giovedì, Luglio 18

Lega e 5 Stelle d’accordo: si litiga su tutto Braccio di ferro su Siri e non solo. ‘L’acqua è poca, e la papera non galleggia’

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Caustico e sulfureo, Ennio Flaiano, solo in apparenza parla di sé, quando si definisce, ne ‘Il diario notturno’, persona con «poche idee, ma confuse». Pensa (e si riferisce) a chi lo circonda, ed è costretto a patire. Sessanta e passa anni dalla pubblicazione di quel ‘diario’, le idee, se possibile, sono ulteriormente diminuite, a beneficio della confusione.
Si prenda quello che accade a palazzo Chigi: applicano alla lettera quel che si può leggere nel Vangelo di Matteo: «Non sappia la tua mano sinistra ciò che fa la tua destra…». Il Presidente del Consiglio
Giuseppe Conte, in visita in Cina, viene sollecitato sul caso del Sottosegretario Armando Siri e della presunta mazzetta di trentamila euro; promette di valutare il caso; e che sarà lui a decidere se deve abbandonare l’incarico, come chiede il Movimento 5 Stelle; o restare il suo posto come sostiene la Lega. «Se sarà necessario, costringerò Siri alle dimissioni», promette Conte.
‘Se necessario’. E sa il cielo chi o cosa potrà convincerlo se sia o no necessario. Ma al di là di questa ‘necessità’, Conte fa sapere che ritiene di poter vedere Siri già in giornata, appena tornato da Pechino: «
Confido di poterlo vedere. No ho ancora fissato l’incontro, ma lunedì sarà il primo giorno utile per poterlo vedere». Fin qui, la ‘destra’; perché in contemporanea, ecco la ‘sinistra’: fonti di palazzo Chigi precisano che un incontro fra Conte e Siri sarà molto difficile. È più probabile che il colloquio avvenga nei giorni successivi: il Presidente del Consiglio rientrato da Pechino domenica notte, martedì riparte per la Tunisia.

Nel frattempo, Lega e Cinque Stelle, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, continuano aesibirsi’ nell’inedito, stucchevole, desolante spettacolo di firmatari di un contratto che sembrano essere d’accordo solo su una cosa: che sono in totale disaccordo su tutto.
Minacciano sfracelli, fanno la faccia feroce, uno si presenta come l’incarnazione del ‘ganassa’; l’altro mostra il sorriso da ‘Ciao mamma, guarda come mi diverto’. Ricapitolare quanto accade è piuttosto complicato.

Conte avoca a sé la decisione finale. Salvini rimbecca che Conte non è un giudice, che non è titolato a emettere sentenze, che Siri deve restare al suo posto, perché «ha la mia totale fiducia». I Cinque Stelle a stretto giro di posta: «Prima l’inchiesta per corruzione che vede coinvolto Siri, poi l’inchiesta de ‘L’Espresso’ su un giro di donazioni poco chiare che sarebbero arrivate alla Lega… Siamo davanti a presunti giri di fondi oscuri, fatti di corruzione e legami di alcuni ambienti con ambienti mafiosi. E’ doverosa una spiegazione…».
Di Maio specifica e scandisce: «C’è una gran differenza tra garantismo e, diciamola così, paraculismo. Per noi se una persona viene arrestata o indagata per corruzione deve lasciare. Se non lascia, lo accompagniamo noi fuori dalla porta».

Conte, di tutta evidenza, vorrebbe sposare questa tesi. Ma significa rompere definitivamente con la Lega. Arduo stabilire oggi chi sia il più abile nel bluff di far saltare il Governo e far precipitare il Paese in un gorgo i cui effetti sono imprevedibili; vero è che lapanciadei parlamentari è nettamente contraria a elezioni anticipate: sanno bene, la maggioranza dei deputati e dei senatori, che non verranno rieletti; e per dirla con Leo Longanesi, nella loro bandiera è inciso: ‘Tengo famiglia’. Inoltre, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è nettamente contrario a questa ipotesi, almeno fino all’autunno. Siri potrebbe a questo punto compiere il ‘bel gesto’ delle dimissioni volontarie, o in subordine, l’auto-sospensione: potrebbe essere un arabesco capace di accontentare grillini e Carroccio; fino al prossimo litigio…

Salvini al momento mostra il viso delresponsabilepaziente, cui importa solo lavorare e risolvere i problemi del Paese. In ogni discorso pubblico così si dichiara: interessato ai problemi reali del Paese; ed è il modo trasparente per dire che gli altri, grillini compresi, questo tipo di preoccupazioni non ce l’hanno. Al tempo stesso, ha cura di non mostrarsi remissivo a ogni costo. Anzi, confida a ‘La Stampa’ di essere stanco, logorato dalla convivenza con i Cinque Stelle: «Il problema è che mutano idea troppo spesso». Poi scandisce: «Mi sono imposto un atteggiamento buddista. Lavoro e non rispondo alle provocazioni e agli insulti che sono pressoché quotidiani. Resisto perché la gente in piazza mi chiede di andare avanti, di pensare al fisco, ai disabili, alla sanità. Alle cose concrete, insomma».

E via, un rosario di promesse: «Se in Piemonte vince la Lega, si farà». Unione Europea, Fondo Monetario e agenzie di rating non immaginano un futuro roseo, Unimpresa ipotizza 76 miliardi di tasse in più? Ma quando mai: «La flat tax non c’è ancora come l’abbiamo pensata, ma non mollo di un millimetro nonostante i Cinque Stelle. I nostri ministri stanno facendo cose eccellenti». L’aumento dell’Iva? Non è un problema: «Il 27 maggio l’Europa cambierà approccio. Lo sanno anche la Merkel e Macron, i finlandesi o gli spagnoli che domani vanno a votare. La politica europea va rivista interamente. Vedrete che dopo le elezioni nessuno ci verrà a chiedere 23 miliardi».

Dunque, come canta Paul Misraki, «Tout va très bien madame la Marquise»?
Standard & Poor’s attribuisce a ‘riforme’ come quota 100 e reddito di cittadinanza l’entrata in recessione dell’Italia. Per il 2019 il ricorso al mercato dei titoli di Stato dell’Italia ammonta a circa il 23,7 per cento del PIL, quasi un quarto, secondo i dati dell’FMI, secondi solo al Giappone. Tuona l’OCSE: certifica la recessione a – 0,2 per cento; sostiene che il reddito di cittadinanza ‘favorisce il nero’, quota 100 non crea occupazione.
Agli Spring Meetings dell’FMI di Washington, il nostro Paese è stato considerato tra le possibili cause divulnerabilitàfinanziaria per il debito sovrano e una palla al piede alla crescita dell’Europa.
La BCE conferma; nell’ultimo Bollettino mensile si legge che gli scarsi margini di bilancio per contrastare la crisi «possono avere riflessi sulla tenuta dell’intera area euro». Lo spread è il termometro: dal 2014 al 2018 oscilla intorno a quota 200; dal maggio dello scorso anno siamo stabili sopra i 250 punti. È il prezzo che i mercati fanno pagare per il nostro debito pubblico: Spagna e Portogallo stanno solo ad un centinaio di punti di differenza con il bund tedesco. Cresce il debito: secondo il Fiscal Monitor dell’FMI il prossimo anno salirà al 134,1 del PIL contro il 133,4 di quest’anno e al 132,1 del 2018.

Il 7 maggio da Bruxelles arriveranno le previsioni primaverili, e non s’annuncia nulla di buono; e il 5 giugno la pubblicazione dei Country Report, potrebbe dare avvio ad una nuova apertura della procedura per debito. Soprattutto potrebbe arrivare l’imposizione di un rafforzamento della già ingente manovra per il 2020: il DEF sul dato-chiave del miglioramento del saldo strutturale non è in linea con la UE: per il 2018 si migliora ‘zero’; la Commissione si aspettava 0,3 punti; quest’anno si peggiora e si propone un aggiustamento di 0,07 di PIL; Bruxelles ne vuole 0,42. Per il 2020, l’anno dell’IVA, Bruxelles si prepara a chiedere uno 0,6 (circa 10 miliardi) contro i circa 3,5 (lo 0,2 del PIL) ipotizzati dall’Italia.

A Napoli si dice: «L’acqua è poca, e la papera non galleggia»; e, anche: «Le sciabole stanno a terra, le fodere combattono».

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