lunedì, Settembre 28

Letta, arriva ancora la fiducia image

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Dopo appena due mesi il governo è tornato in aula per chiedere nuovamente la fiducia dopo l’uscita dalla maggioranza di Forza Italia. Fiducia ottenuta alla Camera con 379 voti (212 i contrari e due gli astenuti). «Ora la maggioranza è numericamente più debole, ma più coesa» ha dichiarato il premier Enrico Letta che ha parlato di un «nuovo inizio, con obiettivi realizzabili e tempi certi». E quali sarebbero gli obiettivi realizzabili? «Istituzioni che funzionano entro 18 mesi» attraverso «la riduzione del numero dei parlamentari», «l’abolizione delle province», «la fine del bicameralismo perfetto», «la riforma del titolo V della Costituzione» e «l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti». Vasto programma per essere un Parlamento politicamente delegittimato dalla sentenza della Corte Costituzionale.

Il passaggio più atteso era quello sulla legge elettorale ma Letta è stato generico: «Bisogna andare verso un meccanismo maggioritario. Si deve facilitare la scelta dei cittadini e creare un legame tra elettori ed eletti. Nessuno pensi a una legge punitiva verso altri: governo, maggioranza, il Parlamento tutto lavori per dare pronta attuazione alla sentenza della Consulta e restituire la scelta ai cittadini». Il premier si è tenuto alla larga dall’indicare nello specifico sia il tipo di legge elettorale che il governo auspicherebbe, sia i tempi di approvazione della legge. Questioni spinosissime perché con l’approvazione in tempi rapidi della legge elettorale si creerebbero le condizioni per votare a maggio insieme alle elezioni europee. E quindi addio vasto programma.

Già da ieri sera Letta era a conoscenza che il Pd, attraverso il suo capogruppo al Senato Luigi Zanda, ha chiesto al Presidente di Palazzo Madama Piero Grasso di trasferire alla Commissione Affari Costituzionali della Camera l’esame della legge elettorale. Una richiesta che il Presidente difficilmente potrà rifiutare perché appoggiata anche da M5S e da Forza Italia cioè dai tre partiti più grandi del Parlamento. Matteo Renzi, Beppe Grillo e Silvio Berlusconi vogliono una legge elettorale maggioritaria (Mattarellum o doppio turno) e inoltre la vogliono subito. La convergenza su questi due punti è stata dichiarata più volte e fra gli effetti collaterali ci sarebbe la scomparsa del Ncd di Angelino Alfano (costretto nel migliore dei casi a elemosinare qualche collegio a Berlusconi). Per questo, nel suo discorso di oggi alla Camera, il premier ha usato l’espressione (inusitatamente dura): «Nessuno pensi a una legge punitiva verso altri» dove per “altri” si deve leggere il Ncd.

In ballo c’è la sopravvivenza politica di Alfano e seguaci. Da una parte Berlusconi, e ancora di più i suoi, che lo vorrebbero “asfaltare”  (con il Pd e il M5S pronti a prendersi qualche piccola fetta del suo eletotrato). Dall’altra parte il premier e il Presidente della Repubblica che, in cambio della sopravvivenza del governo, hanno promesso ad Alfano un governo duraturo e la conservazione dei ministeri di peso (come quello dei Trasporti da cui, dal 2014 transiteranno decine di milioni di euro). Stando alle forze in campo si direbbe che non c’è partita ma tutto dipende da quanto Alfano venderà cara la pelle. 

Durante il discorso del premier c’è stato anche un duro scontro con il M5S sia per l’appello di Grillo ai poliziotti a solidarizzare con i manifestanti sia per gli attacchi ai giornalisti. «Basta incitare alla violenza e fare maceria della democrazia rappresentativa» ha detto il premier.  «Sono tempi amari in cui si tenta di immiserire quest’Aula con parole e azioni illegittime, figlie di una cultura politica che mette all’indice i giornalisti, vuole fare maceria degli edifici stessi della democrazia rappresentativa e arriva a incitare all’insubordinazione le forze dell’ordine», ha aggiunto.

Duplice risposta dei grillini. Prima in tempo reale sul blog di Beppe Grillo («Letta mente agli italiani e offende M5S») e poi in aula con il deputato Riccardo Nuti che è intervenuto ribadendo la denuncia della stampa che «riporta notizie false su giornali di partito». Parole che hanno provocato la diretta risposta di Letta: «Pensavo che le accuse di Grillo ai giornalisti Oppo e Merlo fosse una gaffe e immaginavo che si finisse ed invece vedo che il collega Nuti ha rilanciato che o i giornalisti scrivono le cose che vi piacciono o vengono messi alla gogna. E’ inaccettabile. Ogni mattina aprendo i giornali trovo critiche al mio operato, parole che non condivido dal mio punto di vista. Ma è il mio. Non si può attaccare chi fa informazione». 

 

 

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