giovedì, Ottobre 29

Unioni civili: legiferare sull’amore

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L’unione fra gli individui costituisce la base di qualsiasi tipo di società e il legame umano è l’elemento discriminante fra lo ‘stato di natura’ hobbesiano e la razionalità organizzativa. D’altronde si rendono necessarie regole condivise per poter gestire una comunità, fra queste il riconoscimento dell’unione fra due persone occupa senza dubbio una posizione di fondamentale importanza. La ragione per la quale il tema delle unioni civili è così rilevante e discusso risiede proprio nella sua capacità di toccare corde primordiali, senza tempo: il nostro essere uomini, il nostro bisogno di riconoscimento e la nostra umanità.
L’acceso dibattito non solo a livello nazionale ma anche europeo scatenato dal referendum irlandese ne è la prova. Nell’ultimo decennio si è fatta sempre più insistente la richiesta di conferire un profilo giuridicamente rilevante alle coppie non sposate, non si tratta solo di una questione morale ma anche e soprattutto pratica legata alla vita quotidiana di qualsiasi cittadino.
Per quanto riguarda la situazione italiana, occorre chiarire alcuni punti essenziali riguardo la materia sulla quale Governo, Parlamento e società civile si stanno interrogando in maniera più o meno coscienziosa. Innanzitutto non si sta mettendo in discussione l’istituto del matrimonio, civile o religioso che sia. Inoltre, il dibattito sul conferimento di una veste giuridica ai diritti e ai doveri che una coppia vuole reciprocamente assumersi riguarda anche le persone eterosessuali in quanto ad oggi neanche lo status di ‘convivente’ è pienamente delineato all’interno dell’ordinamento giuridico italiano, piuttosto la sua amministrazione è lasciata in gran parte in mano alla disciplina contrattualistica del diritto privato.
I diritti e i doveri dei coniugi, ovvero di un uomo ed una donna convolati a nozze, sono disciplinati dagli articoli 143, 144 e 147 ss del Codice Civile, fra questi sono enunciati l’obbligo reciproco di assistenza morale e materiale, alla coabitazione e i doveri verso i figli. In merito ai conviventi, non esiste un vero regime giuridico che regoli tutti gli aspetti della convivenza, ma una miriade di singoli interventi in materia. Vengono così riconosciuti alcuni diritti e doveri propri del matrimonio, quali ad esempio la tutela possessoria della casa di convivenza e la tutela contro la violenza nelle relazioni famigliari. Fino a quando non verrà approvata una legge che riconosca le unioni diverse da quella formalizzata dalle nozze ed entri nel merito della questione, l’unico strumento a disposizione delle persone unite dall’amore ma non in matrimonio sarà il ricorso alla formula del contratto in ambito privato.
Nel corso degli anni, il Parlamento ha proposto alcuni disegni di legge che contenevano indicazioni riguardanti la regolamentazione di questo tipo di unione e orientate all’inserimento di norme specifiche nell’ordinamento giuridico. La prima in tal senso risale alla fine degli anni 80 del secolo scorso, ma le tensioni più forti si sono avute nei primi anni del 2000, quando i Democratici di Sinistra presentarono i Patti Civili di Solidarietà (PACS) e nel 2007, con Romano Prodi alla guida del Governo, si formulò l’ipotesi dei DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) fortemente osteggiata da diversi partiti politici, organizzazioni cattoliche e non solo. Contrarietà che venne consacrata con la proclamazione, nello stesso anno, del ‘Family Day, una manifestazione di piazza in nome della ‘famiglia tradizionale’ non meglio identificata.
Dopo quasi un decennio di silenzio, è stata presentato un nuovo testo che dovrà essere vagliato dal Parlamento. Si tratta della proposta di legge di Monica Cirinnà, senatrice del Partito Democratico, accolta dal Governo come la soluzione definitiva sulla questione.
Si articola in due sezioni, la prima istituisce le unioni civili, ovvero le coppie omosessuali, mentre la seconda si occupa della convivenza e le disposizioni illustrate sembrano sintetizzare gli spunti e le riflessioni sorte durante gli anni precedenti, tanto da avere incassato l’approvazione della Commissione Giustizia. Tuttavia, la struttura del testo e la sua formulazione presentano qualche criticità: la scelta di entrare nel merito prima delle unioni fra persone dello stesso sesso e solo successivamente disporre dei dettagli sulla convivenza è significativo. Pare che l’autore dell’iniziativa legislativa lasci così intendere che le disposizioni riguardanti la convivenza non possano essere estese alle coppie omosessuali, quando a rigor di logica il riconoscimento delle unioni di persone dello stesso sesso rappresenta un caso specifico all’interno della macro tematica della convivenza.
Considerata la complessità  e la sensibilità della materia tanto dal punto di vista politico quanto giuridico, abbiamo interpellato il Prof. Riccardo Campione, docente di Diritto privato presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università degli studi di Bologna e specializzato in Diritto di famiglia.

Non è la prima volta che si parla di unioni civili, ma sembra piuttosto un argomento latente nel dibattito politico, nel senso che viene sollevato e ignorato a seconda delle occasioni. Secondo lei qual è la ragione? Può davvero essere soltanto tecnica?
La ragione a mio avviso è prevalentemente politica. Nel senso che come molti altri temi, su tutti la questione del testamento biologico, si devono risolvere senz’altro sul piano giuridico ma hanno ricadute sul piano morale e delle scelte di campo nel settore morale costituiscono opzioni che devono essere ponderatamente valutate dalla politica. E sappiamo che la politica è stretta a certi tipi di ragionamenti che possono essere opportunistici o meno, però il fatto di dare una veste giuridica a determinate tematiche dipende dalla volontà del legislatore. C’è poco da fare, il legislatore è il Parlamento e finché non ha trovato un accordo sulle norme attraverso le quali dare cittadinanza a determinati istituti nel nostro ordinamento questi rimangono lasciati all’opera della giurisprudenza, degli studiosi, degli operatori del diritto. Faccio un altro esempio: la procreazione medicalmente assistita, che per altro ha a che vedere con la convivenza perche è uno di quei casi che la convivenza rileva dato che l’accesso alle tecniche è consentito anche ai conviventi e non soltanto alle coppie coniugate. Si è discusso tanto, si è intervenuti con una legge alla metà del primo decennio degli anni 2000 che poi è stata letteralmente sgretolata prima dal giudice amministrativo, per quanto concerne le linee guida, poi dalla Corte Costituzionale che in ultimo ha fatto cadere il divieto di fecondazione eterologa. Questo per dire anche che quando il Parlamento in qualche modo riesce a pervenire ad un accordo per legiferare su una materia sensibile, poi dopo si tratta anche di vedere come essa verrà interpretata dai giudici e applicata.

Perché ci sono diversi attori che giocano questa partita quindi le tensioni derivate da dinamiche interne e da quelle esterne incidono in maniera profonda nella determinazione del risultato finale?
Esatto.

Ci siamo lasciati con il Family Day nel 2007 in reazione alle proposte di legge dei PACS nel 2005 e dei DICO nello stesso 2007. Fino ad ora quindi c’è stato un silenzio totale sulla questione o, anche se i media non  l’hanno riportato, qualcosa si è mosso in questi 10 anni? Oppure si può parlare di ‘vuoto legislativo’?
Beh, ‘vuoto legislativo’ forse è eccessivo, diciamo che in questi anni ci sono state plurime proposte di legge l’ultima quanto costa è questa proposta da Monica Cirinnà, senatrice del PD, che ha ricevuto una prima approvazione da parte della Commissione Giustizia, che ricordo essere un organo consultivo, se non sbaglio il 25 marzo. È un progetto che riunisce un po’ tutte le altre proposte che nel frattempo si erano sedimentate nel corso sia della presente legislatura che in quella precedente e si tratta proprio della proposta in cui si parla di unioni civili nella prima sezione e di convivenza nella seconda sezione. Perché l’unione civile viene in questo progetto di legge utilizzato solamente per consentire alle coppie dello stesso sesso un determinato trattamento giuridico. Poi nella seconda sezione si parla delle convivenze che sono tutto ciò che non è unione civile per persone dello stesso sesso né matrimonio. Il matrimonio ovviamente non viene toccato e proprio a tal proposito è intervenuta in più occasioni la Cassazione, anche di recente la Corte Costituzionale, nel dire che la sua configurabilità nel nostro sistema postula la diversità di sesso fra gli sposi e spetta, lanciando un monito al Parlamento, al legislatore prevedere ulteriori forme di tutela per le altre formazioni sociali che comunque sono da riconoscere ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione. Quindi il matrimonio ancora nella giurisprudenza e nell’intenzione del legislatore, che qui non sembra toccarlo, resta l’unione tra un uomo e la donna. Si accosta adesso questo istituto delle unioni civili che, se si prende il contenuto di questa proposta, sostanzialmente, non vorrei usare un’espressione troppo forte, ma presenta significative assonanze con il matrimonio perché si dice che si applicano alle unioni civili tutte le regole previste in matrimonio compatibilmente con il fatto che qui siamo in presenza di presone dello stesso sesso.

Quindi la differenza fra le due sezioni, la prima che tratta le unioni civili e la seconda che regola la convivenza, è su base sessuale, fondamentalmente.
Sì, sostanzialmente sì.

Quindi non ci sono diritti o doveri diversi fra le due sezioni?
Mi pare siano regolati in maniera più capillare quelli che derivano dalle unioni civili perché sono richiamate molte norme anche in materia, se non sbaglio, di diritti e di doveri che sono le stesse previste dal nostro codice civile in materia di matrimonio. Laddove, invece, nella sezione II si parla di convivenza si introduce qualche previsione un po’ meno stringente sul punto e si lascia, tanto è vero che c’è una norma apposita dedicata al contratto di convivenza, all’autonomia privata o contrattuale delle parti la regolamentazione del rapporto. Ritirando fuori una tematica coltivata anche dal notariato italiano, cui ha prestato ausilio anche il Prof. Luigi Balestra docente ordinario di Diritto civile dell’Università di Bologna per elaborare un po’ questa forma contrattualistica della convivenza. In sostanza si dice che i conviventi, naturalmente anche persone dello stesso sesso adesso fintanto che non ci sarà una base più specifica, possono regolamentare il loro rapporto su base contrattuale perché l’ordinamento ci ritiene indifferenti, ovvero c’è un’indifferenza di ordinamento. Che sa qui c’è anche la questione di dire: ma se due persone non hanno voluto unirsi formalmente, l’ordinamento davvero è legittimato, ciò nondimeno, a dire che sono a te applicabili determinate norme che tu hai diritti e doveri? E’ il tema un po’ della libertà cioè anche qui sono scelte di campo morale molto sensibili. Davvero delicata la questione perché ovviamente alcuni desidererebbero che il legislatore intervenisse e faccia si che tra loro sorgano diritti e doveri, ma altri no. Quindi come si fa a sapere qual è la scelta giusta?

A quanto mi risulta, nel testo della proposta di legge Cirinnà non si usa mai il sostantivo ‘matrimonio’, per lo meno nella prima sezione. Questo particolare mi porta a pensare che alcuni passaggi del testo possano essere oggetto di importanti modifiche, potenzialmente fino allo stravolgimento.
Sì, è vero. Non si fa esplicito riferimento al matrimonio per sottolineare il fatto che non si vuole in alcun modo mettere in discussione questo specifico istituto. D’altro canto, è vero che tale omissione indebolisce in qualche modo il testo, aumentando le occasioni di modifica da parte degli oppositori della proposta di legge.

Continuando a parlare di matrimonio, il diritto di successione è la discriminante più lampante e discussa fra il matrimonio civile e le unioni civili, ma alcuni dicono non risulti essere trattato neanche nella nuova proposta di legge. C’è una particolare ragione tecnica o si tratta sempre della volontà politica di non concedere questo diritto alle persone non unite in matrimonio?
Dall’ultima versione che ho trovato, in realtà, sarebbe prevista una norma che contempla l’applicabilità dei diritti successori sulla falsa riga di quello che è previsto per il matrimonio, ma bisogna poi sempre vedere che fine farà. Per quello che ho notato se dovesse passare per ipotesi un progetto che è abbastanza forte perché instaura, sulla falsa riga di ciò che è avvenuto in Germania, un istituto che grosso modo può essere equiparabile al matrimonio fra persone dello stesso sesso senza applicare l’istituto matrimoniale, bisogna vedere se un ordinamento come il nostro è pronto per un passo di questo tipo. A mio avviso lì dovrebbero essere, e saranno, contemplati anche i diritti successori dal momento che, ragionando a quello che abbiamo oggi, il convivente, salvo non venga fatto un testamento a suo favore, si trova al di fuori della cerchia dei soggetti che per legge sono destinatari dell’assetto ereditario del partner. Bisogna stare attenti anche ad un altro divieto che esiste nel nostro ordinamento, ovvero il divieto dei patti successori. Quindi anche qui lo strumento contrattuale subisce delle notevoli compressioni perché ciò che dispongo in vita ad esempio a favore del partner potrebbe un domani essere aggredito dai legittimari attraverso la cosiddetta ‘azione di riduzione’.

Sono stati presentanti oltre 1000 emendamenti al testo della proposta di legge: siamo di fronte ad un palese tentativo di ostruzionismo. Che destino pensa avrà questa ennesima proposta?
In quanto civilista non posso dare una risposta totalmente esaustiva, certo il metodo ostruzionista attraverso la presentazione di svariati emendamenti ha impatti significativi sui tempi e sulla decisione ultima. A mio personale giudizio, credo che il cammino verso il riconoscimento di istituti che stabiliscano diritti e doveri delle coppie non contraenti il matrimonio, eterosessuali quanto omosessuali, è praticamente inevitabile, per lo meno nel medio termine. In Europa, solo l’Italia e la Grecia non hanno strumenti giuridici organici e definiti da applicare in merito, nonostante sia a livello nazionale, si ricordino i diversi moniti lanciati al legislatore da parte della Cassazione, che a livello transnazionale si siano espressi diversi soggetti autorevoli. Ricordiamo il caso della Grecia che nel 2013 è stata ripresa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per aver inserito nell’ordinamento giuridico una legge in merito alle unioni civili che riconosceva solo quelle eterosessuali violando, così, la Convenzione europea a diversi livelli.

Quali sono i diritti, a suo avviso, più difficili da riconoscere o da tutelare nei riguardi dell’istituto delle coppie civili, quindi di persone omosessuali?
Sicuramente il diritto successorio è un terreno di scontro importante all’interno del Parlamento. A mio avviso anche il diritto patrimoniale e il diritto dadozione sono nodi focali attraverso i quali la discussione politica e sociale si articolerà in modo particolare. Anzi, è già successo. Pensiamo al caso della coppia formata da due donne che, recatesi in Spagna, si sono unite in matrimonio dopo che una delle due si è sottoposta alla fecondazione eterologa. Una volta tornate in Italia, la donna ha chiesto l’adozione del figlio partorito dalla compagna ed è stata concessa dal Tribunale di Roma. Le motivazioni della sentenza fanno leva su un’interpretazione molto estesa delle condizioni di adottabilità del bambino enunciate nelle leggi  28 marzo 2001, n. 149 e 4 maggio 1983, n. 184. Si capisce, quindi, come la materia sia complessa e gli attori in campo siano numerosi e diversificati al loro interno e la componente interpretativa delle normative non è da sottovalutare.

A partire dallo scorso anno, diversi sindaci di grandi città fra i quali anche Virginio Merola, primo cittadino di Bologna, hanno deciso di trascrivere i matrimoni fra persone dello stesso sesso contratti all’estero nel Registro di Stato civile. Quali sono, quindi, le conseguenze concrete di tale procedimento? Si è trovata la ‘terza via’?
Sul piano strettamente giuridico, sostanzialmente la trascrizione dei matrimoni contratti all’estero fra persone dello stesso sesso non hanno alcuna conseguenza concreta per la coppia. Il motivo è semplice: la Corte Costituzionale ha ricordato che il matrimonio, come configurato in Italia, può instaurarsi solo fra individui di sesso diverso, ragione per la quale ha comunque intimato al Parlamento di trovare un accordo per stabilire meccanismi di riconoscimento e tutela delle unioni formatesi in maniera differente. Dobbiamo altresì constatare che l’iscrizione nel Registro di Stato civile dei matrimoni fra persone omosessuali contratti all’estero ha avuto una rilevanza mediatica importante, che ha permesso un riposizionamento dell’argomento al centro dell’attenzione non solo politica, ma anche sociale e sappiamo bene quanto questo fatto possa essere importante per una maturazione della consapevolezza civile.

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