sabato, Dicembre 14

L’Europa che piace e vuole Ursula von der Leyen Dopo una settimana di tentennamenti la candidata alla presidenza della Commissione UE assesta schiaffo in pieno volto ai sovranisti e mette nero su bianco l’Europa per la quale lavorerà

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Domani 16 luglio, dopo le 18,00, l’Unione Europea saprà se ha il primo Presidente di Commissione UE donna della sua non lunga storia. Se qualcosa andasse storto, ovvero se la maggioranza assoluta dell’Europarlamento mancasse  -il numero magico è 374, ma il vero obiettivo per mettere al sicuro la Presidenza sono 400 voti-, come non è impossibile, si rimanda tutto a settembre.

Ursula von der Leyen ha trascorso il weekend a Bruxelles, dove, con la sua squadra, ha lavorato sul discorso di domani che dovrà tracciare all’Assemblea degli europarlamentari le linee guida per i prossimi cinque anni e le risposte alle richieste dei vari gruppi. Oggi è a Strasburgo per un incontro di sintesi con il gruppo che sostiene la sua candidatura, il Partito Popolare (PPE). Von der Leyen dovrà essere in grado tra oggi e domani di rispondere alle richieste emerse nel corso delle audizioni della scorsa settimana con i diversi gruppi parlamentari, almeno quelli possibilisti, dovrà sfoderare tutta la sua esperienza parlamentare e la sua dote di abile comunicatrice e trovare un compromesso tra le varie richieste.
Un compromesso almeno tra le richieste dei principali gruppi, quelli dai quali dipende la sua candidatura: PPI (182 seggi), riassunte pubblicamente da Manfred Weber, quelle di S&D (Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici con 154 seggi)), presentate dalla leader del partito Iratxe Garcia,  di Renew Europe group (con 108 seggi) presentate dal leader Dacian Cioloş. Esercizio per nulla facile, e da qui i dubbi che Ursula ce la possa fare, così, subito, dopo appena due settimane di lavoro da quando il Consiglio europeo ha presentato la sua candidatura.
A sostenerla in questo sforzo, come afferma ‘Politico’, vi è la sua ‘rete globale’, una rete di relazioni che ha costruito la sua reputazione internazionale, e nel mondo globalizzato sul quale un Presidente di Commissione si trova, e sempre più si troverà, a muoversi, una sistema di questo genere conta e molto, e a Strasburgo anche i più critici (almeno tra i possibilisti) non lo ignorano e non lo sottovalutano. Una rete fatta di politici ma anche e soprattutto di diplomatici e di quelli che si definiscono i così detti grand commis europei e non solo.  Von der Leyen, insomma, è parte di quella ‘alta classe colta che ha dominato per secoli gli affari culturali e politici’ del suo Paese e dell’Europa. Un pronto soccorso mediatico può, al bisogno, essere messo in campo da Bertelsmann, la più grande editrice d’Europa. Insomma, Ursula, con il suo fare molto istituzionale e la sua capacità di essere ‘di parte’ eppure sembrare neutrale -scorsa settimana è stata accusata di essere troppo neutrale, fino a sfiorare l’ambiguità, nei colloqui con i gruppi parlamentari-, è una donna che conta negli ambienti che contano, quelli che il potere lo gestiscono e sanno fare politica per davvero. 

Secondo i funzionari di Strasburgo, Ursula potrebbe pagare lo scotto della fretta del Consiglio di farla eleggere, di non aver dato abbastanza tempo per le trattative, e dunque per convincere i parlamentari della buona scelta. La candidata potrebbe, domani, se dovesse vedere di non avere abbastanza voti per l’elezione, richiedere il rinvio del voto a settembre. E però, secondo i funzionari di Bruxelles, la sua riproposizione a settembre promette di essere altrettanto rischiosa. Il Consiglio europeo potrebbe avanzare altra candidatura, ma lo si esclude, e quello che è stato il primo nome avanzato, Frans Timmermans, non ha chance di essere ripescato per la presidenza della Commissione, perchè non ha maggioranza al Consiglio europeo,  a quel punto si tornerebbe a un candidato dei popolari

Più le ore passano e più la febbre dell’incertezza, insieme alle pressioni di coloro che la sostengono, crescono. Von der Leyen ha deciso di rifiutare i contatti con i partiti nazionalisti e sovranisti -una prima forte e chiara presa di posizione dopo l’ambiguità della scorsa settimana- e di puntare tutto sulle forze europeiste, come, per altro, è stato chiaro fin dai primi giorni del suo lavoro a Bruxelles, ma non tanto chiaro da essere detto dalla diretta interessata espressamente.
Tra gli europeisti, però, una fetta di socialisti -quelli vicini a Frans Timmarmans-, la fetta più insidiosa per Ursula, una di liberali è contraria e il ‘no’ è stato più volte preannunciato, sacche di parlamentari -che in queste ore sono inseguiti dai favorevoli a Ursula dei loro partiti-  che potrebbero essere proprio i voti mancanti per un ‘ habemus papam’ di domani. Anche perché fuori dai giochi -un po’ perché si sono chiamati loro e un po’ perché non invitati al tavolo- sono rimasti i verdi che quotano 74 seggi.

Stanno intanto filtrando anticipazioni sui punti forti sui quali punterà la candidata per convincere in particolare i socialisti.
L’Europa di Ursula è una forte istituzione che ha superato la crisi, modello di vita e democrazia, assertiva, capace di muoversi nel mondo a 360 gradi e tenere testa alle altre potenze globali, forte tra l’altro del suo multilateralismo. Prometterà di essere ferma sui principi della democrazia e della separazione dei poteri, e proporrà, pare,  un meccanismo di verifica del rispetto dello Stato di diritto che eviti la polarizzazione tra Stati membri.

Potrebbe essere presentata domani, nel corso dell’intervento all’Assemblea, una conferenza sul futuro dell’Europa che coinvolga l’intera società civile e insieme le istituzioni europee, destinata a partire nel 2020 e durare due anni.
Il clima dovrebbe essere il secondo punto in termini di centralità:   riduzione dell’emissione di anidride carbonica del 50% entro il 2030, far pagare di più per le emissioni (basandosi sull’attuale ETS, il sistema di scambio di quote di emissione) e investire di più nell’innovazione e nella tecnologia, ma garantendo al contempo una parità di competizione dell’industria europea con i concorrenti di altri continenti. Proposte che sembrano strizzare l’occhio ai 74 voti verdi, che nel segreto dell’urna potrebbero essere propensi a fidarsi.
Il terzo pilastro è la questione migratoria, con un approccio globale che va dagli aiuti allo sviluppo per i Paesi dell’Africa alla definizione comune di cosa è l’asilo e l’immigrazione illegale, passando per la lotta ai trafficanti.  Secondo alcune agenzie che hanno avuto accesso alle risposte scritte inviate ai gruppi parlamentari, in materia di immigrazione, la candidata proporrà un «nuovo patto sull’immigrazione e l’asilo, che comprenda il rilancio della riforma di Dublino» perché  «possiamo avere frontiere esterne forti se diamo sufficiente sostegno agli Stati che affrontano una maggiore pressione a causa della loro posizione. Abbiamo bisogno di una nuova partenza. Abbiamo bisogno di un nuovo modo di condividere le frontiere».
Von der Leyen intende anche fissare alcuni punti fermi, a partire dall’obbligo di salvare le persone in mare, «c’è bisogno di un approccio più sostenibile e di una politica chiara verso chi abusa del sistema e deve essere rimpatriato».
Per favorire la crescita e gli investimenti, la candidata propone il «pieno utilizzo della flessibilità all’interno del Patto di Stabilità e Crescita» salvaguardando al tempo stesso la responsabilità fiscale.
Circa Brexit, «l’Accordo di recesso negoziato è il migliore e unico accordo possibile per un ritiro ordinato» e che cercherà di stabilire un partenariato ambizioso con il Regno Unito. 

Nelle linee guida espresse domani, la candidata affronterà anche le riforme della zona euro, la politica commerciale, la digitalizzazione, la politica sociale con un meccanismo europeo di assicurazione contro la disoccupazione in caso di choc asimmetrici, salario minimo europeo, quote sull’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione.

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