domenica, Novembre 17

L'economia del futuro: tra robot e migrazioni di massa Intervista a Eugenio Benetazzo

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Immaginare il futuro è sempre stata una delle peculiarità del genere umano. Stimola la progettualità, e in questo senso dovrebbe essere un esercizio quotidiano per i governanti, ma dall’alba dei tempi è anche un esorcismo di massa delle nostre paure e un pozzo dei desideri da cui attingere a piene mani. E così nella letteratura, e forse in misura ancora maggiore nel cinema, abbondano gli affreschi su futuri più o meno lontani, dalle utopie e distopie che hanno spesso accompagnato teorie filosofiche e sociologiche, al futuro all’incontrario del genere steampunk o alla fantascienza esistenziale e disperata di un capolavoro come Blade Runner, fino ai gettonatissimi colossal ‘catastrofici’ dei giorni nostri. Siamo per altro reduci da sei mesi, quelli di Expo 2015, in cui le categorie del cibo, dell’alimentazione e della sostenibilità ambientale sono state maneggiate con lo scopo di veder emergere un’umanità nuova, orfana di carestie, obesità e catastrofi ambientali. C’è però un vero, grande assente negli esercizi che ognuno di noi fa per immaginare dove e cosa sarà domani: sono i cambiamenti che ogni nuova realtà -si tratti di un’invenzione tecnologica o di una nuova tendenza sociale- determina negli equilibri macro- e microeconomici, l’ecosistema in cui tutti siamo immersi. Le domande fondamentali riguardano le mutazioni che interverranno nel mercato del lavoro e nei nostri consumi, la creazione di mercati oggi inesistenti, la sostenibilità dei sistemi pensionistici e di welfare statali e privati, ma anche i possibili equilibri geopolitici derivanti dall’ascesa di nuovi giganti economici.

Le risposte le abbiamo cercate nelle suggestioni fornite da Eugenio Benetazzo, economista e trader professionista che ,proprio rivolgendo lo sguardo in avanti, fu uno dei pochi a profetizzare in un saggio del 2006 l’arrivo imminente di una crisi economica su scala globale. Due anni dopo, lo scoppio della bolla dei mutui subprime negli Stati Uniti testimoniò che quell’ipotetico futuro era oramai una solida realtà.

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