sabato, Luglio 11

Le tradizioni di Capodanno nel Mondo

0
1 2


In tutto il mondo si celebra la notte di passaggio tra il vecchio e il nuovo anno e anche nelle altri parti del mondo, come in Italia, ci sono riti gastronomici e non che vanno seguiti se si vuole un anno ricco di soldi e di benessere. Vediamone alcuni.

Iniziamo da Sydney, visto che è la prima località a festeggiare l’arrivo del nuovo anno non potevamo perderci l’evento. La città australiana è famosa per i suoi party pazzi, infatti quasi nessuno rimane a casa, la maggior parte dei cittadini sceglie di andare in piazze a festeggiare con le bollicine l’arrivo del primo gennaio. In realtà il cibo è un po’ in secondo piano, principalmente la notte di San Silvestro viene trascorsa tra balli e feste sfrenate in spiaggia.

Tradizione molto significativa invece quella della Guatemala dove, più che il cibo in se stesso, è l’arrivo della mezzanotte a segnare lo stravolgimento delle esistenze. È tradizione, infatti, mangiare dallo scoccare della mezzanotte in poi dodici chicchi d’uva ed esprimere per ogni chicco un desiderio.

Il Brasile invece prevede tre tipi di menù: principalmente il piatto base è il tacchino affumicato, anche se nelle zone balneari il piatto principe della tavola è il pesce, mentre nelle zone più interne è il cous cous a farla da padrone. I brasiliani amano vestirsi di giallo l’ultimo dell’anno a simboleggiare il sole, la vita e il colore dell’oro e quindi gioia, luce e abbondanza. Per un capodanno casalingo il capofamiglia, per augurare a tutti buona fortuna, butta dietro le spalle un bicchiere di vino che dovrebbe allontanare la sfortuna.

La Cina ha una tradizione culinaria divisa tra il nord e il sud. Nelle zone alte della Nazione si mangiano ravioli a forma di lingotto mentre al sud è tipico un dolce a basa di farina di riso farcito con diversi tipi di verdure. Molto sentito è invece il capodanno in Kenya, dove si balla e si canta per strada attorno a dei falò mangiando grigliate di carne e verdure.

Tradizione ricca quella tedesca. In Germania infatti l’ultimo dell’anno è usanza mascherarsi (come facciamo noi italiani a carnevale), si sgranocchiano nocciole in segno di buon auspicio e si beve vino, principalmente rosso. I tradizionalisti più ostinati bevono invece la ‘Feuerzangenbowie‘ ovvero la bevanda della fratellanza a base di vino rosso, cannella e rum. Le regioni protestanti invece amano mangiare l’aringa affumicata. Altre tradizioni tedesche sono quelle di scambiarsi dei cioccolatini in segno di buon auspicio e di lasciare sulla tavola un piatto con del cibo, così che il nuovo anno possa entrare in casa portando prosperità e abbondanza. Ma i tedeschi hanno anche un altro metodo per capire se il nuovo anno sarà all’insegna della fortuna oppure no: sciolgono del piombo in un cucchiaino, poi lo versano dentro un contenitore di acqua fredda e, a seconda della forma che prende, prevedono il futuro.

In Polonia la tradizione dell’ultimo dell’anno prevede sulle tavole dei polacchi sia piatti freddi che piatti caldi. Il piatto tipico per eccellenza è il ‘Bigos‘, ovvero un piatto a base di carne e crauti; il dolce tradizionale è invece il ‘Bakka‘, cioè una torta senza ripieno ma ricoperta di cioccolato (o vaniglia) decorata con frutta candito o mandorle. Altro dolce tipico della tradizione polacca è il ‘Sermik‘, un dolce a base di formaggio fresco e uva sultanina. Oltre le tradizioni gastronomiche polacche (molto lontane da quelle italiche), per tradizione il 31 dicembre il popolo polacco non spazza per terra per paura di scacciare via anche la fortuna che si è avuta in dono nell’anno che sta per finire. Oltretutto, per continuare ad avere fortuna, allo scoccare della mezzanotte è necessario aprire le finestre per far entrare in casa la nuova fortuna.

In Belgio invece è usanza a fine pasto magiare, fino alle prime luci dell’alba, una zuppa di cipolle – servirebbe a purificare il corpo (e lo spirito) dopo le abbuffate di Natale e capodanno. Di buon auspicio poi mettere sotto i piatti una monetina o delle foglie di cavolo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore