lunedì, Dicembre 16

Liberia: George Weah, frodi elettorali e calo di popolarità L'errore di accettare alleanze politiche con Taylor e la Sirleaf per accedere alla Presidenza si sta ritorcendo contro di lui

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George Weah, l’ex campione del Milan che doveva essere il nuovo Presidente della Liberia, resta al palo, alla fine, la Commissione elettorale ha deciso di rinviare a data da destinarsi il turno di ballottaggio delle elezioni presidenziali che avrebbero dovuto tenersi domani 7 novembre.

Come tradizione nella storia contemporanea del protettorato americano in Africa, la Liberia, anche in queste elezioni presidenziali sono state attuate massicce frodi per bloccare la volontà popolare e difendere interessi stranieri e connivenze di signori della guerra. I risultati parziali della NEC (National Electoral Commission) davano al candidato George Weah una vittoria schiacciante:  se questi risultati fossero stati confermati Weah avrebbe ampiamente raggiunto il quorum del 51% evitando così il secondo turno.

I risultati definitivi dovevano essere annunciati mercoledì 25 ottobre. Con sospetto tempismo la NEC annuncia prematuramente i risultati finali a pochi giorni di distanza dalla evidente e schiacciante vittoria del ex campione del Milan, assegnandogli un  38,4% di voti mentre il candidato del Unity Party (il partito della Presidente Despota Ellen Johnson Sirleaf che cura gli interessi americani e cinesi) Joseph Boakai si attesta ad un inverosimile 28,8%. Questi risultati obbligano il Paese ad affrontare un secondo turno e alle casse dello Stato (da decenni saccheggiate da presidenti e governi senza scrupoli) a sostenere uno sforzo economico non indifferente e ingiustificato vista la situazione di miseria che regna sovrana nel Paese.

George Weah in una conferenza stampa denuncia apertamente la NEC accusandola di aver attuato pesanti frodi elettorali. Le prove sono concrete ed esposte ai media nazionali e continentali. Il caso piú evidente riguarda lo spoglio dei seggi dello strategico distretto di Montserrado, in particolare nel seggio di SKD Boulevard. Lo spoglio delle urne conferiva a Weah 180 voti e al rivale Boakai 73. Dopo due giorni la NEC aveva modificato i risultati parziali conferendo a Weah solo 10 voti rispetto ai 180 inizialmente constatati e aumentando quelli di Boakai da 73 a 150.

«Pretendiamo dalla NEC la necessaria neutralità nel processo elettorale in salvaguradia della pace e della stabilità in Liberia», afferma il comunicato emesso dalla Coalizione per il Cambiamento Democratico – CDC, il partito di Weah. Una dichiarazione che non si spinge oltre al denunciare le frodi commesse dalla stessa NEC.

George Weah e il suo partito non sono i soli a parlare di frodi elettorali. Tutti i candidati, escluso Boakai, denunciano pesanti irregolarità. Il Liberty Party dichiara che nelle elezioni dello scorso 10 ottobre sono venuti a meno gli standard minimi per considerarle libere, giuste e trasparenti. Il candidato indipendente Alexander Cummings ha descritto le elezioni come una immensa frode a favore dei soliti potenti.

Il direttore delle pubbliche relazioni della NEC, Henrt B. Flomo, smentisce che vi siano state frodi di particolare rilievo. Lo fa sulle pagine del ‘Front Page’, il più autorevole e agguerrito quotidiano indipendente liberiano, talmente popolare e gradito dai lettori che con i suoi articoli e analisi riesce ad influenzare la vita politica del Paese. Il ‘Front Page’ è dichiaratamente schierato contro Charles Taylor e Ellen Johnson Sirleaf i «due dittatori che hanno inflitto alla nostra Liberia sofferenze inaudite», come ama spesso ribadire il direttore del quotidiano. Secondo Flomo non ci sono prove di frodi elettorali. Ammette di aver ricevuto denunce da vari candidati alla Presidenza ma fa capire che queste accuse sarebbero a suo avviso infondate.

Nonostante le evidenti frodi che hanno impedito a George Weah di accedere alla Presidenza al primo turno, il leader dell’opposizione ha deciso di non sottoporre alcuna richiesta di ricontare i voti o di rifare le elezioni. Una scelta tattica resa obbligatoria dalla complessa situazione del Paese, dove i Signori della Guerra regnano impuniti e sovrani con la facile possibilità di attivare milizie  per difendere i loro interessi miliardari e quelli dei loro soci in affari americani e cinesi.

Di conseguenza George Weah accetta di affrontare il secondo turno per evitare alla Liberia una situazione conflittuale che potrebbe sfociare in un ennesimo bagno di sangue post elettorale. La decisione è motivata dal senso di responsabilità dello storico leader dell`opposizione liberiana e dalla convinzione che la popolarità goduta tra le masse e gli accordi raggiunti con i principali signori della guerra, Charles Taylor e Ellen Johnson Sirleaf, siano garanzie più che sufficienti per assicurarsi una vittoria al secondo turno ed accedere alla Presidenza.  

Le due garanzie di vittoria per Weah (popolarità e alleanza con i signori della guerra) sembrano scricchiolare e potrebbero compromettere la Presidenza. Le frodi elettorali a favore del candidato Boakai non potevano essere attuate se non con un consenso tacito (nelle  migliori delle ipotesi) o ordini direttamente emanati dal Presidente Sirleaf. Henrt B. Flomo e gli altri dirigenti della NEC sono legati alla Sirleaf e ricevono generose ricompense per i servizi resi. Sono semplici pedine che non oserebbero mai attuare manipolazioni e interferenze sul processo elettorale che non siano frutto di ordini dall’alto.

Come può essere possibile che la Sirleaf appoggi apertamente George Weah per poi impartire ordini o donare consenso tacito per attuare frodi elettorali a sfavore del ex campione del Milan? L’unica spiegazione è una possibile rottura della alleanza politica instauratasi tra Weah e Sirleaf. Seppur avendo dimostrato la volontà di compromessi con Taylor e Sirleaf, Weah rimane un personaggio romantico e un corpo estraneo all’interno della cinica e spietata arena politica liberiana retta da due obiettivi: compiacere i soci d’affari americani e cinesi e gestire la rapina delle risorse naturali del Paese a scopo di lucro personale ai danni dei liberiani, considerati come sudditi e non come cittadini.

La natura romantica e genuina di Weah non è la migliore garanzia per patti politici normalmente basati su reciproci interessi predatori. La spregiudicata Sirleaf potrebbe aver valutato che Weah, una volta giunto alla Presidenza, possa non mantenere i patti siglati, appoggiandosi sulla popolazione per controbilanciare il rischio di golpe o guerriglia. Weah gode anche di numerosi appoggi internazionali tra repubblicani e democratici americani, oltre a quelli di Silvio Berlusconi, Angela Merker, forse  Emmanuel Macron. Questo potrebbe permettergli di convincere i padroni stranieri della Liberia circa la convenienza comune di attuare una serie di riforme, diminuire il selvaggio saccheggio del Paese fino ad ora attuato ridistribuendo parte (anche minima) del bottino alla popolazione.

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