sabato, Gennaio 25

‘L’esercito delle bellezze’ alle Olimpiadi in Sud Corea Il gruppo di cheerleader nordcoreano rappresenta l’altra faccia del Nord Corea, quella di un popolo in forza e salute, un’immagine più gentile di una delle dittature più brutali

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Continuano i colloqui inter-coreani che vedono per la prima volta dopo tanto tempo il Nord e il Sud Corea aperti al dialogo. Una tregua dovuta alla partecipazione della Corea del Nord alle prossime Olimpiadi invernali che avranno luogo nella contea di Pyeongchang in Corea del Sud. Si è tenuto ieri il terzo colloquio nel villaggio di confine di Panmunjom, dove i delegati delle due Coree hanno discusso anche sulla possibilità il prossimo 9 febbraio, in occasione della cerimonia di apertura dei giochi di Pyeongchang, di far sfilare insieme gli atleti dei due Paesi e di presentarsi con una squadra di hockey femminile congiunta tra nord e sud corea. Inoltre, in occasione delle Paraolimpiadi invernali di marzo prossimo, gli atleti saranno accompagnati da 230 componenti dell‘esercito delle bellezze’, ovvero, dalla troupe di cheerleader tutta al femminile di Kim Jong Un, che avrà l’onore di poter oltrepassare il 38° parallelo e varcare il confine tra le due Coree.

L’annuncio che le ragazze pon-pon parteciperanno ai giochi potrebbe sembrare una nota marginale, ma, in realtà, è il contrario. Infatti, molti politici collegano il successo degli atleti nordcoreani proprio all ‘esercito delle bellezze’ e probabilmente non avrebbero mai inviato i loro atleti senza la tifoseria delle ragazze pon-pon. Solitamente il numero delle cheerleader supera di gran lunga quello degli atleti; nel 2003, ad esempio, il Paese ha inviato ai giochi 528 persone, 303 delle quali erano cheerleader. Indipendentemente dal fatto che indossino abiti tradizionali da hanbok o polo e cappellini da baseball, i loro canti e le loro danze spesso mettono in ombra gli sforzi dei loro compatrioti nell’arena sportiva.

L’esercito delle bellezze nordcoreano fa parte di un gruppo di persone rare e di numero molto limitato, come politici e atleti selezionati, alle quali è permesso uscire dal Paese e proprio per questa ragione, per questa posizione elitaria, non a tutte le ragazze è aperto l’accesso al gruppo di cheerleader; al contrario, si tratta di una scelta molto selettiva. Kim e i funzionari nordcoreani scelgono personalmente le ragazze che posseggono i requisiti per entrare in squadra, valutano non soltanto l’aspetto fisico, ma anche l’estrazione sociale e le capacità fisiche, come l’essere in grado di eseguire coreografie sincronizzate. L’immagine dell’esercito delle bellezze è fondamentale e le ragazze vengono spinte a mantenere e curare la loro fisicità perché il loro compito è quello di «impressionare le persone, in particolare, i sudcoreani», come ha affermato Jiro Ishimaru, un documentarista giapponese che gestisce una rete di giornalisti cittadini segreti nel Nord. «Il loro ruolo è quello di sfidare la percezione comune della Corea del Nord come uno Stato economicamente arretrato, le cui persone sono malnutrite» afferma Ishimaru.

Devono essere alte più di 163 cm, non aver compiuto più di 20 anni e provenire da buone famiglie, generalmente alcune di esse suonano uno strumento, fanno parte di una band ed altre sono per lo più studentesse della prestigiosa Università Kim Il-sung. Componente fondamentale per poter entrare a far parte dell’esercito delle bellezze è la lealtà verso il leader supremo, l’ideologia e la fedeltà verso il regime. Jiro Ishimaru ha dichiarato che il regime ‘sceglie’ per il gruppo di cheerleader, le figlie di famiglie ben collegate tra loro nella capitale nordcoreana di Pyongyang, in questo modo è altamente importabile trovare tra le ragazze qualcuna che pensi di poter disertare. In realtà, le ragazze sono sottoposte a controlli attenti da parte delle autorità, che hanno il compito di assicurasi che ognuna di esse rappresenti correttamente la Corea del Nord sia in patria che all’estero. Controlli che avvengono attraverso dei rapporti locali e tramite un processo che verifica se le ragazze possano essere in qualche modo collegate a simpatizzanti o disertori giapponesi. Controlli necessari, secondo il regime di Kim, ad evitare ciò che è accaduto in passato. Infatti, si contano ben 21 casi di cheerleader dell’esercito delle bellezze che sono state gettate dal regime nei campi di prigionia per aver parlato della vita felice che avevano avuto modo di vedere mentre erano nel Sud Corea.

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