domenica, Ottobre 25

L’Esercito libico si addestra in Italia field_506ffb1d3dbe2

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Sono settimane, ormai che la Libia versa nel caos più totale. L’esercito e le truppe fedeli al Parlamento, insediatosi dopo la caduta di Gheddafi, sono in rotta, vicinissimi a subire una pesantissima sconfitta ad opera dei miliziani islamisti di Misurata. Questi, infatti, sono riusciti pochi giorni fa a conquistare l’aeroporto di Tripoli in barba alle armate delle Forze libiche, del supporto economico degli Emirati Arabi a queste ultime e dei raid aerei provenienti dall’Egitto.

Tre anni dopo il successo dell’operazione franco-britannica ‘Harmattan’ che ha spodestato ‘il Colonnello’ dalla guida della nazione nordafricana, il Paese ripiomba nel caos e nella guerra civile. In questo ambito, proprio l’Europa sembra farsi avanti, in primo luogo con la Francia, che ha annunciato che non rimarrà a guardare ciò che sta accadendo nell’ex governatorato italiano. Il Presidente francese, François Hollande sembra che stia puntando a preparare un nuovo intervento militare in Libia, questa volta contro i gruppi armati della ‘jihad’ e per farlo sta tentando di chiamare a raccolta i colleghi capi di Governo e di Stato alleati per creare una coalizione a livello internazionale.

In questo scenario di nuove agitazioni in Libia, sembra essere proprio l’Italia, però, a farne maggiormente le spese tra i Paesi europei. Sono circa 200 le aziende italiane, infatti, presenti sul territorio e che abbracciano diversi settori, da quello delle infrastrutture, delle costruzioni, dell’alta tecnologia e delle telecomunicazioni, fino ad arrivare all’industria del ‘food’, ultima arrivata nel Paese. Queste aziende, allo stato attuale, vantano un ammontare di crediti complessivo di circa 1 miliardo di euro, come ha già spiegato a ‘Il Fatto quotidiano’ Gian Franco Damiano, presidente della Camera di commercio italo-libica. Una situazione nella quale la presa dell’aeroporto di Tripoli di pochi giorni fa, conquistato dalle milizie della jihad di Misurata, non fa altro che complicare di parecchio le cose.

Senza contare il peso (e il costante drammatico epilogo) dell’intensificazione delle migrazioni provenienti (anche) dalla Libia e dirette verso il canale di Sicilia. L’intensificazione dei flussi di migranti che tentano di raggiungere le sponde italiane per sfuggire alle nuove situazioni di ostilità del Paese nordafricano, stanno impegnando seriamente (anche dal punto di vista economico) il Governo italiano, le Forze armate e di sicurezza marittime (e non) italiane, nonché l’intera ‘macchina’ dell’accoglienza del Bel Paese (non proprio efficientissima).

Un intervento, anche se indiretto, atto a contribuire alla risoluzione della crisi in Libia potrebbe arrivare proprio dall’Italia. Poche settimane fa (il 20 giugno, per l’esattezza) presso la Caserma di Persano, si è conclusa l’Operazione ‘Coorte’, ovvero l’iter addestrativo coordinato dalle Forze armate italiane, della durata di 24 settimane complessive che ha visto coinvolti (in qualità di allievi) truppe militari regolari, ufficiali e sottoufficiali dell’Esercito libico.

L’iniziativa di supporto militare alle Forze armate libiche nasce nell’ambito di quanto stabilito durante il G8 Compact del giugno 2013, durante il quale sono state definite le modalità attraverso le quali fornire il supporto multinazionale alla ricostruzione e alla formazione delle forze armate libiche. Secondo quanto dichiarato all’Indro da fonti ufficiali dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano (SME) in quella sede l’Italia, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Turchia hanno assunto l’impegno di addestrare circa 15mila libici (all’Italia 2mila unità, come anche alla Gran Bretagna, alla Turchia 3mila unità e agli Usa la fetta più cospicua: 8mila uomini).

Anche se si tratta, comunque, di un’operazione di respiro internazionale, l’Italia è stato il primo Paese a iniziare (e concludere) il primo ciclo degli addestramenti previsti dagli accordi sottoscritti con la Libia. I 341 componenti del personale libico da addestrare sono arrivati in Italia, infatti, il 10 gennaio 2014 e da quella data hanno seguito un intenso programma addestrativo per le successive 24 settimane, con lo scopo di perfezionare la loro formazione militare di base.

Lo scopo generale delle attività è stato quello di formare e addestrare i componenti delle Forze armati libiche perché possano operare a tutti gli effetti come compagnie organiche di fanteria leggera.

Quella del G8 Compact è stata, quindi, la cornice nella quale il Governo libico ha esplicitamente richiesto al Governo italiano (oltre che a Regno Unito, Turchia e Stati Uniti) di supportarlo nella ricostruzione della struttura delle forze armate e di sicurezza nazionali, sobbarcandosene, però, tutte le spese: secondo quanto dichiara lo SME, infatti, l’onere finanziario complessivo dell’addestramento del personale nordafricano (come detto, a carico del Governo libico), ammonta complessivamente a circa 50 milioni di euro.

Per i militari formati in Italia, l’iter di addestramento si è svolto in due tempi. Sempre secondo fonti ufficiali dello SME, la prima fase ha avuto luogo presso le caserme di Cassino, dove è di stanza l’80esimo Reggimento addestramento volontari ‘Roma’ dell’Esercito Italiano. Qui i militari si sono preparati al combattimento e all’uso delle armi e, più in generale, hanno ricevuto l’addestramento di fanteria leggera fino a livello plotone. La seconda parte della formazione è stata erogata, come accennato, presso la caserma di Persano (località sita in provincia di Salerno), dove è di stanza l’ottavo Reggimento Bersaglieri. In questa sede i militari nordafricani hanno acquisito le competenze specifiche per operare a livello di compagnia di fanteria leggera, acquisendo specifiche tecniche e capacità di controllo e sicurezza del territorio nazionale. Inoltre, l’addestramento ha riguardato attività di primo soccorso, tiri con le armi portatili, topografia, addestramento individuale al combattimento e tecniche di combattimento nei centri abitati.

In tutto, fino ad ora, dei 341 i soldati libici che sono stati impegnati in operazioni di preparazione fisica, tattica e di competenze specifiche hanno fatto parte unità organiche delle forze libiche, quindi anche ufficiali, sottufficiali e militari di truppa. “L’addestramento ha fornito ai militari libici le capacità di controllo e sicurezza del territorio nazionale” affermano fonti dello SME, che precisano, però che “l’impiego al termine dell’addestramento è di esclusiva competenza delle autorità libiche. Ad ogni modo il personale addestrato è in grado di soddisfare prevalentemente compiti relativi al controllo e alla sicurezza del territorio nazionale“.

Un risultato non da poco per le Forze Armate e gli istruttori dell’Esercito Italiano, specie se si considera il poco tempo impiegato (circa 6 mesi), ma soprattutto che i soggetti partecipanti, scelti dal Governo libico per far parte di questo percorso di addestramento, non avevano mai preso in mano nemmeno una pistola o imbracciato un fucile (non prima di arrivare nei campi di addestramento italiani di Cassino e Persano). Secondo fonti ufficiali dello Stato Maggiore della Difesa (che ha coordinato tutte le fasi del programma, materialmente svolto, però, dai militari dello SME), il percorso di addestramento che ha coinvolto i cittadini libici è partito completamente dalle basi, a cominciare dalle tattiche e dall’addestramento individuale di soldato, fino ad arrivare a quello più complesso di compagnia di fanteria leggera.

Per realizzare tutto ciò, l’Italia ha schierato più di 350 unità militari dell’Esercito, che hanno operato sia come supporto logistico alle truppe occupate nella preparazione, sia come istruttori impegnati direttamente a portare avanti l’iter addestrativo dei soldati libici.

Ad ogni modo, l’Italia non è nuova nel prendere parte a programmi addestrativi a beneficio delle truppe di Paesi che vivono particolari situazioni di instabilità politica e sociale. Basti pensare, ad esempio, a quanto svolto dai nostri militari nell’ambito del NATO Training Mission – Afghanistan (che si è svolta a Shindand) dove i militari dell’Aeronautica Militare hanno addestrato piloti e specialisti dell’aviazione afgana, oltre a quanto fatto dall’Arma dei Carabinieri e dai Finanzieri ad Herat con l’addestramento della Polizia di frontiera in collaborazione con il personale USA del Combined Security Transition Command Afghanistan (CSTC-A) per l’addestramento dell’Afghan National Civil Order Police (ANCOP).

E’ lecito presupporre che, entro l’inizio del nuovo anno, dovrebbe essere programmato un nuovo corso di formazione militare e l’arrivo di altro personale libico per addestrarsi sul suolo italiano. Data la situazione delicata che si sta evolvendo in queste ultime settimane nel Paese nordafricano, però, lo Stato Maggiore della Difesa non si sbilancia in merito e non fornisce garanzie assolute su quando (e se) con precisione proseguirà questa esperienza.

Quello che è certo è che le nuove leve, fresche di addestramento per opera dei militari italiani, adesso potrebbero tornare particolarmente utili al giovane (e instabile) Governo di Tripoli, per poter fronteggiare la nuova situazione di instabilità in cui è piombato il Paese, a pochi anni dal rovesciamento di Gheddafi e da quella che sembrava essere l’inizio di un nuovo (seppur difficile) corso per la Libia.

 

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