sabato, Gennaio 25

Liberia, la grande sfida dello Unity Party

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Quest’anno i liberiani si stanno preparando a un pacifico trasferimento dei poteri tra il Presidente attuale e quello che sarà il suo successore eletto, a ottobre. Ellen Johnson Sirleaf ha annunciato di rinunciare alla prossima legislatura, e il ‘trono’ è conteso da un agguerrito ma eterogeneo gruppo di avversari politici.

Tra le vittime, negli anni ‘80, della repressione del Governo Doe, Sirleaf venne arrestata e condannata a dieci anni di reclusione con l’accusa di  tradimento. In prigione subisce sistematicamente stupri collettivi giornalieri oltre a numerose sevizie psicologiche. Liberata  dopo qualche mese, grazie alle pressioni diplomatiche americane, si rifugia negli Stati Uniti, dove assume ruoli di responsabilità ai vertici di importanti istituti di credito internazionali tra cui la  Banca Mondiale.
Ritorna in Liberia nell’85 e si fa eleggere al Senato. Grazie alle giuste conoscenze negli ambienti della finanza internazionale e alla sua ‘fedeltà’ al blocco atlantico, Sirleaf diventa l’ambasciatrice di fatto degli interessi americani in Liberia. È proprio lei, secondo fonti non ufficiali, a suggerire poi all’Amministrazione Reagan il nome di Charles Taylor come persona chiave per sbarazzarsi del vecchio Governo, visto il ruolo da lui giocato durante la ribellione contro il Presidente Tolbert che portò  Doe al potere.
Il 15 Settembre 1985 Taylor riesce, grazie al Governo degli Stati Uniti, a evadere dal carcere di massima sicurezza di Plymouth, assieme altri quattro criminali comuni. 
Dopo essersi incontrato con Ellen Johnson Sirleaf e con un altro liberiano della diaspora, Prince Johnson, Taylor si concentra, assieme ai ‘fratelli’ (Prince Johnson e Ellen Johnson Sirleaf), nella tessitura di una fitta rete di contatti con gli ambienti repubblicani degli Stati Uniti, con la Banca Mondiale, il FMI, l’Italia, la Francia, la Costa d’Avorio, il Burkina Faso, la Libia, senza trascurare gli ambienti massoni liberiani.
Questa rete di contatti, denominata ‘Taylor International Connection’, reggerà nel corso degli anni assicurando  grandi profitti economici per tutti i protagonisti della rete fino alla caduta in disgrazia del warlord nel 2006.
Nel 2012 Sirleaf diventa Presidente della Liberia. I risultati della sua Amministrazione non brillano.

Stando a un report di ‘Institute for Security Studies’ «le diseguaglianze socio-economiche sono peggiorate e si aggiungono a una timida crescita economica (dopo il disastro dell’epidemia di Ebola), disoccupazione giovanile continua e diseguaglianze di genere costanti. Inoltre, le elezioni avranno luogo in un contesto sempre più pericoloso, visto il progressivo ritiro della missione liberiana delle Nazioni Unite (una riduzione da 1240 militari a 606 poliziotti quest’anno, partendo da un numero iniziale di 15000 soldati ONU nel 2003)».

I principali avversari di Sirleaf nel ‘Partito dell’Unità’ sono uomini d’affari, burocrati e politici di carriera. Il leader del ‘Partito di tutti i Liberiani’ (ALP), Benoni Urey, ha costruito un impero sull’agricoltura e il settore dei media della Liberia. Urey ha già occupato il posto di Commissario degli affari marittimi dal 1996 al 2003, sotto Charles Taylor. Altro imprenditore che mira alla Presidenza è il ‘liberiano-americano’ Alexander Cummings, ex-dirigente della Coca Cola che ha lavorato in tutta l’Africa.

I due burocrati che partecipano alla corsa per la Presidenza – l’attuale vice-Presidente Joseph N. Boakai (il candidato più anziano in campo, ed ex-compagno di partito di Sirleaf nell’UP) e J. Mills Jones – l’ex-governatore della Banca Centrale liberiana – hanno entrambi ricoperto cariche nell’Amministrazione di Johnson Sirleaf. Sempre secondo l’ISS, pare che «Jones abbia usato la sua posizione per lanciare una serie di programmi di credito per finanziare le comunità rurali e ottenere un vantaggio nella competizione elettorale del 2017».

Tra i politici di carriera spicca il Senatore ed ex-calciatore George Weah, già in precedenza candidato alla Presidenza nel 2005 – e in tale occasione sconfitto proprio da Sirleaf – e alla vice-Presidenza nel 2011. Per le elezioni di quest’anno il suo Partito (il Congresso per il Cambiamento Democratico) si è alleato con il Partito Patriottico Nazionale e con il Partito Democratico del Popolo Liberiano (LPDP) di Alex Tyler, con l’intenzione di guadagnare i voti della regione di Bong.

Intanto, proprio contro Weah si è espresso l’ex-Presidente Charles Taylor, che sta tuttora scontando in un carcere britannico una sentenza di 50 anni, rivolgendosi agli elettori liberiani perchè non votino per Weah e il suo CDCL’ex-calciatore è accusato di ‘pensare ai propri interessi prima che a quelli della Nazione’. Nonostante l’alta popolarità di Weah tra i giovani, infatti, una serie di scandali ed episodi di corruzione ne hanno costantemente minato la popolarità. Per Weah la coalizione sembra essere l’unica speranza per ottenere una vittoria significativa nelle elezioni di quest’anno.

 Anche Charles Brumskin, del Partito della Libertà (LP), ha partecipato alle elezioni presidenziali nel 2005 e nel 2011. Secondo alcune fonti Brumskin sarebbe silenziosamente supportato, anche materialmente, da SirleafL’ex-alleato di Charles Taylor, poi suo rivale nella guerra civile, il Senatore Prince Y. Johnson (del Movimento per la Democrazia), aveva nel 2011, dopo aver ottenuto il terzo posto alle elezioni, deciso di supportare Sirleaf, in cambio della garanzia di non vedere mai implementato un ban che gli avrebbe impedito di ottenere cariche pubbliche per 30 anni. Johnson è una figura estremamente importante, vista la sua popolarità nella regione di Nimba, la seconda più popolosa del Paese.  Tra un Governo che ha ammesso la sua incapacità nella lotta alla corruzione e un’opposizione frammentata, per l’ISS non è chiaro chi possa essere il favorito

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