mercoledì, Agosto 21

Lega – M5S: è guerra di logoramento Nessuno dice di volere la crisi, ma si lavora per questo; secondo Giorgetti, «serve una giusta causa per sciogliere un contratto»; chiara così la maionese impazzita di dichiarazioni

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Per capire la ‘nostra’ storia, sono utili un paio di ‘riflessioni’ ricavate da due classici. La prima ‘riflessione’ e’ di Alexis Henri Charles de Clerel de Tocqueville: «Le loro ambizioni sono talmente concentrate sul potere che solo al pensiero di lasciarlo sono presi da una sorta di orrore che impone loro di sacrificare l’avvenire al presente». La seconda, di Ennio Flaiano: «Coraggio: in fondo il meglio è passato».

Ora una rapida rassegna stampa delle spesso spericolate affermazioni che è toccato sentire o leggere nelle ultime ore.

Mini-Bot
Claudio Borghi, presidente commissione Bilancio, Lega: «I mini-bot metodo di pagamento come le carte di credito. Sono fiducioso, si convinceranno».
Giovanni Tria, Ministro Economia e Finanze: «I mini-bot sono una cattiva idea».
Claudio Borghi: «Ci vuole una gran pazienza…quando faremo una riunione glieli spiegheremo».
Claudio Borghi: «Decidiamo noi, non Tria che è un tecnico».
Alessandro Di Battista (M5S): «Mini-bot? Mi sembra una buona idea».
Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, leader della Lega: «Se non c’è uno strumento più intelligente si va avanti con questo. E’ nel contratto. Se Tria ha un’idea più brillante la sottoponga…».
Giancarlo Giorgetti, Sottosegretario Presidenza del Consiglio (Lega): «C’e’ ancora qualcuno che ci crede? I Mini-bot non sono verosimili».

Flat tax
Matteo Salvini: «Manovra-Flat tax, la faremo subito».
Luigi Di Maio, Ministro del Lavoro, responsabile politico del M5S: «Manovra-Flat tax, Salvini dica dove trovare i soldi».
Luigi Di Maio (ad Alessandro Di Battista): «Chi critica il M5S lo indebolisce. Il capo politico sono io».
Alessandro Di Battista a Di Maio: «E’ Salvini che destabilizza. Ho visto il Ministro dell’Interno dire di voler invitare i sindacati. Questo, secondo me è destabilizzare il governo».
Luigi Di Maio (a Paola Nugnes, senatrice dissidente): «Si dimetta».
Paola Nugnes a Di Maio: «E’ lui che deve lasciare».

Potrebbe essere il sequel de ‘Il medico dei pazzi’, il film di Mario Mattoli con Toto’, ricavato dalla celebre commedia di Eduardo Scarpetta. Invece no, è cronaca politica.

E’ cronaca politica la zoppicante prosa e la fantasiosa grammatica dimaiese che si può leggere nel blog pentastellato, un post appunto vergato dal Ministro Di Maio. Vi si apprende che «destabilizzare il Governo in questo momento in cui il Presidente del Consiglio sta portando avanti una trattativa difficilissima con l’Unione Europea è da incoscienti».

Non lo si cita, ma ‘l’incoscientein questione è il compagno di movimento, rivale da sempre, Alessandro Di Battista: ‘colpevole’ d’aver dato alle stampe un libro che a Di Maio e alla sua gestione non le manda a dire, e nulla risparmia. Di Maio, a sua volta, confida (per modo di dire, perchè l’hanno saputo urbi et orbi) ai suoi, nel corso di una riunione riservata a Terni, di essere molto arrabbiato (in realtà si esprime in modo più colorito): «Lo dico sia al MoVimento che alla Lega: non permetterò che né io né il MoVimento veniamo indeboliti da queste dinamiche». Seguono una serie di ‘avvertimenti’: «E’ bene che tutti sappiano. Dobbiamo essere una testuggine, non un campo estivo!»…Non c’è spazio per le contestazioni: ognuno «alla fine è invitato a stare al suo posto». Una neppure troppo velata minaccia: «Stiamo governando la Nazione Italia, non stiamo giocando a risiko. Si rimettano i carriarmatini nella scatola e ognuno porti avanti il ruolo che è chiamato ad assolvere nella società: ministro, parlamentare, attivista, cittadino. Un ruolo non è migliore dell’altro, per quanto mi riguarda. Ma tutti devono essere rispettati e ognuno stia al proprio posto».

Non manca l’orgogliosa rivendicazione, e la sottolineatura che mentre altri parlano, per fortuna c’è lui che lavora notte e giorno, le sette proverbiali, sudatissime, camicie: «Il mio ruolo non è per niente semplice. Ogni volta che sono riuscito a far approvare una proposta di legge che poi, una volta Legge, ci ha riempito di orgoglio, ho dovuto fare un accordo di maggioranza ad un vertice di maggioranza. Mi sono seduto al tavolo per ore e per notti intere ed ho contrattato ogni punto, visto che non abbiamo mai avuto una maggioranza autonoma. Ogni volta che abbiamo preso decisioni su leggi che hanno cambiato o cambieranno la vita a milioni di italiani, ho dato il massimo per trovare la quadra e ottenere il miglior risultato per i cittadini, nonostante le profonde differenze di vedute che c’erano all’interno del Governo. Ho fatto solo il mio dovere, ma questo non vuole dire che sia stato semplice».

Sarà. Intanto Salvini prosegue nella sua quotidiana azione di falciargli l’erba sotto i piedi. Al segretario della CGIL Maurizio Landini, che accusa il Governo di inerzia e inefficienza, la replica non giunge nè dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nè da Di Maio, che fino a prova contraria è ancora Ministro del Lavoro. La risposta viene dal Ministro dell’Interno, che annuncia la sua intenzione di ricevere i sindacati al Viminale per un confronto sulla manovra di autunno: «Entro luglio inviterò i sindacati al Viminale, con altri rappresentanti del lavoro, del commercio, dell’impresa e dell’agricoltura per confrontarci e ragionare insieme sulla prossima manovra economica. Manderò a Landini, che evidentemente non la conosce, una copia della proposta sull’autonomia che finalmente porterà merito e responsabilità anche ai politici del Sud. Sono sicuro che in un anno questo Governo abbia fatto di più rispetto ai governi di sinistra che ci hanno preceduto per lavoratori e precari. Con la flat tax per famiglie, lavoratori e imprese faremo ancora di più».

Al di là delle sicurezze ostentate da Salvini, e al di là degli incontri che farà, l’annunciata convocazione appare del tutto irrituale, e suscita alcuni interrogativi di ‘galateo’ istituzionale

A che titolo questo attivismo di Salvini?
Salvini al momento ha tre casacche (o felpe, se si preferisce); vice-presidente del Consiglio; Ministro dell’Interno; leader della Lega.
Se vuole incontrare i sindacati e il mondo del lavoro e dell’impresa come vice-presidente del Consiglio, il luogo dell’incontro dovrebbe essere palazzo Chigi; e comunque la richiesta, più che a lui era indirizzata al presidente Conte; semmai al Ministro del Lavoro Di Maio; magari esteso a quello dell’economia, Tria.
Se Salvini parla come Ministro dell’Interno non si comprende a quale titolo voglia questo incontro, per dire e fare cosa. E non si comprende perchè Landini o altri debbano accogliere l’invito: non è il Ministro dell’Interno il loro interlocutore. Andassero all’annunciato incontro sarebbe unriconoscimentoprobabilmente da Salvini gradito. Ma dal Presidente del Consiglio? E dal Ministro del Lavoro?
Se Salvini parla come leader della Lega, per esporre i progetti e i piani del suo partito, allora l’incontro deve aver luogo nella sede del partito, non in un luogo istituzionale come il Ministero dell’Interno.
Vero è che ogni regola e ‘forma’ sembra essere saltata, pero’…

Confusione al diapason anche sul fronte del Partito Democratico. Per dire: per quello che riguarda i mini-bot prima votano a favore, poi si scusano: sono contrary, ma non hanno letto bene l’ultima bozza e l’hanno votata senza aver capito cosa conteneva.
In Senato il Governo riesce a scavallarla senza averne i numeri grazie alla vistosa assenza dei parlamentari del PD. Era venerdì e dunque, ‘tutti a casa’, col caldo che fa?, oppure un troppolone di marca renziana al segretario Nicola Zingaretti? Quest’ultimo, colto in contropiede, chiede spiegazioni. Ancora li’ che le attende…

Infine, il caso CSM-Lotti. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha usato parole dure e sferzanti. L’unico. Il segretario del PD al contrario è stato molto cauto. Di fronte al lavorio di Lotti non ha battuto ciglio; non solo: si è dovuto sorbire ‘lramanzine’ da Matteo Renzi e da altri suoi sodali (Maria Elena Boschi, Roberto Giachetti) secondo i quali Lotti sarebbe stato «vittima di fuoco amico» e colpevole di peccato veniale, perchè ‘cosi’ fan tutti’, cosi’ si fa da sempre…

In questa babele di dichiarazioni e di prese di posizione le più varie, contorte, deprimenti, una parola chiara viene da Giancarlo Giorgetti, il Richelieu della Lega: «Tra una settimana si capirà tutto».
Secondo Giorgetti (cosi’ l’ha spiegata ai suoi), per aprire la crisi «serve una giusta causa per sciogliere un contratto». Il possibile movente potrebbe venire da Bruxelles, quando, a giorni, deciderà se sanzionare o no l’Italia.

Comunque, appare ormai a tutti evidente che la Lega, dal giorno dopo le elezioni per il Parlamento Europeo, cerca e ‘lavoraper trovare un argomento di rotturacon i grillini. Il problema è ‘solo’ trovarne di ‘facilmente comprensibili dai cittadini’.
Questa la situazione; questi i fatti.

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