sabato, Ottobre 24

L’Egitto guarda al passato per costruire il futuro field_506ffb1d3dbe2

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Il Ramadan è un’alta stagione per l’industria della TV egiziana. Durante il mese sacro dei musulmani, il ritmo di lavoro egiziano rallenta. Dopo i ritmi veloci della giornata, in serata gli egiziani siedono sui loro divani per lunghe ore per digerire i loro pesanti pasti e si godono i programmi televisivi. Il mese sacro per i musulmani, quindi, allunga gli effetti della TV.

Le serie televisive mandate in onda nel mese di Ramadan sono, in generale, una rappresentazione accurata delle diverse tendenze che si muovono nella società egiziana. Tali serie variano nella loro qualità artistica ma sono culturalmente importanti e altamente redditizie, a parte il ‘ronzio’ che creano nei media. Quest’anno, una di queste serie, Il Quartiere Ebraico, è riuscita a suscitare un grande interesse tra gli egiziani. Racconta la storia alla base della drammatica trasformazione della società egiziana nei primi anni ‘50, da una cultura quasi europea e altamente cosmopolita, che si distingue per la sua esposizione al bacino del Mediterraneo, ad una versione radicale e arabizzata.

La storia raccontata dalla serie è quella della perdita da parte dell’Egitto di uno degli elementi più importanti della sua società: gli ebrei egiziani, che hanno pagato il prezzo dei diversi eventi politici tra la fine del 1940 e primi anni ‘50. E soprattutto, la serie, prodotta in un Paese arabo che è andato in guerra con Israele più volte nel secolo scorso, è una di quelle che cerca di avere uno sguardo obiettivo sugli ebrei egiziani. Mentre racconta la storia della guerra del 1948 tra gli arabi e la nuova fondazione di Israele, lo fa anche raccontando la storia degli ebrei egiziani che erano vittime collaterali di quella guerra. Il Quartiere Ebraico mostra anche come il punto di vista antisemita, razzista e intollerante dei Fratelli Musulmani, che era molto diffuso allora, fosse portato a danneggiare il tessuto della società egiziana, creando una visione distorta sugli ebrei e la loro religione.

Queste opinioni sono state espresse una volta da Mohamed Morsi prima di diventare presidente d’Egitto, quando condusse il Paese per un solo anno tra l’estate del 2012 e quella del 2013. L’allora relativamente sconosciuto politico dei Fratelli Musulmani chiamò gli ebrei ‘i discendenti di scimmie e maiali’. Dopo essere diventato presidente, fu diffuso un video in cui Morsi ripeteva questo concetto orribile. Gli intellettuali egiziani rapidamente risposero sottolineando che Morsi era un estremista che non era adatto a correre per la presidenza. Poi, uno dei giornalisti più importanti d’Egitto, Ibrahim Issa, ha commentato le parole vergognose di Morsi, dicendo che ogni ‘essere umano normale’ doveva sentirsi disturbato da queste parole. Poco dopo uno dei personaggi dello spettacolo, un giovane membro dei Fratelli Musulmani, utilizzò lo stesso insulto di Morsi per fare riferimento ai suoi vicini ebrei nel quartiere ebraico dove musulmani, cristiani ed ebrei vivevano insieme.

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