domenica, Dicembre 15

Le sfide di Ursula Von der Leyen Ecco su cosa dovrà lavorare la nuova Presidente della Commissione Europea, ne parliamo con Fabio Parola, Gian Enrico Rusconi e Massimo Teodori

0

Ursula Von der Leyen è il nuovo Presidente della Commissione Europea. Con 383 voti a favore, 327 contrari e 22 astenuti, Von der Leyen diventa la prima donna ad occupare la carica più alta delle istituzioni europee per soli 9 voti in più rispetto ai 374 previsti per l’elezione: sostituisce il lussemburghese Jean-Claude Juncker, che nel 2014 fu eletto con 422 voti favorevoli, il quale si è voluto congratulare tramite twitter con la sue erede, dicendo «sono certo che farai un grande lavoro».

Tedesca, 60 anni, 7 figli, già Ministro della Difesa dal 2013 sotto i cancellierati di Angela Merkel, nata e cresciuta in Belgio, figlia di Ernst Julius Carl Albrecht, Ministro-Presidente della Bassa Sassonia dal 1976 al 1990: di lei si sa già praticamente tutto quello che c’è da sapere e l’immagine del suo viso si è diffusa alla velocità della luce tra i rotocalchi e i maggiori quotidiani europei.

Riempire le copertine, però, non basta. Von der Leyen è chiamata ad un compito difficile: primo fra tutti riconciliare le varie anime del Parlamento.
Durante la sua elezione, infatti, sono distintamente
emerse le spaccature all’interno del Parlamento e sono stati decisivi i 14 voti favorevoli dei deputati del Movimento 5 Stelle, che, al momento, non fanno parte di nessun eurogruppo: appoggio alla candidatura della tedesca che in Italia ha creato maretta all’interno dell’Esecutivo.
La
Lega di Matteo Salvini e i partiti sovranisti vicini al Carroccio, infatti, hanno votato contro lelezione della tedesca, ma lo hanno fatto anche i suoi compatrioti insieme agli olandesi e ai greci dellS&D, dividendo così il fronte socialista. “Questo non è il segnale di un riposizionamento di alcune delegazioni all’interno dei socialisti o dei popolari, ma una forma di protesta contro il metodo col quale si è arrivati a proporre Von der Leyen: i socialisti, infatti, si aspettavano fosse rispettata la procedura dello Spitzenkandidaten e, quindi, l’elezione di Timmermans”, spiega Fabio Parola, ricercatore presso l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), “è vero che il Parlamento si sta polarizzando, così come si è polarizzato il dibattito pubblico europeo negli ultimi anni. La prova del nove sarà vedere cosa succederà con Orban e i popolari: o una resa dei conti o una normalizzazione delle frange più populiste all’interno del PPE. I popolari sono andati meglio di quanto sperassero e i voti di Fidesz, adesso che sembrano meno influenti, sarebbero difficile da spiegare al proprio elettorato.

Il forte rischio di una ristretta maggioranza e della debolezza della nuova Commissione, dunque, a fronte di queste considerazioni, sembra affievolirsi, con il fronte S&D e PPE che dovrebbe ricongiungersi. “Probabilmente non ci sarà più l’unanimità, la Von der Leyen lavorerà su piccoli numeri, ma anche Eisenhower e De Gasperi non lavoravano con grandi maggioranze” spiega il Gian Enrico Rusconi, Professore emerito di Scienze Politiche presso l’Università di Torino e grande esperto di storia tedesca, “noi siamo abituati all’idea della maggioranza assoluta, ma in democrazia basta una maggioranza legittima e una politica che si impone perché giusta. Questa è una novità. Il fatto che abbia vinto con poco margine non vuol dire nulla”.

La spaccatura che ha contraddistinto il Parlamento europeo durante la sua elezione, si è vista anche in Germania, dove Von der Leyen è accusata di aver gestito malamente il Ministero della Difesa ed è coinvolta in due scandali: uno riguarda il plagio della tesi di dottorato, mentre l’altro, laggiramento delle procedure per lassegnazione degli appalti in contratti di consulenza assegnati a società esterne per conto del Ministero della Difesa.
Direi che la Germania è spaccata grossomodo come i loro Volkspartei. Non ho mai visto, io che seguo la Germania da decenni, una classe politica così sconcertata e divisa. È questa la grossa novità”, afferma Rusconi, “la Bundesrepublik è diventata quella che conosciamo perché basata sul consenso condiviso tra partiti e sindacati: un capolavoro di consenso dopo l’esperienza traumatica del nazionalsocialismo. Adesso, invece, stanno vendendo fuori le differenze che incattiviscono la politica, guardiamo ai membri dell’SPD che hanno votato contro una donna che avrebbe consentito la prosecuzione della grande coalizione, mettendo in difficoltà anche la Merkel”.

Sicuramente, a far pendere i favori dalla parte dell’ormai ex Ministro della Difesa tedesca, è stato il suo conciliante discorso di presentazione a margine della votazione, nel quale ha toccato diversi punti cari a più partiti all’interno dell’Europarlamento: ambiente e salario minimo quelli più ribattuti dalle agenzie stampa. Se questi temi si concretizzeranno dipenderà dai commissari di cui lei si circonderà, dalla sensibilità del Parlamento e del Consiglio”, afferma Parola, “mi sembra impossibile che ci sia la reale volontà di lavorare su tutti questi temi, ma è chiaro che l’esito finale non dipende da lei e, dato questo, è ovvio che vi sia più tranquillità da parte sua nel fare promesse di questo tipo”.

Un peso non da poco, certo, ma resta da verificare se sono temi di cui Von der Leyen si è già occupata in passato e, quindi, ispirati da fini politici e programmatici, oppure, fatti ad hoc per strizzare locchio agli eurodeputati e allargare il bacino dei suoi elettoriMi ha sorpreso parlando di questi argomenti, certo non è come Salvini che si occupa di tutto, lei ha fatto il Ministro della Difesa”, asserisce Rusconi, “qui che vedremo la personalità della Von der Leyen. Non si può eludere il sospetto che siano stati trattati per puro opportunismo. Staremo a vedere perché sono temi delicati”.

Due punti importanti, però, sono passati sottotraccia nel discorso della nuova Presidente: la condivisione europea della politica di difesa e, di conseguenza, della politica estera. Secondo la tedesca, infatti, lEuropa dovrebbe avere una voce più forte e più unita nel mondo e avere il coraggio di prendere decisioni di politica estera a maggioranza qualificata. Mentre sul fronte difesa, se la NATO resta la «pietra angolare», bisogna «diventare più europei».
Mi aspetto un approfondimento del quadro di investimenti comuni più coordinati, che mettano insieme più Paesi europei, così da ottimizzare i soldi spesi per la Difesa. C’è poi, però, l’altro lato della medaglia nel creare una difesa comune, che è creare una politica estera comune”, afferma il ricercatore ISPI, ci vuole una revisione dei trattati per cambiare i meccanismi di voto in politica estera, materia su cui si decide all’unanimità. Saranno gli Stati membri, eventualmente, che dovranno decidere di farlo. La Von der Leyen ha espresso una volontà, ma ad oggi, non mi sembra ci sia una volontà particolarmente chiara da parte degli Stati membri nel riformare questa materia”.

Tra i leader europei, chi ha più a cuore questi due temi è sicuramente il Presidente francese, Emmanul Macron, che, non a caso, è stato il più grande sponsor della Von der Leyen ed ha spinto affinché una politica esperta fosse eletta alla Presidenza della Commissione, rinforzando contemporaneamente l’asse Parigi-Berlino.

Asse che potrebbe rinnovarsi con la nomina di un francese come Segretario Generale della Commissione Europea, dopo che l’attuale segretario, il tedesco Martin Selmayr – a detta di molti il vero manovratore delle politiche europee – ha annunciato le sue dimissioni: il dubbio è se queste siano spontanee o calate dall’alto. Lui ha detto di averlo fatto per far venir meno le preoccupazioni su un Esecutivo UE dominato dalla Germania.
Bisogna sfatare il mito. La Germania è solo il quarto/quinto Paese con più persone all’interno dell’amministrazione della Commissione. Il fatto è che la Germania ha saputo rappresentare i propri interessi meglio degli altri Paesi”, dice Parola “la Germania è stata brava a coordinare le proprie delegazioni all’interno del Parlamento europeo, nonostante avesse deputati in gruppi diversi, quando c’era da rappresentare l’interesse tedesco si trovava una posizione comune con cui presentarsi davanti ai membri degli altri Paesi. Sicuramente ha aiutato molto che ci fosse la Merkel al timone del Governo per 15 anni”.
Ma diminuire l’organico tedesco all’interno della tecnocrazia europea vuol dire effettivamente perdere potere per Berlino? “La presenza fisica dei tedeschi diminuirà, ma passerà la loro filosofia che non sarà più quella degli Schäuble o della Merkel, anche se è troppo presto per dirlo”, dice Rusconi, “i tedeschi hanno capito, sin dall’inizio, che la loro fortuna era essere europei e hanno mandato i loro uomini migliori a Bruxelles e Strasburgo. Von der Leyen è una personalità politica forte: è un vero politico che è andato a Bruxlles”

Una personalità forte cresciuta allombra della Merkel e troppo spesso designata come sua erede: anche per questo motivo, oltre alle spinte di Macron, l’elezione della Von der Leyen è stata da molti etichettata come il capolavoro della Cancelliera tedesca. “Più che capolavoro, direi che è l’ultimo successo della Merkel, la quale, negli ultimi mesi, sta tirando fuori una personalità dura, ostinata, ma non così vincente come qualche anno fa, quando veniva considerata la migliore del mondo”, contniua il professore, “in realtà, il discorso è un altro e bisogna porre l’attenzione su chi è la Von der Leyen: una delle donne più esperte della politica tedesca ed europea, che non ha mai avuto l’occasione di emergere perché era all’ombra della Merkel. Essere all’ombra della Merkel è ambivalente: vuol dire che la Cancelliera ti protegge, ma tu non devi provare a scalzarla. Si guardi come, nei primi anni, la Merkel abbia fatto fuori tutti gli uomini intorno a lei. Sicuramente ha messo a capo della Commissione una donna di cui si fida”. Ne saprà raccogliere l’eredità?

L’ultimo punto importante è come si svilupperà, adesso, il rapporto tra la nuova Unione Europea e gli Stati Uniti di Donald Trump, sempre critico nei confronti degli europei. Il Presidente americano dovrà ora affrontare una Commissione a Presidenza tedesca che non tende la mano ai partiti euroscettici, che guardano con un occhio a Mosca e con l’altro a Washington.
Finché c’è Trump alla Casa Bianca, gli americani faranno di tutto per indebolire e disgregare l’Unione Europea – come si è visto con la Brexit – che non considera come un partner internazionale. L’Amministrazione americana, inoltre, abbandonando l’internazionalismo liberale, non rispetta e non rispetterà tutti i trattati multilaterali che legano Stati Uniti e Unione Europea”, spiega Massimo Teodori, storico, scrittore ed esperto di politica americana, “in particolare, Trump ha un atteggiamento ostile verso la Germania per il fatto che non paga la quota per il finanziamento della Nato (2% del PIL della nazione) stabilita da un accordo di qualche anno fa, peraltro non rispettata dalla maggior parte dei Paesi. La Presidente della Commissione ha avuto troppo a che fare con la Difesa per essere considerata con simpatia, tanto più che in passato Trump ha consigliato alla Germania di abbandonare l’Europa e di non partecipare ad alcun progetto di difesa europea”.

Queste, dunque, alcune delle sfide con cui la nuova Presidente dovrà cimentarsi: se riuscirà a portare a termine quello che ha promesso lo sapremo solamente tra cinque anni. Scandali tedeschi permettendo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore