

Intanto, l’opera è stata restituita al suo antico splendore da un accurato restauro, e non solo di ripulitura si è trattato,  promosso dalla Fondazione Friends of Florence, che in Santa Croce si è impegnata anche per il Crocifisso del Maestro di Figline e per la Robbiana della Cappella Pucci Berardi. La grande statua del Fedi e dei suoi aiutanti, riveste un particolare  valore simbolico, oltreché artistico. E’ dedicata al drammaturgo patriota e grande protagonista degli ideali risorgimentali, il fiorentino Giovanni Battista Niccolini morto nel 1861. Il monumento, alto poco più di 6 metri, è costituito da una figura femminile realizzata in un unico blocco di marmo bianco di Carrara, appoggiata ad una stele funeraria, decorata negli angoli da maschere tragiche  mentre al centro riporta l’effige del Niccolini. La donna, avvolta in un drappeggio all’antica, solleva il braccio destro stringendo nella mano una catena spezzata, simbolo della rivendicata libertà di pensiero, mentre col piede destro calpesta l’ultimo frammento della catena. La mano sinistra sostiene una lira sotto la quale sono rappresentate le opere più note del tragediografo toscano. Dalla testa della scultura, cinta da un diadema con nove raggi in ottone, cala un ampio manto. Dietro la statua di evidente impronta neoclassica,  c’è un’iscrizione nascosta scritta dallo stesso Pio Fedi, che descrive lo spirito con cui la realizzò. Vale la pena riportarla: Questo simulacro rammenti che Giovan Battista Niccolini profetò l’indipendenza italiana, Pio Fedi l’immaginò e scolpiva, sprigionandola dal marmo dimenticò il compasso, non sacrificando la forma all’idea, comparve la Libertà, i concittadini inaugurando il 20 settembre anno 1883 , Pio Fedi scrisse” .

Quel ‘comparve la Libertà’  sembra assumere un significato più  generale rispetto al titolo dell’opera, dedicato alla Poesia. Non è un caso che l’inaugurazione avvenne con grande partecipazione di popolo e di intellettuali. Certo, n’era passato del tempo  dalla sua realizzazione ( tra il 1877 e il 1886), sia per la scelta della sua collocazione che per le disastrate finanze del Comune dopo il periodo di Firenze Capitale. Ma i valori ideali di libertà e di unità proiettavano la Nuova Italia in una nuova dimensione europea e mondiale. E anche gli artisti, come Fedi, cercavano di interpretare tali valori. Col tempo, e sopratutto con l’alluvione del ’66, la Statua già liberata dal fango, aveva tuttavia assunto un aspetto deturpato dall’abbondante e compatto deposito di polvere che ne mutava i colori. Pertanto è stata sottoposta ad un intervento di vero e proprio restauro ( guidato da Paola Rosa e da Emanuela Peiretti), realizzato d’intesa con la Presidente dell’Opera di Santa Croce Irene Sanesi e la Soprintendenza, rappresentata da Claudio Paolini.

Un restauro che riaccende  un faro proprio sul tema della Libertà e  delle opere artistiche che la rappresentano.  Tra queste la celebre Statua della Liberty Island di New York.  Che dai suoi 93 metri d’altezza  si rende visibile fino a 40 chilometri di distanza. Che il suo autore,  il francese Bertholdi si sia ispirato a quella di Pio Fedi, è possibile, ma non è del tutto certo. La similitudine tra le due sculture è  infatti da tempo al centro di un dibattito critico: è acclarato  che lo scultore alsaziano era in viaggio in Italia nel 1875-76 e che  avrebbe avuto modo di vedere a Firenze, nell’atelier di Fedi in via dei Serragli, una prima versione della statua. “Ma c’è da tener presente che altri artisti del tempo si sono ispirati al tema della Libertà presente in altre statue:  come quella” – mi fa notare la guida turistica Rosanna Bari,che ha  condotto una ricerca in tal senso-  “che appare sulla facciata  del Duomo di Milano e che risale ai primi  dell’800 . E’ opera che lo scultore Camillo Poccetti realizzò nel 1810 e che si  chiama la Legge Nuova”. Bartoldhi ne sarà venuto a conoscenza?  Chissà.  Al momento non   risulta che tra i modelli  da lui utillizzati ne figuri uno relativo alla Statua del Duomo di Milano. Alcuni studiosi ritengono che lui si era ispirato soprattutto ai grandi monumenti, per i quali si recò in  Egitto e a Rodi. A Parigi, in occasione dell’Esposizione Universale del 1878, mostrò la testa della sua ‘statua’ che nell’85 due navi porteranno a New York. Ma al di là del modello che avrebbe ispirato il famoso artista  francese, è evidente come tutte e tre le statue abbiano elementi di similitudine sui quali tutti concordano: esse mostrano una donna che regge con la mano destra la torcia, la quale serve ad illuminare le menti, il cammino degli uomini, o come faro per chi arriva via mare. Questo è l’elemento che le accomuna.

Le differenze appaiono con altrettanta evidenza dal rispettivo linguaggio corporeo: aggraziata  la figura femminile del Fedi, elegante e sicura nel gesto la Libertà del Poccetti, rigida e vigorosa quella del Bertolhdi. Che il valore della Libertà fosse rappresentato da una donna  che impugna nel suo braccio destro alzato fosse la torcia o la bandiera dai tre colori ( bianco rosso e blu) come nel celebre dipinto di Eugène Delacroix ne ‘La  Libertà che guida il popolo’ ( esposto al Louvre),  è altrettanto significativo. L’ allegoria  di Marianne – simbolo degli ideali di Liberté, Fraternité, Egualité, dimostra  inoltre quanto sull’onda della Rivoluzione francese quegli stessi valori si fossero diffusi in Europa e non solo. Valori che illustri commentatori politici vanno anche oggi rispolverando, perché lontani dall’essere raggiunti. Pertanto, se il restauro della Libertà del Fedi serve a riproporre il tema nelle sue  attuali declinazioni, il merito è duplice e va oltre il recupero di un’opera d’arte di rilevante significato. Questo sembra anche il senso della partecipazione  – preannunciata da Simonetta Brandolini d’Adda, Presidente della Fondazione Friends of Florence – della riproduzione in 3D della Lady Liberty fiorentina, utilizzando un’accurata scansione ad altissima risoluzione,  al centro di Sisters in liberty, il progetto espositivo promosso dal 18 ottobre prossimo all’Ellis Island Museum of Immigration di New York e che si concluderà il 26 aprile 2020. La riproduzione  della Libertà di Pio Fedi è stata fatta ad opera  della Kent State University. 

“La nostra Fondazione” – aggiunge la Presidente  – “ha scelto di intervenire proprio nell’anno del bicentenario del Consolato Americano in città, e questo restauro sottolinea il ponte fra Firenze e gli Stati Uniti.  Probabilmente la scultura è stata fonte di ispirazione della Statua della Libertà a New York, per noi è certamente l’opera depositaria di quei valori di libertà e di indipendenza che hanno fondato l’identità del popolo americano”.

Che ‘Santa Croce’ rappresenti da oltre 200 anni una porta verso gli Stati Uniti, lo sottolinea anche Kathryn A.Rakich, del Consolato Generale Americano, la quale aggiunge che il progetto è collegato alle celebrazioni per il bicentenario della presenza del Consolato a Firenze e delle relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e la Toscana.

 In attesa di conoscere le caratteristiche di ‘Sister in liberty’, se sarà o no un’occasione di rilancio  del tema della Libertà nel mondo, di riflessione sulle cause dei processi migratori e dell’accoglienza ( in molti Paesi negata), godiamoci questa nostra Libertà ritrovata. Nella consapevolezza   di quanto gli ideali di Libertà e di Uguaglianza ( nel senso di una riduzione della forbice tra detentori della ricchezza e immense aree di povertà) siano lontani dall’essere raggiunti. E nella speranza che ciò possa ancora avvenire, facciamo nostro  il grido lanciato durante la Resistenza dal grande poeta francese Paul Eluardinvocante la  Liberté, e i cui ultimi versi recitano così:  «Et par le pouvoir d’un mot, Je recommence ma vie, Je suis né pour te connaitre, Pour te nommer, Liberté». 

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