sabato, Agosto 24

Libano: Hezbollah e lo spettro di una nuova guerra

0

Contendente di tutt’altro che secondo piano, Hezbollah continua la sua battaglia contro i gruppi jihadisti sunniti della Siria del sud, allineandosi a favore del Governo di Damasco, tra i suoi più potenti alleati. Il partito-esercito di riferimento della popolazione islamica sunnita del Medioriente, potentissimo in Libano – Paese in cui fa parte del Governo nazionale – non è passato inosservato nelle scorse settimane.

Accumulando vittoria dopo vittoria lungo il confine con la Siria, il Leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha annunciato pochi giorni fa che «il capitolo [di Jabhat Fatah Al Sham]in Libano si è concluso». La battaglia con Al Sham (ex-al Nusra, l’ala di al-Qaeda impegnata nel combattimento in Siria contro il Governo di Damasco) si è conclusa positivamente per gli sciti libanesi.

Il cessate il fuoco stipulato sulle colline della provincia di Jaroud Arsal – d’importanza altissima per i ribelli dal 2011 e durante questi anni di guerra civile – ha portato al ritiro dei jihadisti dalla regione. L’accordo prevede anche il ritorno di diverse migliaia di siriani nella provincia di Idlilb e in altre aree controllate dai ribelli, oltre che allo scambio di alcuni corpi di combattenti morti negli scontri tra le due parti, e al rilascio di prigionieri di guerra.

«Abbiamo sconfitto il Fronte Al-Nusra nell’intera area di Jorud Flitah» ha affermato il Comando operativo. L’offensiva è stata combattuta anche dall’Esercito Arabo Siriano e dalle forze del Governo Libanese, ma l’importanza dei combattenti sciti è saltata subito all’occhio.

Sono in molti, infatti a temere che la guerra civile siriana e gli scontri al confine con il Libano possano offrire agli sciti un’occasione d’oro per imporsi come nuova potenza al tavolo dei negoziati e, potenzialmente, poter ottenere legittimazione e riconoscimento maggiore di quello che si concederebbe a un partito che rappresenta una fetta religiosa della popolazione libanese.

Ha fatto discutere anche la recente affermazione del Presidente americano Donald Trump in occasione della visita a Washington da parte del Primo Ministro libanese Saad Hariri: «Il gruppo continua ad aumentare il suo arsenale militare che minaccia di iniziare un nuovo conflitto con Israele. Con il supporto dell’Iran’ l’organizzazione sta alimentando la catastrofe umanita in Siria […] Hezbollah si descrive come un difensore degli interessi del Libano ma è chiaro che i suoi interessi sono quelli del suo sponsor, l’Iran».

Trump ha anche aggiunto che «il Libano è in prima linea contro il terrorismo di ISIS, Al-Qaeda e Hezbollah». Parole che fanno capire come l’asse Tel Aviv-Washington non veda di buon occhio la sempre più pesante presenza degli sciti nel contesto della guerra civile siriana. Un report pubblicato su ‘Strategic Assessment’, magazine del think tank Israeliano ‘Institute for National Security Studies’, ipotizza, senza troppi giri di parole, un «nuovo conflitto con Hezbollah», che potrebbe essere innescato da «un errore di calcolo, un problema con la comunicazione strategica o un’escalation incontrollata».

L’appoggio dell’Iran per il ‘Partito di Dio’ in Libano è ovviamente cosa ben nota. Con l’allineamento con Damasco, la Russia e, in generale, con il suo sempre maggiore coinvolgimento nel conflitto siriano, Hezbollah sta però ora riuscendo ad assemblare un arsenale tutt’altro che innocuo in territorio libanese. Insomma, l’enclave scita è sempre stata pericolosa per Tel Aviv, ora gli israeliani temono l’apertura di un nuovo fronte contro uno schieramento filoiraniano all’interno del vicino settentrionale.

Il report indica come la struttura quasi ‘occidentale’ dell’economia, delle infrastrutture e della gegografia dello Stato ebraico, lo rende esposto ed estremamente vulnerabile anche a un numero ridotto di “missili di precisione”: «produzione elettrica […], infrastrutture per il gas naturale, desalinizzazione dell’acqua (solo cinque impianti forniscono circa la metà dell’acqua potabile in Israele)», sono i settori  ‘critici’ che, se colpiti, potrebbero mettere in ginocchio Israele.

È dunque essenziale, indica il report, che Tel Aviv segni delle ‘linee rosse’ riguardo innanzitutto agli armamenti presenti in Libano – e a chi ne detiene il controllo – e anche al possibile dispiego di personale e infrastrutture militari iraniane sul territorio nazionale di Damasco, a detta di molti il vero scopo dell’intensa attività di Teheran nel conflitto siriano.

Per Gideon Sa’ar e Ron Tira – gli autori del rapporto-, tuttavia, una possibile guerra scatenata dal casus belli scita non potrebbe vedere alcun reale vincitore. Da parte di Hezbollah l’unico guadagno consisterebbe nel danno – potenzialmente immenso – che il gruppo potrebbe infliggere a Israele. Per gli ebrei, d’altronde, la presenza scita in Libano, reale causa del pericoloso rapporto con l’Iran, non è naturalmente una questione che può essere risolta con un conflitto: indebolire pesantemente Hezbollah non ne minerebbe le fondamenta, né impedirebbe l’inevitabile ‘ricostruzione’ che verrebbe intrapresa nel periodo post-bellico.

Ad ogni modo, anche Washington vuole prevenire il peggio: in un’analisi del CSIS (Center for Strategic & International Studies) Aram Nerguizian indica come lasciare troppo spazio a Hezbollah nello scenario siriano legittimi la presenza e l’importanza dell’Iran nella regione: ogni vittoria del gruppo scita sembra provare la necessità del supporto di Teheran, precisamente ciò che Israele – e gli USA – vogliono evitare.

Nerguizian parla di «incubo mediatico per il Governo del Libano e per l’esercito regolare», che devono cedere spazio a una milizia efficiente e sempre più importante. Un contrasto aperto tra esercito libanese (LAF) e Hezbollah è un’ipotesi da scartare: sul piano politico gli sciti sono troppo importanti, e il Partito presente persino nel Governo nazionale.

L’unico terreno in cui il LAF può ristabilire la sua centralità è, naturalmente, quello miliatare: nonostante l’Esercito nazionale abbia tentato di prendere le distanze dalla condotta delle truppe scite per evitare di ‘insospettire’ la fetta sunnita della popolazione libanese, nello scenario della guerra civile siriana – dominato dalle vittorie di Hezbollah contro le truppe del Califfato e Al-Qaeda – «l’inattività nella lotta contro l’ISIS non è un’opzione», avverte l’analisi.

La posizione è rischiosa in ogni caso: «se il LAF non dovesse agire contro l’ISIS verrebbe accusato di lasciare il ruolo di attore principale a Hezbollah», mentre se dovesse impegnarsi ad «affrontare i militanti rischia di essere accusato di collusione con gli sciti». Un ruolo importante spetta anche agli Stati Uniti che dovrebbero fornire assistenza e addestramento all’Esercito Libanese, grazie alla quale il LAF può condurre seriamente la battaglia contro le forze dell’IS e minare la retorica usata dagli sciti, secondo i quali gli Stati Uniti non possono essere considerati un partner efficace per il Libano. Insomma, sembra quasi che l’effettiva lotta per la risoluzione della questione siriana sia praticamente messa in secondo piano, rispetto alle considerazioni riguardo a una parte in gioco che rischia, a guerra finita, di diventare il prossimo fattore di destabilizzazione nella regione.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore