domenica, Agosto 18

Libano: ring di messaggi di sangue field_506ffb1d3dbe2

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Oraib al-Rantawi-2

 

Amman – Il 27 dicembre, l’ex Ministro delle Finanze libanese Mohammed Chatah è morto, insieme ad altre sette persone fra scorta e passanti, in un attentato esplosivo di fronte allo Starco Palace, nel cuore di West Beirut, roccaforte della Coalizione 14 Marzo -filo-occidentale e antisiriana- di cui faceva parte.
Chatah si stava recando al summit di fine anno del suo partito, dove si sarebbe discusso, fra le altre cose, del processo internazionale per l’attentato che, nel 2005, uccise Rafik Hariri, ex leader della Coalizione, insieme ad altre 22 persone. Il processo inizierà il prossimo 16 gennaio.

Il 29 dicembre, a sorpresa, il ‘Wall Street Journal’ ha pubblicato una lettera di Chatah, spedita solo pochi giorni prima a Hassan Rouhani, Presidente della Repubblica Islamica d’Iran, avversaria per eccellenza della sua Coalizione.

Le reazioni all’attentato sono state eterogenee. Il Ministro della Difesa reggente Elias Murr ha chiesto sangue freddo, moderazione e, soprattutto, apertura al dialogo. Il Premier Bassam Suleiman -che si trovava in Arabia Saudita al momento dell’ attentato- e l’ ex-premier Saad Hariri, anch’egli in Arabia da ormai due anni per motivi di sicurezza, hanno invece attaccato direttamente Hezbollah, definendolo ‘veicolo del contagio’.

Oggi, l’ennesimo attentato dinamitardo, nel cuore della roccaforte degli Hezbollah libanesi, nel quartiere di Bir al Abed, nella periferia sud di Beirut, con un bilancio di 5 morti e 20 feriti.

Quello che traspare è il declino dell’indipendenza in un Paese che, come in altri momenti in passato, si trova oggi in balia dell’instabilità regionale   –è dall’inizio della guerra civile siriana che  gli analisti sono divisi sul fatto che il contagio potessi estendersi anche al Paese dei Cedri, ora il contagio è acclarato. Ne parliamo con Oraib al-Rantawi, Fondatore e Direttore di Al Quds Center for Political Studies, con sede ad Amman e Beirut.

 

Il Libano non riesce a trovare un accordo per la formazione di una squadra di Governo oramai da lungo tempo: il termine è stato rimandato a Dicembre 2014. Quali sono al momento le priorità a livello istituzionale del Governo reggente?
Grande importanza dovrà avere nel portfolio governativo, ora e nel breve periodo, un protocollo di sicurezza forte, che permetta di lavorare.   Quest’assassinio, ancor più della lettera postuma -che mi dispiace dire presto cadrà nel dimenticatoio come il futuro processo per l’attentato a Rafiq Hariri- sta fornendo a Saad Hariri ed alla sua coalizione un motivo per spingere verso l’attuazione di politiche di questo tipo. Non è la Coalizione 8 Marzo (Hezbollah  e Amal) il mandante dell’attentato che ha visto morire Chatah, e su questo deve aprirsi al più presto un dialogo credibile, per evitare il collasso istituzionale.

Questi eventi sembrerebbero conseguenza di un vuoto politico di rappresentanza. Saremmo stati testimoni degli stessi eventi (mi riferisco all’attentato del 19 novembre all’Ambasciata iraniana e a quest’ultimo) se il Libano fosse stato capace di creare un Governo?
Questa è una parte del problema: non è facile creare un Governo in Libano, le due grandi coalizioni sono rappresentative dei vari gruppi che compongono il Paese. Al momento c’è un debole Governo dimissionario al potere e tutte le ultime sedute per crearne uno nuovo non hanno avuto esito positivo. Questo è dovuto al fatto che l’unico Governo possibile può essere solo una grande coalizione fra i tre maggiori partiti espressione di Sunniti, Sciiti e Maroniti: in mancanza di un accordo che li includa tutti il Governo non riesce a mantenersi stabile.

Perché la Grande Unità Nazionale necessaria non si trova?
Perché in Libano stanno convergendo gli interessi di grandi attori internazionali che hanno un ruolo nel conflitto siriano.

Di chi stiamo parlando?
Arabia Saudita, Iran, Turchia, movimenti salafiti, Fratelli Musulmani, Francia, Russia, Usa e in origine Qatar. Tutti questi hanno forte influenza in Libano al momento.

Come si crea un Governo in questa situazione?
Bisogna trovare un equilibrio negli scontri fra referenti sauditi ed Hezbollah: parte dello scontro fra Arabia e Iran sta infatti avvenendo fisicamente in territori limitrofi. E’ la stessa battaglia, ma combattuta in tre Paesi: Iraq, Siria e Libano. Stessi attori, stessi obiettivi, stesse influenze.

Iran e Arabia Saudita stanno difendendo una linea di confine per il mantenimento delle rispettive influenze?
Sfortunatamente sì. Iraq, Siria e ora Libano stanno fronteggiando uno scontro settario che dovrà vedere la prevaricazione di Sciiti o Sunniti, uno a scapito dell’altro, ed è qua che entrano in ballo attori estranei al Medio Oriente come François Hollande, che in questi giorni è in Arabia Saudita.

Dopo l’ultima bomba a Beirut, Suleiman ha annunciato che l’Arabia finanzierà il riequipaggiamento  dell’Esercito libanese, tramite fornitura francese, per tre miliardi di dollari. Il Ministro alla Difesa reggente in Libano ha dichiarato di non sostenere scelte militari d’impulso e che preferirebbe fosse la politica a prendere in mano la situazione. Quale sarebbe l’obiettivo di una mossa militare al momento?
Prima bisognerebbe aspettare per vedere se il finanziamento arriverà, se l’equipaggiamento sarà ciò di cui l’Esercito libanese ha bisogno e quali saranno gli eventuali punti collaterali dell’accordo. Mi chiedo se si equipaggeranno per combattere il terrorismo, per difendersi da Israele o per combattere Hezbollah. Sono questi i possibili obiettivi di una mossa militare, ma quello che sappiamo per certo è che il nemico di Arabia Saudita e Francia è Hezbollah.

Ma Hezbollah è composto da libanesi: sarà una nuova guerra civile?
Questo spero non succeda, perché segnerebbe la fine del Libano. E se qualcuno considera quest’ipotesi evidentemente non ha nessuna paura di rischiare l’esistenza di un intero Stato. Non ci sarà più il Libano se questa carta verrà giocata.

Quanto è indipendente il Libano, al momento, nella realtà dei fatti?
Prima della crisi siriana il Libano dipendeva dalla coalizione SS, ovvero Siria-Arabia Saudita. Ora possiamo parlare di IS, ovvero Iran- Arabia Saudita, ma fra loro non trovano accordo ed il nuovo equilibrio di potere verrà probabilmente fuori da Ginevra2, se mai ci sarà.

E’ quindi corretto parlare di contagio siriano a più livelli?
Sì, è corretto. Il contagio non è avvenuto solo tramite il milione di rifugiati che son giunti in Libano dalla Siria. Purtroppo gran parte di loro non vive nei campi e non è nemmeno registrato all’interno del Paese, ma vagano nel territorio, soprattutto nelle aree centrali. Gli aiuti statali sono ininfluenti sulla loro situazione e le ONG non riescono a far fronte alla mole di esuli, la situazione umanitaria è drammatica. Purtroppo il Libano è diventato il ring sul quale gli attori internazionali si scambiano messaggi di sangue. Si prepara il terreno per Ginevra2, che sarà totalmente ostile alle richieste di Asad ed ancora grandi domande non hanno trovato risposta: chi rappresenterà l’opposizione al vertice? Un fronte islamico? I salafiti? E a che titolo?

Che impatto sta avendo questa situazione sull’economia libanese?
E’ una situazione devastante, ciò che ha permesso al Libano di sopravvivere finora è il commercio, e l’esportazione dei prodotti agricoli e manifatturieri. Ora è rimasta aperta una sola frontiera lungo il confine siriano, esportarli via mare è estremamente costoso, si pensi al lungo percorso fra Mar Mediterraneo, Mar Rosso, Aqaba ed arrivare al Golfo Persico mentre basterebbe spostarsi via terra attraverso la Siria. Anche arrivare ad Amman è estremamente costoso e possibile solo per via aerea, impensabile per le merci. Questo, unito all’impatto di un milione di rifugiati ed alle infrastrutture povere e deboli, sta facendo collassare l’intera economia. Superfluo dire che il turismo è ormai paralizzato. Il Libano vive un momento di criminalità spaventoso. E’ il caos.

Possiamo considerare conclusa la stagione delle bombe?
E’ appena cominciata.

 

Ciò che la storia insegna in modo chiaro è che quando a una bomba si risponde con una bomba, indipendentemente dal motivo per cui quella bomba esplode, si apre un conflitto che copre e ammutolisce qualunque politica, isola il Paese e spaventa gli investitori. Sembrerebbe che il lascito di Chatah e della sua lettera possano aiutare il risveglio della politica, se quella letterà non “cadrà presto nel dimenticatoio“, come profetizza Oraib al-Rantawi. Va letto come il gesto migliore di Chatah, il suo regalo al Libano. La sua morte servirà a qualcosa? sarà l’inizio di un vero cambiamento?

(aggiornato alle 16,05)

 

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