giovedì, Ottobre 1

L’endorsement USA per la Lega, decisamente la prescelta Il messaggio sotteso è stato ricevuto da chi lo doveva ricevere e cioè Sergio Mattarella

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Ma ora cosa accadrà?

Senza dubbio il ‘vento nuovo‘ che soffia impetuoso e tumultuoso tra le due sponde dell’Atlantico segna un fatto assolutamente inedito nella geopolitica mondiale, anche perché, non c’è solo l’Italia populista, ma c’è al potere nel Regno Unito Theresa May, laureata in geografia ad Oxford, e fautrice della Brexit (che però ora, quando ha bisogno dell’aiuto europeo contro la Russia per la vicenda della ex spia Sergei Skripalavvelenata con la figlia Julia dal gas nervino, non si perita di chiederlo).
Quindi Trump e gli Usa possono ora contare anche sull’Italia, oltre che il tradizionale rapporto storico con il Regno Unito, a cui si aggiungono l’Austria del cancelliere Sebastian Kurz, leader del Partito polare austriaco, e l’Ungheria di Viktor OrbánNon ce l’hanno ancora fatta invece i populisti francesi del Front Nazional di Marine Le Pen e i populisti tedeschi di Alice Weidel di Alternative für Deutschland.

Le resistenze ad una conquista totale dell’Europa da parte dei populisti sono quindi dovute alla Francia di Emmanuel Macron e alla Germania dell’inossidabile finta conservatrice Angela Merkel che non a caso sono i difensori più intransigenti dell’Unione Europea.
Qualora questi due bastioni dovessero cedere, in un futuro più o meno lontano, il mosaico sarebbe completo e segnerebbe il consolidarsi di una vera e propria tendenza mondiale di una destra populista che mette nell’angolo la destra liberale, oltre, naturalmente, la sinistra.
In tutto questo c’è da considerare il ruolo e i rapporti dell’altro attore fondamentale per gli equilibri occidentali (lasciamo per ora fuori la Cina comunista) e cioè quel Vladimir Putin, eletto per la quarta volta alla guida della Federazione Russa.
Putin ha una leadership vera e consolidata e non di facciata e ha con il popolo russo un rapporto simbiotico giocando, peraltro, un ruolo doppio con gli Usa e questa è la vera anomalia: da un lato è amico personale del Presidente Donald Trump che ha aiutato a fare eleggere a scapito della democratica Hillary Clinton e dall’altro è nemico giurato degli Usa.
D’altro canto anche Trump è costretto dagli avvenimenti a fare l’attore: amico personale dello zar russo e nemico assoluto della Russia. Ma, al di là delle apparenze, esiste un forte legame tra Donald Trump e Vladimir Putin ed è un legame che finirà per condizionare l’apparente dissidio tra le due superpotenze Usa e Russia.
Putin, oltretutto, si è ritagliato un ruolo di mediatore forte e autorevole in Siria tramite il suo protetto Bashar Al-Assad che diventa rilevante anche per la controversia con i turchi di Recep Tayyip Erdoğan che ha invece pessimi rapporti con gli Usa, pur facendo parte clamorosamente della Nato.
Su tutto si staglia poi la questione della Crimea e le inquietudini degli Stati dell’est come Romania e Polonia, che anche se nella Nato, sentono il respiro del vicino e pericoloso orso ex sovietico, loro nemico naturale.

Questo excursus geopolitico mondiale è utile per inquadrare il nuovo ruolo dell’Italia populista uscito dalle elezioni politiche del 4 marzo.

La Lega, insieme ai Cinque Stelle, sono due aspetti della stessa medaglia. Più politico nel senso tradizionale del termine Matteo Salvini, più populista puro Beppe Grillo, entrambi sono in perfetta sintonia con Donald Trump, ma anche (direbbe Walter Veltroni), con Vladimir Putin, con cui, infatti, hanno stretti contatti molto meno noti di quelli con gli Usa.
La ‘rivoluzione di marzoha traghettato l’Italia nella Terza Repubblica, un nuovo mondo, una nuova dimensione che, si badi bene, non è solo politica, ma è, soprattutto, psicologica e che l’allinea con il vento mondiale che spira dall’Atlantico al Caucaso e che ha ridisegnato completamente gli equilibri geopolitici mondiali.

E qui entra in gioco l’altro attore mancante e solo accennato e cioè l’immensa Repubblica Popolare Cinese del Presidente Xi Jimping, eletto leader senza scadenza.
Jimping, amico ed alleato di Putin, ancora una volta mette in luce il ruolo chiave dell’uomo russo capace di trattare tra Usa e Cina, garantendo gli equilibri mondiali.

Questo che piaccia o no è il quadro. Ma ripeto la domanda iniziale: perché sono giunti al potere i populismi? La risposta è abbastanza semplice: la crisi mondiale dell’economia del 2008 e l’insipienza della sinistra globale che ha governato fino a qualche anno fa. Ma se la crisi economica è un fatto ciclico e studiato, seppur drammatico, l’insipienza fatta da un misto di ottusità e presunzione no.
Barack Obama, Hillary Clinton, Matteo Renzi, i progressisti francesi (François Hollande), tedeschi (Martin Schulz), inglesi (Tony Blair) non sono stati assolutamente capaci di ascoltare, bastava mettere un orecchio poggiato sul terreno, il galoppo dei ‘barbari’ all’orizzonte. Arroccati nei loro privilegi odiosi ai veri poveri, hanno trovato la ricchezza un posto confortevole e lo hanno abitato con criminale superficialità non accorgendosi o non volendosi accorgere delle nubi temporalesche all’orizzonte.

Lo stesso segretario reggente del Partito Democratico Maurizio Martina ha detto che la sinistra italiana è stata interpellata il 4 marzo rispetto al bisogno di protezione e di lavoro, soprattutto al sud e non ha dato risposte che sono state cercate altrove, cioè nella Lega e nei Cinque Stelle.
Globalizzazione selvaggia che ha impoverito il loro zoccolo elettorale che non ne poteva più di chiacchiere e dei vestiti firmati costosissimi di Michelle Obama; un bla-bla sui poveri e i diritti che risultava ancor più irritante non solo per la consequenzialità pragmatica nulla, ma proprio per quei lustrini milionari (in dollari) da cui le ciarle provenivano.
Ecco il vero peccato della sinistra mondiale che ha spalancato le porte agli spiriti animali del populismo internazionale.

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