venerdì, Ottobre 18

L’esigenza vitale di Renzi: apparire, costi quel che costi Anche a costo di far saltare il Governo per lui la visibilità è essenziale per riuscire a costruire il partito che non c’è. Prima tappa ora sarà il sotto-governo, le decine di nomine che dovranno essere decise

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Nuovamente ieri è andato in scena per la sua misera commedia del giorno Matteo Renzi, il guastatore. Ieri la scusa è stata il cuneo fiscale. Il Presidente di Assolombarda ha chiesto 13 o 14 miliardi da mettere sul capitolo, che al momento ne prevede 2,4, ed ecco che il fiorentino balza sul cavallo di passaggio e lancia il suo ….: «E’ un pannicello caldo, bisogna fare di più», Italia viva, ovvero lui, è convinta che sarebbe stato meglio rinviare tutto di un anno. E c’è già chi prevede, su questa nuova polemica, il rinnovarsi dell’asse con Luigi di Maio.
Ed è abbastanza evidente che siamo solo all’inizio.
Tutto secondo quanto avevamo ampiamente previsto.

Che io non sia mai stato un fautore, e meno che mai un entusiasta, di questo Governo e del modo in cui è nato, non l’ho mai nascosto.
Questo Governo, infatti, nasce innanzitutto in base ad una forzatura operata sull’intero Partito Democratico da Matteo Renzi (che io considero la peggiore persona che abbia mai avuto a che fare con il PD). Il quale, dopo avere fatto l’impossibile per silurare qualsiasi ipotesi di intesa con gli stellini, e quindi avere indotto il Paese intero ad accettare il Governo più di destra che si sia mai avuto in Italia, con tutte le conseguenze negative che ben conosciamo, ha improvvisamente deciso di sua scelta di lanciare una iniziativa esattamente opposta: una alleanza con gli stellini. Una alleanza stipulata con Beppe Grillo (che del partito non è nulla) e con l’ostilità ottusa ma evidente di Luigi Di Maio e di Davide Casaleggio, che era (e forse oggi non più tanto) il vero e unico ‘padrone’ del partito e che ancora oggi, attraverso l’oscura piattaforma Rousseau, volendo ne controlla i comportamenti.

Alleanza imposta al PD di Nicola Zingaretti, e anche su una parte delle infinite correnti del PD, quella più democristiana, forse perfino di quella di Renzi, la corrente di Dario Franceschini, grazie al fatto che Renzi poteva disporre (sì, proprio così, disporre) di un numero rilevante di parlamentari, in grado di fare fallire qualsiasi politica Zingaretti avesse voluto fare, diversa da quella voluta da Renzi.
Già solo questo basterebbe e avanzerebbe a qualificare l’intera politica del PD e lo stesso partito, in modo molto negativo: il solo fatto che vi siano dei parlamentari cheappartengono a questo o a quello è una bestemmia, che viola nel profondo la funzione e la stessa ragione di essere non solo del parlamentare, ma dello stesso Parlamento. Sì dello stesso Parlamento, dove ormai sempre più evidenti sono due cose, solo apparentemente opposte: l’evidente dipendenza dei singoli parlamentari da correnti o semplicemente sedicenti leader che ne dettano le mosse, le parole, i comportamenti, il voto; la frequenza e la facilità, innegabili, con la quale i parlamentari, non a caso ‘diqualcuno, decidono di diventare diqualcun altro.

Ora, guardiamo bene. Che un parlamentare decida di cambiare opinione, partito, alleanze eccetera, è perfettamente -ripeto perfettamente- legittimo e comprensibile, sempre che si tratti di una persona onesta. Il parlamentare non è (e non solo nella nostra Costituzione, in tutte, basta guardare al Parlamento degli Stati Uniti!) uno schiaccia-bottoni, come piacerebbe a Di Maio, a Grillo e ancora di più a Casaleggio che del Parlamento hanno disprezzo e considerano i parlamentari dei ‘poltronari’, degli approfittatori del denaro pubblico e così via. E invece, in Italia come altrove, i parlamentari sono rappresentanti del popolo, dell’intero popolo, cioè di tutti i cittadini, e da ciò consegue che la loro libertà di pensiero e quindi di scelta politica è assoluta e incoercibile. Il che, ovviamente, non piace e non può piacere a chi concepisce i parlamentaricosa sua’ e cerca di impedirne gli spostamenti, non con le idee e la coerenza, ma con la violenza.

In questo quadro, forzando la mano al PD, Renzi è riuscito non solo a fare passare la linea di alleanza con gli stellini, ritrosi, ma è riuscito ad imporre alcuni deisuoial Governo e intorno ad esso; insomma, a condizionare pesantemente il Governo stesso, e quindi la sua politica, anche a prescindere dalle decisioni assunte dal partito di riferimento di questo o quel Ministro o Sottosegretario.

Sorvolo sul cinismo: dal pop-corn al pappa-e-ciccia. Ma alla fine di questaeleganteazione politica –avvisaglie le abbiamo subodorate alla vigilia della caduta del Conte I-, Renzi non solo lasciail partito, ma ne costruisce uno tutto suo, almeno in Parlamento, attraverso un meccanismo tanto poco politico quanto becero: creando un nuovo gruppo parlamentare, nel quale confluiscono i ‘suoi’ parlamentari e qualche transfuga qua e là.

Ma, non ha una base. Certo, sta facendo di tutto per crearsela, ma posto pure che ci riesca (e mi permetto di dubitarne) ci vorrà tempo. Il che vuol dire due cose: che dal punto di vista elettorale può avere delle difficoltà se non altro di visibilità, che deve crearsi degli appoggi, delle stampelle, per condizionare scelte operative non tanto del Governo, quanto delle istituzioni, e in particolare della parte operativa di esse, insomma, il sotto-governo, per capirci. E lo vedremo nelle prossime settimane, quando verranno al pettine decine di nomine, molto rilevanti, quelle che rappresentano il potere reale di questo Paese. In un sistema sociale, va detto stavolta non certo solo per colpa di Renzi perché cosa atavica, nel quale anche i titolari di Istituzioni e Enti sono ‘di’ qualcuno e non mancano di farlo vedere, sia attraverso finanziamenti, sia attraverso ‘favori’ di altro tipo, ma comunque di propaganda, e quindi utili a raccogliere voti, o meglio, a farne raccogliere al capo popolo in questione.

E quindi, Renzi ha una esigenza preliminare e fondamentale: farsi vedere, farsi sentire, apparire decisivo, determinantese del caso anche rischiando di farlo cadere il Governo. Ma non perché abbia un disegno politico, ma solo per apparire ‘diverso’ ogni volta che gli sia possibile. Ecco l’uscita di ieri sul cuneo fiscale, quella dei giorni scorsi sull’IVA, quelle molte che verranno.

Resta il fatto che, dunque e una volta di più, la politica non ha nulla a che vedere con idee o ideali e meno che mai con progetti che vadano oltre a domani mattina. La politica, inoltre, è tutta fatta di slogan e presunzioni, frasi e idee preconfezionate e minimamente, anzi, per nulla valutate.

In questo, a parte Renzi, gli stellini sono maestri, e sono riusciti a coinvolgere il PD nella assurda pretesa di riduzione del numero dei parlamentari, che la prossima settimana si compirà, al solo scopo di eliminare un certo numero di ‘poltrone’.
Con simili argomenti e progetti, è semplicemente impossibile ragionare, siamo alla politica della strada, del caso, del bar se va bene.
In altri articoli ho già spiegato, però, per quale motivo questo progetto riveste un livello di pericolosità grave per la democrazia, sì la stessa democrazia. Non ci torno, ma mi limito a sottolineare che così il Parlamento è ridotto ad un organismo sempre meno utile, altro che a schiacciare bottoni per approvare i decreti del Governo, rivoluzionando così di fatto (e quindi in maniera inammissibile perché truffaldina) la logica del sistema politico italiano, che è parlamentare e non dell’Esecutivo.

Per avvalorare questa assurdità pericolosa, anche il PD, finora immune da certe tentazioni (a parte il periodo Renzi, che voleva mutare la Costituzione come Berlusconi qualche anno prima) sembra caderci in pieno. Innanzitutto certo, accettando quella insulsa riduzione dei parlamentari, senza almeno accompagnarla agli altri interventi necessari ad equilibrare il sistema, legge elettorale a parte. Ma ora, a quanto pare, imita gli stellini, proponendo sanzioni per i parlamentari, e non solo, che cambino partito, per impedirglielo, avviandosi sulla strada perniciosa del buffonesco vincolo di mandato, che in realtà vuol dire vincolo di partito o magari di capo o capetto.
E la democrazia?

È veramente un momento pericoloso e difficile, perfino -non prendetemi per matto- più pericoloso di quello che abbiamo vissuto nel regime Salvini.
L’unica speranza è che il PD, finalmente liberatosi di Renzi, ritrovi la voglia di combattere, ma specialmente di pensare, di inventare, di progettare, insomma di ricreare quel rapporto stretto con la cultura e la scienza, che è stata la sua principale caratteristica fino agli anni novanta del secolo scorso. A giudicare da una breve intervista su Rai3 di Zingaretti la sera del 1 Ottobre, di queste cose non vi è né vi sarà traccia, nonostante a Cartabianca Pierluigi Bersani abbia mostrato cosa voglia dire pensare, sul serio, e proporre progetti sul serio.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.