martedì, Luglio 16

Leonardo Ricci, ‘anonimo’ architetto del XX Secolo Firenze rende omaggio all’istrionico e geniale urbanista a cento anni dalla nascita, con il documentario di Massimo Becattini e Luciano Nocentini, tra le testimonianze anche quella della nipote Elena Sofia Ricci

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Non voleva essere considerato un Archistar,  tanto di moda di questi tempi, rifiutava d’esser chiamato Maestro, tant’è che durante il suo periodo americano pubblicò un libro-manifesto  dal titolo ‘Anonimo del XX Secolo’, che farà conoscere al grande pubblico quella figura centrale della cultura fiorentina e internazionale che si chiama Leonardo Ricci”:  con queste parole lo ricorda l’architetto Massimo Becattini il quale, insieme a Luciano Nocentini, ha dedicato al Genio dell’architettura un documentario,  presentato proprio in questi giorni al Cinema La Compagnia di Firenze, dopo che il Museo del ‘900 gli aveva dedicato  una Mostra ed un convegno, nell’ambito della Rassegna ‘Paradigma. Il tavolo dell’architetto’

Becattini, è  un noto documentarista, da sempre impegnato nella  divulgazione di tematiche storico – artistiche attraverso il mezzo cinematografico, tra cui ricordiamo il toccante filmato sulla distruzione  dei ponti e del centro storico di Firenze, per mano nazista, quello su ‘Filippo Mazzei cittadino del mondo’ (2018), ed altri ancora, anche Luciano Nocentini, laureato in filmologia, ha realizzato vari  documentari e cortometraggi fra cui Delle Terre e delle acque prodotto da Mediateca regionale Toscana:  una coppia ben affiatata a cui si deve ora quest’omaggio ad un architetto-urbanista che concepiva la  disciplina che ha praticato ed insegnato per anni come «uno scarto di lavorazione necessario al proprio pensiero esistenzialista, necessario per  riposizionare l’uomo nella comunità, unico sistema positivo in cui vivere».

Leonardo Ricci  (nato a Roma nel 1918 e morto a Venezia nel 1994), ha vissuto a Firenze  buona parte della sua vita: iniziò la sua attività creativa con la pittura, poi Giovanni Michelucci gli trasmise l’amore per l’Architettura. A Firenze, oltre ai vari progetti per la rinascita della città distrutta dalle bombe e dalle mine, fu avviato  all’insegnamento universitario divenendo Preside della Facoltà di Architettura e Presidente dell’Istituto di Urbanistica, nonché visiting professor e graduate research professor in prestigiose università americane.

Questo documentario  viene a  colmare  una lacuna, un vuoto di memoria, a saldare un debito che la città – e non solo – ha nei suoi riguardi, se non altro per avere in parte tradito il progetto del nuovo Palazzo di Giustizia,  da lui ideato e presentato e molti anni fa e che, dopo un travagliato percorso è stato finalmente realizzato: e la cui struttura, identifica e nobilita un’area della città – Novoli – segnata un tempo da un’edilizia anonima e oggi  parte vitale e propulsiva del capoluogo toscano.

A Massimo Becattini chiedo:  com’è stato costruito il documentario?

“E’ stato realizzato attraverso interviste   filmati e foto d’archivio,  andando a pescare anche dalle teche Rai, oltre a filmati della  BBC e canadesi, poiché Ricci  aveva realizzato il padiglione italiano all’Expo Universale del ’67 a Montreal.  Tutto ciò ci ha consentito di ricostruire il suo percorso di vita e professionale e il suo pensiero d’architetto,   preziosi i ricordi della figlia Milena, della nipote Elena Sofia, nonché di altri della famiglia”.

Ecco, quale immagine di lui ci restituisce il  vostro lavoro ? Che tipo era Leonardo Ricci?

“Poliedrico, vulcanico, di una vitalità dirompente, una figura affascinante, di grande appeal anche per l’universo femminile. Lo ricordo  durante le occupazioni studentesche del ’68, quando solidarizzava con gli studenti d’architettura, condividendo con loro idee e momenti di socializzazione, una volta in aula portò anche bustine di whisky, un personaggio straordinario”.

E qual’era  la sua idea di architettura, che eredità ci  lascia?

“Era senza dubbio un ammiratore di Frank Llyod Wright, quello noto ai più per la casa sulla cascata,   riteneva che gli edifici dovessero radicarsi, compenetrarsi con l’ambiente naturale circostante, per la realizzazione dei quali utilizzava le pietre del posto, niente marmi ed altri abbellimenti, e varie  pareti di vetro, per immettere luce naturale all’interno”.

Wright  è considerato insieme a  Le Corbusier, Walter Gripius, Ludwig  Mies van der Rohe e Alvar Aalto, uno dei Maestri del movimento Moderno in Architettura.

“Teorico dell’Architettura organica, la sua idea era quella del rifiuto della pura ricerca estetica, ma di una progettazione tale da creare armonia tra natura ed uomo, tra ambiente naturale ed elementi artificiali.  E questa è stata anche la fonte da cui ha tratto ispirazione Leonardo Ricci. Il quale  ha  portato avanti un’idea d’architettura indissolubilmente legata al luogo in cui va ad operare e che cerca di soddisfare il bisogno dei fruitori, attraverso le creazioni di spazi e percorsi in cui è possibile la socializzazione.  Affermando al tempo stesso una concezione dell’immagine dell’architetto – quella di Ricci – neutra, anonima, che lascia “parlare” le opere, lontana dall’odierna idea di “archistar’.Senza dubbio la sua opera  ha segnato uno dei momenti più vivi dell’architettura in Italia e all’estero. Tra le sue principali realizzazioni ci sono i villaggi di Agape, nel torinese, e di Riesi, nei pressi di Caltanissetta; la sua casa-studio a Monterinaldi; la casa per la figlia di Thomas Mann, Elisabeth, a Forte dei Marmi; la casa per il sarto Balmain all’Isola d’Elba; l’unità abitativa “La Nave”, di Sorgane a Firenze; attraverso la quale cerca di superare gli aspetti critici de ‘l’Unitè d’habitation’ di Le Corbusier il Palazzo di Giustizia di Savona e il famoso Palazzo di Giustizia di Firenze. Oltre ad esercitare la professione di architetto, Ricci ha insegnato per molti anni anche in prestigiose università americane, proponendo corsi sui nuovi modelli di macrostrutture con cui affrontare i temi della “città compatta’ e della “città/terra’”.

Tornando al Palazzo di Giustizia di Firenze, l’ultima sua opera,  che ha avuto una realizzazione postuma e travagliata, che non restituisce in maniera soddisfacente il progetto originario, sua nipote Laura mi disse che Leo non l’avrebbe gradito molto.

“E’ stato completamente rimaneggiato, ingigantito, realizzato con materiali diversi, addirittura Clementina Ricci, presidente del Comitato “RICCI 100′, fu estromessa dalla fase esecutiva. E tuttavia, il suo disegno originale è rimasto e l’edificio attuale appare come il più bel momento d’architettura di quell’area  Nord della città, stagliandosi nel cielo come un’ antica basilica, quella romana, cioè un edificio pubblico utilizzato come luogo di riunioni pubbliche e di amministrazione della giustizia. A quell’idea di basilica, prima che divenisse luogo di culto cristiano,  si era ispirato Leonardo Ricci”.

Se non sbaglio  il grande architetto ha avuto  una movimentata vita sentimentale

“Due mogli e tre figli: Andrea, Milena, ed  Elena “Poccetto“,moglie del regista Pino Passalacqua  e madre dell’attrice Elena Sofia Ricci. “ Poccetto”era il diminutivo  affettuoso con il quale è sempre stata chiamata, lei  è stata la prima scenografa in Italia, dividendosi tra cinema,  teatro e televisione, e lavorando con vari registi ( Corbucci, Steno, Zampa,  Lizzani, Loy, Vanzina, ecc.). Anche Milena, si è dedicata al  cinema. Preziosa la sua testimonianza ai fini di collocare Leonardo Ricci nell’ambito familiare. Così come quella di Elena Sofia, alla quale ho chiesto cosa l’abbia spinta  ad imboccare la professione nella quale tutti l’ ammiriamo: “è stato naturale, in casa recitavano  tutti, ricordo le filippiche del nonno…..indimenticabili! Di lui conservo i cari i ricordi della mia infanzia, quand’ero bambina  e mi portava a Riesi in Sicilia, dove stava realizzando un villaggio e io restavo incantata dalle lettura che il nonno mi faceva proprio nel cimitero di quel paese. Un istrione. Fantastico, incantevole.  Che altro potevo fare? Direi di chiudere su questo bel ricordo e di andare a vedere il documentario nei luoghi dove sarà proiettato”.

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