venerdì, Settembre 18

Lettera aperta al Ministro Azzolina – Ulisse. Facesse Penelope! Lei e tanti come lei al Governo, e non solo, siete il frutto della nostra incapacità di trasmettere cultura e non nozioni raccogliticce. Un frutto che oggi cerca di completare l’opera devastante colpendo al cuore la democrazia con il referendum per il taglio dei parlamentari

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Cara Ministro Lucia Azzolina (….. sì, Ministro. Sa, signora Ministro, io sono all’antica e non amo modificare parole che hanno un senso culturale -mi perdoni se la parola le dovesse suonare ostica- storico, insomma, e quindi io credo che non abbiano genere, o meglio, abbiano il genere con cui sono nate).
La scuola, bene o male, è ripresa.

Le sembrerà strano, ma questo va a suo vantaggio, è un suo successo. Anche se tutti sappiamo benissimo che di suo c’è poco, salva, e gliela riconosco, la caparbia volontà di farla ripartire questa scuola, o forse meglio, la caparbia volontà di dirlo. Poi, sul piano operativo, quel poco o molto che è stato fatto non è merito suo o non solo suo, ma di chi ha lealmente collaborato e agito con lei non per fedeltà a lei, ma alle istituzioni, allo Stato, all’Italia.
Sarebbe ora bello e leale, e so di chiedere troppo, che lei riconoscesse il merito di chi ha collaborato lealmente, magari (qualcuno ci sarà, che diamine!) a cercare di farla aprire la scuola, non cadendo nella facile soluzione di ringraziare tutti, senza almeno accennare a punire (per sua informazione punire è un suo dovere, se del caso e se non lo facesse, come certo non lo farà, è responsabile di omissione di atti di ufficio) chi invece non ha collaborato, chi ha fatto di tutto per ritardare, per ostacolare, per polemizzare invece di rimboccarsi le maniche, chi insomma ha reagito con la solita accidia all’emergenza. Chi, in altre parole, non ha capito che la situazione era grave di per sé e ci si doveva arrangiare: in Italia lo facciamo sempre, ma se si tratta di farlo per lo Stato, e in questo caso addirittura per i nostri figli, poi non lo facciamo quasi mai.
Anche se, diciamola tutta, ‘emergenza un corno’: da febbraio si sapeva che si sarebbe dovuto riaprire con mille precauzioni e mille difficoltà, a cominciare dalla mancanza dei docenti; se si fosse partiti allora, forse oggi si agirebbe in maniera meno convulsa. Il guaio è che per voi burocrati, cominciare più tardi o a scartamento ridotto è irrilevante, la cosa importante sono le ‘carte e posto’.

Comunque, se questo successo c’è, e, ripeto, nel bene e nel male c’è, lo deve a quei magari pochi che hanno remato.
Come vede, non nego che un risultato c’è: non faccio come i moltissimi giornali suoi amici e nemici, che citano il casox’ o il caso ‘y’ per dire che tutto è sbagliato o che tutto è perfetto. Prima di poter dire che è stato un flop, bisognerà vedere. Ma certi attacchi sono solo sciocchi e tesi a fare le solite cose: politica da quattro soldi per attaccare gli avversari, a prescindere. In questo, lo ammetterà, il vostro ‘non partito’ è maestro!
Si potrebbe cominciare, per fare solo un esempio, da quella scuola in cui i bimbi erano a terra, in ginocchio, e usavano le sedie come scrivania: una immagine subito diffusa, guarda caso, da Giovanni Toti (in campagna elettorale), opportunamente allertato. Possibile che in quella scuola non vi fossero altri mezzi? Possibile che i vecchi banchi non potessero essere usati provvisoriamente? Possibile che proprio lì, ci fosse qualcuno pronto con la macchina fotografica per trasmettere la foto a Toti? Suvvia, siamo seri. Se lei non agirà, vorrà dire che, a conti fatti, o ne è complice o è incapace. Come quel suo collega barbuto che concionava in TV sulla necessità di non ampliare le scuole a danno del territorio ed a vantaggio dei soliti cattivi costruttori: mentalità becera e idiota, che ci prepara alla lungimiranza con la quale saranno usati i soldi, se arriveranno, del piano di rinascita.

Come vede, l’ho perfino difesa.
Ora però basta. Resto dell’idea che lei sia se non il peggior Ministro della nostra storia, certamente un Ministro pessimo. Non che i suoi predecessori (che magari oggi la criticano) fossero meglio, a cominciare da quella che andava a spasso nel tunnel che collega Ginevra al Gran Sasso. Resta il fatto che lei ha parlato molto, ha polemizzato e si è lamentata di più, ha speso fiumi di denaro, ha fatto poco o nulla di meritorio.
Poi quell’intervento a Vo’, l’altro ieri, dove se ne è uscita con Itaca e Ulisse … e che crede di essere Penelope? Suvvia, cara Ministro, chi le ha scritto quelle cose (forse l’ingegnere innominabile di Palazzo Chigi) non sapeva di che parlava e quindi lei nemmeno. Poteva limitarsi a dire sono contenta che si riparta (non che si arrivi, già solo questo dovrebbe bastare) e finirla lì: ma doveva fare vedere che ha letto Omero … su Google!
Ma,
ciò nonostante, scrivo a lei, e non ad altri, per un ben preciso motivo: lei è giovane, nel senso che appare (appare, sia chiaro) ancora recuperabile. È dunque l’espressione di ciò che dovrebbero essere, e forse sono in parte i nostri giovani, e per essere quello che è, è anche la misura sia di una tenue speranza di ravvedimento, sia, purtroppo, del nostro fallimento: sì, il nostro. Perché, lo si voglia o no, lei è solo l’espressione di ciò che noi le abbiamo insegnato, molto male. E ciò che lei non ha imparato sia pure per nostra colpa, lei, però, lo rivendica come un pregio, qualcosa di buono, di opportuno. Il pressapochismo, l’imparaticcio, il pezzo di carta, e via dicendo.

Lei immagina che la cultura sia inzeppare la testa dei ragazzi di nozioni, magari acritiche o, meglio, manipolate. Le stesse nozioni, purtroppo, che hanno generato la sua cultura, perché i libri e la scuola su cui e in cui ha studiato, sono quelli che, purtroppo, le abbiamo fornito noi. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Da quello che vuole che le scuole siano costruite non da costruttori edili di professione, a quello che confonde Venezuela e Cile, Libia e Libano, a lei che immagina di disporre di imbuti e per la quale la scuola è fare funzionare più o meno la macchina, magari buttandoci soldi a palate, ma ponendosi il problema dei banchi, non dei libri, dei supplenti non dei professori, delle ore di entrata e uscita non di cosa ci si fa nella scuola.
Ma specialmente non della cultura, parola che Lei giustamente non usa, come il suo sedicente ‘premier’, che vuole caricare i ragazzi di un pesante bagaglio di … conoscenze … e sì che gli zainetti troppo pesanti erano stati proibiti!

La scuola italiana è a livelli bassissimi, lo sappiamo tutti, con un corpo docente, certo, suscettibile di essere aggredito dai genitori se ‘mettono 3’ al pupo, ma che spesso fa lezione assegnando da pagina 7 a pagina 12, ‘no prof. sono troppe, facciamo 10’, o che ‘chiudono’ il programma di storia alla prima guerra mondiale, che sono spesso molto cagionevoli di salute, che non saltano una riunione sindacale neanche sotto minaccia delle armi. Ma sono anche quelli (forse di più, ma silenziosi, e che sono quelli che hanno effettivamente aperto) che si alzano alle 4 per arrivare a scuola, che sopperiscono al burocratismo con l’impegno, che integrano testi spesso inattendibili con il loro intervento, che continuano a studiare … sa signora Ministro, a studiare, ma proprio studiare, sì, con la testa nei libri, con la fatica (sì la fatica, di studiare), perfino col sudore, senza Google, ma con i libraccioni.

Purtroppo, cara Ministro, la scuola (naturalmente non è solo sua la colpa, ma certo lo è anche e molto) è quella che contribuisce -possiamo dirlo con tutta la cautela che vogliamo ma è la verità- a costruire quei banditi che massacrano un ragazzo perché ha osato opporsi alla loro violenza e per di più èdi colore’, come poi viene sottolineato da parte della stampa e della TV, è quella che contribuisce a creare quel mascalzone chedifende l’onoredella famiglia ammazzando la sorella innamorata di un trans, è quella che osserva senza fare nulla la diffusione della droga tra i giovani che non hanno prospettiva, è quella che abitua ad aggirare le regole a riderne -come quel procuratore che definisce ‘zelante come in un Paese nordico’, che volgarità, il vigile urbano che multa il ristoratore che occupa abusivamente la strada- è quella che riduce la cultura al compito a casa o in classe e fa le ‘ricerche’ col ‘copia e incolla’ … senza citare la fonte, ed è quella, dalle prospettive di questo prossimo anno, che immagina di potere ‘fare scuola’ a distanza … appunto solo per riempire attraverso un imbuto la testa di uno studente che gioca col cellulare e di poter dire di avere ‘fatto’ lezione.

In questi mesi che lei è al governo, ha detto di tutto, ma non una volta l’ho sentita parlare di programmi, di discipline ignorate da insegnare, di scuola a tempo pieno, ma anche di concorsi seri e veri per assumere i docenti migliori, non quelli o non solo quelli che hanno già di fatto tirato la carretta per qualche anno. Del resto, i risultati di questa mentalità sono sotto gli occhi di tutti, sono in particolare nella distanza siderale che separa i giovani che escono dalla scuola, dai problemi reali, dalla vita reale, dalla politica: ecco, dalla politica che per voi è solo slogan, frasi fatte e tweet! E infatti, anche il Parlamento vi infastidisce, è uno spreco, una spesa, un fastidio.

Lo ripeto, non è colpa sua. Lei e tanti come lei al Governo e non solo, siete il frutto della nostra incapacità di trasmettere cultura e non nozioni raccogliticce e incomplete. Un frutto che oggi cerca di completare l’opera devastante iniziata, colpendo al cuore la democrazia con il referendum per il taglio dei parlamentari: non perché avere qualche parlamentare più o meno ignorante in meno cambi molto, ma perché il senso di questa operazione, tutta e solo propagandistica, è “il Parlamento non serve”, la premessa dell’uomo forte.

Le auguro, cara Ministro, che quando andrà al seggio, magari solo per distrazione, magari solo per un improvviso annebbiamento della vista o anche perché la complicazione della domanda le crei confusione o, mi illudo, per un sussulto di coscienza, metta una bella croce sul NO: non occorre che, poi, ce lo dica, basta che lo faccia!
Ecco, Penelope, sarebbe un bel modo per ricominciare a tessere.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.