giovedì, Dicembre 12

L'Europa contro le 'società schermo'

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L’evasione fiscale non è soltanto un problema italiano, anche se a noi spetta la maglia nera. Anche a livello europeo i dati non sono confortanti: secondo le stime della Commissione il costo della sola corruzione sul territorio Ue è pari a circa 120 miliardi di euro all’anno, l’1% del Pil dell’unione. Un dato che non può passare inosservato. In questo caso specifico rivolgiamo l’attenzione alle ‘società schermo’, che spesso vengono usate per riciclare denaro sporco o per fini di evasione fiscale. Questo vuol dire che determinati flussi di denaro illegale entrano in circuiti legali, provocando un danno all’economia intera. Non è semplice determinare gli amministratori di queste società, perché manca la trasparenza e il più delle volte vengono utilizzati dei prestanome. Diciamo un’evoluzione del meccanismo delle ‘scatole cinesi’.

Da qui è nata l’iniziativaPer un’Europa più giusta neutralizziamo le società schermo’ portata avanti dall’Osservatorio cittadino per la trasparenza finanziaria internazionale.

Nel documento a sostegno dell’iniziativa cittadina si legge che «L’infiltrazione dell’economia lecita da parte di flussi finanziari di origine criminale minaccia la stabilità del settore finanziario e il mercato interno. Nella sua comunicazione ‘La strategia di sicurezza interna dell’UE in azione: cinque tappe verso un’Europa più sicura’,[ COM(2010)673] la Commissione sostiene di rivedere la legislazione anti-riciclaggio dell’UE, al fine di aumentare la trasparenza delle persone giuridiche e degli istituti giuridici.  Dal canto suo, il Parlamento europeo, in una Risoluzione del 15 settembre 2011, ha invitato la Commissione Europea a «fare della lotta contro le società schermo anonime nelle giurisdizioni non trasparenti (…)una priorità della prossima riforma della direttiva sul riciclaggio dei capitali». La Commissione europea stessa , nel suo rapporto al Parlamento europeo e al Consiglio, riguardante l’applicazione della direttiva 2005/60/CE relativa alla prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario per il riciclaggio di capitali e il finanziamento del terrorismo [COM (2012) 168 final del 11.04.2012],contemplava la possibilità di introdurre «in uno strumento giuridico esistente nell’ambito del diritto delle società delle misure tese a promuovere la trasparenza delle persone giuridiche e degli istituti giuridici».

Il Comitato promotore è guidato da Chantal Cutajar, presidente dell’Octfi e direttrice dell’Action-Research group on organized crime dell’università di Strasburgo, mentre in Italia è portato avanti dall’avvocato Chiara Mainardi.

Il problema fondamentale è identificare i dati e i nominativi di coloro che sono a capo di queste società, che fino a questo momento sono illegali ma possono essere utilizzate come coperture per altri tipi di attività. “Sono tutte quelle società, chiamiamole offshore, in cui il beneficiario e la provenienza dei flussi dei denari non sono chiari perché vengono indicati con dei prestanome i gestori di determinati fondi, oppure società intestate ad altre società che vengono aperte in paesi in cui di fatto non viene svolta l’attività collegata. Sono tutte quelle società che schermano i veri dati, ovvero il dato del beneficiario e della provenienza del denaro e che quindi vengono utilizzati per i fini più disparati. Dall’evasione al riciclaggio del denaro sporco”. Così Chiara Mainardi ci spiega il regalo pericolo dovuto alla poca trasparenza. “In Europa si possono aprire queste società in vari paesi, non in tutti ma in parecchi, e di fatto possono operare anche in Paesi terzi – continua  Anche società che sono create al di fuori dell’Europa e che poi possono agire sul nostro territorio. Noi vorremo quindi che si impedisse sia la creazione sia la possibilità di operare da  parte di società aperte in latri Paesi, come quelle nei paradisi fiscali per cui possono operare tranquillamente anche in Europa. Noi vorremmo che si arginasse questo costume”. L’iniziativa “è nata presso l’università di Strasburgo, dove c’è l’Osservatorio cittadino sulla Trasparenza dei Mercati finanziari, è un osservatorio presieduto da Chantal Cutajar, che è anche la presidentessa della nostra iniziativa. Si occupa da anni del problema dell’infiltrazione del denaro illecito, della corruzione e sulla base dei suoi studi e poi ultimamente la Commissione parlamentare presieduta da Sonia Alfano ha raccolto dati sulla corruzione in Europa, su questa evidenza del problema e sulla diffusione nella nostra Europa hanno deciso di creare questo comitato. Dopodiché hanno cercato dei rappresentati nei vari Paesi europei”.

Giuridicamente come vi siete mossi? “L’iniziativa cittadina europea è uno strumento che viene concesso ai cittadini,secondo il Trattato di Lisbona, e chiede il raccoglimento di un numero di firme pari ad un milione, però con dei minimi almeno in sette Paesi europei. Sostanzialmente si è tenuti ad avere dei rappresentanti. Per l’Italia il minimo di firme da raggiungere è circa 55 mila. La raccolta delle firme viene fatta tutto online”. Comunicare e rendere chiari questi tipi di passaggi giuridici è fondamentale, infatti “noi ci stiamo muovendo,da qualche mese, partendo dalla comunicazione di questo problema, e adesso iniziano ad esserci delle risposte. Devo dire che da una parte ci sono molte persone che si sono interessate a questa problematica, dall’altra parte alcune volte questo problema viene rilegato alla sfera giuridica e di difficile comprensione. In realtà non è vero, l’approfondimento può essere fatto a più livelli, il meccanismo è di facile comprensione per tutti. C’è una certa fetta che dice che questi strumenti sono utili per la gestione dei grandi gruppi industriali, ad esempio il trust e le società fiduciarie che di fatto in Italia sono accettate. E’ un problema da affrontare in maniera approfondita, nel senso che in Italia come in Francia, non è in sè quel tipo di meccanismo (il trust)  illegittimo, ma è illegittimo un utilizzo di sporto dei capitali o dei beni. Bisogna capire con quale strumenti si possa imporre la trasparenza e poi di comunicare i dati. Noi chiediamo la trasparenza delle società, che si possa sempre recuperare il nome del beneficiario e la provenienza dei fondi. Nel momento in cui si vogliono fare delle indagini è doveroso poter accedere a questi dati e che non siano celati. Purtroppo al momento possono farlo e non infrangono nessuna legge” .

La petizione è partita ad ottobre 2014 e terminerà nel 2015, utilizzando le parole di Chantal Cutajar, il fulcro della problematica è che  «i Paesi dell’unione in cui è possibile creare società schermo sono Romania, Gibilterra, Lituania, Polonia, Regno Unito, Cipro, Lussemburgo, Malta, Repubblica Ceca, Irlanda, Paesi Bassi e Lettonia». Maggiore trasparenza aiuterebbe anche sul fronte delle fiduciarie, che «In Italia e in Francia in linea di principio le fiduciarie sono trasparenti nei confronti delle autorità, ma vengono spesso utilizzate in maniera distorta. In altri paesi europei, invece, sono un altro strumento in mano a chi vuole nascondersi dietro un prestanome».

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