venerdì, Febbraio 28

Lesbo, la Guantanamo d’Europa 19 organizzazioni umanitarie hanno scritto a Tsipras per chiedere l’annullamento delle restrizioni geografiche e il trasferimento delle persone sulla terraferma

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Lunedì gruppi di profughi afghani si sono scontrati sull’isola greca di Lesbo: il bilancio è di un morto e tre feriti. La lite è avvenuta in un quartiere vicino al campo profughi di Moria. Un episodio che ha riacceso l’attenzione sulla situazione dell’isola.

Secondo i media greci, a Lesbo vivono 8.500 rifugiati che attendono un chiarimento della loro situazione, con 6.600 di essi residenti in un campo costruito per ospitarne 2.300. «È una situazione disastrosa», dice Nicola Bay, responsabile della risposta umanitaria in Grecia di Oxfam.

Dalla firma dell’accordo a marzo 2016 sono arrivate in Grecia 45,972 persone (aggiornato al 31 ottobre 2017) ma solo 1.896 migranti sono stati rimandati in Turchia, circa il 4%. Nel frattempo anche gli arrivi sono aumentati.  «Ad essere trasferite sulla terraferma sono solo le situazioni considerate di grave vulnerabilità o i casi di riunificazioni familiari. Tutti gli altri restano sulle isole», spiega Bay. «Anche lo screening di valutazione dei casi di vulnerabilità però è pessimo, non si tiene conto del trauma ad esempio, per cui ci sono persone estremamente fragili che continuano a vivere in condizioni assolutamente inadeguate».

La situazione peggiore è proprio a Lesbo. Il 60% di chi arriva viene portato qui. «Di notte Moria diventa una giungla, la sicurezza non è garantita per nessuno, le donne hanno paura anche ad andare in bagno. È una situazione al collasso» dice Bay. A peggiorare le condizioni anche il fatto che molte Ong si siano ritirate dalle isole greche dopo la deviazione dei fondi europei al governo greco, che ora non sa gestire la situazione.

19 organizzazioni umanitarie hanno inviato una lettera al primo ministro greco, Alexis Tsipras, per chiedere l’annullamento delle restrizioni geografiche e il trasferimento delle persone sulla terraferma. Perché la situazione è davvero al limite: «È una pentola a pressione che rischia di esplodere. Nei campi ci sono persone che aspettano da 20 mesi, si tratta di gente che ha subito dei traumi indicibili per arrivare in Europa e adesso è costretta in un limbo, in condizioni aberranti, senza sapere cosa ne sarà di loro».

Chi è a Lesbo parla di una nuova Guantanamo. L’opposizione greca, le ONG e la popolazione locale accusano il governo di voler lasciare i migranti nelle isole, in ‘grandi magazzini per le anime’. Diverse le manifestazioni, l’ultima il 21 novembre scorso, ma il governo greco non vuole sentire ragioni.

(video tratto dal canale Youtube di Al Jazeera)

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