venerdì, Novembre 15

L’Europa ci serve come l’aria che respiriamo, se l’Italia sbarella, siamo NOI che sbarelliamo Andare in guerra con l’Europa è autolesionistico. Se avessimo una nostra moneta, non solo dovremmo svalutarla in maniera massiccia, ma ci comprerebbero pure l’aria a poco prezzo

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Al di là della risata sguaiata di Luigi Di Maio, colpiscono le dichiarazioni rumorose di Matteo Salvini: «Non stanno attaccando un Governo, ma un popolo. Sono cose che fanno irritare ancora di più gli italiani e poi qualcuno si lamenta che l’Unione Europea è al minimo della popolarità», e le imbarazzate e inconsistenti dichiarazioni del sedicente premier Giuseppe Conte, che si dichiara disposto ad una spending review, se necessario -perché poi non la fanno subito? visto che non hanno fatto altro che parlarne, prima- Poi, entrambi dicono che solo il Parlamento italiano potrà, se del caso, cambiare le cose …. Segnali, tentennamenti, confusione, questo arriva in Europa.

Una risposta sprezzante e indifferente, comunque ostile, chiusa ostinatamente e ottusamente a qualunque trattativa. In una parola: stupida. Forse ce ne è stata poca di trattativa anche da parte UE, ma non dimentichiamo mai, dico ‘mai’ proprio ‘mai’, che il nostro sedicente Presidente del Consiglio e il nostro altrettanto sedicente Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, si erano impegnati, per iscritto, a Giugno e a Luglio scorsi, a rispettare qui limiti che, non solo abbiamo superato di molto, ma che abbiamo superato con sprezzo e arroganza, con incredibili festeggiamenti dai balconi di Palazzo Chigi. Veramente non riesco a comprendere come si faccia, da parte di Conte (va bene non conta nulla, ma una faccia ce l’ha, no?) e di Tria andare a parlare con gente alla quale tre mesi prima si è fatta una promessa, anzi, con la quale si è stipulato un accordo, anzi, ci si è stretti la mano … -viscide quelle mani, diranno gli altri!

Intanto lo spread sale un altro poco, non moltissimo, ma quel tanto che basta … qualche altro miliardo gettato dalla finestra. Perché, al di là delle superficiali alzate di spalle e sganasciamenti a 67 denti dei nostri politicanti, questo è il dato di fatto: buttiamo letteralmente dalla finestra alcuni (non pochi, si parla già di 6 o 7) miliardi. Ieri sera Tria ha confermato: «per ora non ci sono dei motivi perché pensiamo che la manovra sia corretta», ammettendo che lo spread a 320 punti «è un livello che non possiamo considerare di mantenere troppo a lungo». Una volta si attribuiva alle persone superficiali e sciocche frasi come: «piove Governo ladro» … beh siamo lì.

I giornali, giornalini e giornaloni, dedicheranno per giorni fiumi di parole -colonne di piombo si sarebbe detto qualche anno fa- a commentare, giudicare, valutare, con maggiore o minore competenza e livore ciò che accade. In Parlamento si urlerà, si esporranno cartelli, si faranno sberleffi, ma non più di tanto, per due motivi entrambi fortissimi: la presentazione della manovra sotto forma di decreto impedisce di discutere gran che, la competenza per farlo è scarsa e la litigiosità parolaia dei nostri parlamentari è fin troppo nota per doverla ricordare. L’opposizione non esiste. Alla fine non si farà nulla, o quasi. Perché ciò che colpisce, come se non bastasse ciò che si è detto fin qui, in questa vicenda è la assoluta incapacità politica, sia chiaro, di entrambe le parti.
La parte italiana, fatta di gradassi fracassoni, spaccamontagne, tutti parole, strafottenza e ignoranza, in perfetto stile ‘spaccheremo le reni alla Grecia’ e si è visto come è andata a finire.
La parte dell’UE, che mi ha sorpreso, dal primo momento, e se non sbaglio lo ho anche scritto, chiedendomi e chiedendo perché sono così sciocchi da parlare prima del dovuto e più del dovuto: non si rendevano conto cheincarognivanoancora di più un Governo come il nostro già desideroso e intenzionato a comportarsi dacarognae trovare pretesti per farlo e buttare la responsabilità in campo avversario.
Stupidità, certo, da entrambe le parti, ma forse anche calcolo politico. Ovvio da parte dei due nostri aspiranti ducetti, ignari del fatto che solo a Roma funzionò la dualità dei consoli, che quando non furono più consoli, finì come finì: Cesare distrusse Pompeo e Ottaviano fece fuori Antonio, magari sul bel corpicino di Cleopatra. Qui, però, Cleopatra non c’è, fateci caso: il Governo del cambiamento ha ‘compagne’ a profusione, ma donne … ma insomma, vedremo. Sta arrivando Dibba, eh!
Ovvio, forse, anche da parte UE, a ben vedere. I nostri bulloncelli, dal primo momento non hanno nascosto il loro fastidio, la loro volontà di ledere l’Europa come istituzione, il loro disprezzo per i settant’anni che l’Europa ci ha dato di pace e di prosperità … sì, prosperità, perché, lo si voglia o no, perfino noi italiani, siamo tra i più ricchi al mondo e certo non lo dobbiamo a Salvini e Di Maio. Sì, a Bruxelles hanno temuto, perché non hanno capito che reagire agli attacchi serviva solo ad incrementarli. Anche quelli sono politici un po’, molto, bolsi, ignari dell’arte di tacere.

E allora, solo un momento di riflessione pacata e rivolta all’intelligenza delle persone, non ai loro stomaci o peggio ai loro fegati, serve. Perché, lo dico subito, così chi vuole può fermarsi qui e cancellare, perché l’Europa è una cosa seria, serissima, che, come tutte le cose degli uomini, può essere indebolita dagli stessi uomini che la gestiscono, ma è e resta una cosa serissima, senza la quale, temo, siamo fritti.

L’Europa, come istituzione, è, in qualche modo, sì, un sogno, ma un sogno molto concreto, perché non è fatto solo di idee, di volontà filosofiche o altro, ma è fatto di fattitanto concreti quanto reali. Con buona pace di Salvini e Di Maio, che neanche sanno di cosa sto parlando, l’Europa nasce attraverso l’elaborazione di una soluzione concreta per evitare le guerre che da secoli la dilaniano: guerre economiche, di potere e di religione. Queste ultime ormai (per fortuna) un po’ meno, ma le altre sempre presenti. È l’Europa, non altri che l’Europa, che è alla base delle due guerre più devastanti della storia dell’umanità, le due guerre mondiali, che hanno ucciso milioni di persone e distrutto intere economie. Al di là, quindi, della filosofia che vede l’Europa come una sostanziale unità culturale, in gran parte non dimentichiamolo, di origine italiana, sì italiana, i temi di carattere economico e politico si sostanziavano nel conflitto, quasi naturale, tra Francia e Germania: conflitto fatto di potere politico, ma anche e principalmente di economia. È lì che sono nati, è lì che nascono, quotidianamente i conflitti e con l’istituzione europea; si èeliminatoil conflitto con -diciamola così- una sorta ditrucco’. Invece di dire questo è mio e voglio anche quello’, diciamo che ‘questo e quello sono di entrambi, e gestiamolo insieme’. Sembra un gioco: ma questa è una rivoluzione.
Banalizzo, beninteso, ma alla fine l’idea è questa. È talmente questa che l’Italia entra tra i fondatori dell’Europa, con un ‘intervento a gamba tesa’, ci si butta dentro senza avere moltissimo da dare in cambio in termini economici, ma moltissimo, invece, in termini culturali e politici.
E l’Italia, non lo dite a Salvini e Di Maio che tanto non lo sanno, si è molto avvantaggiata da ciò, riuscendo a diventare una vera e propria potenza economica (in certi momenti addirittura superiore alla Francia e perfino alla Germania) trasformandosi in pochissimi anni da Stato fondamentalmente agricolo (e poveramente agricolo) a Stato industriale e manifatturiero. Senza l’Europa non avremmo potuto. Poter vendere un nostro prodotto a Parigi o ad Amsterdam o a Berlino senza pagare dazio non è poco.
Guardate che problemi sta creandoci (certo! anche a noi) il protezionismo statunitense di Donald Trump, che fa sì che un nostro prodotto costi in usa molto più di prima, e quindi ci sia molto più difficile venderlo. Pensate cosa succederebbe se lo stesso accadesse con la Germania.

Quanto ha messo in crisi se non l’Europa, il nostro rapporto con l’Europa, non è certo la moneta unica -questa è roba da Salvimaio, è roba rozza. La moneta unica, lo dice chiaramente quello che veniva additato come colui che vuole uscire dall’Europa, il Ministro Paolo Savona, è indispensabile, perchè «se c’è un mercato unico deve esserci una moneta unica». Vogliamo eliminare il mercato unico? Attenti apprendisti stregoni, perché il ‘gioco’ è questo, e voi Salvimaio (e purtroppo noi italiani) di carte da giocare non ne avete quasi più.
Il punto è che, accanto al mercato unico non si è creata una gestione unica del mercato, ogni Paese ha fatto da sé. Noi abbiamo avuto la (s)ventura di avere un ceto politico molto provinciale, attento alle elezioni e basta, per di più affarista e molto poco onesto, che ha speso confusamente -senza ordine e regole-, spinto dai potentati economici e non da un programma e, per di più, bacchettone. Conseguenza: in Italia l’evasione fiscale è mostruosa, ogni costruzione pubblica costa il doppio che in qualunque altro Paese europeo, per finanziare tutto ciò il debito pubblico non solo è aumentato a dismisura, ma lo facciamo aumentare ogni anno, con un deficit di molto superiore a quanto siamo in grado di restituire. Ci siamo, cioè, indeboliti da soli, tra l’altro rinunciando a difendere -non sapendo difendere- i nostri prodotti, al punto che le nostre imprese migliori vengono comprate facilmente dall’estero, anche perché i nostri imprenditori investono poco i propri soldi, ma per lo più i soldi prestati o concessi in vario modo dallo Stato. Se avessimo una nostra moneta, non solo dovremmo svalutarla in maniera massiccia, ma ci comprerebbero pure l’aria a poco prezzo, e noi non potremmo pagarci nemmeno l’aria. Anche qui banalizzo, ma è esattamente ciò che accadrebbe -c’è qualcuno che ricorda quando l’inflazione era a due cifre?

In questa situazione, si è inserita la travolgente crescita economica della Germania, oggi molto calante (sarebbe un’opportunità immensa e insperata per noi se avessimo dei politici al Governo!), che ha cercato di imporre una propria visione dell’economia estremamente rigorosa, anche troppo, e quindi cerca di imporci (a dire il vero con non grande successo) una riduzione del debito, che naturalmente ci impedisce di spendere troppo. Ma sta in fatto, che se solo recuperassimo una buona parte dell’evasione fiscale, tutto sarebbe assai più semplice. Perché non lo si fa? anzi, perché si fa il contrario? facilitando l’evasione attraverso i condoni come quello di questi giorni. Perché così si ottengono i voti di chi le tasse non le paga, sia industriali che lavoratori in nero -ischitani inclusi!
È su queste cose, sull’efficienza e il rispetto delle regole, che si dovrebbe agire, prima di accorgerci che ci hanno preso tutto. Andare in guerra con l’Europa è autolesionistico. Se fossimo in grado di fare vedere che siamo veramente intenzionati a fare le cose perbene, a fare pagare le tasse a chi le evade, altro che lo sforamento del bilancio ci verrebbe concesso. Se le tasse venissero pagate, in Italia non ci sarebbe bisogno di alcuna austerità, anzi. Ma, attenti, Salvini e Di Maio i voti li prendono proprio da quelli che le tasse non le vogliono pagare!

Noi andiamo dalle autorità europee a sbeffeggiarle, a dire loro che tanto a Maggio saranno spazzati via (dimenticando che, invece, resteranno in carica fino alla fine del 2019, facendo cioè, noi, la figura dei fessi), a sforare i conti e … a presentarci con un ennesimo condono e aumenti di entrata fasulli. Anzi, a mettere letteralmente sotto i piedi la lettera di Moscovici … roba che nemmeno un bambino deficiente delle elementari farebbe. Che vergogna!
Il problema non è la popolarità della UE in Italia e meno che mai si può dire che l’UE ‘attacca’ il popolo italiano, ciò è semplicemente stupido e destinato a suscitare le reazioni viscerali di chi non pensa.

Certo, dalla nostra abbiamo che se salta l’Italia, salta mezza Europa. Ma per quanto ancora? Già gran parte del nostro debito pubblico lo abbiamo noi, e quindi noi paghiamo i mutui di più, ecc. e se l’Italia sbarella, siamo noi che sbarelliamo; già gran parte delle nostre imprese sono vendute o in ginocchio; già gli altri Paesi sono sempre più stufi e si riuniscono fra di loro per trovare il modo di fare a meno di noi. Se ci riescono, che facciamo?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.