domenica, Novembre 17

Leonardo, attuale più che mai 500 anni dopo A Firenze il via alle celebrazioni del 2019 con una Mostra innovativa dedicata al Codice Leicester sull’ Acqua microcosmo della natura

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Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci, che l’Indro aveva presentato in anteprima, è  da oggi visibile al grande pubblico degli Uffizi  in un allestimento tecnologicamente tra i più avanzati al mondo e vi resterà nell’austera e suggestiva aula Magliabechiana fino al 20 gennaio del 2019. E’ questa di fatto l’apertura delle celebrazioni del 500 anniversario della morte del Genio vinciano avvenuta il 2 maggio del 1529 ad Amboise in Francia.

Da ora e per tutto il 2019 si avranno altri importanti momenti di conoscenza  di riflessione e di divulgazione del ruolo svolto dal Maestro nei vari campi del sapere che ritroviamo tutti indicati proprio nel simbolo di questa straordinaria Mostra dal titolo ‘L’acqua microscopio della natura. I raggi che si dipartono dalla sfera centrale che raffigura l’acqua,  recano infatti le varie discipline scientifiche ed umanistiche nelle quali il Genio ha  spinto la propria ricerca, la sua straordinaria capacità di indagine e di riflessione e di disegno: anatomia, astronomia, musica, religione,  ingegneria, linguistica, arte, geologia, matematica, energia, idraulica ed altre ancora. “L’acqua dunque intesa come ‘vetturale’ della natura,  cioè cocchiere di questa diligenza che procede per sbalzi  negli abissi del tempo”. Così Paolo Galluzzi, curatore della Mostra ed uno dei massimi studiosi al mondo di Leonardo, descrive nella sua lectio magistralis   l’idea dell’unità  della natura e le leggi universali che  governano il cielo e la terra, la luna e gli astri, propria di Leonardo,  nella cui mente l’illustre studioso ci aiuta a penetrare, attraverso il Codice ed altri manoscritti che in questa Mostra  gli fanno da contorno. Il grande pubblico conosce il Genio vinciano attraverso le sue opere d’arte, una delle quali, come la Gioconda è ormai un’icona, fonte di continue ricerche e provocazioni artistiche e letterarie, o attraverso la visione dei suoi  studi e sperimenti scientifici e profetici (come sul volo degli uccelli: «piglierà il primo volo il grande uccello, empiendo l’Universo di stupore» )  ma raramente ci è consentito – come invece accade  attraverso questa Mostra e la lettura che ne fa Galluzzi – di penetrare nella mente del Genio, di vedere con i suoi occhi le relazioni tra l’acqua  l’aria e tutte l’altre cose che fanno parte della natura che, in quanto tale, ha un suo ciclo vitale che si rinnova ma può anche finire.

Un pensiero rivoluzionario per il suo tempo (e  anche per certe zone d’arretratezza culturale che tuttora sussistono) capace di sconvolgere la cosmologia tradizionale, ferma alla tradizione biblica secondo la quale l’uomo era nato insieme alla terra: lo è quando definisce la ‘Luna gemella della terra’, come gli altri pianeti, ne descrive il ‘lumen cinereum’, o  quando attraverso lo studio delle conchiglie trovate in cima alle montagne, nega la teoria del Diluvio universale per dire  che le stesse montagne un tempo lontano si trovassero in fondo al mare: non v’è in questa sua riflessione un’anticipazione della geologia moderna? Anche l’uomo visto nel suo percorso di vita (infanzia, maturità, vecchiaia) è parte del ciclo naturale che, azzarda, potrebbe non avere più vita. Leonardo, dunque, non un visionario ma una mente eccezionale che ha anticipato il nostro tempo. Che ha unito sapere scientifico e arte pratica, scienza e pittura, disegno e osservazione,  secondo una visione propria dell’umanesimo. Quella visione che nel tempo si è smarrita, ricorda Eike Schmidt, direttore delle Gallerie  degli Uffizi, richiamando alla memoria il dibattito novecentesco (criticamente sollevato anche dallo Snow)  tra la contrapposizione tre le due culture: quella umanistica e quella scientifica.

Ebbene, come rendere nella maniera più  chiara e di agevole visione la straordinaria riflessione sulla  natura di Leonardo? Attraverso una esposizione dei 78 fogli originali che compongono il Codice in teche ben protette affiancate  da pannelli esplicativi e schermi che consentono di consultare il Codescope, un avanzato strumento digitale grazie al quale è possibile sfogliare in altissima risoluzione tutte le pagine del manoscritto ( con ingrandimenti, trascrizione e traduzione in inglese dei testi  che sono il rovesciamento speculare della scrittura mancina di Leonardo). Il Codescope costituisce un originale supporto educativo sostenuto da Bill e Melinda Gates ( proprietari del Codice Leicester) ideato da Curtis Wong e prodotto da Fred Schroeder e Second Story. L’allestimento, curato dall’ architetto Antonio Godoli, mira a ricostruire il contesto in cui Leonardo sviluppò le ricerche descritte nel Codice in un periodo (1501-1508) in cui Firenze stava vivendo una eccezionale stagione, teatro di dibattiti di altissimo livello, progetti ambiziosi, produzioni artistiche, scientifiche e  letterarie destinati a lasciare una traccia imperitura e che Benvenuto Cellini definirà come una vera e propria ‘Scuola del mondo’.  Questa Mostra dal carattere fortemente innovativo getta una luce sulle indagini teoriche e pratiche di meccanica dei fluidi e di storia della terra (manoscritto di Seattle), sul progressivo sistema arterioso dell’uomo con l’avanzare dell’età (oggetto di dissezioni compiute nell’Ospedale di S.Maria Nuova), sulle erosioni degli argini dei fiumi e quindi sui danni ad uomini e cose, sulla sua produzione cartografica per il governo del territorio (progettava un canale per rendere navigabile l’Arno da Firenze alla foce), sui complessi ragionamenti sulla fisica degli elementi e anche sul tentativo, che non ha precedenti, di creare un ‘vocabolario visivo’ dell’acqua, con 60 tra verbi e sostantivi in parte con parole inventate per farle corrispondere ai disegni relativi ai moti dell’ acqua.

Un altro elemento di grande novità, che è una recente riscoperta, le  oltre 7000 lastre fotografiche in vetro dei manoscritti di Leonardo, realizzate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ora custodite al Museo Galileo della Scienza a Firenze. Secondo Galluzzi “si tratta di una scoperta di grandissima importanza, sia per la storia della fotografia che per gli studi dedicati al genio di Vinci. Queste lastre, infatti, effettuate oltre un secolo fa, offrono importanti informazioni sui cambiamenti dello stato di conservazione dei codici da lui scritti, incluso il Codice  Leicester, avvenuti nel lasso di tempo trascorso dalla loro realizzazione ad oggi“. Intanto, se la mostra dedicata al codex Leicester concesso agli Uffizi in prestito da Bill Gates anticipa le celebrazioni per i 500 anni dalla morte del padre della Gioconda, la Galleria ha in serbo anche altre iniziative, diffuse sul territorio toscano per rendere omaggio al grande artista e scienziato. Nel paese natale di Leonardo, Vinci, verrà esposta la tavola con il suo primo paesaggio (‘conteso’ tra Toscana e Umbria, in quanto è ancora oggetto di dibattito se l’opera ritragga uno scorcio dei colli del Valdarno oppure una veduta di terre umbre). Inoltre, la tavola Doria, raffigurante la parte centrale del capolavoro murale andato perduto, la ‘Battaglia di Anghiari’, realizzata nel ‘500 da un autore ignoto, che fino a gennaio è in mostra a Poppi, si sposterà proprio ad Anghiari.

Invitiamo dunque tutti – ha commentato oggi il direttore degli Uffizi Eike Schmidt – a non venire a vedere il solo codice Leicester agli Uffizi, ma anche a dedicare un po’ di tempo il prossimo anno a queste ulteriori esposizioni che porteremo fuori Firenze“. Tra queste, ci sarà anche una Mostra sul Verrocchio, alla cui bottega un giovanissimo Leonardo  aveva mosso i primi passi. Oltre al carattere innovativo di questa mostra che sposa antichi manoscritti con il linguaggio digitale, v’è il fatto – sottolinea il Sindaco Dario Nardella – che non di un evento a se stante sé tratta, ma di una grande occasione di riflessione e di approfondimento culturale. Dimostrato anche dal prezioso catalogo di 400 pagine (edito da Giunti) cui ha aderito la comunità internazionale degli  studiosi del Genio vinciano. Perché Leonardo, la sua arte, i suoi scritti, sono materia in continua evoluzione e non passa anno, o mese, in cui non emergano novità sul suo lavoro, frutto di studi o scoperte e, dunque, era giunto il momento di presentare  a distanza di 36 anni dall’ultima apparizione del Codex (allora Hammer dal nome del magnate che ne aveva la proprietà), in una veste del tutto nuova e assai più ricca di immagini e riferimenti di questi rari manoscritti, di un Genio universalmente riconosciuto nel quale ogni cittadino del mondo vorrebbe riconoscersi.     

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