sabato, Agosto 8

Le sicurezze degli Usa nel mirino delle super-armi russe Putin mira a costringere gli Usa a trattare la Russia su un piano di parità

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Nei giorni scorsi, il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto un discorso dinnanzi alle camere riunite e a centinaia di giornalisti in gran parte stranieri i cui contenuti hanno rapidamente fatto il giro del mondo. Nell’ultima parte del suo pronunciamento, il capo del Cremlino ha parlato apertamente dei progressi realizzati dalla Russia nel campo della difesa, annunciando la produzione in serie di una serie di sistemi d’arma molto avanzati che vanno a potenziare le capacità nucleari di Mosca. Nello specifico, si tratta di un drone sottomarino ad alta velocità in grado di trasportare testate nucleari e del Rs-28 Sarmat, un missile balistico ipersonico capace di trasportare fino a 15 testate a una distanza di gran lunga superiore ai missili precedenti. Il ‘piatto forte’ è tuttavia rappresentato da un nuovo missile da crociera con propulsione nucleare e traiettoria modificabile lungo il tragitto che, stando alle dichiarazioni di Putin, è attrezzato per sfuggire a qualsiasi sistema antiaereo attualmente in funzione. Il riferimento era chiaramente allo scudo anti-missile statunitense annunciato nel 2008 dal presidente uscente George W. Bush, nel cui ambito rientrava l’installazione di batterie anti-missilistiche in Polonia e Repubblica Ceca. La tesi a cui fecero ricorso gli strateghi del governo, secondo la quale il sistema non fosse orientato contro la Russia ma rappresentasse una forma di difesa dall’incombente minaccia nucleare iraniana, non convinse nessuno addetto ai lavori, specialmente alla luce della crisi georgiana scoppiata nell’estate del 2008. All’epoca, forze armate di Tbilisi penetrarono nella regione secessionista e russofona dell’Ossezia del Sud suscitando il repentino intervento russo che, grazie al dispiegamento di grandi forze d’attacco, costrinse le truppe georgiane al ritiro infliggendo una durissima lezione al presidente Mikheil Saakashvili e ai suoi sostenitori a Washington riguardo al modo in cui la Russia tende a reagire quando vengono messi in pericolo i suoi interessi vitali. Di fronte alla risolutezza russa, gli Usa iniziarono a flettere i muscoli con accresciuta convinzione.

Nell’ottobre 2011, il governo di Ankara ha firmato un accordo che autorizzava Washington ad installare di un impianto radar per il tracciamento dei missili nel distretto di Kuluncak, nella provincia di Malatya. Nel maggio 2013, il governo di Bucarest ha consentito agli Usa di usufruire del territorio rumeno per dislocarvi missili mobili Sm-3 e, successivamente, il medesimo permesso è stato accordato dalla Polonia, in cui sono state installate numerose batterie di missili Patriot. Mesi prima, l’amministrazione Obama aveva ignorato le pubbliche rimostranze del Cremlino inviando nelle acque del Mar Nero lincrociatore Uss Monterey munito del sofisticato sistema di combattimento Aegis (sviluppato dalla Lockheed Martin), affinché prendesse parte all’esercitazione militare Sea Breeze 2011. Oltre che nel Mar Nero, l’attività militare della Nato si è concentrata presso le repubbliche baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania, con le esercitazioni Open Spirit, Baltops e Saber Strike. Al summit della Nato tenutosi a Chicago nel maggio 2012 è stato inoltre annunciato che unità aeree a duplice capacità convenzionale e nucleare sarebbero state permanentemente dislocate presso l’aeroporto militare lituano di Zokniai. Il Mar Baltico ha inoltre ospitato l’esercitazione Steadfast Jazz, volta ad incrementare la capacità dell’Alleanza di effettuare più ampie operazioni congiunte.

Parallelamente, Washington ha ottenuto da Madrid l’assenso per dislocare nella base Nato di Rota, in Andalusia, ulteriori navi da guerra dotate del sistema Aegis, allo scopo di rafforzare la presenza statunitense nel Mediterraneo e nell’Atlantico orientale. All’inizio del 2014, il Pentagono ha lanciato l’European Consolidation Initiative (Eci), una iniziativa volta a ristrutturare la presenza militare statunitense in Europa per contrastare più efficacemente la Russia. Il programma prevede la chiusura di circa 15 basi e installazioni statunitensi di vario tipo in Belgio, Germania, Gran Bretagna, Italia, Olanda e Portogallo, una modestissima riduzione del personale di stanza nel continente e il ridislocamento di 6.000 militari principalmente in Europa orientale. Secondo le stime, il licenziamento di ben 1.100 dipendenti civili impiegati presso le basi statunitensi contemplato dall’Eci dovrebbe assicurare un risparmio di oltre 500 milioni di dollari all’anno, parte dei quali è stata stanziata per finanziare l’European Reassurance Initiative, l’iniziativa statunitense per il ‘contenimento’ della Russia attraverso il rafforzamento del dispositivo ‘difensivo’ di Ucraina, Polonia e Paesi Baltici. Lo smantellamento delle prime strutture militari dovrebbe avvenire simultaneamente al trasferimento “a rotazione” di reparti e velivoli da guerra Usa nei poligoni di addestramento e in alcune basi aeree e terrestri dell’Europa orientale. A fianco di ciò, Washington ha annunciato lo schieramento in Italia, Belgio, Olanda, Turchia e Germania delle nuove bombe all’idrogeno B61-12, dopo «aver investito decine di miliardi di dollari nella modernizzazione e ricostruzione dell’arsenale nucleare e degli impianti atomici statunitensi». Sul ‘New York Times’ è apparsa una lunga e dettagliata descrizione delle caratteristiche di questa nuova arma nucleare, in grado di penetrare in profondità per distruggere i bunker dei centri di comando e altre strutture sotterranee del nemico.

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