mercoledì, Febbraio 20

L’Europa della pagliuzza (dei rifugiati) che non vede la trave (dei migranti economici) 32 milioni di migranti economici che dovrebbero tenere in piedi il vecchio continente ignorati da quelli che dovrebbero essere i leader dell’Unione

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Il Consiglio europeo andato in scena il 28 giugno (2018) è stato, a dire dei più (politici e commentatori), importantissimo, probabilmente il principale dell’anno in corso (‘spartiacque’ a dire del premier italiano Giuseppe Conte), visti i temi al centro della discussione -uno in particolare: i migranti- e il momento che sta attraversando l’Unione.
Guardato con occhio critico, magari un po’ scettico, ma tutt’altro che euro-scettico, questo è stato un vertice in cui i 28 uomini e donne più importanti (sulla carta) del vecchio continente si sono affannati attorno ad una pagliuzza e non si sono resi conto della trave. La pagliuzza sono i rifugiati, o profughi che dir si voglia, e la trave sono i migranti economici, trave che sta pericolosamente in bilico sulla loro (nostra) testa, enorme, e loro si accapigliano sotto, ignari come i passeggeri del Titanic. Trave alla quale è affidato il futuro della vecchia Europa.

Non ci piacciono gli esercizi di stile, per tanto andiamo al sodo.
I migranti che irregolarmente arrivano in Europa dal Mediterraneo dal 2015 ad oggi sono in costante diminuzione, ridotti del 95% dal suo picco nell’ottobre 2015, lo riportano i dati ufficiali del Segretariato del Consiglio europeo.

Secondo il rapporto ONU 2017 sulle migrazioni -dati 2016-, sono 258 milioni le persone migranti, ovvero gente che ha lasciato il proprio Paese e vive altrove –in aumento del 49% rispetto al 2000 e del 18% rispetto al 2010-, il 3,4% della popolazione mondiale. Di questi, i rifugiati e richiedenti asilo sono 26 milioni. Il che significa che i migranti economici che si muovono nel mondo sono 232 milioni.

La popolazione europea invecchia, e il saldo tra nascite e morti è negativo. In Europa il tasso di fecondità (il numero medio di figli per donna) continua a essere ben al di sotto della soglia di sostituzione naturale pari a 2,1  -in particolare è attualmente a 1,6 con livelli più bassi in Italia (1,3).  Sempre secondo il rapporto ONU, tra il 2015 e il 2050 in Europa moriranno 57 milioni di persone che non saranno soppiantate da altrettante nascite. I flussi migratori serviranno da compensazione, ma solo parziale, infatti è previsto che apporteranno 32 milioni di persone migranti, così mancheranno all’appello in Europa 25 milioni di persone. Infatti, è la UE, attraverso Eurostat, a riconoscerlo: «Da sole le migrazioni non potranno certamente invertire l’attuale tendenza verso l’invecchiamento della popolazione registrata in molte zone dell’UE».
Malgrado il futuro del Vecchio continente sia nelle mani dei migranti, sempre Eurostat registrava come nel 2015 il numero delle acquisizioni di cittadinanza fosse diminuito del 5%.
Per avere elementi per raccogliere in tutte le sfumature questa situazione è utile dare uno sguardo a ‘Demographic and human capital scenarios for the 21st century’ del Centre of expertise on population and migration (Cepam).

Le conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno riservano un mezzo rigo ai migranti economici: da rimpatriare con il sostegno della UE (nessuna trattativa è stata necessaria, almeno da quanto riportano le cronache, subito tutti 28 perfettamente in accordo, è un passaggio dato per sottinteso). Le politiche UE in fatto di migranti economiche? Non pervenute.
Non provate a chiedervi il ‘perchè’, la sola risposta sta nella ‘stoltezza’, e non mi azzardo a ragionare se sia stoltezza colpevole o meno.

Al ritorno in patria, i 28 hanno ripreso il vomitevole balletto di sempre: bilanci trionfanti (a partire da quelli che come l’Italia sono tornati cornuti e mazziati), promesse di porti chiusi, rimpallo delle responsabilità… Anche i morti in mezzo al Mediterraneo sono ripresi, ovviamente, nell’indifferenza di sempre.

Stiamo dirigendoci a passo veloce e sicuro verso il burrone? Se fossimo eurocentrici (e avveduti) la risposta sarebbe sicuramente ‘SI’. Ma se per un attimo ci portiamo alle altitudini proprie di Paolo Nespoli allora ‘NO‘, semplicemente decideremmo di emigrare. Puntando diritto il pilota automatico verso l’Africa.

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