giovedì, Dicembre 12

"Legge elettorale, per Grillo la partita più importante" Il parere del professore di Scienza politica e Prorettore alla Ricerca della LUISS, Leonardo Morlino

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L’Italicum, la legge elettorale concepita da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi riprenderà il proprio iter parlamentare al Senato il prossimo 18 novembre, dopo 8 mesi di stallo. In commissione Affari costituzionali sul programma dei lavori non è stata raggiunta l’unanimità con i senatori del M5S che ritenendo la legge elettorale “non una priorità” si sono astenuti. Eppure secondo il professore di Scienza politica e Prorettore alla Ricerca della LUISS, Leonardo Morlino “la partita più importante con il nuovo sistema elettorale verrà giocata proprio da Beppe Grillo”. Il Movimento 5 stelle dalle elezioni del 2018 potrebbe “uscire trionfante oppure essere distrutto”. Intanto la discussione tra i partiti della maggioranza e Forza Italia è ancora aperta e l’Italicum rischia di cambiare totalmente volto rispetto alla versione approvata dalla Camera. 

 

Professore, il primo vertice di maggioranza del governo Renzi è una delle “vecchie liturgie della Prima Repubblica” ha scritto Marcello Sorgi, editorialista de La Stampa. E’ così?

Certamente possiamo richiamare il passato. Questo è un governo di coalizione in cui ci sono disaccordi e per superarli è opportuno trovare degli accordi. Ciò che però va sottolineato è che ci troviamo in un passaggio importantissimo nella storia della nostra democrazia ecco perché bisogna cercare di andare con una certa prudenza. Quanto ai vertici di maggioranza della prima Repubblica, quelli erano totalmente diversi da questi incontri che fa Renzi. Io trovo che la decisione di sedere allo stesso tavolo con il Nuovo centrodestra, Scelta civica, Per l’Italia e tutto il resto dei partiti di maggioranza sia semplicemente di buon senso. Dubito che si possa parlare di Seconda e Terza Repubblica insomma, basta ricordare il contesto di conflittualità tra socialisti e Pci degli anni Ottanta. Oggi ci troviamo in una situazione totalmente diversa.  

Intanto lunedì sera l’Italicum sembra aver cambiato volto rispetto alla versione approvata dalla Camera: soglia di sbarramento più bassa, preferenze e premio al partito che raggiunge il 40% dei voti. Che legge elettorale stanno architettando?

Bisogna essere molto prudenti su tutte le affermazioni riguardo la legge elettorale in discussione. Si dice che Matteo Renzi abbia ceduto alla soglia di sbarramento al 3 per cento. Ma se per esempio i collegi elettorali fossero “piccoli” ossia con 3/5 seggi la soglia del 3 per cento non avrebbe nessun senso perché probabilmente ci sarebbe una soglia di fatto molto più alta. Ricordiamo, infatti, che un collegio si dice piccolo o grande non per il numero di abitanti, ma per il numero di seggi che vengono messi in disposizione. Riconoscere quindi una soglia formale del 3 per cento in questo momento non avrebbe nessun senso. Al contrario se i collegi fossero più grandi la soglia al 3 per cento acquisterebbe qualche significato. Riguardo il premio alla lista vincente e la questione delle preferenze, si tratta di due aspetti molto importanti. Ma al momento si tratta di ipotesi, bisogna vedere come si mettono le cose alla fine. La legge elettorale, infatti, è uno di quei casi – e sono tanti – in un cui un piccolo dettaglio può cambiare tutto.

Il presidente del Senato Pietro Grasso, incitando i partiti a far presto, ha sottolineato la necessità formale della legge elettorale. Perché?

Da un punto di vista di funzionalità della democrazia, il Paese deve avere una legge elettorale. Da un punto di vista politico, Renzi ha dato a Berlusconi un salvagente. La legge di cui stiamo parlando è progettata per l’elezione di un Parlamento con una Camera sola. Ciò significa che per andare a nuove elezioni non basta l’Italicum, ci vuole anche la riforma del Senato. E su quella si prenderà tempo.

Il vero patto del Nazareno sarebbe questo?

Io credo che senza che sia stato detto esplicitamente, il vero accordo, il vero compromesso sia su questo: si va avanti con la legge elettorale che però riguarda solo la Camera e non si andrà a elezioni anticipate finché non si risolve il problema del Senato. Questo naturalmente rassicura Berlusconi che può pensare ai problemi di leadership all’interno del suo partito.

Ma un accordo del genere è davvero una anomalia “da denunciare” come sostiene il Movimento 5 stelle?

In una situazione come la nostra il patto del Nazareno è stato un punto fondamentale. La seconda Repubblica non è mai esistita, piuttosto si è assistito ad una situazione di stallo per 20 anni. L’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi se si conclude porterebbe a compimento qualcosa che aveva provato a fare Massimo D’Alema nel 1997. Sulle denuncia dei 5 stelle, meglio non commentare.

Le presunte dimissioni del presidente Napolitano come vanno lette: un ripensamento del capo dello Stato sulla scelta di Renzi, la delusione verso un Parlamento e un governo che non sono stati in grado di realizzate le riforme promesse…

Era scontato. Lo sapevano tutti che si sarebbe dimesso a fine anno.

Se volessimo azzardare il nome del futuro presidente della Repubblica italiana?

A saperlo! Sarei un indovino profeta.

Toto-nomine a parte, che scenari si aprono adesso?

Il quadro politico rimarrà uguale a quello attuale. Il governo rimane lo stesso, la coalizione rimane la stessa. Ci sono degli atti da fare, ancora – ad esempio – va eletto un giudice della Corte costituzionale. Ci sono quindi diversi adempimenti da portare a termine. Da questo punto di vista non cambierà nulla.

Se la legge elettorale fosse l’ultima discussa nel vertice di maggioranza di lunedì, cosa accadrebbe allora nel sistema partitico?

La resa dei conti arriverà con le prossime elezioni, non prima. Le politiche del 2013 hanno portato ad un sistema partitico tripolare. Un dato nuovo, importante e si è visto anche in occasione dell’ultima seduta del Parlamento in seduta comune durante la quale Silvana Sciarra è stata eletta alla Consulta e Alessio Zaccaria al Csm con l’accordo tra Pd e Movimento 5 stelle. In questo sistema partitico, ovviamente, sarà importantissima la legge elettorale che nel caso in cui prevedesse davvero il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione, esprimerebbe una forte tendenza al bipolarismo.

E in questa contesto chi gioca la partita più importante?

Senza dubbio Beppe Grillo. Il movimento 5 stelle in una tornata elettorale con il sistema di voto immaginato al momento per l’Italicum potrebbe tornare trionfante oppure essere distrutto. La legge elettorale firmata dalla maggioranza e – in base a come finirà il vertice tra Renzi e Berlusconi – da Forza Italia, potrebbe trasformare un partito virtuale in uno dei due partiti in Parlamento. Sarebbe un bel colpo, una rivoluzione. Almeno questa è la direzione verso cui va la legge elettorale che stanno strutturando. 

 

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