sabato, Agosto 8

Le spoglie di Franco risvegliano la Spagna dall’oblio L’esumazione dei resti del dittatore voluta dal Governo socialista mette in discussione il modello della transizione spagnola, ne parliamo con Maria Elena Cavallaro (docente LUISS)

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Domani, venerdì 24 agosto, il Governo della Spagna approverà un decreto legge, fortemente voluto dal Primo Ministro, il socialista Pedro Sánchez, che permetterà la riesumazione e lo spostamento del cadavere del dittatore Francisco Franco, al potere nel Paese con il titolo di Caudillo dal 1939 fino alla sua morte, avvenuta nel 1975.

Il provvedimento è solo il primo passo di un progetto che mira a superare il cosiddettopacto del olvido’, ovvero il patto del silenzio, per ridare dignità alle vittime di una feroce dittatura che, dopo aver abbattuto la legittima Repubblica Spagnola con una durissima Guerra Civile (1936-39), tenne il Paese sotto il proprio tallone per quasi quarant’anni.

Dopo la morte di Franco, non vi fu un movimento che portò alla rottura con il passato dittatoriale ma, a partire dalla designazione del Re Juan Carlos come proprio successore, una transizione che portò alle elezioni nel 1977 e alla proclamazione della Costituzione nel 1978. Ad eccezione di un tentativo fallito di Colpo di Stato militare nel 1981, la transizione della Spagna da dittatura a Monarchia Costituzionale si è dunque basata su una tacita rimozione del passato.

A partire dagli inizio degli anni 2000, però, si sono cominciate a levare voci che chiedevano giustizia per le migliaia di vittime di Franco e per i caduti nella difesa della Repubblica. Un primo tentativo in questa direzione fu fatto dal Governo del socialista José Luis Zapatero nel 2007: in quella occasione il voto contrario del principale partito di opposizione, il Partido Popular (PP, Partito Popolare), sostenuto dalla Chiesa Cattolica, fece in modo che la legge sulla memoria storica rimanesse lettera morta. La grande crisi economica del 2008, infine, fece passare in secondo piano qualsiasi questione che non fosse di immediata necessità.

Oggi, il nuovo Governo guidato dal Partido Socialista Obrero Español (PSOE: Partito Socialista Operaio Spagnolo) tenta di riprendere il progetto e, per farlo, sceglie la mossa del decreto legge in maniera da aggirare la reazione fortemente contraria della famiglia Franco. Anche questa volta, non mancano le opposizioni: da una parte, il PP si dichiara contrario sostenendo che il Paese ha altre priorità, dall’altra, il nuovo partito di Centro-Destra, Ciudadanos (Cittadini), fa sapere di non essere pregiudizialmente contrario ma protesta per la scelta dello strumento del decreto legge. Una novità è rappresentata dalla presa di posizione di un numero crescente di ufficiali delle Forze Armate, principalmente pensionati, che ha protestato contro il progetto del PSOE ritenendo che, il posto di Capo di Stato spagnolo sia nel monumento della Valle de los Caidos (la Valle dei Caduti, dove attualmente è sepolto Franco). Più possibilista, in questo caso, è stata invece la posizione della Chiesa che, a differenza che in passato, si è detta disponibile ad accettare il voto del Parlamento spagnolo.

Per tentare di capire meglio la situazione e capire se e quanto siano presenti in Spagna nostalgie franchiste, abbiamo parlato con la Professoressa Maria Elena Cavallaro, del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università LUISS.

 

Negli ultimi giorni si è parlato molto della riesumazione del corpo di Francisco Franco: cosa sta succedendo in Spagna?

La riesumazione dei resti del dittatore è una iniziativa  legislativa del governo Sanchez. Essa si inserisce all’interno della Legge  sulla Memoria Storica varata dal governo Zapatero nel 2007.  Il suo obiettivo era ridare dignità a tutti i caduti della Guerra Civile, anche quelli del bando Repubblicano, le cui spoglie erano state li trasferite all’interno di fosse comuni. La battaglia per la legge sul recupero della memoria storica inizia quindi nel 2007. All’epoca, il Partido Popular si è opposto fortemente all’approvazione di questa legge ed era stato sostenuta anche dalla Chiesa Cattolica.

In Spagna, il Franchismo è stato superatoin continuità con il passato, attraverso un processo di transizione negoziata: la memoria del passato franchista confluiva all’interno della nuova democrazia.

Subito dopo l’approvazione della legge sul recupero della memoria storica, la Spagna, così come tutta l’Europa (e in particolare l’Europa del Sud), è stata colpita da una forte crisi economica. La grande portata della crisi economica ha fatto passare in secondo piano i suoi obiettivi  insieme a tutte le operazioni di scavo.

Attualmente, il Governo Sánchez, che è un Governo che non è stato eletto ma è nato da una Mozione di Censura prevista dalla Costituzione spagnola, è in cerca di una legittimazione popolare: proprio per questo sta cercando di portare avanti delle misure esemplari. La riesumazione di Franco è solo una delle misure riguardanti il Valle de los Caidos: inoltre si dovrebbero recuperare tutti i copri per dare loro una sepoltura dignitosa e fare un conteggio esatto dei morti. Ciò che Sánchez punta di fare domani, è far passare queste modifiche della legge sulla memoria: questo suscita un dibattito profondo sia al livello della società civile, che al livello della classe politica.

All’interno dello schieramento della Destra spagnola, attualmente abbiamo due partiti: Ciudadanos e il Partido Popular. Il Partido Popular ha un nuovo leader, Casado, che in questo caso sta seguendo la linea assunta dal vecchio Governo Rajoy: secondo Casado, la Spagna ancora oggi ha problemi molto importanti, come la riforma di scuola, sanità, giustizia, e non può perder tempo e risorse con la legge sulla memoria storica; ricordando di essere nipote di una vittima del Franchismo (aveva un nonno repubblicano), Casado rivendica una posizione anti-franchista ma sostiene che la Spagna oggi debba guardare avanti. L’altra rappresentanza del Centro-Destra in Spagna, Ciudadanos, si dichiara non contraria all’attuazione della legge sulla memoria storica, ma ritiene eccessiva la formula del decreto legge scelta dal Governo: il decreto legge, che è uno strumento necessario per misure di emergenza, viene approvato o non approvato dal Parlamento senza dibattito; i dirigenti di Ciudadanos non ritengono che questa misura debba essere approvata con questa procedura.

Il Partito Socialista, d’altra parte, non è assolutamente compatto nel sostenere questa misura ma la porta avanti per due ragioni: da un lato rompere con la vecchia guardia del PSOE, che non è molto favorevole (Alfonso Guerra, numero due di Felipe González negli anni della transizione, si è dichiarato contrario); dall’altra parte, il nuovo Partido Socialista guidato da Sánchez sta cercando di riappropriarsi di questo tema della memoria storica che, negli anni precedenti era stato invece molto difeso soprattutto dall’altro grande partito di Sinistra emerso in Spagna, Podemos.

Attorno a questa misura, quindi, si sta svolgendo una battaglia politica sia all’interno del Centro-Destra, tra PP e Ciudadanos, sia all’interno del Centro-Sinistra, tra PSOE e Podemos.

Un nuovo attore politico interessante, rispetto al 2007, è rappresentato dai vertici dell’Esercito. Un numero crescente di ufficiali in pensioni, centottanta nel primo manifesto, ma ora siamo arrivati a più di seicento, si è dichiarato contrario allo spostamento del cadavere di Francisco Franco: i militari non fanno riferimento a Franco come dittatore, bensì come Capo di Stato e Capo delle Forze Armate che, come tale, deve rimanere lì dov’è.

L’ultima variabile è la posizione della Chiesa Cattolica. A differenza che in passato, quando si era schierata in maniera aperta a fianco del Partido Popular contro la legge del Governo Zapatero, oggi la Chiesa sembra essere intenzionata a non opporsi alla riesumazione. Il Valle de los Caidos, tra l’altro, ha uno statuto giuridico poco chiaro: secondo lo Stato è patrimonio spagnolo, secondo altri la giurisdizione interna al Valle de los Caidos è regolata dal Concordato tra lo Stato e  la Santa Sede.

Se dovesse passare, quali sarebbero gli effetti che otterrebbe questo provvedimento?

Viste le premesse non credo che avrà un effetto riconciliatore: il provvedimento mira esattamente al contrario della riconciliazione. La peculiarità nel processo di democratizzazione della Spagna è che questo è avvenuto in assoluta continuità con il passato, in modo conciliatorio attraverso un dibattito tra vincitori e vinti della Guerra Civile: gli eredi di quell’epoca, stanchi dopo quarant’anni di Franchismo e di forte contrapposizione, hanno deciso di mettere una pietra sul passato e di ricostruire insieme il Paese. Questo è quello che è successo a partire dalle elezioni del 1977: dato che questa formula ha funzionato, il Paese è riuscito a ricostruirsi, si è dato una nuova Costituzione, è entrato all’interno dei principali organismi internazionali, ha rafforzato il suo legame atlantico, è cresciuto fortemente negli anni ’80, si è evitato di parlare ulteriormente del passato.

Dal 2000, alcune piccole organizzazioni e movimenti civici hanno cominciato a chiedere un riconoscimento del peso che il bando repubblicano aveva avuto nella Guerra Civile e hanno messo fortemente in dubbio questo modello di conciliazione che era stato portato avanti negli anni della transizione. Se le spoglie di Franco dovessero essere riesumate, questo aprirebbe da un lato un dibattito che poi potrebbe coinvolgere anche la famiglia del dittatore, che ha già fatto sapere di non accettare l’ipotesi, in virtù del fatto che, come Capo di Stato, il loro parente ha diritto a trovarsi dove si trova, dall’altro potrebbe aprire un contenzioso tra Stato e Chiesa.

L’intento del Governo, e in particolare del Primo Ministro Sánchez, è quello di continuare l’opera iniziata da Zapatero, più che con fini conciliatori, al fine di perseguire una maggior giustizia per quello che è stato il bando repubblicano negli anni della Guerra Civile. Questo processo, che mette in dubbio tutto il processo di riconciliazione, si è diffuso molto proprio con la crisi economica che è stata così forte da mettere in dubbio non soltanto le scelte economiche dei Governi precedenti, bensì anche lo stesso modello della transizione spagnola, un modello basato su quello che è stato chiamato il pacto del olvido: il patto dell’oblio. Questa formula, dimenticare il passato e guardare in avanti, era già stata fortemente contestata nel 2007 ed oggi lo è ancor di più: Pedro Sánchez vuole rendere giustizia a coloro che sono stati ridotti al silenzio dopo la Guerra Civile e, allo stesso tempo, vuole ottenere una legittimazione popolare che attualmente gli manca.

Oggi, in Spagna, esistono partiti o movimenti di ispirazione franchista? Se sì, quale è la loro reale forza politica?

Di ispirazione franchista non credo. Il PP nasce da una trasformazione di Alianza Popular: questo passaggio viene spesso paragonato a quanto avvenuto in Italia con la trasformazione del Movimento Sociale Italiano in Alleanza Nazionale. Come tale, più che un partito di ispirazione franchista, viene considerato un partito post-franchista che, però, non rinnega del tutto quello che è stato l’operato di Franco nei suoi quarant’anni di dittatura.

Quello che sta emergendo in questo momento, e che molti già sapevano, è che una parte interna alle Forze Armate, quella attualmente in pensione o vicina alla pensione, ad aver mantenuto un legame molto forte con l’eredità del Franchismo: si pensi al tentato golpe del 1981, in piena transizione democratica. La diffusione pubblica del documento dei militari contrari alla riesumazione di Franco ci fa capire come, negli ambienti vicini alle Forze Armate vi sia ancora un legame con il passato franchista, anche se si tratta principalmente di ufficiali in pensione: solo cinque di questi sono attualmente ancora in servizio e su questi il Ministero della Difesa ha aperto un’indagine di approfondimento per capire se queste posizioni possano essere considerate contrarie al sistema politico spagnolo.

Esiste poi una Destra più estremista. Si tratta del movimento VOX, che però non ha rappresentanza parlamentare, o dei gruppi che si rifanno all’antica Fuerza Nueva franchista: si tratta in ogni caso di gruppi veramente minoritari.

Esiste una nostalgia franchista nella società civile spagnola? Quale è la sua diffusione a livello sociale?

Come dicevamo, la transizione è avvenuta in continuità con il Passato: Franco non è stato destituito; Franco è morto come dittatore e il suo erede, nominato da lui stesso, era il Re. La Monarchia spagnola è stata legittimata dal dittatore, quindi il primo elemento di legittimazione avuto dallo Stato attuale viene proprio dal Franchismo. Questo fatto è rimasto all’interno della cultura politica del Paese e nel modo in cui questa cultura politica ha continuato a svilupparsi negli anni della transizione, tanto è vero che i due partiti del Centro-Destra spagnolo, il PP e Ciudadanos, sono entrambi contrari al progetto del Governo. In questo, sono sostenuti da una parte della popolazione che ritiene che questo passaggio sia un passaggio sbagliato. Nonostante ciò, non penso che questa parte della popolazione possa essere definita franchista: direi piuttosto che c’è una parte della popolazione che crede che il modo in cui la Spagna è passata dall’essere un regime autoritario ad uno democratico sia stato il migliore possibile; questi cittadini ritengono che il passato non debba essere toccato poiché riesumare le spoglie del dittatore significherebbe modificare l’assetto che il Paese si era dato in quegli anni. Si tratta di una parte ampia della popolazione, costituita soprattutto da persone non più giovani, da quelle generazioni che hanno vissuto quel passaggio ed il boom economico e la riabilitazione internazionale del Paese che seguirono alla transizione democratica. Più che di una difesa del Franchismo, penso si possa parlare di una difesa del modo in cui è avvenuta la transizione.

Quale è il rapporto tra il Nazionalismo di ispirazione franchista e i micro-nazionalismi che spingono sempre più sulle forze centrifughe del Paese (Catalogna, Baschi, Andalusia)? È possibile che l’importante presenza di forze regionaliste sia, almeno in parte, una reazione alle politiche centraliste dell’epoca franchista?

Storicamente è esattamente così. I Nazionalismi locali nascono proprio come reazione al Governo franchista che era un Governo fortemente centralista ed aveva impedito, non soltanto le abitudini e i costumi locali, ma anche la stessa lingua: catalano, galievo, asturiano o basco non sono dialetti ma vere e proprie lingue. Assieme alle lingue locali, erano proibite anche le bandiere locali che, in Spagna, hanno un forte peso identitario. Negli anni del Franchismo, la resistenza interna passava anche attraverso lo sforzo delle famiglie di tener viva in casa propria ed illegalmente la propria lingua locale. Nel periodo della transizione, le questioni identitarie locali sono state fortemente rilanciate.

Ogni comunità locale ha una sua storia differente ma, se prendiamo il caso della Catalogna, che è il più esemplare, vediamo come le ragioni originali del dissenso verso il Governo centrale siano state di natura economica e, su queste, si siano poi aggiunte ragioni di ordine storico e identitario come la difesa della lingua e della bandiera. Gli indipendentisti catalani, tra l’altro, sono stati contrari al progetto di legge sul recupero della memoria storica tanto quanto lo è stato il PP, anche se per ragioni diametralmente opposte: il Partido Popular perché voleva sotterrare la ripresa della memoria storica, Esquerra Republicana de Catalunya (ERC: Sinistra Repubblicana di Catalogna) perché riteneva che tale legge non affrontasse veramente il tema; per i popolari era troppo ed avrebbe riaperto ferite del passato che erano già state chiuse, per i nazionalisti catalani era troppo poco, perché si sarebbe dovuto ridiscutere tutto quanto l’impianto della pacificazione e fare un lavoro molto più orientato in favore delle vittime del Franchismo. Questa legge, quindi, è una legge molto controversa e già nata debole.

Quale è il rapporto tra la Destra spagnola e i vari gruppi della Destra populista che stanno prendendo sempre più piede nell’Unione Europea?

Il Patrito Popolare si muova sulla linea del Partito Popolare Europeo e non ha bisogno di avere contatti con i gruppi più vicini a posizioni populiste. Il Partido Popular ha già un rapporto stretto e un forte peso all’interno del PPE: un tema come quello dell’immigrazione, ad esempio, è trattato dalla Destra spagnola in maniera molto più moderata rispetto che nei movimenti populisti diffusi in Europa.

I due nuovi partiti nati in Spagna, Podemos, considerato di Sinistra, e Ciudadanos, considerato di Centro-Destra, si sono stabilizzati bene nel sistema e hanno già una connotazione di partito e hanno un consenso diffuso nella popolazione, riuscendo a fare questo in tempi molto brevi: nessuno di questi due nuovi partiti, però, intrattiene rapporti con gruppi populisti in Europa.

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