domenica, Luglio 5

L’Europa del ‘Piano Ursula’ per uscire dal coronavirus Un bilancio europeo accresciuto da fonti di finanziamento autonomo della UE, gestite direttamente dalla Commissione -non dal Consiglio, non dagli Stati- iniettate direttamente nell'economia delle imprese

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Non prendere estremamente sul serio la dichiarazione della signora Ursula von der Leyen, della quale sono stato il primo a diffidare (e continuo a farlo), sarebbe l’errore più grave di tutti, oggi, quando il coronavirus Covid-19 ci ha messi in ginocchio, specie perché gestito malissimo, sia a livello centrale, che periferico.

Ignorarlo, dico, sarebbe un errore grave per due fortissimi motivi.
Il primo, ovvio, che von der Leyen si pone inposizione terza’, se si può dire così, tra i Paesi ostili all’Italia e l’Italia e i suoi pochissimi amici.
E partiamo proprio da qui. Noi ormai non abbiamo amici, nemmeno la Grecia, che a suo tempo tradimmo smaccatamente, dopo avere promesso sostegno a spada tratta per poi abbandonarla in mano alla ‘Troika’, ma specialmente a Angela Merkel. E ciò deriva da due fatti oggettivi: che abbiamo un debito mostruoso che terrorizza tutti (e dovrebbe terrorizzare anche noi, se non avessimo al Governo gente come Salvini e Di Maio, magari alternativamente, ma la mentalità è quella), e specialmente spaventa per il fatto che gli altri Paesi si potrebbero trovare a dovercelo in parte ripagare; che noi abbiamo ancora alcunigioielliche fanno venire l’acquolina in bocca a molti, dalla moda e l’industria del lusso, alla componentistica automobilistica (vitale per non fare cadere la Germania come una pera cotta) all’alimentare di qualità, quello non ancora svenduto alla Francia e alla Germania, con particolare riferimento al vino. L’avvoltoio, come spiegherebbe qualunque zoologo, non è cattivo in sé, è solo abituato a mangiare i cadaveri se li trova. Tutto sta, quindi, a non fargliene trovare.

Il secondo motivo per il quale non è da ignorare la dichiarazione di von der Leyen è ancora più forte, sempre che il pensiero della signora sia chiarito. Parlare di piano Marshall non significa assolutamente nulla, ma significa moltissimo, o potrebbe significare moltissimo, l’idea, mi pare ribadita ieri, di destinare il bilancio dell’UE a superare il dramma economico di questi mesi.
È vero, osserva qualcuno, che il bilancio dell’UE è in gran parte frutto dei versamenti degli Stati membri, ma non solo, non dimentichiamolo per favore. Basterebbe, tanto per cominciare, aumentare le fonti di finanziamento autonomo della UE, far fare, cioè, all’UE ciò che avrebbe dovuto fare fin dall’inizio e che è regolarmente previsto nei trattati. Si dice, però e intanto, che la proposta (francese e, se ben capisco, ormai sposata anche dall’Italia) servirebbe a creare una sorta di bilancio parallelo a quello ‘ufficiale’, per superare l’ostacolo.

L’idea, penso, potrebbe anche essere buona, se, però, prevedesse che il danaro ricavato da quel fondo (nel documento dei Ministri dell’Economia è chiamato ‘recovery fund’) fosse gestito solo e direttamente dalla Commissione (e non, ripeto non dal Consiglio!), ne fosse responsabile solo la Commissione, e quindi fosse garantito dalla BCE e non dagli Stati, e, infine, agisse direttamente nell’economia delle imprese. Direttamente, cioè senza passare per gli Stati. Ma, per investimenti, non per saldare debito degli Stati!

Sarebbe una via indiretta e surrettizia per introdurre i famosi eurobond, senza, però, trasformare quel fondo in uno strumento di finanziamento agli Stati, perché ciò servirebbe solo ad aumentarne ancora di più il debito, e, per quanto riguarda l’Italia, non ce lo possiamo permettere.

È però evidente che una fonte di finanziamento del genere richiederebbe, da parte degli Stati membri, una sorta di ridimensionamento delle proprie competenze a favore di quelle europee. E su questo, temo, l’opposizione sarebbe forte, sia da parte dei Paesi del nord, che da parte della stessa Italia e in particolare dai sovranisti-populisti italiani, cioè, come dicevo sopra da Salvini e Di Maio.
Quest’ultimo, non a caso, ha risposto con sussiegosa condiscendenza al
discorso della signora von der Leyen. Che Di Maio non abbia capito è irrilevante, ma ciò che conta è che la signora von der Leyen parla esplicitamente di bilancio europeo, «strumento di cui tutti gli Stati membri hanno fiducia» (salvo, però, Salvini, Le Pen e i paesi dell’est europeo!) da utilizzare per investimenti massicci che servano per fare ripartire l’economia … europea!

Qualunque, ripeto, qualunque sia la volontà della signora von der Leyen, queste parole vanno dunque prese molto sul serio e la gestione della risposta a quelle parole va messa nelle mani di persone serie e capaci: di europei che vogliano l’Europa (come dice la stessa signora von der Leyen, quando parla dei giovani che non comprendono certe discussioni europee) che sappiano dove andare e che comprendano che c’è un prezzo da pagare, che però ci conviene come poche cose al mondo.
Una volta di più, quante volte lo ho scritto qui?, non ci vuole solidarietà (se poi fa comodo usare il termine, figuriamoci, va benissimo) ci vuole cognizione chiara dei propri interessi e degli interessi collettivi e l’assoluta chiarezza nel fatto che un piano del genere non ha il senso di tamponare e soccorrere questo o quello Stato, ma di fare economia e impresa e progresso.
E quindi, per farlo accettare, occorre mostrare capacità e voglia di fare sul serio la nostra parte: gli occhi dolci non servono a nulla, servono atti.

A cominciare dallo spiegare chiaramente come mai la nostra crisi da virus continua mentre altrove è cominciata dopo ma sta finendo, e a prendere le iniziative necessarie: rafforzamento massiccio del servizio sanitario nazionale, senza nulla togliere alle Regioni, ma favorendo il coordinamento e la chiarezza delle competenze. Ecco, la diatriba ridicola tra ‘governatori’ e tra ‘governatori’ e ‘governo centrale’, è appunto ridicola, ma il tema va affrontato, specie per chiarire come mai in Lombardia quella vera e propria strage, che ancora oggi continua.
Ben capisco la rabbia di Vittorio Colao (peraltro inutile orpello in uno Stato normale) quando si chiede che ci sta a fare. Infatti in un Paese normale le centinaia di persone che ormai partecipano alle più diverse commissioni, per non parlare dell’altra buffoneria i ‘focus group’, starebbero a casa loro a lavorare sul serio, ciascuno nel suo mestiere.
E sorvolo sulla nuova aspettativa strappalacrime della Ministra Elena Bonetti, che difende il ‘diritto al gioco’ dei bambini: se di fronte a problemi di questa dimensione si arriva a questo, stiamo freschi. Così come sulle affermazioni per cui ‘ripartire si deve’ (ma tu guarda, davvero?) con analitiche indicazioni di tutto ciò che si sta rovinando, senza mai dire come si fa a ripartire. Basta con gli ‘io so tutto’ e con ‘faccio i fatti miei’: vogliamo solidarietà dall’Europa? Cominciamo da noi.
Ma va affrontato anche il tema del nostro bilancio, dei buchi derivanti dal fatto che nessuno paga le tasse, ma tutti pretendono prebende dallo Stato in cambio di nulla. È un tema cruciale, specie se, mancando per ora un piano europeo vero, sia pure come quello della signora von der Leyen, continuiamo a indebitarci per cifre mostruose, magari facendo gli schizzinosi sui fondi ottenibili dal MES, ma non è chiaro come ripagheremo. Se l’idea è che ripagheranno gli altri Stati europei, meglio non farsi illusioni.

Deve crescere l’Europa, è vero, ma noi per primi.

P.S.
L’Accademia dei Lincei non ha detto nulla sull’articolo di ieri, dunque quello che pensa è quello che ha scritto. Bravi!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.