venerdì, Ottobre 18

L’evoluzione del porno: da Playboy all’hardcore Ha raffigurato il nudo femminile con stile ed eleganza, senza sfociare mai in una pornografia sfacciatamente esibita

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Hugh Hefner, fondatore della rivista ‘Playboy‘, è morto ieri all’età di 92 anni. La sua rivista, nata nel 1953, ha segnato un’epoca ed insegnato ai lettori a vivere la sessualità in maniera meno conservatrice e più libera.

Per chi non la conoscesse ancora, ‘Playboy’ è stata una rivista-icona, che ha raffigurato il nudo femminile con stile ed eleganza, senza sfociare mai in una pornografia sfacciatamente esibita. Lo stesso Hefner affermava che «Playboy è una combinazione di vari fattori, che ruotano attorno al sesso, e il sesso include anche contenuti di un certo spessore, cartoni animati, barzellette che descrivono i rapporti sentimentali fra un ragazzo e una ragazza in maniera ironica».

Whitney Strub, docente dell’università di Newark, nel New Jersey, nel suo articolo intitolato ‘How Playboy skirted the anti-porncrusade of the 1950s, ci spiega come, a partire dagli anni ’50, la rivista ‘Playboy’ fu severamente criticata per il suo contenuto ‘immorale’.

Fra i critici, vi era l’ala destra del Governo americano, che voleva chiudere la rivista a causa del suo presunto fallimento morale. Contrari a ‘Playboy’ erano anche le femministe, che vedevano le immagini, raffiguranti il nudo femminile, come sessiste e degradanti, tanto da organizzare numerose proteste contro la rivista. Tuttavia, la sfida più grande da superare era quella di attirare l’attenzione di aziende di grandi dimensioni, per lo più conservatrici, che avrebbero dovuto investire dei capitali e inserire il logo della loro impresa all’interno della rivista per essere sponsorizzate.

Hefner era un uomo d’affari brillante che aveva intuito che l’unico modo per vendere ‘materiale pornografico’ ed ottenere sponsorizzazioni, era quello di creare una rivista seria e rispettabile, apprezzata anche dalla classe media borghese. La redazione di ‘Playboy’, quindi, trascorse i suoi primi anni a realizzare una rivista di tendenza, che dava consigli di moda, di cucina, che insegnava agli uomini bianchi come conquistare una donna, senza tralasciare l’impatto visivo ammiccante, ironico e sensuale e l’introduzione di barzellette e fumetti per rendere divertente la sfera sessuale, vista come il trionfo della libertà personale e non più come un tabù.

Pochi anni dopo la nascita della rivista, il senatore democratico Estes Kefauver lanciò la sua ‘crociata anti-porno’ contro Hefner, che non si scompose più di tanto, adeguando i suoi contenuti al contesto politico e sociale dell’epoca.

In una lettera del 1962 un gruppo di cittadini conservatori di Chicago, che si battevano per un tipo di letteratura moderata e moralmente irreprensibile, aveva deciso di non includere ‘Playboy’ nell’elenco delle 37 riviste da richiedere che fossero rimosse dalle edicole locali.

Nell’estate del 1969, i primi risultati della linea editoriale, scelta da Hefner, cominciarono a vedersi e degli annunci a pagina intera apparirono nel ‘New York Times’, nel ‘Chicago Tribune’ e nel ‘Los Angeles Times’, mostrando il coniglietto di Playboy, con una didascalia che recitava così: ‘Stiamo andando a caccia di conigli’. Più tardi, negli anni ’70, Playboy avrebbe tentato di competere con la pornografia a fumetti, nata dalla rivoluzione sessuale.

Nel frattempo, Robert Guccione, editore della rivista ‘Penthouse’, fece concorrenza a ‘Playboy’, emulando il suo formato, che forniva da un lato un servizio letterario e dall’altro comunicazioni di servizio, rendendo le immagini sessualmente esplicite.

In un primo momento Hefner ignorò Penthouse, considerando il suo editore come un povero imitatore della sua rivista, ma alla fine del 1970, la diffusione di Penthouse aveva raggiunto 1,5 milioni di lettori, e Hefner decise che era giunto il momento di ‘andare in guerra’, rendendo le sue immagini sessualmente esplicite.

Nel settembre del 1972, la diffusione di Playboy era salita a 7 milioni di lettori, ma gli inserzionisti della rivista cominciarono a lamentarsi della natura esplicita delle immagini.

Alla fine, a causa della pressione esterna degli inserzionisti, delle battaglie interne con i redattori e della nascita di altre riviste concorrenti, come ‘Gallery’ e ‘Hustler’, ‘Playboy’ smise di soddisfare i lettori ‘hard-core’ e tornò ai suoi standard precedenti.

Recentemente, la rivista ha modificato il suo contenuto per aderire alle rigide norme dei social media, come Facebook e Instagram, che impediscono agli utenti di pubblicare contenuti troppo espliciti.

Oggi, il 40% delle sue entrate proviene dalla Cina, dove la rivista stessa non è nemmeno venduta, e dal suo marchio, con il logo a  coniglietto, che compare su prodotti di uso comune, come accendini, tazze da caffè e così via.

‘Playboy’, alla fine, è riuscita a resistere nel tempo ed è diventata una delle riviste di maggior successo nella storia dell’editoria mondiale. Gail Dines, docente di sociologia dell’università di Wheelock College, nel suo articolo ‘Why your father’s Playboy can’t compete in today’s world of hard-core porn‘, analizza il successo della rivista, ma anche il modo in cui l’industria del porno sia cambiata rispetto alla ‘morigerata’ rivista ‘Playboy’.

E’ un dato di fatto che l’industria del porno si è evoluta. Oggi, si possono visitare piattaforme Internet hard-core, che oscurano completamente il vecchio modello di business di ‘Playboy’ diventato ormai obsoleto.

In questa analisi, la docente ha analizzato il porno come un fenomeno culturale e commerciale che, trasforma la nostra società in modo profondo e insidioso, con impatti negativi sulla parità di genere e sulla salute pubblica.

Ironia della sorte, 20 anni dopo è proprio qui che ‘Playboy’ si trova, in un mondo in cui il porno che circola su Internet è diventato molto più violento e alla portata di tutti.

Per comprendere quanto il porno sia diventato così crudo ed aggressivo, basta leggere lo studio che la psicologa Ana Bridges e la sua squadra dell’università dell’Arkansas hanno effettuato su un campione di film porno, scoprendo che la maggior parte delle scene che si vedono in questi film contiene sia abusi fisici che verbali che vengono perpetrati nei confronti delle donne.

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