martedì, Novembre 12

Legge elettorale: la proposta di YouTrend

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Ormai la legge elettorale sembra più una chimera che una certezza. Abbiamo aspettato il 25 gennaio per leggere le 99 pagine nella quali la Corte costituzionale ha dichiarato la parziale illegittimità dell’Italicum. Dopo di quella data non si è mossa foglia, più o meno. Attualmente ci sono, all’incirca, 30 proposte di legge depositate ma naturalmente mai discusse.

Anche Sergio Mattarella si è stancato di questa inerzia politica e ha sollecitato, lo scorso 27 Aprile, la nostra classe politica nel provvedere «sollecitamente al compimento di due importanti adempimenti istituzionali: la nuova normativa elettorale per il Senato e per la Camera e l’elezione di un giudice della Corte costituzionale». L’11 maggio è la data per la presentazione del testo-base, di conseguenza è stato posticipato anche il termine per la presentazione degli emendamenti, che fino a oggi era fissato al 12 maggio sarà ritardato (per ovvi motivi) di 4 giorni, si spera.

Tra le varie dichiarazioni della nostra classe politica si parla del Mattarellum, Legalicum, addirittura di un sistema alla tedesca con una soglia di sbarramento del 5%. E se non basta c’è chi ha tirato fuori anche il sistema Australiano, maggioritario che prevede collegi uninominali nei quali gli elettori devono votare per tutti i candidati proposti indicando, a fianco, l’ordine di preferenza, pena l’annullamento della loro scheda.

Tra la confusione incontrollabile di mille proposte che alla fine non approdano a nulla, noi abbiamo deciso di andare sul concreto ed intervistare chi ha delle idee molto chiare e una proposta strutturata l’ha già presentata. Ci riferiamo a Salvatore Borghese,  che ha elaborato tramite un innovativo progetto editoriale, YouTrend , una proposta di legge presentata alla Camera. “Un tentativo di uscire dallo stallo politico/istituzionale venutosi a creare dopo la bocciatura della riforma costituzionale e soprattutto dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato parti importanti della legge elettorale Italicum”.

 Ci puoi spiegare la proposta elaborata da YouTrend?

La nostra proposta consiste in un sistema misto: metà maggioritario, con collegi uninominali, metà proporzionale. È un sistema che cerca di rispondere a tre problemi: il primo problema sono le grosse differenze tra le attuali leggi di Camera e Senato, che con la nostra proposta spariscono; il secondo problema sono i due grandi limiti del sistema politico italiano attuale, cioè da un lato l’assenza di meccanismi che possano facilitare la governabilità e dall’altro la distanza crescente tra rappresentanti e rappresentati; il terzo problema è la paralisi causata dalla sfiducia reciproca tra le forze politiche, che per partito preso non si fidano delle proposte provenienti dagli avversari: la nostra proposta mette insieme elementi che stanno a cuore a tutti e tre i poli maggiori, e in più proviene da una fonte indipendente e imparziale.

Che reazioni avete avuto? E’ stata presa seriamente in considerazione?

Quando l’abbiamo pubblicata, i nostri lettori hanno manifestato grande interesse. Quando l’abbiamo sottoposta anche ad esponenti politici, ma con una formazione da studiosi di materie elettorali e costituzionali, abbiamo riscontrato lo stesso interesse. Ad esempio, il senatore di centrodestra Gaetano Quagliariello e l’ex deputato di centrosinistra Salvatore Vassallo hanno concordato nel definirla una proposta degna di considerazione. Nelle prossime settimane faremo una ricognizione più approfondita per capire davvero chi è d’accordo e chi no.

 Da due giorni a questa parte si parla di un sistema proporzionale alla tedesca con una soglia di sbarramento al 5%, sarebbe possibile applicarlo all’Italia? Se sì in che maniera?

In Italia non si può applicare la legge elettorale tedesca perché questa prevede che il numero di seggi parlamentari sia variabile: in Germania questo è possibile perché è previsto dalla loro costituzione, ma in Italia no. Si potrebbe applicare una sua variante, ma una proposta di questo tipo fu già avanzata 10 anni fa con la ‘bozza Bianco’ e poi di nuovo durante il governo Monti con la ‘bozza Violante’. In entrambi i casi la proposta non ebbe i numeri per essere presa in esame dal Parlamento. Francamente non vedo perché le cose dovrebbero essere diverse oggi.

Attualmente sono depositate almeno 30 proposte di leggi elettorali, ma si parla sempre del Mattarellum, Legalicum (uscito dalla Consulta), e così via. Quale e perché sarebbe la scelta più veloce per andare a votare?

La cosa più facile da fare sarebbe andare a votare con le leggi esistenti, che però presentano una lunga serie di problemi. Alcuni di questi problemi potrebbero essere risolti con degli interventi minimi (ad esempio intervenendo sul sistema delle preferenze e sulla dimensione delle circoscrizioni, che al Senato sono proibitive), magari tramite un decreto legge. Ogni altra riforma ‘organica’, si chiami essa Mattarellum o Legalicum, prevede un largo accordo tra le forze politiche, cosa che giudichiamo molto improbabile. La nostra proposta è probabilmente quella che avrebbe più chance di mettere d’accordo una larga maggioranza trasversale.

Come si risolve il problema dei capilista bloccati?

Dipende. Chi ha detto che è un problema? Non la Corte costituzionale, che li ha giudicati legittimi. Anche in questo caso, si tratta di una scelta politica, su cui deve esserci un accordo tra le diverse forze politiche: alcune vogliono i capolista bloccati, altri no. Ma quando si deve raggiungere un compromesso, tutti devono rinunciare a qualcosa. Ad esempio, nella nostra proposta i capolista bloccati non ci sono, ma non è un punto dirimente, ci si può ragionare senza preconcetti.

Secondo te, vista la situazione attuale, si parla tanto di legge elettorale, ma come andrà a finire?

Ci sono due modi di rispondere. Uno è quello dettato dall’ottimismo della volontà: noi crediamo che raggiungere un accordo su una buona soluzione sia possibile, e la nostra proposta va proprio nella direzione di raggiungere questo obiettivo. L’altro è quello del pessimismo della ragione: se si analizzano freddamente i rapporti di forza in Parlamento e le diffidenze reciproche, la cosa più probabile è che alla fine non cambi nulla, e che si vada a votare con le attuali leggi. Ma noi vogliamo sperare fino in fondo che non sarà così. Non ne va solo della credibilità della politica, che è già molto bassa, ma del buon funzionamento delle istituzioni del nostro Stato. È una battaglia di interesse pubblico, per cui vale la pena spendersi.

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