martedì, Novembre 12

L’Europa complice in Libia e Sudan Come e perché l’Europa è divenuta complice di crimini contro l’umanità in Libia e Sudan: una ricostruzione dei fatti e dei meccanismi

0

Il lungo e circostanziato documento redatto da un gruppo di giuristi spagnoli ed israeliani, ha portato alla denuncia dell’Unione Europea presso la Corte Penale Internazionale (CPI) per compartecipazione a crimini contro l’umanità commessi daglialleatiafricani in Libia nell’ambito della cooperazione con l’Europa per mitigare i flussi migratori dall’Africa regolata dal Processo di Khartoum. Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania sono i principali Paesi europei denunciati presso la CPI.

Il documento, ricco di prove -a dire degli estensori, inconfutabili-, individua tutti i responsabili dei vari governi italiani ed europei che, nonostante la conoscenza della natura dei partner libici, non hanno fatto le dovute considerazioni giuridiche, etiche e di sicurezza internazionale, allacciando rapporti di collaborazione e finanziando il Governo di Tripoli, le milizie armate e perfino milizie tribali (al confine con il Sudan) note per la violazione sistematica dei diritti umani.

Ci si rammarica che a questa iniziativa non vi abbiano partecipato dei giuristi italiani, visto che il nostro Paese è uno dei principali indiziati, causa le politiche migratorie adottate dal Governo Renzi ad oggi.

La posizione ufficiale della Corte Penale Internazionale è stata già chiarita. Prima di aprire le indagini (che potrebbero concludersi con mandati di arresto e processi) attenderà che i rispettivi governi aprano indagini sulle persone citate nel rapporto/denuncia, applicando le leggi dei tribunali nazionali. Solo dinnanzi ad un rifiuto delle magistrature dei Paesi incriminati, la CPI potrà, se lo vorrà, agire.  

Senza alcuna meraviglia constatiamo come questa notizia relativa a gravi violazioni dei diritti umani (si parla apertamente di concorso a crimini contro l’umanità) non abbia trovato adeguato risalto sui media italiani. Stampa del ‘Pensiero Unico’, modello che di gran lunga ha superato l’efficacia del fascismo. Il riuscito piano della loggia P2 ha creato in Italia una realtà artificiale, dove il mondo reale viene filtrato da sapienti guru mediatici che, deformando o occultando i fatti, propongono al pubblico una realtà confezionata e utile al sistema.

Parliamoci chiaro. La politica migratoria dell’Italia non solo è fallimentare, ha anche permesso alla destra sovranista di prendere il potere e favorito l’aumento incontrollato del razzismo in Italia. A questi ‘effetti collaterali’ si aggiunge ora la probabile responsabilità giuridica di gravi crimini contro l’umanità, dove vittime sono gli immigrati. Uomini, donne, bambini lasciati morire in mare, lasciati su barche alla deriva nel Mediterraneo, uccisi nel deserto libico, costretti ai lavori forzati a Tripoli e, addirittura, venduti come schiavi. Ovvio che l’Italia e gli altri Paesi europei coinvolti non hanno commesso direttamente questi crimini. Questo, però, non li esenta dalle responsabilità, avendo supportato politicamente e finanziato i regimi africani che hanno materialmente massacrato gli immigrati e, addirittura, ampliato il business del traffico di esseri umani. Disarmante e incomprensibile constatare che l’Unione Europea è a conoscenza di questi crimini da anni, almeno dal 2018, e non ha reagito.

Gli stessi Paesi europei denunciati alla CPI per compartecipazione ai crimini contro l’umanità in Libia, sono implicati in identici crimini in Sudan. Quando Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania hanno siglato gli accordi di collaborazione nel quadro del Processo di Khartoum, e pagato 400 milioni di euro per la lotta contro il terrorismo islamico e flussi migratori dal Corno d’Africa, il Governo islamico di Omar al-Bashir aveva alle spalle crimini di guerra commessi durante la lunga guerra civile contro il sud, un genocidio nel Darfur, la sistematica repressione del dissenso (chi era contro al-Bashir veniva eliminato), il sanguinario utilizzo delle unità di élite delle Forze Armate (Rapid Support Forces -RSF- e National Intelligence and Security Service -NISS), formate raggruppando miliziani arabi estremisti responsabili del genocidio darfurino, e continuava a mantenere i contatti con i gruppi terroristici salafisti di Al-Qaeda Magreb e allacciarne di nuovi con il Daesh, promuovendo le forze dell’Islam radicale che avevano permesso al regime di prendere il potere nel 1989.

Dal confronto con i nostri corrispondenti a Khartoum e con vari illustri esponenti della società civile sudanese e professori universitari, è emerso uno squallido quadro di questa fosco capitolo della storia europea. L’intenzione originale delle potenze europee era quella di bloccare l’avanzata del terrorismo salafista in Africa, diminuire i flussi migratori clandestini e la collegata moderna tratta degli schiavi. Tutti intenti nobili, ma già all’inizio i presupposti del Processo di Khartoum erano sbagliati, in quanto non sono stati discussi con le ONG e la società civile europea e sudanese.

E’ stato un affare di governi che cercavano soluzioni a due minacceterrorismo e flussi migratoriche sono state create dall’Occidente, e ciò con presunto appoggio di Osama Bin Laden contro i sovietici in Afganistan, l’appoggio del Daesh nella guerra civile in Siria contro il Presidente Bashar al-Assad, per non parlare dei rifornimenti di armi della Francia ai terroristi nigeriani di Boko Haram e la sciagurata legge europea di Schengen che di fatto ha trasformato la precedente gestione migratoria regolare e controllata in una immigrazione illegale e clandestina, impedendo alle popolazioni di giungere in Europa con regolare visto o statuto di rifugiato. Queste non sono affermazioni frutto di teorie del complotto. Una vasta documentazione ufficiale di ricerche e indagini è disponibile. A dimostrazione di ciò nessun Paese europeo coinvolto ha cercato di negare. Ha semplicemente cercato di nascondere le notizie.

Tutti gli osservatori sudanesi concordano che non era certo l’intenzione di questi Paesi europei di attuare gravi violazioni dei diritti umani e massacri indiscriminati di centinaia di migliaia di uomini, donne, bambini che tentavano di rifarsi una vita in Europa, fuggendo dalla orribile dittatura eritrea, dal conflitto senza fine in Somalia o dalla povertà in Etiopia  -nonostante il Paese conosca da 6 anni una crescita economica annuale non inferiore al 10%.

I Paesi europei coinvolti erano consapevoli della natura dei loro partner africani: il Governo Fayez al-Sarraj a Tripoli, le milizie libiche (addestrate e armate dall’Italia), il regime islamico di al-Bashir, le milizie genocidarie sudanesi RSF e NISS, comandate dal ‘Boia di Khartoum’, il generale Salah Gosh e dal generale Mohamed Hamdan Daglo (Hemetti), ora vice Presidente della giunta militare e bollato, questa settima, dalla popolazione come il ‘Boia del Sudan’.
Forse in buona fede, l’Unione Europea sperava che la collaborazione costringesse questi regime alla moderazione. Le potenze europee hanno avuto la presunzione di credere che la loro politica estera fosse in grado di attuare cambiamenti all’interno di questi regimi e sempre maggior aperture democratiche.

Se non era intenzione di Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania di risolvere i problemi originati dallo stesso Occidente (Stati Uniti compresi) tramite massacri di massa, e se queste potenze conoscevano la natura sanguinaria dei loro partner africani, perché sono stati siglati gli infami accordi ideati senza il coinvolgimento delle forze vive delle società europee? Perché sono stati stanziati come minimo 400 milioni di euro al solo regime islamico sudanese, di cui solo 20 milioni sono stati utilizzati per assistenza umanitaria e il resto è finito direttamente a rafforzare   RSF e NISS?

Ricostruendo a fatica i fatti, ci si accorge che l’Europa è stata ingannata e presa in ostaggio dal governo di Tripoli, dai miliziani libici, da Omar al-Bashir, da RSF e NISS. Questi partner africani, totalmente privi di scrupolo, moralità e umanità, non hanno rispettato il Processo di Khartoum. Lo hanno utilizzato per i loro interessi. Hanno sfruttato gli accordi per ottenere vantaggi economici, attrezzature militari, armi e, sopratutto, appoggi politici internazionali. Fin da subito i partner libici e sudanesi hanno fatto un doppio gioco, giurando di impegnarsi senza riserva nella lotta contro Al-Qaeda Magreb, Daesh e nel controllo dei flussi migratori per ottenere i vantaggi economici e politici promessi dall’Europa.

Nello stesso tempo questi partner hanno individuato nella moderna tratta degli schiavi una miniera d’oro quasi inesauribile. Fatti due conti in tasca si sono resi conto che potevano contemporaneamente ricevere i fondi europei ed entrare nel grande affare del traffico di esseri umani. In meno di tre anni i governi di Tripoli e Khartoum hanno assunto il quasi monopolio della tratta degli schiavi, costringendo tutti i trafficanti di esseri umani a collaborare con loro.

Non facciamoci ingannare dai recenti dati che mostrano una diminuzione dei flussi migratori dall’Africa, offrendo questo dato per dimostrare l’efficacia degli accordi presi nel contesto del Processo di Khartoum. La temporanea diminuzione di immigrati che giungono nelle nostre coste è virtuale. I flussi migratori sono rimasti invariati nei punti di partenza: Sudan e Libia. Quello che è aumentato è il numero di migranti fatti schiavi o uccis. Per questo il flusso migratorio sulle nostre coste è diminuito…

Nonostante le assicurazione e le dichiarazioni ufficiali, a Tripoli e a Khartoum sono cresciute, anche se controllate, le cellule di Al-Qaeda Magreb e del Daesh. In Libia si sono aperte le porte per questi gruppi terroristici che il colonnello Gheddafi aveva strenuamente combattuto. In Sudan le amicizie con Al-Qaeda e Dash sono state rese discrete, facendo credere all’Europa una presa di distanze che è solo virtuale.

I Paesi europei coinvolti, tra cui tre Stati fondatori della Unione Europea, si sono trovati ben presto complici loro malgrado. I ‘Frankestein’ da loro creati hanno orchestrato l’inganno, reso complici questi Paesi, sfruttato finanziariamente e politicamente la situazione.
Il doppio gioco dei partner africani era già chiaro negli ambienti diplomatici e dei servizi segreti dal 2016, e probabilmente hanno tentato di far ragionare i soci africani, di limitare gli eccessi di violenza, di interrompere i loro traffici di esseri umani, senza capire che era troppo tardi.

Prendiamo l’esempio del Sudan. Il Governo islamico, dinnanzi a probabili primi segnali di dubbi e critiche da parte dei ‘soci’ europei, ha reagito con le armi della minaccia e del ricatto. Ha minacciato l’Europa di far passare tutti gli immigrati che desiderano raggiungere il Vecchio Continente. Ha ricattato l’Europa in quanto già invischiata nei crimini contro l’umanità commessi.
Non diverso l’atteggiamento adottato dal Governo di Tripoli e dalle milizie libiche associate nell’affare.

Contemporaneamente alle minacce e ricatti, il Governo islamico di Khartoum ha costruito una fitta rete di collaborazione con i partner libici dell’Europa, creando un network criminale utilizzato per la tratta degli schiavi, contrabbando di armi (molte europee), di droga e prostituzione. Nel 2016 si è consolidata una situazione paradossale, che l’Unione Europea ha dovuto accettare per mancanza di alternative.
I partner africani pagati per fermare il terrorismo e gli immigranti, sono diventati i principali attori del traffico di esseri umani e continuano i loro legami con il terrorismo internazionale salafita.

Non potendo controbilanciare minacce e ricatti, i vari Paesi europei sono stati costretti a nascondere i fatti, anche tramite una pesante ‘censura’ dell’informazione, che in Italia ha funzionato a dovere. Basti vedere come che la notizia della denuncia per crimini contro l’umanità presso la CPI dai maggiori media italiani. Dal 2016 l’Italia e l’Europa in generale sono prigioniere dell’assurda situazione di dover continuare la collaborazione con questi criminali e di dover nascondere i loro comportamenti per nascondere le complicità europee.

Quando si cerca di coprire gli errori si commettono altri errori e la responsabilità aumentano. L’involontaria complicità, la situazione di ricatto e la paura che i crimini venissero a galla, hanno costretto la UE ad ignorare prove, ad aggraziarsi i partner africani aumentando il supporto politico in Libia, e il processo di riabilitazione di una dittatura in Sudan, che rimaneva ancorato e fedele all’estremismo islamico, al mantenimento del potere tramite i massacri della sua popolazione, mentre ormai era consolidato il monopolio di Bashir, Hemetti, Salah Gosh sul traffico di esseri umani.

L’astuzia politica e diplomatica di al-Bashir ha costretto l’Italia e l’Europa a diventare complici dei crimini, invece di comprendere che la politica migratoria europea non avrebbe fermato l’immigrazione illegale e ancora causerà un maggior numero di criminali di guerra e atti di genocidio in Sudan, come fa notare Valeria Ferrari.  

L’Europa si è trovata a coprire i suoi errori tramite menzogne che hanno avuto effetti devastanti sui cittadini europei, sulla democrazia del Vecchio Continente e sui rapporti commerciali con il futuro quarto polo economico mondiale, l’Africa.
Attraverso l’estrema destra europea i governi hanno permesso circolasse il famoso ‘complotto Soros contro l’Europa’, degno dei migliori libri di fantapolitica. Le fantasie dell’estrema destra erano perfette per coprire le responsabilità dei governi europei.

Il finanziere americano, di origine ungherese, George Soros, (88 anni), utilizzando la sua Fondazione Open Society, avrebbe orchestrato un piano internazionale per far invadere l’Europa dalle orde barbariche migratorie del Terzo Mondo, con l’obiettivo di creare disordine, caos, criminalità, indebolire l’Europa e ostacolare le scelte sovraniste dei Paesi europei che intendono salvaguardare la loro indipendenza.
Queste non è informazione, visto che è priva di qualsiasi prova concreta. E’ pattume di propaganda politica!

L’Italia ha eccelso (e anche esagerato) in questa operazione di cover up, arrivando ad accusare le ONG di aiutare gli immigrati clandestini e negando l’assistenza a persone vulnerabili, in difficoltà, che correvano il rischio di morire in mare. Non contenti di aver demonizzato gli operatori umanitari si è, di fatto, permesso a speculatori e alla mafia di entrare nel lucroso business dell’assistenza agli immigrati in Italia, per gettare la colpa sugli operatori anche più seri (Caritas e altre associazioni) di speculare sugli immigrati.

Questa ondata di fake news è stata promossa utilizzando alcuni media nazionali e una miriade di blog di estrema destra o populisti presenti in rete e gestiti anche da ex cooperanti. Una strategia di falsa informazione, spesso calunniosa e diffamante, che ‘imita’ gli insegnamenti della propaganda nazista: ‘Diffondere una bugia 10, 100, 100.000 volte fin quando diventa verità’.

Questa propaganda xefonofoba e razzista contro immigrati e chi li vuole aiutare, ha creato consenso popolare attorno a leggi migratorie che giuridicamente sono in contrasto (quindi illegali) con l’articolo 10 della nostra Costituzione. Leggiamolo per chiarirci le idee. «L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici»  Le opzioni per l’attuale governo italiano sono solo due. O si abroga l’articolo 10 della Costituzione, o deve immediatamente cessare l’attuale politica migratoria italiana in quanto incostituzionale.

Peggio ancora, vi è il sospetto che si sia intenzionalmente fatta degenerare la sicurezza nazionale, non agendo con determinazione sui cartelli criminali stranieri (come quello nigeriano) che collaborano con la nostra Mafia. Quando un cittadino medio vede delinquenti che liberamente spacciano droga ovunque, sviluppa un senso di preoccupazione e paura che porta a sviluppare sentimenti di odio razzista. Se tutto ciò non bastasse, si è agito sull’informazione, promuovendo fake news, articoli e video esaltanti la xenofobia, il razzismo, l’odio etnico, contemporaneamente all’azione di soffocamento economico dei media che stavano cercando le cause del disastro altrove, compreso Libia e Sudan. Tutto questo per legittimare pensieri nefasti, subcultura fascista e il mito dell’‘Uomo Forte’ salvatore dell’Italia.

Il fantasiosocomplotto Soros’, le accuse al mondo delle organizzazioni umanitarie, la promozione della paura verso il negro e il concetto di assedio da parte di orde barbariche, sono serviti per gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica per non rivelare le vere cause dell’aumento dell’immigrazione clandestina: gli accordi Shengen e la nefasta collaborazione con noti criminali africani.
L’occultamento delle vere cause del dramma ha favorito la destra, che in vari Paesi ha preso il potere, e in altri si sta considerevolmente rafforzando. Questi partiti di destra hanno giocato sulla paura dello straniero, sul razzismo, sul degrado della sicurezza nazionale e aumento della criminalità collegata all’immigrazione,  sulla inesistente ‘invasione dall’Africa’ per creare paure, psicosi di assedio, incertezze per poi proporsi come i salvatori della Patria e della civiltà europea.

Progressivamente vari media e politici europei hanno iniziato a parlare di identità etnico-culturale, elevandola a valore europeo. Ideologia molto pericolosa, visto che proprio l’identità etnico-culturale è stata la base ideologica del Nazismo e dei Fascismi in Spagna e Italia, che hanno causato una orribile guerra civile e dittatura in Spagna, e fatto sprofondare l’Europa intera nel baratro della guerra mondiale. Il concetto di Europa Unita è nato subito dopo la seconda guerra mondiale per non far riemergere i mostri del passato…

A livello di relazioni economiche con l’Africa, questa politica adottata nei confronti di terrorismo e flussi migratori, ha creato odio, disprezzo, e prese di posizione da parte dei governi africani. La natura socio-culturale degli africani è estremamente complessa, e spesso non di facile comprensione da parte di noi europei, anche se abbiamo dominato in Africa per oltre 150 anni come colonizzatori. I governi africani hanno constatato che l’Occidente, con la sua politica subdola e contraddittoria, stava cercando di mantenere il controllo delle materie prime, di impedire l’indipendenza economica e l’avvio della rivoluzione industriale, utilizzando anche le armi del terrorismo islamico e dell’immigrazione.

Nessuno è ancora riuscito a spiegare cosa ci facessero nel 2015 gli agenti segreti francesi in Camerun, al confine con la Nigeria. Perché abbiano fornito armi ai terroristi di Boko Haram. Nessuno ha voluto approfondire il complotto francese contro il colonnello Gheddafi, scattato subito dopo aver appreso che il dittatore libico stava creando una moneta africana da sostituire al Franco CFA, grazie alle sue immense riserve aurifere. Nessuno ha voluto indagare sulle complicità francesi con i terroristi islamici in Mali. Così come le manovre eversive (sempre utilizzando i terroristi salafisti) per destabilizzare la Nigeria e impedire che diventi una potenza politica ed economica a livello mondiale.

Nessuna denuncia, condanna e attacco diretto è pervenuto dai governi africani vittime del gioco imperiale europeo. Nessuna sorpresa. Culturalmente l’africano non agisce direttamente come l’europeo. É un fattore culturale e storico. Fin dagli albori della civiltà l’homo sapiens immigrato in Europa dall’Africa ha dovuto confrontarsi con un ambiente ostile e scarsità di risorse naturali. Per sopravvivere ha sviluppato una mentalità aggressiva, di dominio del territorio, di saccheggio delle risorse e annientamento del rivale. Il primo genocidio della storia fu compiuto dall’homo sapiens emigrato in Europa contro la popolazione autoctona: l’uomo di Neanderthal.
In Africa, continente che abbonda di risorse naturali, l’homo sapiens non necessitava di sviluppare atteggiamenti ostili e di dominio. Al contrario, nel periodo pre-coloniale, ha sviluppato alleanze, una politica tesa al compromesso e un confronto anche aspro ma mai di sfida totale, di annientamento dell’avversario. Nel periodo coloniale gli africani hanno adottato la politica dell’inganno, tesa alla resistenza popolare. Gli africani sono maestri nel fare credere di avere accettato i valori occidentali quando in realtà questa condivisione è solo un simulacro per difendere l’identità africana tutt’ora viva e florida. Stessa tattica adottata dagli schiavi nelle piantagioni del Sud degli Stati Uniti. Di giorno facevano a gare a compiacere il loro padrone bianco,  di notte erano intenti a studiare forme di boicottaggio e anche ribellioni. Nei due anni precedenti alla guerra civile americana, negli Stati del sud si verificarono 182 rivolte di schiavi capeggiate da i migliori schiavi di fiducia.

La loro matrice culturale porta i governi africani a reagire contro l’Europa e l’Occidente in genere in modo indiretto. Hanno aumentato la collaborazione con Cina e Russia, che progressivamente stanno sostituendo i partner commerciali europei per il solo fatto che collaborano nel processo di rivoluzione industriale. Hanno continuato a collaborare con l’Europa per ricevere finanziamenti e aiuti, ma, nello stesso tempo, hanno di fatto bloccato il rinnovo degli accordi che regolano gli scambi commerciali tra Africa, Europa e Stati Uniti. Hanno progressivamente diminuito la penetrazione dei mercati africani agli imprenditori europei e l’afflusso di materie prime all’Occidente. Silenziosamente stanno consolidando il progetto dell’Africa economicamente e socialmente unita per creare un potente e indipendente blocco economico mondiale alleato delle potenze dei BRICS.

L’unica arma che non hanno utilizzato è quella del razzismo. Durante questo processo di distacco dall’Occidente, nessun governo africano ha promosso campagne razziste contro i bianchi, incoraggiato le espulsioni, ristretto la possibilità per i bianchi di vivere e lavorare in Africa, nonostante che abbondassero gli argomenti sui crimini commessi durante il colonialismo, post colonialismo e quelli attuali. Anche i movimenti anti-coloniali degli anni Cinquanta e Sessanta non si sono mai tinti di connotati razzisti contro i colonizzatori. Molti di essi hanno ricevuto il permesso di restare in Africa, a condizione che si adattassero al nuovo sistema di governo in mano ai ‘negri’. Segno di maggior civiltà e minor senso da predatore, sottolineano alcuni filosofi e pensatori africani.

L’immenso castello di disinformazione e insabbiamento delle complicità europee nei crimini commessi in Libia e Sudan sta crollando, causa fattori interni ai Paesi africani. Il Governo di Tripoli è in estrema difficoltà e le fughe di notizie ora abbondano. In Sudan è scoppiata una rivoluzione che ha deposto il dittatore Bashir e che sta ora lottando contro la giunta militare. Una rivoluzione che gli esperti diplomatici e i servizi segreti italiani, francesi, inglesi e tedeschi non pensavano fosse possibile.

Ci vorrà del tempo perché si possa -da parte di giornalisti, esperti politici, associazioni in difesa dei diritti umani, ricercatori e magistrati- ricostruire tutti i tasselli di questa orribile collaborazione europea con milizie e regimi autoritari legati all’Islam radicale. Molti documenti sono protetti da segreto di Stato e nessun diplomatico dei Paesi europei coinvolti è desideroso di parlare. Ma la verità su questi orrendi crimini sta inesorabilmente affiorando. Volete sapere cosa abbiamo perduto? La credibilità dell’Unione Europea e dei valori alla base del concetto di Europa: democrazia, rispetto della vita, dei diritti umani, libertà di espressione, assistenza ai deboli. Un vero e proprio disastro, che influenzerà negativamente il nostro futuro e i rapporti con l’Africa.

Questa ricerca della verità è necessaria per comprendere gli errori, mettere i colpevoli davanti alle loro responsabilità e, sopratutto, per individuare altri metodi di dialogo tra culture, una nuova politica estera, un nuovo concetto di scambi commerciali e la rinnovata promozione dei diritti e valori umani.

Senza sacrificare la giustizia (chi ha commesso i crimini paghi sia esso libico, sudanese o europeo) ci troviamo dinnanzi ad una occasione storica per riflettere sui nostri errori e sulle loro conseguenze non solo in Africa, anche nella nostra vita quotidiana. Questa riflessione deve portare ad un risveglio delle coscienza. Ad un secondo Risorgimento europeo, incubo delle attuali oligarchie che ci governano, ma necessario per il futuro dei nostri figli e quello del nostro amato Vecchio Continente. «Una completa e trasparente discussione sui problemi è l’elemento essenziale per ogni democrazia»,  afferma Geroge Soros.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore