lunedì, Maggio 27

L’Europa ci ha messo la patata bollente in mano Anzi, l’ha messa nelle mani di Conte e Tria in particolare, del Governo in generale. La politica non è fare oggi per domani, ma fare oggi per i prossimi venti anni: non è roba per voi gialloverdi, temo, ma provateci o andatevene ... in fretta, la gente soffre!

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Se dovessi fare una graduatoria tra le due frasi più infelici e surreali, ma specialmente offensive non solo del buon senso ma di tutti gli italiani, pronunciate in questi ultimi giorni non saprei a quale delle due dare la medaglia. Se a «Risalirei sul balcone» dello stravolto (così è stato descritto da qualche giornale ieri) Robespierre del Vesuvio o a: «Vorrei sempre perdere così» del poliziotto in servizio permanente ed effettivo, sempre in divisa (non si sa pagata da chi) dell’immarcescibile Matteo Salvini.
Le due frasi, lucide e nette sono state pronunciate dai due dopo che al Parlamento (quella cosa dove si dovrebbero discutere le leggi e predisporre le politiche, dato che lì si esprime la sovranità popolare, quella vera, non quella dei populisti) era stata presentata la ‘manovra’ da un Giuseppe Conte (come mi sono permesso di scrivere) tronfio con accanto un Tria ringalluzzito (che faceva quasi tenerezza) e un Moavero, che sprizzava (ah, male, un diplomatico mai dovrebbe apparire così … felice) soddisfazione da tutti i pori.

Potrei cominciare la solita solfa della quale sono pieni tutti i giornali: ‘hanno perso’, ‘sono desovranistizzati’, ‘hanno stravinto’, ‘come sono belli’, eia eia … ah no, questa non si può dire ma molti la hanno scritta, sia pure con inchiostro simpatico, per dire come è bella/brutta la manovra, chi ha vinto/perso, eccetera.
Vorrei cercare di fare un discorso pacato, di riflessione. Ovviamente non a quei due, che quanto a riflessione non sono i campioni del mondo e quanto a pacatezza, figuriamoci. Solo un invito, affettuoso (sì affettuoso, perché non si può?) a Luigi Di Maio: per favore, non sul balcone, non su quel balcone, non perché non sia opportuno, o politicamente scorretto, eccetera, ma solo perché lo hanno appena rabberciato alla meglio dopo l’ultima (e storicamente unica!) incursione e sarebbe doloroso vedere quel gruppetto di scalmanati precipitare al suolo … data la modesta altezza, al massimo qualche gamba rotta, ma via io sono generoso, e poi quelli sono giovani, che si guardino bene dal correre il rischio di farsi male.

Rischiando di sfiorare l’insulto da chi avesse letto le mie note di ieri, dicevo che, a mio parere, non c’erano vincitori né vinti, per dire che un politico serio non ragiona come un allenatore di calcio o come un tifoso: l’importante non è che vinca Tizio o Caio, ma che vinca e si affermi la ragione e l’interesse del popolo. Del popolo vero, di quello che è fatto da migliaia, da centinaia di migliaia, da milioni di persone singole individuali riconoscibili, ciascuna con i propri desideri, le proprie aspirazioni, le proprie speranze, perfino i propri progetti e, naturalmente, i propri guai. Perché il popolo, lo dico per voi politicanti da Governo della Domenica, il popolo è composto da singoli individui, ciascuno dei quali ha un valore non quantificabile in soldi o in voti, ma un valore universale, etico, storico. E quel valore va difeso e protetto in ogni modo: perché ogni essere umano (sì, caro Salvini, anche i negri) è unico e irripetibile.

L’Europa non è la Commissione di Pierre Moscovici o Jean-Claude Juncker o il Consiglio di Donald Tusk, eccetera. Quelli sono coloro che la amministrano, che ne gestiscono le regole, che sono state poste e imposte dai Governi dei vari Stati membri, all’unanimità, in una serie di trattati, firmati e ratificati, che sono legge per ciascuno degli Stati membri.
Non sono i nostri nemici, non sono i nemici di nessuno: sono lo strumento della nostra volontà e delle nostre esigenze, attraverso le regole che noi gli abbiamo detto di seguire. Come sarebbe bello che la si finisse di sbraitare in modo sbracato e ignorante, che ci sono due pesi e due misure, che sono dei burocrati, che sono ubriachi, che sono pagati da Soros, e sciocchezze simili … bella figura che fa il vostro amico Orbàn che chiude l’Università, cioè la cultura, finanziata da Soros, perché è di Soros! Ma qui non è che siamo poi tanto lontani da ciò, sia chiaro.
L’Europa siamo noi, semplicemente noi. Siamo noi, che isolati nei confini (non sempre del tutto certi) degli Stati nazionali, saremmo ridotti alla miseria o alla irrilevanza. L’ho già detto: l’Europa ci serve come l’aria che respiriamo. Essere cittadini o parte di uno Stato di sessanta milioni di persone, è sicuramente meno importante e utile che esserlo di un soggetto (per carità, non usiamo la parola Stato, a Salvini e Di Maio viene un attacco di bile … e Grillo si mangia i capelli) di cinquecento milioni di persone.
Questa è, o dovrebbe essere, l’Europa. Un soggetto di cinquecento milioni di persone, che ha una potenzialità economica, sociale, ma specialmente culturale ineguagliata e ineguagliabile.
Distruggere questa immensa potenzialità equivale a suicidarsi: senza mezzi termini. Non esiste un’altra via che non sia un rafforzamento massimo dell’Unione per aumentare al massimo il suo potere di azione e di influenza, quei poteri che i singoli Stati mai potrebbero svolgere ed esercitare. Lo dice perfino uno dei vostri ‘guru’, lo dice il professor Paolo Savona!

Ma alla superficialità e alla incomprensione, non c’è mai limite o fine. Proprio oggi, quando abbiamo visto che, alla fine, è stato non solo indispensabile, ma perfettamente naturale e logico, accettare i palettieuropei, che sono i nostri paletti, proprio oggi si leggono le solite stanche dissertazioni, su meno Europa più Europa, facciamo una Federazione no una Confederazione, i sovranisti saranno di più e quindi … già, e quindi? Perfino Salvini (non cito Di Maio, quello è un caso disperato, temo, ma ancora per poco) può, se si distrae un momento dalle sue compagnie calcistico/delinquenziali, perfino Salvini può capire che avere più sovranisti al PE non serve a nulla. Delle due l’una, o si percorre la strada dello smantellamento dell’Europa (più o meno mascherato con misure di ‘concessione ai sovranisti’) o si percorre la strada dell’unità sempre maggiore.
Smantellare si può, è facile, facilissimo. Ma, Salvini e Grillo e Casaleggio e Borghi, lo avete visto, poi siete i primi ad averne paura, perché parlare, anzi, urlare è facile, ma poi l’economia salta per aria, il PIL scende, lo spread sale, le esportazioni si bloccano, la produzione crolla … e ci si accorge che il popolo è fatto da individui che cominciano ad incavolarsi; cominciano, perché ad onore del vero, in Italia abbiamo una pazienza davvero unica! Perché il ‘popolo’, quello vero, cioè le persone, vogliono soluzioni ai loro problemi, vogliono strade pulite e senza buche, vogliono traffico accettabile, ponti che non crollino, tasse più basse ma pagate da tutti, ecc. E per fare questo non si può perdere tempo a litigare con ‘l’ubriacone’ e buttare soldi in attività di dubbia produttività.
Non ho sondaggi, ho solo il mio naso. Ma, secondo me, la gente comincia a capire che la propaganda non serve e non produce ricchezza, e meno che mai serve litigare dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina con Moscovici. Si deve fare qualcosa, fare, fare e fare le cose giuste, utili e produttive. La gente vota, , Salvini e Di Maio (forse), ma vuole l’Europa, questa Europa, vuole l’Euro, non apprezza questa manovra.

Il risultato delloscontrocon l’Europa è solo questo. Non havintonessuno … o meglio una cosa ha vinto, la diffidenza e c’è poco da starne allegri. Ripeto non ha vinto nessuno. Le istituzioni europee ci dicono di darci da fare entro i limiti del ragionevole, perché aumentare i propri debiti porta solo ad aumentare i danni per … il popolo delle singole persone, che sono quelle che dovranno pagarlo.
Attenti, ripeto, Bruxelles non ha vinto: ha messo nelle mani degli italiani (e di Conte e Tria in particolare) una patata bollente che più bollente non si può, e la patata è un vegetale (perché è di quello che parlo) che a raffreddarsi ci mette molto tempo. E quindi si deve agire, gestirla quella patata finché è calda: produrre lavoro vero, determinare occupazione sana, obbligare a pagare le tasse, sviluppare una istruzione che non confini i nostri giovani in fondo alla lista: i più bravi ma i più pochi, devono diventare i più bravi e i più numerosi!
Se poi pensate che mandare qualche migliaia di persone in pensione e distribuire quattro soldi a pioggia risolva i problemi che l’Europa ci ha restituiti intatti, ebbene fatelo, fatelo subito, ma assumetevene tutta la responsabilità politica, perché non ci saranno impegni familiari di Salvini e visite a Mariglianella di Di Maio e salvarvi dalla valanga che si determinerà, se da ciò non caverete nulla. La politica non è fare oggi per domani, ma fare oggi per i prossimi venti anni: non è roba per voi, temo, ma provateci o andatevenein fretta, la gente soffre!
E attenti ancora: non potrete più contare su san Mattarella … ha già fatto molto, moltissimo, ma anche lui ha dei limiti e, francamente, non credo proprio che dopo la fatica che ha dovuto fare e gli sgarbi che ha dovuto subire da voi, abbia molta voglia di prenderla lui la patata bollente.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.