lunedì, Settembre 28

Liberia: i primi cento giorni di George Weah Quel calciatore-Presidente stretto nella morsa dei Signori della Guerra, degli Stati Uniti e della Cina

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L’ex campione del Milan, George Weah è stato eletto al secondo turno delle presidenziali della Liberia del dicembre 2017, dopo sospetti di frodi elettorali  e pesanti interferenze americane nel primo turno che lo avrebbero penalizzato, e un calo di popolarità subito causa l’alleanza con gli ex Presidenti e ‘Signori della Guerra’ Charles Taylor, Prince Johsnon, Ellen Johnson Sirleaf, che, di fatto, pone Weah sotto il loro controllo. L’alleanza con i personaggi che hanno tradotto il Paese in un ciclo di guerre civili, dopo la caduta del Presidente Samuel Kanyon Doe (1989 – 2004), e il periodo ‘dittatoriale’ del Premio Nobel per la Pace Ellen Johnson Sirleaf -fase durante la quale le risorse del Paese sono state saccheggiate e la popolazione ridotta alla miseria più estrema (2015 – 2017), impedisce al nuovo Presidente di rendere giustizia al Paese.

Il controllo indiretto della Liberia da parte di questi ‘Signori della Guerra’ continua.  Jewel Howard Taylor, ex moglie del sanguinario dittatore Charles Taylor (condannato presso la Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità commessi in Sierra Leone), è stata nominata Vice Presidente, mentre Gbezohngar Findley, braccio destro di Ellen Sirleaf, Ministro degli Affari Esteri. Anche l’ultimo membro del ‘triunvirato’ Prince Johnson, detto Mad Dog (Cane Pazzo), è entrato nel Governo come alleato politico. Prima dello scoppio della prima guerra civile del 1989, Sirleaf, Taylor e Prince Johnson avevano stretto a New York un patto di fratellanza che prevedeva la caduta del Governo di Samuel Doe e l’alternanza alla Presidenza di ciascun membro del triunvirato. Durante le due guerre civili Sirleaf, Taylor e Mad Dog si sono combattuti tra di loro per il potere. Solo Mad Dog non è riuscito accedere alla Presidenza.

Alla fine della  conflittualità, che sta alla base del lungo periodo di guerre civili, i tre ‘fratelli’ si sono protetti a vicenda, salvaguardando gli interessi comuni. Durante il processo presso la Corte Penale Civile per crimini di guerra commessi in Sierra Leone, Charles Taylor non ha mai coinvolto Sirleaf e Prince Johnson, in cambio di una assoluta immunità sui crimini contro l’umanità da lui commessi in Liberia e salvaguardia degli interessi economici della sua famiglia nel Paese. L’alleanza di Weah con questi criminali è  scelta politica obbligata e tesa a garantire gli affari delle due potenti famiglie Taylor – Sirleaf, del Mad Dog e a salvaguardare la ex Presidente Ellen da indagini giudiziarie per corruzione, rapina delle risorse naturali, nepotismo, violazione dei diritti umani e crimini di guerra. L’inchiesta della Commissione Indipendente Verità e Giustizia del 2009 aveva indicato la Sirleaf come la principale artefice delle due guerre civili liberiane e consigliato il divieto per 30 anni di ricoprire cariche pubbliche. Al contrario, la Sirleaf regnò sul Paese per 12 anni, grazie alle protezioni americana, europea e cinese.  La società civile e le associazioni in difesa dei diritti umani ha fortemente criticato la scelta politica di Weah che, a loro avviso, getta pesanti ombre sulla nuova Amministrazione e sul futuro della Liberia.

George Weah ha ereditato un Paese allo sbando dove infrastrutture, servizi sociali, assistenza sanitaria, educazione sono pressoché inesistenti e la disoccupazione giovanile sfiora il 86%. Anche le casse dello Stato sono state svuotate   da Sirleaf e dai suoi soci d’affari prima di lasciare la Presidenza. La nuova Amministrazione ha constatato che l’intera disponibilità di denaro presso la Banca Centrale dopo il passaggio di potere Sirleaf – Weah ammonta a 53 dollari. Il nuovo Governo ha dovuto ricorrere ad un prestito garantito dalla Cina pari a 75 milioni di dollari per poter pagare i salari dei funzionari per il primo trimestre del 2018. Anche tutta la documentazione e gli archivi dei vari Ministeri liberiani è scomparsa nell’evidente tentativo da parte dell’Amministrazione Sirleaf di non lasciare alcuna traccia dei crimini economici e sociali compiuti durante i 12 anni di potere. Tecnicamente in Liberia vi è ora un vuoto di documentazione governativa di 28 anni, i fedelissimi della Sirleaf hanno distrutto anche i documenti risalenti al periodo di Charles Taylor. 

 Dopo l’euforia dell’investitura del 22 gennaio scorso, quando l’intero Paese si è abbandonato alle celebrazioni della vittoria di Weah, nella speranza che il misero e orrendo corso della storia della Liberia potesse finalmente cambiare, nella popolazione stanno affiorando sensi di inquietudine e incertezza per il futuro.

Come primo atto politico amministrativo, Weah ha cambiato tutti i funzionari pubblici per interrompere il sistema di corruzione divenuto endemico e superiore a quello registrato in Nigeria e Repubblica Democratica del Congo. Una scelta obbligata per evitare che i funzionari legati alla Sirleaf non remassero contro il nuovo Presidente per difendere i propri interessi e privilegi. Il problema è che questi funzionari sono stati sostituiti da nuove figure che mancano di preparazione professionale, il sistema educativo, infatti, è stato volutamente distrutto dalle due guerre civili e dai due mandati di Sirleaf. Vari osservatori  regionali sono scettici sulla capacità dei nuovi funzionari di Governo nominati da Weah e prevedono gravi disfunzioni nella gestione dell’amministrazione pubblica.

Sul piano della difesa Weah si trova a governare un Paese senza Esercito e con un corpo di Polizia male armato e tra i più corrotti del mondo. Seri problemi si riscontrano anche tra i collaboratori di Weah. Charles Gibson, nominato Ministro della Giustizia, è stato costretto dallo stesso Weah a dimettersi dopo un mese causa prove di corruzione emerse a suo carico.

Volendo invertire il precedente trend che vedeva i Ministri di Sirleaf arricchirsi a dismisura, l’ex campione del Milan ha ridotto lo stipendio dei suoi Ministri del 25%, eliminando vari privilegi. Ora è impegnato nella riforma della Costituzione, con l’obiettivo di porre fine al concetto razzistico della cittadinanza (in Liberia solo le persone africane o di origini africane possono ottenere la cittadinanza) e della doppia nazionalità, un diritto che è stato utilizzato da ministri, politici e generali per depredare il Paese e porsi al sicuro negli Stati Uniti. Weah sta pensando di concedere il permesso agli stranieri di poter usufruire delle terre per attirare gli investimenti stranieri. Una misura accompagnata da semplificazioni amministrative riguardanti l’avvio di attività produttive e commerciali e l’ottenimento facilitato del permesso di lavoro per gli stranieri.

Weah intende lanciare un programma per i poveri che prevede il diritto alla luce e acqua potabile, attualmente goduto solo dal 20% della popolazione, la costruzione di strade, rete ferroviaria, la ricostruzione del sistema sanitario ed educativo, finanziamenti alla ricerca universitaria, promozione della piccola imprenditoria e facilitare investimenti stranieri per diminuire disoccupazione e povertà. Questo ambizioso programma di rinascita economica e sociale del Paese è ostacolato dalla mancanza di soldi. Per attuarlo di certo non bastano i 53 dollari trovati alla Banca Centrale dopo la partenza della Sirleaf. Weah ha promesso di combattere la criminalità dilagante. Promessa che esclude la possibilità di perseguire penalmente i responsabili del disastro liberiano, la Famiglia Taylor, Ellen Johnson Sirleaf e Prince Johnson.

La protezione ad oltranza dei ‘tre fratelli’, dovuta al patto siglato con essi da George Weah per accedere alla Presidenza, è diventata difficile da sostenere causa recenti indagini internazionali. Lo scorso marzo, un rapporto della associazione inglese Global Witness accusa, con prove inconfutabili, l’ex Premio Nobel della Pace e prima donna africana alla Presidenza di crimini economici contro il suo Paese, tra le accuse quella relativa allo scandalo riguardante le concessioni petrolifere regalate alla multinazionale americana ExxonMobil. Sempre in marzo la Corte Federale di Boston, Massachusetts, ha aperto una procedura legale contro Ellen Johnson Sirleaf, Charles Taylor e Prince Johnson per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi in Liberia dal 1989 al 2017. Jerome Verdier, ex Capo della Commissione Indipendente Verità e Giustizia, intende ora portare l’ex Presidente Sirleaf davanti alla giustizia per il suo ruolo di primo piano durante i 14 anni della più brutale e orribile guerra civile africana. 

 «Ellen Johnson Sirleaf convinse il Governo americano a sostenere Charles Taylor e Prince Johnson per destituire il Presidente Samuel Doe. Convinse anche il leader Gheddafi a sostenerli finanziariamente e addestrare i loro miliziani in Libia. Nel 1990 Ellen testimoniò davanti al Congresso Americano a favore delle milizie di Taylor, negando l’evidente reclutamento di bambini soldato e i crimini commessi contro la popolazione civile. Osò definire Charles Taylor un patriota e salvatore del Paese.  Il triunvirato Sirleaf – Taylor – Prince Johnson è la principale causa della distruzione della Liberia. Quello che è ancora più grave è che durante i 12 anni della Presidenza Sirleaf questi criminali hanno beneficiato di assoluta immunità e saccheggiato le risorse del Paese portandolo sull’orlo della banca rotta e compromettendo seriamente il futuro delle future generazioni. Occorre che questi personaggi vengano processati e condannati per i crimini commessi. Un atto di giustizia verso le vittime e il popolo liberiano che non può essere ignorato», afferma ai media nazionali Jerome Verdier.

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