sabato, Luglio 4

L’Europa della Paura e della Partigianeria I sovranismi alla prova, ed al naturale cozzo

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L’Europa è preda di dueP’: Paura e Partigianeria. ‘Intesa a tre contro gli sbarchi, in Ue solo chi fugge da guerre’, ‘Brexit: May, stop agli europei in cerca di lavoro’, ‘Trump, immigrati cambiano Ue in peggio’, ‘Ue apre a Conte, muro Visegrad’, ‘Nuovo affondo di Trump: ‘L’Ue è nostra nemica’’. Sono solo alcuni dei titoli di questi giorni, si potrebbe continuare. La verità è che l’Europa ha paura.
Prima la grande recessione iniziata nel 2009; poi, nel 2014, l’ingresso in scena dello Stato Islamico, e nel 2015 lo sbarco in Europa di oltre 1 milione di rifugiati che fece scoppiare la crisi europea dei migranti. Da nove anni l’Europa vive in una paura che a tratti – per esempio nella stagione dei grandi attacchi dell’IS – si è fatta ‘terrore’.

Le origini della Grande Paura dell’Europa sono da ricondurre a ben prima del 2009, certo. Ma la lunghissima crisi economica iniziata tra il 2008 e il 2009 e la contestuale crisi dei rifugiati hanno rappresentato la tempesta perfetta. Da quel momento la Paura, che era sub-cosciente – ma non impercettibile per chi osservasse con attenzione i fatti del mondo – è esplosa. Si è infiltrata velocemente nella società a tutti i livelli, e a quel punto si èincarnatanell’agire politico dei soggetti e delle entità più espressive dell’Es di ciascuno. L’individualismo – proprio della nostra epoca – abbinato alla Paura, ha prodotto sovranismi, partigianerie, polarizzazioni. In Europa così come oltreoceano.

Oggi stiamo vivendo un momento apicale. Difficile dire se sia ‘il’ momento apicale – toccato il quale non c’è che l’inversione di marcia. Ce lo auguriamo, ma temiamo di no. Democrazia, Stato di diritto, Pace sono in pericolo.
L’Europa sotto attacco corre il rischio reale di schiantarsi sotto il peso dell’Es divenuto agire politico.
Nel suo ‘piccolo’ ci dovrebbe dire molto la vicenda dei 450 migranti alla fine sbarcati a Pozzallo. A Matteo Salvini non ha detto nulla, visto quel che dichiara, ma a chi abbia ancora un briciolo di sale in zucca dovrebbe per l’appunto dire assai. Il Premier italiano, Giuseppe Conte, con il cappello in mano, è andato a fare il giro deipalazzidegli altri 27 Paesi membri dell’Unione Europea, ha raccolto la disponibilità ad ospitare una frazione dei 450 da Malta, Francia, Germania, Spagna e Portogallo. Mentre i Paesi del Gruppo di Visegrad, gli amici di Salvini, quelli con i quali lui ha particolare familiarità, quelli con cui fa gli ‘assi’ e i patti dei volonterosi, gli hanno dato un asse sui denti. Il neopremier ceco, Andrej Babis, ha fatto anche di più, lo ha mandato direttamente all’Inferno, accusando il povero Conte proprio di «aprire la strada per l’Inferno».
Ma Salvini è Salvini, l’Es è pericolosamente autodistruttivo e distruttivo, lo sappiamo, pertanto il Ministro dell’Interno (e Vicepresidente del Consiglio) celebra il successo: «E’ una vittoria politica». La vicenda, tra il ridicolo e il penoso per coloro che l’hanno firmata, in primis Conte e poi Salvini, quindi l’Italia potenza del G7 che si dichiara incapace di dare ospitalità a 450 poveri cristi, ci mostra – prima del previsto – quanto i sovranismi crollino alla prima messa alla prova. Non ci voleva molto a capire che i sovranismi si possono alleare solo contro il resto del mondo mentre tra loro cozzano, ma questa vicenda soprattutto ci prefigura quel che diventerebbe l’Europa (una banalissima espressione geografica) se la Paura e la Partigianeria, che si traducono in particolarismi, dovessero prendere definitivamente il sopravvento. Eppure il livello dipercezione di questa situazione e di questo rischio ci pare ancora gravemente deficitario.

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