domenica, Ottobre 25

L’Europa over 60 passa da Versailles?

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Sicurezza, difesa e crisi migratoria saranno in cima all’agenda dell’Unione Europea nei prossimi giorni. La settimana si è aperta con una riunione congiunta dei Ministri degli Esteri e della Difesa per fare il punto sui progetti di cooperazione militare e sulla ‘EU Global Strategy’. Nel pomeriggio i capi delle diplomazie Ue, sotto la direzione di Federica Mogherini, hanno discusso di Balcani Occidentali, migrazioni, processo di pace in Medio Oriente e Repubblica democratica del Congo.

Giovedì 9 e venerdì 10 marzo, ultimo Consiglio Ue, a Bruxelles, prima dell’inizio dei negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’Unione. I capi di Stato e di Governo dibatteranno di migrazioni, sicurezza e difesa; e venerdì, senza la premier britannica Theresa May, cercheranno di definire una posizione comune sui negoziati con il Regno Unito sulla Brexit che si apriranno dopo che May avrà notificato l’attivazione dell’articolo 50 del trattato che avvia le procedure di divorzio  -annuncio previsto per metà mese. Probabile una discussione in vista del Vertice di Roma, dopo che la Commissione ha presentato il suo Libro Bianco sul futuro dell’Ue a 27.

Ieri, in vista di questo appuntamento, si è tenuto un mini-vertice a quattro a Versailles. Con il ‘padrone di casa’, il Presidente francese Francois Hollande, si sono trovati il Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, il Premier spagnolo Mariano Rajoy e la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Si è trattato del primo di una serie di summit, informali e non, che si terranno nelle prossime settimane sul futuro dell’Europa.
«Non si tratta di decidere il futuro dell’Europa a quattro», ha affermato nei giorni scorsi Hollande «Non è la nostra concezione delle cose, ma noi siamo quattro Paesi importanti e dobbiamo dunque orientare le politiche per agire con gli altri, insieme».

La riunione tra i quatto grandi Paesi europei è servita anche a preparare il vertice di Roma del 25 marzo, convocato per celebrare i 60 anni dei Trattati istitutivi della Comunità Europea e per avere un primo scambio di opinioni sul ‘Libro bianco’ sul futuro dell’Europa presentato nei giorni scorsi dal Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Delle varie opzioni proposte da Junker Francia e Germania sembrano voler puntare sull’Europa a ‘più velocità’. Il progetto servirebbe a contrastare le forze euroscettiche europee, dando più libertà d’azione a gruppi di nazioni che hanno intenzione di perseguire politiche comuni in materia, per esempio, di confini, crescita economica e difesa. Angela Merkel, un mese fa, aveva affermato di aver «imparato la lezione di quest’ultimo anno» e che «ci sarà un’Unione Europea a diverse velocità».

I vertici di questa settimana potrebbero anche essere l’occasione per discutere in modo più ristretto delle indiscrezioni secondo cui Hollande, in uscita tra due mesi dall’Eliseo, potrebbe andare a fare il presidente del Consiglio europeo al posto del polacco Donald Tusk, il cui mandato scade il 31 maggio prossimo. Indiscrezioni che sono state qualificate da fonti vicine al presidente francese come «completamente false».

Intanto, però, la partita intorno alla riconferma di Tusk si è complicata, a causa dell’ostilità del Governo del suo stesso Paese. Se nelle ultime settimane si erano intensificate le voci secondo le quali Varsavia avrebbe potuto evitare di votare formalmente contro il secondo mandato di due anni e mezzo di Tusk, limitandosi a far mettere per iscritto le proprie riserve, è di poche ore fa la notizia che la Polonia ha indicato formalmente un altro candidato per la presidenza del Consiglio europeo: si tratta dell’europarlamentare Jacek Saryusz-Wolski, dello stesso partito di Tusk, Piattaforma civica (Po), ma dal quale è stato immediatamente espulso non appena resa nota la sua candidatura. Ed il leader del Ppe, Joseph Daul, ha ricordato che il Partito popolare europeo «sostiene fermamente» Tusk.

Dietro l’opposizione del governo populista di Varsavia alla riconferma dell’ex premier c’è lo scontro con il leader del Partito al governo della Legge e la giustizia (Pis), Jaroslaw Kaczynski, che ritiene Tusk «moralmente responsabile» della morte, in un incidente aereo avvenuto il 10 aprile del 2010, del fratello gemello Lech. Incidente avvenuto a Smolensk, in Russia, che diverse inchieste hanno attribuito ad un errore del pilota ed alle avverse condizioni atmosferiche. Ma Jaroslaw Kaczinsky sostiene che il viaggio del fratello, mentre Tusk era premier, non fosse stato preparato a dovere e, soprattutto, a suo dire, non fece abbastanza per evitare che i russi potessero manomettere le prove.

Non solo: il leader del PiS accusa l’ex premier di agire «contro gli interessi nazionali polacchi». Secondo una fonte diplomatica di un Paese del nord Europa citata dal ‘Financial Times’, è semplicemente «ridicolo» immaginare che possa essere presa sul serio la candidatura di Saryusz-Wolski, che non ha alcuna esperienza di governo. D’altro canto, a favore di Tusk si sono fin qui schierati tutti gli altri Paesi Ue, per cui al vertice di Bruxelles del 9 e 10 marzo si tratterà di capire come superare le obiezioni di Varsavia.

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