domenica, Giugno 7

Le sardine sono la tosse, i politici sono il fumo La loro è la rivoluzione per mandare a casa i mentecatti che siedono nelle istituzioni, il contrario del populismo, non vogliono ‘fare’ politica, essere un partito, vogliono ‘buona politica’, vogliono risanare partiti e istituzioni. Sarà una lotta furibonda

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A conclusione di un bell’articolo, un ennesimo articolo, sulle sardine, Luciano Floridi su ‘l’Espresso (in attesa di diventare elkaniano … confesso che sono terrorizzato!) scrive: «che cosa si può fare ora che gli anticorpi sembrano contrastare i malanni peggiori della politica? Alla lavagna, le opzioni sono tre. Si può riformare un partito esistente, per farlo diventare Politico. Sembra impossibile, qualunque sia la scelta di partenza. Si può trasformare il Movimento delle Sardine in un partito. Sembra contraddittorio, qualunque sia la speranza di arrivo. O si può creare un partito nuovo, non basato su qualche velleità individualistica, ma che si faccia portavoce e coordinatore di tutte le esigenze di buona politica che ormai da anni sono espresse da tanti movimenti diversi. Sembra utopistico, ma si sa, le Sardine tendono a essere ottimiste».

Nel loro ultimo comunicato, le sardine in persona del suo ‘leader’ ormai lo chiamano così (ripeto: attenzione, siete su uno scivolo cosparso di olio!) affermano: che le sardine sono un fenomeno sociale, e poi «Nessuna discussione, invece, su temi politici specifici, che per definizione sono complessi e non possono essere affrontati in una mattinata in modo adeguato. Negli ultimi 30 giorni le sardine hanno scatenato una straordinaria energia, occorrerà molta pazienza per dare anche un’identità politica a questo fenomeno. E’ la stessa pazienza che chiediamo al mondo dei media. Capiamo l’urgenza di avere risposte … C’è bisogno di leggi che non mettano al centro la paura, ma il desiderio di costruire una società inclusiva, che vedano la diversità come ricchezza e non come minaccia. Le sardine nelle istituzioni ci credono, e si augurano che con il loro contributo di cittadini la politica possa migliorarsi. Politica è partecipazione».

Procediamo per punti, piano piano, come le stesse sardine dicono di voler fare, anche se non spetta ai leader dareidentità politica, sarebbe la negazione di sé stessi: quel passaggio («dare anche un’identità politica a questo fenomeno»), confesso, mi fa proprio paura, quasi l’inizio della fine del movimento, ma speriamo di no.

E dunque: se non è una frase scelta a caso, dire che si tratta di un fenomeno sociale vuol dire avere capito l’essenza della questione: non si tratta di un movimento, ma di una sorta di reazione fisica, una sorta di colpo di tosse, una reazionenaturale’ (l’ho scritto ieri e non ritiro il termine) di quello che i giuristi chiamano ilcorpo sociale’, e io, internazionalista, chiamo più semplicemente (ma in maniera molto più complessa su cui non è qui il luogo di entrare) ‘popolo’.

Il popolo reagisce con una sorta di reazione naturale alla pochezza e alla volgarità della nostra politica, che loro identificano nella violenza verbale e fisica, ma anche nella menzogna sistematica, nell’ambiguità, nella rozzezza, nella incompetenza e nel mancato rispetto delle istituzioni.
Basterebbe la oscena manifestazione di quel tale che fa la finta dichiarazione alla aspirante moglie in pieno Parlamento e non viene buttato fuori, ma quasi ‘benedetto’, del resto da chi? da Roberto Fico. Appunto. Aggiungono che si aspettano che la politica possa MIGLIORARSI, capito? migliorarsi, migliorare sé stessa. Lo avevo, nel mio piccolo, suggerito ieri senza ancora aver letto il documento.

Il ‘fenomeno’ è appunto tale. È come se una persona che si trovi in una stanza piena di fumo cominci a starnutire e tossire disperatamente in cerca di aria, di aria pulita. Di aria, non di aria di montagna o di collina o di mare. Aria, semplice aria, senza fumo.

L’ho detto, e lo ripeto, non voglionofarepolitica, voglionobuona politica, cioè aria pura, di destra o di sinistra, ma pura, pulita: di montagna, di mare, di collina, e quindi non della cima dell’Everest o del fondo di una grotta piena di grisou. E la voglionoricevere’, nonfare’.

Perciò, se queste non sono solo parole, vogliono essere solo (‘solo’? Volesse il cielo che riuscissero!) il popolo tranquillo, razionale, ragionevole che, destra o sinistra, vuole vedere politici e non politicanti, ministri e non faccendieri, uomini delle istituzioni che ci lavorano e sanno fare il loro mestiere. Insomma il contrario di oggi. Una rivoluzione? Sì, esattamente, una rivoluzione. Che non vuole ammazzare nessuno, ma solo mandare un po’ di mentecatti a casa.

A questo punto debbono decidere se vogliono davvero farla la rivoluzione o se vogliono solo parlarne, o addirittura se ileader’ (accidenti a loro) vogliono solo sfruttare la cosa per fare o far fare politica ad altri utilizzando la forza del popolo. Insomma, se si intende fare parlare e agire il popolo o se si intendegestireil popolo.
E, ripeto ancora, attenti perché questo popolo di oggi, questo popolo è proprio il popolo, non una massa di scalmanati portata avanti e indietro con i treni e i pullman ad urlare ed acclamare. È il contrario, finora è il contrario: è il popolo che va di sua iniziativa in piazza e strilla che vuole aria pura, di collina o di mare, ma pura.

Hanno, dicono, ‘scatenato energia’, appunto: scatenato l’energia che già c’era, una energia collettiva, appunto compatta come le sardine. E ora c’è chi gli propone di usarla quella forza in un senso o nell’altro.

Sarebbe un errore gravissimo. I ‘leader’ o chi per loro devono capirlo e capirlo in fretta. Ileadersono solo i catalizzatori, quell’innesco di movimento che fa partire la valanga, ma non sono la valanga: la valanga è il popolo.
Una valanga gentile, sorridente, ma comunque una valanga. La si può irreggimentare, guidare, costringere, ma così non sarebbe più una valanga. Si può invece cercare di seguirla, indirizzarla meglio a non fare danni, ma lasciarla andare senza pretendere di usarla.
Molto probabilmente mi illudo.

Dice Floridi che si può farne un partito nuovo o trasformarlo in un partito. Confesso che mi sfugge la differenza, ma a Floridi piace la prima: farne un partito nuovo, senza protagonismi, ecc. Una cosa impossibile nei fatti, una cosa che non può esistere e che non ha senso. Immaginare una utopia oggi non si può: l’uomo buono, e gentile … suvvia, nemmeno nel Vangelo! Una cosa del genere non solo non esiste, ma non può esistere, anzi, non deve esistere. Un partito è una organizzazione attiva di combattimento, è un esercito: lo deve avere un generale, uno che guida e decide -magari in fretta-, se no va a zig-zag, e prima o poi va a sbattere.
Il punto è che quel generale e chi lo sceglie e chi con lui collabora, devono rispondere criticamente a chi li legittima.

Usciamo dalla metafora: occorre che vi siano politici veri, sani, capaci, colti, che seguano e indirizzino insieme quella parte di popolo che a loro si riferisce, serenamente, sapendo che altra parte si riferisce e stimola altri, ma … senza odio, livore, vendetta, violenza e, magari, senza Elkann o chiunque altro come o peggiore o migliore di lui.

Le sardine, se davvero sono quello che dicono di voler essere, sono, dunque, la prima delle ipotesi (quella scartata subito) di Floridi: una forza che cerca di trasformare un partito in unPartito Politico’.
Una cosa difficilissima, pericolosa, lunga, faticosa, che imporrà una lotta furibonda, perchéabbattere’ letteralmente gente come Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Beppe Grillo, Matteo Renzi, Andrea Marcucci, Lorenzo Guerini (per citare i primi nomi che mi vengono alla penna) compreso lo stesso Nicola Zingaretti, dunque, abbatterli, dico, non sarà facile perché loro, o attraverso di loro, sono il fumo e lo strumento grazie al quale c’è il fumo. Sono la causa del fumo e della tosse.

E il popolo tossisce in maniera convulsa, e grazie certamente all’iniziativa, all’idea, alla generosità, alla fantasia di quelle prime sardine e delle altre che seguono e hanno seguito, intravede l’aria pura, ma il protagonista è il popolo: che non è populismo, è il contrario esatto del populismo.

Se la frase «Le sardine nelle istituzioni ci credono, e si augurano che con il loro contributo di cittadini la politica possa migliorarsi. Politica è partecipazione» è vera (che poi è una citazione di Giorgio Gaber, e, visto che ci siamo, per favore, andatevi a rileggere il testo al quale si fa riferimento, ‘La Libertà) questo è il loro compito, ‘soloquesto è il loro compito … una cosa epocale, come dicono quelli che sanno parlare. Ma se è solo una frase, e gli attori, più o meno discinti, sono o cercheranno di essere loro, si sarà fondato l’estremo tradimento del popolo.

 

 

(La foto è tratta da un servizio di ‘Foreign Policy, Il Cairo, nei pressi di Piazza Tahrir il 23 novembre 2011 i manifestanti in protesta da molti giorni contro le promesse dei leader militari. Non vi è una connessione reale, ma ideale forse sì)

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.