venerdì, Maggio 24

Liberia: Weah ci ha provato, ma ha fallito Dopo un anno di presidenza, il bilancio dell’Amministrazione Weah è fallimentare, malgrado i suoi tentativi resta imprigionato dai vecchi ‘padroni’ della Liberia, Ellen Joshson Sirleaf e Charles Taylor

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George Weah, ex campione del Milan, è diventato Presidente nel dicembre 2017, succedendo alla prima donna africana ad accedere alla Presidenza, Ellen Joshson Sirleaf. La vittoria elettorale è stata ottenuta da Weah grazie a degli accordi segreti con la Sirleaf e il Warlord Charles Taylor, condannato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra commessi in Sierra Leone e detenuto in un carcere di massima sicurezza in Gran Bretagna.  
Sirleaf e Taylor sono i principali artefici di due guerre civili, la prima iniziata nel  per abbattere il Governo democratico di Samuel Doe,  a cui parteciparono sul fronte Taylor e Prince Johnson, detto Mad Dog (cane pazzo), e dietro le quinte Ellen Johnson Sirleaf, l’ideatrice della ribellione contro Doe. La seconda guerra civile fu istigata dalla Sirleaf contro Taylor per litigi interni sulla spartizione del potere. Le guerre civili liberiano furono caratterizzate da una inaudita dose di violenza, sadismo e distruzione di vite umane e infrastrutture, di cui effetti tutt’ora il popolo liberiano sta pagando in termini di assenza di sviluppo, democrazia, lavoro, assistenza sociale, strade, elettricità, scuole e strutture sanitarie.

Gli accordi stipulati con Sirleaf e Taylor in sintesi prevedevano l’impegno di George Weah a non tradurre in giustizia la ex Presidente Sirleaf per i milioni di dollari rubati dalle casse dello Stato, la svendita delle risorse naturali e  le pesanti violazioni dei diritti umani.
Tutti crimini commessi con il beneplacito di Stati Uniti, Unione Europea e Cina, mentre i media occidentali dipingevano Sirleaf come la speranza della Liberia. Le fu conferito addirittura il Premio Nobel per la pace, quando la Commissione liberiana Verità e Giustizia aveva presentato, nel 2005, prove inconfutabili che Ellen Johson Sirleaf era stata la principale artefice delle due guerre civili. La prima contro Doe e la seconda contro Taylor.
Gli accordi prevedevano, inoltre, la totale protezione degli interessi delle famiglie Sirleaf e Taylor che de facto si traducono nel diritto di continuare la rapina delle risorse naturali a danno dello sviluppo del Paese.

Questi accordi avrebbero impedito a George Weah di attuare il progressista programma politico proposto durante la campagna elettorale di combattere la corruzione, avviare lo sviluppo del Paese, creare lavoro e una adeguata assistenza sociale, avvertirono all’epoca vari osservatori africani. A distanza di un anno le loro previsione sono state confermate.
Il bilancio del primo anno del mandato presidenziale è fallimentare. Weah rimane prigioniero dei Signori della Guerra del passato, che impediscono di creare un sano sviluppo economico e una forte democrazia in Liberia.

La formazione del Governo Weah è stato un chiaro esempio. Al posto di scegliere validi tecnocrati e compagni di lotta politica, Weah è stato costretto a offrire i ministeri chiavi agli uomini di fiducia di Sirleaf  e Taylor.
Jewel Taylor, ex moglie del Signore della Guerra, è addirittura il Vice Presidente. Charles Sirleaf, figlio del ex Presidente, è stato nominato Vice Governatore della Banca Centrale, nonostante gli scandali finanziari legati ai giacimenti petroliferi offshore da lui commessi durante il mandato di sua madre. Gli uomini di Sirleaf e Taylor una volta giunti al comando dei ministeri si stanno comportando ‘as usually’, promuovendo la corruzione e rubando i soldi pubblici.
Le nomine di gran parte della vecchia classe dirigente impediscono all’Amministrazione Weah di mantenere fede alla promessa di indagare e punire gli autori dei crimini di guerra ed economici di questi ultimi 20 anni, di lottare contro la corruzione, di varare le necessarie riforme economiche in grado di garantire il dovuto benessere ad una popolazione che dagli Anni Novanta vive in guerre civili, abusi di potere, violazioni dei diritti umani, povertà, disoccupazione, analfabetismo e degrado sociale assoluti.

Il Presidente Weah ha tentato di portare avanti le riforme promesse durante la campagna elettorale, approvando due nuove leggi sul Governo Locale e il Diritto alla Terra, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle comunità marginalizzate e riconoscere il diritto della proprietà terriera ai poveri contadini. Purtroppo queste due leggi troveranno serie difficoltà ad essere messe in pratica in quanto creerebbero un passaggio di potere economico e politico dalla attuale elite ancora al Governo alla popolazione.

Sul fronte del rafforzamento della democrazia si nota un terribile dietro front di George Weah che sta assumendo atteggiamenti di potere imperiale. Senza alcun mandato, Weah ha nominato direttori presso  varie agenzie, tra le quali la Commissione Liberiana Anti Corruzione, la Commissione sugli Acquisti e Gare d’Appalto pubbliche e la Iniziativa per la Trasparenza della Industria Estrattiva in Liberia. Le nomina spettavano al Senato, ma Weah ha ignorato la prassi, violando la Costituzione. Stesso atteggiamento è stato adottato per la nomina degli Ambasciatori. Sono stati scelti amici di Weah, Sirleaf e Taylor indipendentemente dalle loro competenze politiche e diplomatiche.

Questi atti rivelano una tendenza pericolosa per il Paese. George Weah è sicuramente un personaggio genuino, desideroso di far crescere i liberiani assieme alla Liberia. Non appartiene alla classe dirigente che ha distrutto il Paese solo perché il Presidente Samuel Doe non apparteneva alla classe ‘Congo’ come Sirleaf e Taylor. I ‘Congo’ in Liberia sono gli ex schiavi che gli americani riportarono indietro dopo il proibizionismo della tratta dei negri. Un gesto di propaganda internazionale, considerando che la schiavitù nel sud degli Stati Uniti durò fino alla Guerra Civile.

L’apartheid creatasi ancora oggi influisce negativamente sul tessuto sociale americano. Gli ex schiavi una volta giunti in Liberia mitizzarono i loro ex padroni, svilupparono sentimenti razzisti verso le tribù indigene e ricrearono lo stesso sistema di economia basata sulla schiavitù che avevano subito oltre Atlantico. Samuel Kanyon Doe fu il primo e  unico Presidente non ‘Congo’ della Liberia. La sua caduta è stata dovuta anche dalla politica nazionalistica intrapresa, che non era gradita al Presidente Ronald Regan. Fu facile gioco per la Sirlief convincere la Casa Bianca a finanziare Charles Taylor per abbattere il Governo democratico. Samuel Doe fu tagliato a pezzi dai vincitori e il video di tre ore sulla sua agonia è tutt’ora disponibile in Liberia.  

George Weah non ha le mani sporche di sangue, né i conti esteri pieni di denaro pubblico, eppure i suoi comportamenti autoritari potrebbero essere un campanello d’allarme per una degenerazione politica. Weah ha che fare con un branco di lupi e, forse, per sopravvivere deve diventare a sua volta un lupo.

L’eredità economica lasciata da Ellen Johnson Sirleaf è apocalittica. Al momento dell’insediamento, Weah scopre che le casse della Banca Centrale erano vuote. Weah ha ridotto le tariffe doganali di oltre 2000 articoli, tra i quali molti prodotti alimentari e di prima necessità, visto che la Liberia praticamente importa anche il cibo nonostante le terre fertili che possiede, purtroppo non coltivate. Questo ha aiutato i liberiani e gli investitori stranieri. Ha, inoltre, collegato le comunità degli slam con le arterie principali della capitale, Monrovia, asfaltando le strade. Ora sta prevedendo azioni per migliorare la vita negli slum. Intende anche costruire una superstrada che colleghi Monrovia con il resto del Paese. Dopo aver tentato di convincere vari finanziatori stranieri, il Governo Weah ha firmato un accordo con una compagnia mineraria cinese che si è impegnata a finanziare l’autostrada in cambio di ferro pesante. Il fatto che il pubblico non conosca i dettagli dell’accordo è un altro segnale che fa pensare alla progressiva trasformazione di Weah in lupo.

L’economia del Paese è collassata dopo due guerre civili e la rapina fatta dal ex Presidente Ellen Sirleaf. Le esportazioni sono al minimo storico. Gli investitori stranieri rimangono titubanti e scettici nell’investire. La disoccupazione giovanile non è diminuita e l’inflazione del dollaro liberiano è aumentata del 26,6%. George Weah sta facendo sforzi per diversificare l’economia, investendo sull’agricoltura e le piccole medie aziende, ma occorrerà del tempo per vedere risultati positivi sul piano occupazionale, del reddito e dell’economia in generale.

La lotta alla corruzione rimane la promessa tradita di Weah, e lui stesso potrebbe essere coinvolto in recenti scandali. Nel settembre 2018 sono spariti, dalla Banca Centrale, 16 miliardi di dollari liberiani (circa 104 milioni di dollari) di banconote appena stampate. Una perdita corrispondente al 20% del budget governativo annuale e del 5% del PIL liberiano. Sono state condotte indagini con il supporto del FBI. Weah accusa la precedente amministrazione Sirleaf che nega fermamente.

Corre voce che si sia creata una corte dei miracoli attorno a Weah composta da ministri, finti esperti, faccendieri, che hanno accumulato una discreta fortuna durante il primo anno dell’Amministrazione Weah che ha rifiutato di dichiarare lo stato delle sue finanze e dei suoi beni, alimentando i dubbi sulle vere intenzioni di lottare contro la corruzione.

Il Presidente George Weah ha davanti altri cinque anni di mandato. Un tempo sufficiente per vedere se riuscirà a domare i lupi senza diventare simile a loro e a far risorgere la Liberia. Nonostante le prime evidenti crepe e scelte assai discutibili intraprese, l’ex campione del pallore rimane ancora molto popolare con il 56% della popolazione contenta del suo operato fino ad ora. Sarà cruciale per Weah attuare le riforme politiche ed economiche e lanciare efficaci programmi per i poveri.  In cinque anni Weah può ancora dimostrare che le promesse fatte in campagna elettorale si tramutano in azioni concrete in grado di produrre frutti tangibili. Se ne sarà capace si vedrà.

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