giovedì, Luglio 18

Lega e M5S: almeno la festa della Repubblica, non rovinatela E’ ancora sempre campagna elettorale. Andrà avanti così per tutta l’estate, mentre i problemi del Paese incancreniscono

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Neppure più il 2 giugno, festa della Repubblica! Il Presidente Sergio Mattarella, ancora una volta, è costretto a fare l’ingrato mestiere di chi spegne i falò appiccati da persone che mostrano di avere una originale concezione del ruolo istituzionale che ricoprono. Dice il Presidente: «L’inclusività è un impegno che ben rappresenta i valori scolpiti nella nostra Carta costituzionale, che sancisce che nessun cittadino può sentirsi abbandonato, bensì deve essere garantito nell’effettivo esercizio dei suoi diritti». Cose normali, di puro buon senso; peccato si viva un tempo e in un Paese che il buon senso sembra averlo smarrito, e di cose ‘normali’ ne accadono ben poche. L’intervento del Quirinale è un lodevole tentativo di mettere argine a polemiche che vedono la compagine governativa più spaccata di sempre.

Occorre sempre fare molta attenzione a quello vero e proprio Richelieu che è il leghista Giancarlo Giorgetti, Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il punto di riferimento per i tanti poteri reali del Paese, dagli imprenditori del nord agli amministratori, dai banchieri ai boiardi di Stato. Fa sapere Giorgetti: «Se sono scettico sul Governo? Sono realista. Aspettiamo che Conte, Di Maio e Salvini si chiariscano e vediamo». Prudente e sibillino insieme. Giorgetti sa bene (e con Salvini ne ha discusso a lungo), che il capo della Lega ha avuto animati colloqui con il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, e con il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Sa bene che il Ministro dell’Economia mal sopporta i diktat e gli imperativi di Salvini. E se il linguaggio dei corpi e delle posture hanno un significato, qualcosa vorrò pur dire se il Ministro dell’Interno sceglie di sedersi accanto a Moavero, e Luigi Di Maio, ostentatamente, si colloca a distanza, tra la forzista Mara Carfagna e il Ministro della Giustizia pentastellato Alfonso Bonafede. Di Maio ignora, ricambiato, Salvini. Al punto che quando gli chiedono se lo ha salutato, fa lo gnorri, risponde col solito sorriso di prammatica: «Buona Festa della Repubblica».

Come sia, anche il 2 giugno è l’occasione, per Lega e M5S, per suonarsele. Il Presidente della Camera, il grillino Roberto Fico, ‘dedica’ la festa della Repubblica al tema dell’inclusione delle minoranze. Concetto simile a quello del Ministro della Difesa Eisabetta Trenta: «Oggi è la festa di tutti quelli che si trovano sul nostro territorio, è dedicata ai migranti, ai rom, ai sinti, che sono qui ed hanno gli stessi diritti». La risposta di Salvini non si fa attendere: «Io dedico la Festa della Repubblica all’Italia e agli italiani, alle nostre donne e uomini in divisa che, con coraggio e passione, difendono la sicurezza, l’onore e il futuro del nostro Paese e dei nostri figli». Ci pensa un po’ su, non gli sembra abbastanza, e rincara la dose: «Qua c’è gente che rischia la vita per difendere l’Italia nel mondo e sentire il Presidente della Camera che si tratta della festa dei migranti e dei rom a me fa girare le scatole». Le scatole ministeriali devono girare parecchio. Nel corso di un comizio, minaccia: «Se mi danno una mano a fare le cose vado avanti come un treno, se qualcuno ha voglia di litigare torniamo da voi e mi dite cosa fare, perchè non abbiamo tempo da perdere».

Insomma, è ancora campagna elettorale. Andrà avanti così per tutta l’estate: avvilenti e inconcludenti botta e risposta, mentre i problemi del Paese incancreniscono. E’ il gioco del cerino acceso: ognuno vuole che a spegnerlo sia l’altro; intanto le dita che bruciano sono quelle del Paese, in clamoroso ritardo su tutto.

Un Ministro dell’Interno, comunque, meglio farebbe, forse, a evitare riferimenti ai treni. Ma forse Salvini proprio quel tipo di ‘immagini’ vuole evocare, come in passato. Come sia, per restare in tema ferroviario, maggiore prudenza non guasterebbe: anche i migliori treni, a volte, deragliano. E’ nei particolari, si dice, che si cela -a scelta- Dio o il demonio. Suona un poco strano, sia che si tratti del Presidente della Camera, sia che si tratti di un Ministro, chededichinoil 2 giugno a qualcuno, benemerito che sia. La festa della Repubblica è, appunto, della Repubblica, non ‘cosa’ di un Presidente o di un Ministro. Lo si scrive con molto rispetto: non hanno la facoltà di dedicare proprio nulla. Il 2 giugno è festa della Repubblica, non la utilizzino e strumentalizzino a fini di parte. Un composto silenzio, ogni tanto, non farebbe un soldo di danno. Buona giornata; e buona fortuna.

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