giovedì, Dicembre 12

Leonardo, la botanica e le sue idee ancora vive In Mostra a S.M.Novella a Firenze le scoperte di un “pensiero sistemico” ed ecologista: “utili anche a noi oggi” - sostengono gli studiosi Stefano Mancuso e Fritjof Capra - “per fronteggiare il riscaldamento globale”

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Una cosa semplice, riconosciuta da tutti quanti è che ad ogni anello concentrico di ogni pianta corrisponde un anno di vita di piante: ebbene, questa è una scoperta di Leonardo. E’ una scoperta che può sembrare sterile e invece è una cosa straordinaria, ricca di conseguenze dalle quali nasceranno due nuove scienze: la dendrocronologia e la dendroclimatologia, che correlano il numero e le caratteristiche degli anelli concentrici di accrescimento di un albero al tempo cronologico e atmosferico…”  E’ un modo altrettanto semplice quello del prof. Stefano Mancuso di introdurci nel pensiero e nell’azione del Leonardo botanico, il Genio che tutto il mondo celebra quest’anno in vari modi, nel  Cinquecentesimo anniversario della morte, avvenuta il 2 maggio del 1519 ad Amboise, alla corte del re di Francia.

Ebbene, fra le varie iniziative già avviate, ve n’è una in particolare  che si segnala per la sua originalità, ed è appunto quella apertasi il 13 settembre scorso a Firenze nel complesso di S.Maria Novella dal titolo, appunto, ‘La botanica di Leonardo, per una nuova scienza fra Arte e Natura”. La Mostra è curata dallo stesso Stefano Mancuso, studioso assai noto per le sue ricerche sull’ ‘intelligenza’ delle piante, direttore presso l’Università di Firenze del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, da Fritjof Caprafisico austriaco, studioso di Leonardo che da tempo si dedica all’ecologia ed alla teoria della complessità e da Valentino Mercatifondatore e Presidente  di Aboca, la Healthcompany toscana che da oltre 40 anni cura la salute attraverso prodotti al 100% naturali che rispettano l’organismo e l’ambiente, un’azienda benefit, impegnata nel bene comune. E cosa differenzia e dà originalità ad una Mostra del genere rispetto ad altre? Risponde lo stesso prof. Mancuso: “Intanto  fa conoscere al grande pubblico un Leonardo meno noto, più attraverso le sue idee e  il suo pensiero che non sue le opere. Ed il suo pensiero e la sua azione ci danno un messaggio fondamentale per la nostra stessa sopravvivenza: e ci dice che tutte le specie viventi sono connesse, che non possiamo pensare di continuare a sopravvivere come specie umana se non sopravviviamo all’interno di un ecosistema e di un complesso di esseri viventi sano. Nel campo della botanica Leonardo intuisce per la prima volta come le piante funzionano rispetto alla gravità, alla luce, come si accrescono, le sue scoperte, come quella degli anelli concentrici daranno origine a scienze che ci danno la possibilità di risolvere problemi che  tutti quanti noi oggi abbiamo davanti. Chi visita la Mostra ha la possibilità di vedere come le idee di Leonardo sono ancora oggi vive, cioè come si ripercuotono nella contemporaneità”.

E allora vediamola questa Mostra, ma prima cerchiamo  di farci spiegare dal prof. Capra, quale sia il pensiero del Genio vinciano.  “Leonardo da Vinci”  – è la sua risposta – “era quello  che nel linguaggio scientifico di oggi si direbbe un “pensatore sistemico’, sintesi di arte e scienza. Comprendere un fenomeno significava per lui fare un collegamento con altri fenomeni attraverso una somiglianza di schemi. L’osservazione e lo studio del mondo vegetale si inseriscono in una riflessione  generale e sistemica, per lui la natura nel suo complesso è un’entità viva. L’immagine che emerge è quella di un pensatore sistemico ed ecologista, uno scienziato ed un artista che aveva rispetto per tutte le forme di vita. La sua eredità è assai rilevante per il nostro tempo.” Date queste spiegazioni,  incamminiamoci lungo il percorso della Mostra per arrivare a comprendere il pensiero sistemico di Leonardo, e trarne qualche altra considerazione. La Mostra è allestita all’interno dei suggestivi spazi del complesso monumentale di S.Maria Novella, nel Dormitorio e nel Chiostro Grande e si apre con i cinque monumentali poliedri regolari, disegnati da Leonardo per compendio al ‘De Divina Proportione’ di  fra Luca Pacioli, che Leonardo conobbe a Milano alla corte di Ludovico il Moro e dal quale ricevette preziosi insegnamenti  riguardo all’aritmetica, alla geometria euclidea, alle proporzioni e agli elementi costitutivi del cosmo: i cinque solidi geometrici ( esaedro per la terra, icosaedro per l’acqua, ottaedro per l’aria, tetraedo per il fuoco e dodecaedro quale sintesi della quintessenza), che si ritrovano anche in alcune piazze della città,  a partire da piazza della Signoria, ove all’interno del Dodecaedro ( che per gli antichi greci e i neoplatonici rinascimentali rappresenta l’intero universo) troviamo  un albero di gelso, la pianta più amata da Leonardo. Il dodecaedro e il gelso sono dunque i simboli della Mostra, che si snoda attraverso una sfilata di piante fra quelle disegnate o citate da Leonardo nei suoi scritti, che si intrecciano ad una introduzione sulla rinascita filosofica artistica e tecnica della Firenze della seconda metà del Quattrocento. Un’immersione magica, tra linguaggio digitale e multimediale, con installazioni dinamiche come quelle sulla costanza dei flussi all’interno di un albero ( chiamata non a caso il ‘principio di Leonardo’) o le riproduzioni dei fogli del Codice Atlantico e il ripensamento dell’ ‘uomo vitruviano’. 

Una Mostra da vedere, leggere e capire per meglio comprendere Leonardo  in rapporto al suo ed il nostro tempo. E per «stimolare un cambio di passo nel modo di concepire oggi  il rapporto tra l’uomo, l’ambiente e l’intero pianeta», come dichiara Matteo Spanò, Presidente di MUS.E, l’organizzazione museale del Comune di Firenze.  A proposito del quale, chiediamo al prof. Mancuso se la prima ricetta per combattere il cambiamento climatico, è piantare gli alberi,  come indicato nell’appello lanciato dalle Comunità che si richiamano all’enciclica papale Laudato Sì,  che lui stesso ha  sottoscritto. 

“E’ bene comprendere che l’umanità è di fronte al più grosso problema con il quale ha mai avuto a che fare: il riscaldamento globale, non chiamiamolo climatico. Che cosa si può fare per invertire questa tendenza? Si può fare tanto, si possono cambiare i consumi, i nostri modelli di vita, ma sono cose che richiedono tanto tempo. E non ce l’abbiamo, la cosa più veloce, più pratica e che avrà gli effetti più immediati, è proprio quella di piantare alberi”. Mancuso è consulente del Comune di Firenze per lo sviluppo del verde e già sono state lanciate campagne per migliaia di alberi da impiantare in vari luoghi. Le piante, ha scritto, hanno soluzioni  per ognuno dei problemi che affliggono l’umanità, ma quel che dobbiamo imparare da loro è la grande capacità di creare una rete collaborativa, poiché ogni albero è connesso a decine se non a centinaia di alberi vicini. La Mostra offre anche l’occasione per seguire un ricco calendario di appuntamenti in diverse città e in Italia (fra gli altri, ci saranno Giulio Giorello e Massimo Recalcati),  nonché Passeggiate botaniche Leonardiane,  con i botanici Aboca, alla ricerca delle ‘piante di Leonardo’ che vivono e resistono tra cemento e asfalto, e laboratori didattici. La prima di queste ‘passeggiate’ è stata fatta proprio da Leonardo stesso,  nei cui panni, confezionati dalla storica sartoria teatrale Filistrucchi,  si è calato  l’attore Fabio Baronti, fondatore della  Compagnia delle Seggiole,  che dall’ospedale di S.M. Nuova, dove Leonardo era solito dissezionare i cadaveri  per i suoi studi e disegni anatomici ( conservati presso la Biblioteca del Castello reale di  Windsor), ha attraversato le strade del centro cittadino fino ai Chiostri di S.M.Novella, luogo dove preparò i cartoni  per la Battaglia di Anghiari.

Durante il percorso, al pubblico curioso e divertito, l’inatteso Leonardo ha regalato con la consueta maestria,  pillole della sua immensa saggezza: “ Vedete, per me l’uomo è riflesso della natura e dissezionando i corpi, osservando piante e fiori ho cercato e ricercato il segreto della vita. Ho visto che le nostre vene sono come i fiumi e il sangue è come la linfa che scorre nelle nervature delle foglie. Il mondo è quindi uno e segue un’unica legge. Perché il tutto, nella sua complessità, è semplice. Mi spiego… “Adunque, potren dire, la terra avere anima vegetativa, e che la sua carne sia la terra, li sua ossi sieno li ordini delle collegazione de’ sassi, di che si com [p]ongano le montagnie, il suo tenerume sono li tufi, il suo sangue sono le vene delle acque; il lago del sangue, che sta di torno al core, è il mare oceano; il suo alitare […] è il frusso e refrusso del mare; e ‘l caldo dell’anima del mondo è il foco, ch’è infuso in per la terra […]”Questo dal Codice Leicester, poi da quello di Madrid l’invito a visitare la Mostra: “ E venite o omini a vedere i miracoli che per questi tali studi si scopre nella natura.” Alcuni di questi miracoli li abbiamo accennati. Altri vanno scoperti visitando la Mostra. La quale intende trasmettere quella che il Sindaco Dario Nardella, definisce come «la visione dinamica della scienza propria di  Leonardo, ricca di spunti anche per la contemporaneità». Qualche mese fa dicemmo che a chiusura dell’anno vinciano Firenze avrebbe calato le sue carte. L’ultima è proprio l’asso del Leonardo Botanico, che va ad affiancare gli altri che sono il Codice Leicester agli Uffizi, il Verrocchio maestro di Leonardo a Palazzo Strozzi,  i fogli del Codice Atlantico in Palazzo Vecchio. La Mostra resterà aperta fino al 15 dicembre.  

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