giovedì, Ottobre 29

Legge elettorale: Berlusconi vuole il proporzionale, ma forse sbaglia Secondo Stefano Ceccanti Forza Italia farebbe meglio a mantenere la propria vocazione maggioritaria

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C’è chi ha additato come incoerente l’attuale linea tenuta da Forza Italia nel dibattito sulla legge elettorale, peraltro attraverso argomenti piuttosto intuitivi e senza neanche troppo stupore.
Che le negoziazioni sulle regole del gioco per gli appuntamenti alle urne possano diventare strumentali agli interessi particolari di un partito è ormai una consuetudine per cui nessuno s’indigna. Quindi che una forza politica nata sulle ceneri di un sistema partitico rappresentato anche – e con esso bocciato dai cittadini – da un meccanismo elettorale proporzionale sinonimo di frammentazione e instabilità, e quindi per propria natura e per molti anni a vocazione maggioritaria (e con auspici di bipolarismo), possa fare un salto all’indietro così netto sul piano ideologico non può stupire più di tanto.

Nel momento in cui numericamente non si conta più come ai tempi migliori, una legge elettorale con ballottaggio come l’Italicum o a vocazione maggioritaria come il Mattarellum potrebbe determinare la relegazione ad un ruolo marginale all’interno della vita politica italiana. Serve quindi un modo per poter essere ancora l’ago della bilancia, in un sistema spesso criticato proprio per come una minoranza possa eccessivamente influenzare le sorti di un governo. La ricostruzione sembra chiara e lineare, ma non rischia di essere troppo semplicistica?
Per Stefano Ceccanti, costituzionalista e già senatore nelle fila del Partito Democratico, il vero problema della creatura politica di Silvio Berlusconi non sta nel sistema maggioritario. E il rischio per l’ex Cavaliere è che il rinnegare il proprio credo originario possa rivelarsi una mossa dagli effetti deleteri.

Berlusconi e altri esponenti di Forza Italia, nel dibattito sulla legge elettorale con cui gli italiani andranno al voto, spingono per un sistema proporzionale. Crede che questa presa di posizione mostri una certa incoerenza con la linea storicamente attribuita al partito?

Indubbiamente se la posizione rimanesse questa si potrebbe dire che c’è un’incoerenza, in quanto Berlusconi scese in campo nel 1994 nella logica di una democrazia dell’alternanza e per costruire uno schieramento di centrodestra che fosse alternativo a quello di centrosinistra. Quindi la sua vicenda politica si identifica col sistema maggioritario. Io però non sono sicuro che la sua posizione sia o resti quella del proporzionale puro e semplice.

Credo Berlusconi abbia un problema dato dallo strumento del collegio uninominale, perché in questo momento abbiamo una riduzione di consenso di Forza Italia a favore della Lega Nord e di conseguenza se dovessero negoziare dei collegi uninominali – previsti dalla legge Mattarella – nel lombardo/veneto, Berlusconi dovrebbe prima cedere alla lega molto più della metà dei collegi in quella zona. Rischierebbe quindi, seppur con Forza Italia più forte a livello nazionale, di avere meno seggi in Parlamento, e quindi capisco che possa essere contrario a questo strumento.
Però non credo nemmeno che sia contrario ad un proporzionale con premio di maggioranza; d’altronde Forza Italia governa con la Lega in comuni e regioni con sistemi di questo tipo. Penso quindi che sia più contro ai collegi uninominali che non all’idea di una correzione del proporzionale con premio di maggioranza.

C’è però chi, più semplicemente, pensa che questa presa di posizione sia ispirata dal bisogno di un sistema proporzionale che, constatata l’impossibilità di Forza Italia ad ambire a risultati importanti alle urne, permetterebbe a Berlusconi di contare ancora in futuro. Crede che sarebbe la scelta giusta?

Forza Italia dovrebbe avere l’ambizione di essere egemone all’interno del centrodestra portando avanti posizioni moderate. Ambire quindi, contro il PD e il Movimento 5 Stelle, ad essere uno dei perni di una democrazia governante.
Se invece rinunciasse a questo entrando in un’ottica proporzionalista di fatto indebolirebbe il sistema perché a quel punto avremmo il centrodestra diviso irreversibilmente e due movimenti estremi in modi diversi come M5S e Lega contro una democrazia bloccata al centro tra PD e Forza Italia.
E questo non sarebbe positivo per la l’Italia.

Crede che sia un problema per la nostra democrazia il fatto che il dibattito sulla legge elettorale diventi strumentale agli interessi particolari di partito?

Questo fatto per certi versi è inevitabile, perché la legge elettorale è la legge più politica che ci sia, e quindi tutti ne vedono direttamente le ricadute.
Però bisognerebbe comunque avere in mente lo schema migliore per la democrazia italiana, e cioè quello che, aldilà delle varie tecniche, permetta agli elettori di scegliere non solo i propri rappresentanti ma anche di dare un’indicazione più o meno vincolante per il governo tra le varie alternative.

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