martedì, Novembre 19

Lezione di sovranità (che non è sovranismo) per il nuovo Commissario UE La sovranità è un istituto di diritto internazionale, regolato dal diritto internazionale. Sovranità non vuol dire affatto che uno Stato può fare quello che vuole, ma che uno Stato, esercita i propri diritti a parità di condizioni degli altri

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L’Italia entro il 26 agosto (tra 3 giorni) deve indicare il nome (Ursula von der Leyen ne ha chiesti due in verità, per avere una alternativa) di chi propone sia il prossimo Commissario UE per l’Italia. Lo deve fare il Governo, ma in questo momento il Governo è dimissionario, per tanto bisognerà capire cosa lunedì il nostro Paese farà, probabilmente non rispetteremo questa scadenza.
Teoricamente dovrebbe essere la Lega, il partito che ha ottenuto più voti in termini percentuali alle elezioni europee del maggio scorso, a indicare al Governo il nome. Nella situazione attuale potrebbe anche non essere così, e comunque se un nuovo Governo nascerà sarà questo ad avere l’ultima parola sulla candidatura da avanzare.
Da qualche giorno di vocifera che potrebbe essere l’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e ieri  il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha rilasciato dichiarazioni di apprezzamento per il contributo di  Conte a livello di Unione europea che sono state interpretate come una ‘benedizione’ alla sua candidatura. Di certo, sempre nell’ipotesi che un Governo giallorosso  si formi, pare impossibile che Conte sia candidato dalla Lega, ma anche dal PD.

Che sia o meno un candidato indicato dalla Lega, e indipendentemente anche da chiunque sia il candidato, l’Italia entrerà nella Commissione  von der Leyen non senza qualche strascico per come ha gestito il rapporto con l’Europa negli ultimi 15 mesi di sovranismo imperante.

L’ultimo esempio di questi nostri trascorsi è la dichiarazione dell’incallito Ministro (ex Ministro) per gli Affari europei, Lorenzo Fontana, secondo il quale ci volevano fare fuori a ottobre e quindi meglio così la crisi. Meraviglioso: con queste prospettive e con questi intuiti politici, siamo a posto! E il ‘Ministro’ di cui sopra, lo dice esplicitamente, affermando: «Con il M5s abbiamo visioni diverse sull’Ue: loro sono europeisti, già da tempo. Noi vogliamo cambiare i trattati». Sorvolo sull’europeismo degli stellini, perché mi viene da ridere.

Non importa se sia vero o meno, e nemmeno se Fontana dica balle o meno. Ciò che conta è la mentalità e la capacità strategica o, se preferite, di pensiero. Certo ha ragione Massimo Gramellini: questa è la crisi di D’Io!

Sorvolo sul vittimismo ridicolo del ‘ci volevano fare fuori’. E perché? Nessuno è sfiorato dal dubbio che forse a Bruxelles ci si era resi conto che qualcuno voleva fare fuori loro? Ma, a parte ciò, che razza di modo di ragionare è questo! La Lega è rimasta isolata sulla signora von der Leyen per sua scelta, perfino il mitico Viktor Orbàn la ha votata: altro che lega dei sovranisti!

Salvini lo scorso 20 agosto, in Senato, ha fatto un discorso strampalato e sconclusionato, quasi incomprensibile: lo ho già detto, Salvini non riesce a dire frasi e concetti complicati  -lui va avanti a tweet e in Senato non funzionava … infatti dopo faceva dichiarazioni a raffica, al solito suo modo, arrabbiate-: frasi brevi e icastiche, ma certo non profondamente analitiche. E uno da un politico Segretario del presunto partito di maggioranza relativa di un Paese moderno, settima o decima potenza economica del mondo, da uno così si aspetta discorsi di prospettiva, di analisi documentata. E invece, lo abbiamo sentito tutti: l’Italia è un Paese sovrano e deve decidere da sé ciò che vuole fare senza aspettare che altri ci autorizzino.

Scusate, analizziamo questo discorsoNoi siamo uno Stato sovrano. Sorvolo sul fatto che la cosa, in termini giornalistici, è molto discutibile, dato che, come noto, siamo ‘legati’ ad un patto con gli USA e con la NATO che, quanto a sovranità ce ne lascia poca, almeno in certo settori. Una volta (cinque o sei anni fa, non di più) si chiamava ‘sovranità limitata’. Ma tralasciamo questo e ragioniamo più a fondo.

La sovranità è un istituto di diritto internazionale, che, in quanto tale, è regolato dal diritto internazionale. Sovranità, cioè, non vuol dire affatto che uno Stato può fare quello che vuole, ma che uno Stato, in quanto uguale agli altri, esercita i propri diritti a parità di condizioni degli altri. Tanto più che non esiste, oggi, nessuno Stato in grado di vivere, anzi, di esistere, da solo.
Le aziende del nord-est italiano (in particolare, ma non solo come ovvio) vivono del fatto che la gran parte delle cose che producono le vendono in Germania; se non esistessero delle regole che stabiliscono come, quando e in quali condizioni si può vendere e comprare, quelle aziende i loro prodotti se li mangerebbero.

In altre parole, ogni Stato, in quanto tale, vive immerso in una realtà giuridica, della quale deve tenere conto (applicare, insomma) e che, d’altra parte, contribuisce a costruire, anche, in particolare, partecipando a trattati internazionali, che non sono altro che contratti.
I trattati ci sono in quanto sono fatti tra uguali, appunto tra Stati sovrani; ma proprio perché sono trattati, cioè contratti, le parti di essi, gli Stati sovrani, devono rispettare delle regole. In altre parole: sei sovrano, ma la sovranità presuppone certe regole. Diversamente ci sarebbe il caos: e, ovviamente, chi vuole il caos viene emarginato dagli altri, diventa un delinquente, insomma.

Fare trattati significa, dunque, applicarli e rispettarli. Si possono non fare, certo, ma se si fanno si devono rispettare, perché altrimenti gli altri reagiscono e come se si viola un contratto si pretende il risarcimento del danno, se si viola un trattato si fa lo stesso.
Ma, nel diritto internazionale, esiste una possibilità ulteriore: lo Stato che non rispetta i suoi impegni viene (e succede molto più spesso di quanto non si creda) emarginato, escluso dalla collettività. E questo equivale, in poco tempo, alla fine di quello Stato. A parte che, come anche nei rapporti commerciali, uno Stato che non è affidabile, viene guardato con sospetto e si evita di averci rapporti o si fanno pagare di più le cose … è lo spread, no?

L’Italia, dunque, è entrata a fare parte di una Organizzazione internazionale che si chiama Unione Europea (UE), grazie ad una serie di trattati. L’UE coordina edirigel’attività degli Stati membri, sulla base delle regole che sono state decise concordemente, all’unanimità, da tutti gli Stati che ne fanno parte.
Nessuno ci ha imposto di entrare a fare parte della UE, ma ci siamo. E le regole della UE, le abbiamo scritte e sottoscritte anche noi, anzi, noi tra i primi

Quelle regole definiscono la nostra sovranità: non la riducono, la regolamentano, come è ovvio che sia. Insomma, non possiamo fare ciò che vogliamo come vogliamo, dobbiamo rispettare le regole che abbiamo sottoscritto, pena il pagamento delle conseguenze.
Quelle regole, naturalmente, sono anche una garanzia, perché (contrariamente a ciò che dicono Salvini e Fontana) vengono rispettate anche dagli altri, e quindi ciò che dobbiamo fare noi (magari di mala voglia) lo devono fare anche altri, a loro volta magari di mala voglia.

Orbene, dire che vogliamo fare quello che ci pare e che non vogliamoobbedirea ordini che non esistono perché li abbiamo scritti anche noi, equivale a dire che vogliamo uscire dall’UE. Bene, la cosa è legittima, anche se molto complicata  -basta guardare che problemi stanno avendo gli inglesi, che, sta in fatto, non riescono a venire fuori dalla UE!

Uscire dalla UE si può, tecnicamenteMa: per farlo si devono fare due cose.
Primo, negoziare con la UE il prezzoper la nostra uscita, le modalità, i termini, i tempi. Perché così come noi abbiamo assunto obblighi (e diritti) nei confronti della UE e degli altri Stati membri, la UE e gli Stati membri hanno assunto obblighi (e diritti) verso di noi; ‘liberarsi’ di tutto ciò costa tempo e denaro e richiede procedure complesse. Se poi ci convenga o meno, basta chiederlo alle aziende che oggi esportano senza pagare dazi (e importano senza pagare dazi) negli altri Paesi europei. Basterebbe solo questo: dalla sera alla mattina esportare e importare costerebbe molto di più. Tanto per dire, milioni di ettolitri di vini ci resterebbero sullo stomaco … pensate solo al Prosecco!

Secondo. L’Italia partecipa all’UE, non solo grazie alla sottoscrizione dei trattati, tutti votati dal Parlamento italiano e adottati con leggi dello Stato e quindi obbligatori come qualunque altra legge, ma anche grazie al fatto, fondamentale, che la nostra Costituzione, all’articolo 81, ma specialmente all’articolo 117.1, stabilisce che quei trattati sono parte del nostro ordinamento giuridico e che prevalgono sulle nostre leggi ordinarie. Come, sia chiaro, non solo è giusto e logico che sia (se fai un trattato, lo devi rispettare, no?) ma come fanno tutti, ripeto tutto gli altri Stati, che fanno esattamente la stessa cosa, odiata Germania inclusa. Quindi per uscire dalla UE, occorre mettere in moto un meccanismo estremamente complesso, che, tra l’altro, richiede che il popolo italiano (sia pure attraverso il Parlamento) si pronunci e sia perfettamente cosciente di ciò che fa.

Sbraitare contro l’UE, dunque, non solo è inutile e dannoso, ma è truffaldino, perché si dà a credere alla gente che basta un urlo gutturale di Salvini, con o senza rosario, e di Fontana, per ‘liberarci’ da certi obblighi. Non è così, non è così semplice. Chi vi dice il contrario vi imbroglia e ci porta verso il baratro. Invece di mentire spudoratamente, chi vuole che si esca dalla UE, lo dica pubblicamente e si confronti con gli altri cittadini e gli altri Stati: alla luce del sole, senza trucchi.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.