giovedì, Ottobre 29

Legge elettorale: facessimo le primarie per scegliere i candidati? Maggioritario o proporzionale che sia il sistema, con o senza sbarramenti, il problema è come fare a dare all’elettore la possibilità di scegliere la persona da candidare e da votare. Ecco perché ci vogliono primarie vere e garantite imposte per legge

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In un bell’articolo, come sempre chiarissimo e limpido, il professor Gianfranco Pasquino, illustra i vari meccanismi di voto da discutere in vista della famosa, e sempre insistentemente, richiesta di nuova legge elettorale da parte del PD. Quest’ultimo, come è noto, propende per un sistema proporzionale con un forte sbarramento al 5%. Lo scopo dello sbarramento, che ovviamente ha scatenato le ire degli italovissuti e di Carlo Calenda & co, e perfino di Leu, per non parlare di +Europa -che sembra una formula cabalistica e conta più o meno altrettanto- è appunto di evitare candidature spicciole di partiti spiccioli, il cui unico scopo, come si evidenzia in queste settimane in Parlamento, è di ricattare la maggioranza per ottenere vantaggi per sé.

Ma, giustamente, il professor Pasquino, fa notare che il sistema proporzionale, di per sé, non risolve il problema della qualità degli eligendi e quindi degli eletti. Non entro nel merito di un discorso molto tecnico e complicato, ma non ho dubbi sul fatto che Pasquino abbia perfettamente ragione.
E infatti Gianfranco Pasquino propone, in alternativa, il sistema francese, o un sistema alla francese, cioè un sistema maggioritario a doppio turno, che vuol dire che ogni partito presenta il proprio candidato e l’elettore sceglie chi votare. Dopo di che, dato che alballottaggio’ (che quindi in realtà non è un vero e proprio ballottaggio) non vanno solo i due che hanno ottenuto maggiori voti, ma anche gli altri che abbiamo riscosso una certa percentuale di voti, addirittura del 12% circa, consente all’elettore, se non è contento del candidato ‘x’ di scegliere il candidato ‘y’.
Bene, ma un dubbio, un dubbio fortissimo.

Un elettore, un qualunque elettore, vota una persona perché gli piace, ha i capelli biondi, parla bene, o perché ha un programma politico, inserito in un partito politico che piace a prescindere? Non so come funzioni la cosa in Francia, ma in Italia, sia pure sempre di meno, l’elettore vota il candidato perchédiun certo partito. Forse è una cosa antiquata, superata dalla storia o quello che volete, ma a me pare molto giusta e corretta.
Mi spiego: il candidato di un partito, si suppone, fa parte di una organizzazione che, non solo ha delle strutture ad hoc per elaborare proposte e soluzioni, ma che ha delle ‘idee’, inserite in uno schema teorico in qualche modo prevedibile. Almeno se si tratta di partiti seri, degni di questo nome, è così. Tanto che, volendo, si può votare direttamente e solo il partito, piuttosto che il candidato, che, peraltro, essendo il collegio uninominale, sarebbe uno solo per ogni partito.
E qui, a mio parere, è il punto vero e serio, perché l’affermazione di Pasquinose non gli piace quel candidato vota un altro’, non vale, perché l’altro sarebbe di un altro partito. Orbene, magari saranno pochi e antiquati quelli che ‘seguono’ un partito e non una persona (che per antiquato che sia a me sembra cosa buona e giusta … avendo partiti seri), ma a queste persone non si può chiedere o di ‘ingoiare’ il candidato che gli impone il partito o di votare per un altro partito.
Questo, insomma, è il punto: qui non c’è sistema che tenga, allo stato attuale delle cose, l’elettore è costretto a votare il candidato scelto dal partito. Tanto è vero che non sono poche le voci che si pronunciano a favore della creazione di vere e proprie liste di candidati, in ogni partito, in modo da dare all’elettore la possibilità di scelta.
Ora, a parte che la libertà di scelta sarebbe sempre limitata, visto che i nomi li propone comunque il partito, si riprodurrebbe quello sconcio cui abbiamo a suo tempo assistito, che consiste nell’acquisto dei voti e, peggio ancora, nel controllo dei voti. Lo sappiamo bene, abbiamo fatto un referendum proprio per abolire questo sconcio.
E allora? Insomma facciamo il caso che io voglia votare il partito degli stellini e mi trovi come candidato Luigi Di Maio. Ammesso che io sia così matto da volere votare gli stellini, e considerato che nessuna persona dotata di normale intendimento voterebbe mai Di Maio e tra essi io di certo, che ne consegue? Che o voto per un altro partito che non mi piace, o sono costretto a votare Di Maio o non voto affatto. Bella scelta!
Al di là dell’ironia, la domanda serissima è: ma che libertà di voto ha dunque un elettore? Nessuna: prendere o lasciare. È democrazia questa? Permettetemi di dubitarne assai.

E dunque, maggioritario o proporzionale che sia il sistema, con o senza sbarramenti, il problema è come fare a dare all’elettore almeno un po’ di scelta della persona da candidare e da votare.
L’unico modo, mi pare, sarebbe quello delle primarie. Ma, beninteso, non l’obbrobrio ridicolo delle primarie odierne del PD o degli stellini o altre, ma primarie vere e garantite. E l’unico modo per realizzare questo risultato è quello di imporre per legge le primarie a tutti i partiti, stabilendo anche le condizioni minime perché i partiti possano definirsi tali e la possibilità per chiunque o quasi di candidarsi alle primarie. E quindi, obbligare a primarie aperte, controllate e con meccanismi certificati e magari anche direttamente imposti dalla legge.
Solo così si può garantire, almeno in parte, una reale libertà di scelta del cittadino e, incidentalmente, solo così, credo, si può sperare di garantire che, alla fine, il personale politico abbia quel minimo di capacità e di affidabilità, che oggi assolutamente non ha.
Certo, ciò presupporrebbe anche qualche forma, più o meno spinta, di finanziamento ai partiti, proprio perché possano organizzarsi bene e nel rispetto di una legge da fare ad hoc.

Con tutto il rispetto per le proposte attualmente sul tappeto, non vedo proprio nulla del genere all’orizzonte e, dunque, scegliere l’un metodo o l’altro è indifferente: i partiti mandano in Parlamento chi vogliono, cioè chi èfedelealla linea o al capo, altro che innalzamento del livello dei parlamentari: tranquillo Giggino, ti voteranno perché non avranno alternative. Contento? … sempre che, intanto, Grillo e Casaleggio non abbiano abolito il Parlamento.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.