martedì, Luglio 16

Lega, M5S, PD: tutti hanno vinto, tutti soddisfatti. Si cambierà per non cambiare Il Governo giallo-verde continuerà, va bene alla Lega, va bene al M5S; va bene al PD. Un po’ meno bene per l’Italia e gli italiani

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Per una ragione o per l’altra, tutti soddisfatti; e dal loro punto di vista, con qualche ragione. Soddisfatto Matteo Salvini. Il leader della Lega, con la sua politica di pancia e muscolare, ha fatto il pieno, e non solo nelle regioni che sono il tradizionale serbatoio del Carroccio; avrà ora più carte e più peso da giocare nell’ambito della coalizione giallo-verde. Soddisfatto anche Luigi Di Maio: il Movimento 5 Stelle perde consenso, ma non in modo vistoso, e la sua poltrona di responsabile politico non è in discussione. Soddisfatto anche il Segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti. Ha ereditato un partito allo sbando; la sua segreteria è riuscita in pochi mesi a tenere una linea del Piave. Ora il PD dovrà ancora faticare parecchio per essere e costruire una solida, affidabile alternative all’esistente. Ma è scongiurato il disastro; soprattutto il risultato ottenuto spunta le unghie di Matteo Renzi: altro non attendeva per suonare la grancassa, e magari fondare il tanto evocato partito ‘suo’. La secca sconfitta di Emanuel Macron in Francia lo porterà a più miti consigli; e comunque la voglia mettere, la sua stella è al tramonto.

Gli altri soddisfatti. Silvio Berlusconi; la sua Forza Italia ora avrà necessità di una profonda riorganizzazione interna, una rifondazione non facile: gli Antonio Taiani da una parte, le Mara Carfagna dall’altra, non si risparmieranno colpi anche sotto la cintura. Berlusconi vorrebbe ritagliarsi uno spazio di padre nobile. Dovrà ancora faticare parecchio per mettere ordine nella sua ‘creatura’. Soddisfatti anche i ‘piccoli’: da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni a Piu’ Europa di Emma Bonino, Benedetto della Vedova, Bruno Tabacci. Al di la’ del risultato ottenuto per Bruxelles, il loro intento e scopo era quello di ‘contarsi’ in modo da pesare quando ci saranno le elezioni politiche: dove non conteranno le preferenze, ma la collocazione nelle liste. Le loro percentuali saranno preziose per le varie coalizioni, e per assicurarsele i partiti maggiori concederanno college sicuri. La loro partita si giocherà allora.

Ora che questa campagna elettorale si è finalmente conclusa, se ne apre subito un’altra. A Bruxelles e a Strasburgo i partiti tradizionali in qualche modo dovranno fare i conti con la nuova realtà che si manifesta e prende corpo. Si misurerà davvero la vocazione di questi partiti di essere europeisti non solo a parole, e può essere che la paura faccia novanta: quello che non si è saputo e volute fare perché è giusto e utile, forse, chissà, verrà fatto per il timore che le forze populiste e sovraniste, per ora arginate, possano prendere il sopravvento. Le ‘lezioni’ francesci, inglesi, ungheresi e in parte tedesche a qualcosa, forse, serviranno.

Per quel che riguarda l’Italia, fatta la tara al bla-bla e al bau-bau che continuerà, il Governo giallo-verde continuerà e probabilmente Giuseppe Conte mangerà il panettone a palazzo Chigi. Va bene alla Lega, va bene al M5S; va bene al PD che ha ancora bisogno di tempo per rafforzarsi e recuperare il tanto terreno perduto. Un po’ meno bene per l’Italia e gli italiani: le turbolenze politiche non sono finite; le preoccupazioni per la situazione economica aumenteranno; al netto delle promesse e delle assicurazioni, ci aspetta una stagione di sudore, lacrime e sangue. Le cambiali firmate andranno in scadenza, e nessuno ci regalerà nulla. Anzi.

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